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Full text of "Elogi d'illustri Imolesi ... Seconda edizione"

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T IBE RIO PAPOT T I 


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ILLUSTRI IMOLESI 

SCRITTI 

DA TIBERIO PAPOïT l 

Seconda féchvcone. 



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MAESTRATI DEL PATRIO HUNIC1PIO 

TIREUIO PAPOTTI. 


ILLU3TRISSIMI SICNORI 

GONFALONIERE ANZIANI E CONSIGLIERI. 


axcono famode dep/o uomt * 
m credcono nome alla (err-a nala* 
/e, 0 cu> ÿaello vo/enâer-c do /uaccio* 
no aue c/i& con for-o e/dero conutne 
la ftatria ÿua-é-o comune dovedàe ed* 
/terne la alona. dl ^ler-c/iè reiccor - 
dando /e ^edta do ÿue (anto c/aa- 
redd-cmo (ÿurdo, d cle âo loitta no* 
dira do onor-a, lanno o vtvenio ed 
o /iodée r-o le/ cam/io a jfoderne co • 



C, U i 
10 


m& // nai/rra/e (foin z/a. /Zbaed/o Aer* 
/anlo à/' /// /o dco/io c/e me am* 
mai-a a dorcwme , e fia/Z/icame 
-/ ma/b ÿ/c <a/oac ; a/c/enc c/e yaa/c 
c/e/Zava / dcZ/ene / a ca^iono c/c 
f/// ///ce /m^aea/r / /on/ano c/a / c/e - 
d/a/o /oco naZ/vo, c non t,yZc/a/o i/u 
f/overVà c/ tnyepno e c/ d/uc/ù; c/e 
Zt/ZZo vende Z amore onc/e /o ca/c/o 
// f/c/Zo Aer tec/ere on or a/a Z a n/a/ 



’éJùlad'na ÿrandevzev. é> dep/ e/o^o, 
anc/e onedâo, c/ie ora on nuova e - 
dûzoone ed on un tk/o ve/tme ve= 
dete racco/to , onô tenno on c/elûo in- 
luâar fy)oo onora ndùsàômo déatjfûfira- 
à, cde (/easnamente ieneie /i déunt- 
aÿticde /decÿÿi i'eâentan , za, e eut c/u /en 
oféo annt /o / onore dô/iredtare o mieo 
éervoao , dea/reiano de/ //omu ne- 



Ni Ni 


yua/c urne 


i/e o/fer/a' 


de c/e~ 

’OTtU c/i 


ncuite accoÿ/iere , confîrtanc/o 
enerode < ^iaro/e, fireyovc vo^/a/e a- 
wre/ a (ed&monio c/ yuc// a/a d/âma 
e nconoécen'za con c/e rcverente om 
vi ojj/ero e rcbon/ermo . 


6/ja 3/no/a i/ z. Z/ettem/re / <$4° '■ 



elogio 

DI 







ALLA EMINENZA REVERENDISSIMÀ 


DEL SIGNOR CARDINALE 

ANTON-DOMEINICO GAMBERINI 

VESCOVO DI ORVIETO 


TIBEMO PAPOTTI. 


(ami ne nùMcmo £Pr*ncÿï6 / 


l3e fu gloriosa nel quint o secolo la comune Patria 
per aver dato alla Chiesa Ravignana un insigne pa- 
store nel Santo e dotto Grisologo, taie è ora pur be- 
ne che siede al governo di que.Ua di Orvieto un al- 
tro chiarissimo concittadino nella Eminenza Vostra 
Reverendissima , cui la pietà il sapere ed i lumino- 
si servigi renduti alla santa sede fecero degna del- 
V Episcopato , e dell' alto onore délia Porpora . 
Laonde giusto pur era che questo elogio del Santo 
Arcivescovo venisse intitolato a voi Principe Emo , 
il quale con accortezza di senno e con ardore di 
spiriti trovar sapeste e seguire nella vita e nella 
dottrina di Lui , la non fallibile norma per l' au~ 
gusto minis tero cui intendete. 



A r è tOj che sebbene oltre le forze , impresi a ccle- 
brare le lodi del Grisolugo perché fosse da un tan- 
to nome decorata la bella schiera degl' illustri Imo- 
lesi avrei saputo dispensarmi dal tributare le emi- 
nenti virtà vostre di questo atto rispettoso ed in- 
gcnuo. 

E la E. V. cui è pur conto quale debito di ricono- 
scenza mi tenga verso Lei obbligato non per me 
solo ma , quasi retaggio , pel mio Genitore di ono- 
rata e non oscura mernoria avrà , io lo spero , a 
grado V uinile offerta pegno sincero di quella osse- 
quiosissima stima e oenerazione con che me le of- 
ferà e raccomando chinato al bacio délia S. Por- 
pora. 


Di Fermo il 24 Settembre i83o. 


Se la Patria di Pietro Grisologo dee giustamente 
allegrarsi che di Lei nascesse un aureo dicitore, mol- 
to più a ragione congratula che P aureo sermone in 
lui moresse a persuadere le eterne verità délia fe- 
de , ed a combattere e vincere di quelle false dot- 
trine onde venivano Elle impugnate. Di che ben ot- 
tenne Pietro quel premio che avanza ogni brama ; 
la sede celeste ; ed a suoi concittadini fu dato ve- 
nerarne sugli altari la mortale spoglia , e le sagre 
Reliquie. 

Ha Imola pertanto la bella gloria che primo luo- 
go tra molti suoi illustri tenga il Grisologo degno 
di ossequio di culto e d’ imitazione corne santo ; e 
molto più corne santo letterato e sapiente ; che men- 
tre ricreasi lo spïrito negli scritti di Lui , quivi tro- 
va 1’ animo la nobiltà e la dovizia di che ne’ soli 
divini dettami è tesoro : e diresti pur bene essere 
le umane lettere quelle verdi fronde onde adornasi 
la pianta , le morali dottrine il bel frutto che dalla 
pianta istessa si coglie ; ed a milia valere le lettere 


6 

dalla morale disginnte , quando elle servono non più 
che ad ordinare la mente , quella nndrisce 1’ uomo 
di un cibo che ne fa eterna la vita. 

Se pertanto a me che impresi a lodare tanti uo- 
mini i quali sè onorarono e la patria per ogni bel- 
la virtù , è largo campo quello che mi offrono i 

Î iarticolari del domestico loro vivere , ben più ferti- 
e d’ assai mel presentano la vita e le opéré di 
taie che fu bello e non caduco flore di santità , e 
di dottrina : se non che grandemente mi turba che 
nei ristretti conflni di un elogio accademico non 
possa tutto discorrersi , che meriterebbe essere con 
ampiezza di Iode proposto altrui ad esempio ; e più 
perché mi torna a mente cio che con grave senno 
sentenziù certo antico filologo non aversi per iscri- 
vere 1’ Elogio di un Santo il soccorso di alcuna re- 
gola , ed essere insperabile restringerne in poche pa- 
gine la vita e le lodi corne si potrebbe la pianta di 
un ampio edificio , senza sfigurare od impoverire 
almeno il vero merito dell’ encomiato. Di qucsto 
solo pertanto mi conforto che il mio discorso si fon- 
derà sulle più salde basi délia umana certezza una 
fedele cioè e giustificata tradizione e che a questo 
Tagionare quasi mi conduce e mi stimola un caro 
< ed onorevole domestico esempio (i). 

Ne’ primi anni del V Secolo dell’ Era volgare 
( Consoli Arcadio Augusto ed Anicio Probo ) raan- 
cato per la morte di Giovanni Grisostomo , dotto 
non xneno che santo ed insigne vescovo di Costan- 
tinopoli un invincibile propugnatore délia cattolica 
fede contro le eresie sparse in Oriente , surse a 
combatterle in Occidente nuovo valoroso campione 

(l) Memorie i$torich* per tervire alla rit» del Santo scritte da Gia- 
lio Papotti padre dell* autore di queito Elogio — Imola per la Stam- 
peria dol Seminario 1791* i» 8 » 


H Grifologo : il quale nato nell’ antico foro di Cor> 
nelio Silla ( oggi Imola nomata ) di genitori per no- 
biltà, e per ogni maniera di virtà specchiatissimi , 
fu dal santo Vescovo Cornelio che allora governava 
la Chiesa Imolese educato alla pietà , ed aile scien- 
ze ; nel cui studio e nel vivere diede tosto alte spe* 
ranze di luminoso profitto , e seppe co’ fatti giusti- 
ficarle ordinando i pensieri e le azioni alla sola vir* 
tù. Perché schivo fino dalla tenera età de’ piaceri 
non ad altro intese, che a procacciarsi eterno premio 
aile opéré ; nato pel cielo sollevè con purità di af- 
fetto e di voti 1’ animo dalle cose create : donato 
di aurea naturale eloquenza , aurei nella sostanza e 
ne’ modi uscivano da lui non che i concetti le voci 
e fu quindi anzi tempo maestro di continenza di 
modestia di santità e di sapere. 

Gli diè pertanto posto il santo e dotto pastore nel- 
1’ ordine de’ leviti ; e corne avanzava ogni dl nelle 
dottrine e nella prudenza , lo elevô d’ indi a non 
molto alla dignità di Arcidiacono , o primo Diaco- 
no , da Sacri Canoni , ed in que’ tempi in ispecie , 
pel grado e pel potere tenuta in sommo conto ; con- 
ciosiachè non solo assistevano i Diaconi corne oggidi 
al santo ministero del Sacerdozio , ma era loro ri- 
servato conservare e dispensare a povèri i béni dél- 
ia Chiesa , invigilare sulle cose dipendenti dalla giu- 
risdizione de’ Vescovi e riferirne loro pei debiti pro- 
vedimenti (i). 

Vacô poscia intorno 1’ anno II. del Pontificato di 
Sisto III. la sedia arcivescovile di Ravenna per la 
morte di S. Giovanni nomato Angelopta , e quivi 
co’ vescovi dell’ Etnilia convenne il S. Vescovo Cor- 
helio onde giusta il costume eleggerne il successore. 


(i) Main. r>ag. i. al i6. E vedi la nota UtoricHa «îtiiti citât*. 



8 

Quindi la elezione compiuta , rnosse egli per Romri 
con gli altri deputati del comizio onde presentare , 
corne si doveva , 1’ eletto ail’ approvazione del Pon- 
tefice , e mené seco il diacono Grisologo che pure 
avealo accompagnalo a Ravenna. Non appena perô 
giunti al cospetto di Sisto , egli con aperto animo 
dichiarava non essere quello prcsentatogli il Vesco- 
vo da Dio designato a Ravignani ; non poter quindi 
consentire che altri ne occupasse la Cattedra ; do- 
versi invece recargli innanzi quanti erano nel loro 
seguito venuti a Roma. Al che obbedendo , pur es- 
so Comelio , non si tosto mostratosi Pietro al Pon- 
tefice da lui ebbe annuncio esser’ egli per volere di- 
vino 1’ eletto Areivescovo. Si prostré allora a piedi 
del Papa 1’ umilissimo Levita esaltando con ogni 
efficacia di parole la sua nullité , e con prieghi , e 
lagrime implorando di essere dispensato dallo assu- 
mere un carico troppo supcriore aile meschine sue 
forze ; e corne dall’ altro canto i Ravignani sembra- 
vano mal comportare che loro fosse , contro P uso, 
destinato a Pastore soggetto di altro clero , ed al- 
tamente ne lamentavano , stitnô convincerli il Pon- 
tefice quel decreto non essere suo , ma del cielo , 
xnanifestando corne , innanzi la loro venuta in Ro- 
ma , i Santi Pietro , ed Apollinare aveangli in not- 
turna visione presentato un giovane levita di sem- 
bianze perfettamente conformi a quelle del Grisolo- 
go , e lui indicato essere 1’ Areivescovo da Dio de- 
stinato a reggeie la Chiesa Ravignana : aile quali 
venerande parole furono essi compresi da santo stu- 
pore , e grandeinente si confortarono che loro toc- 
casse in sorte per supremo volere il Grisologo , an- 
che perché cosi venivano quasi a rinnovarsi le ele- 
zioni dianzi dalla colomba in Ravenna prodigiosa- 
mente operate , e fu 1’ eletto convinto che una rna- 


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ho supema aveva in cielo segnato il nuovo suo de- 
»tino (i) . 

Non vuolsi tacere per6 corne la verità del mira- 
coloso avvenimento ed i particolari che riferisconsi 
alla designazione del Grisologd in Arcivescovo, co- 
mechà stabilita per concordi autorevoli istoriche tra- 
dizioni , trovô alcuni arditi ( o forse ingannati ) op- 
positori co’ quali fa certo tratto in errore il chia- 
rissimo Padre Paoli ( 2 ) ; ma a questi pochi da un 
lato soprasta 1’ autorità di que’ molti , che la con- 
fermano (3) , dall’ altro bastano per avventura a to- 
glierli di errore gli stessi aperti equivoci che incontra- 
rono nell’ opposta sentenza, e quello principalmente, 
che al Metropolita di Milano , non al Pontefice si 
appartenesse la consecrazione de’ Vescovi di Raven- 
na. Per egual modo a que’ che dalla età ancora 
giovane del Santo traevano argomento di impugna- 
re un tal fatto , risponde 1’ esempio di altri sogget- 
ti in età anche più verde eletti vescovi (4) » e mol- 
to più risponde il riflesso che questa divina elezio- 
11 e non avrebbe in ogni caso dovuto soggiacere aile 
regole introdotte , ed usate tra gli uomini. 

Era intanto giunta a Valentiniano Imperatore di 
Occidente (che allora aveva sedia in Ravenna) noti- 
zia délia piodigiosa elezione del Grisologo , la quale 
non che al clero, e ad ogni Ordine délia Città fu a 

( 1 ) Mena. pag. 17 . a aa. 

(a) Dupin Bibl. di autori ecclesiast. Tom. 4* P* 4 I * 3 4 9* Tillemont. 
Tom. i5. nota 4- alla vita del Santo. Pauli not. i>. alla vita del San- 
to scritta dal Gastillo. 

(3) Storia di Ravenna del Ferretti nell’ Agnello Tom. 1 . per tntto 
il Cap. a. pag. 3a4> a 3a8. Bacchini Annot. alla vita del Santo p. 338. 
Baronio Annali 438. N. a4- Cronaca Vàticana lib. 1 . Petavio Ration, 
temp. p. 1 . lib. 6 . eap. 16 . Muratori Annali d’ Italia sotto il 4^9 * » 
e tutti i Biografi délia vita del Santo. 

(4) Baronio Annali an. 471 * N. 34* Fleury lit. Sccl. Anno 4^5. 

N. 44’ 


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) 


10 

quel Régnante oltre modo gradita , e ne attendevâ 
ognuno con ardente brama 1 ’ arrivo. Egli percid or- 
dinato già Sacerdote, e giusta quanto si dériva da 
più fede degni istorici monumenti , consegrato Arci- 
vescovo dallo stesso Sisto Pontefice(i), da lui con- 
gedatosi , si parti di Roina col S. Vescovo Corne- 
lio , e giunto in Ravenna fu quivi con ogni magni- 
hcenza di pompa ricevuto da Valentiniano , e da 
Galla Placidia di lui moglie , i quali in mezzo a lo- 
ro lo introdussero nella città, e lo accompagnaro- 
110 al tempio. 

Assunse pertanto Grisologo il santo ministero , e 
fu prima sua cura la riforma del costume nel po- 
polo ; il quale , in quella corte piena di arroganza 
e di fasto , e fra quelle genti di milizia , e di re- 
gioni e sette diverse dall’ errore dominate , fu assai 
più tardo a spogliarsi délié antiche abitudini : quin- 
di provide alla istruzione ed al decoro del Clero , e 
stiinô venirgli da tali opéré maggiore frutto richia- 
mando alla obbedienza i soggetti meglio che colla 
foiza del potere per le vie délia dokezza e délia 
ragione : perché sanamente stimava che se la istessa 
civile prudenza consiglia a far amare le leggi anche 
nel loio rigore, molto più il debbe chi tenendo pel 
vero Dio di pace il governo degli spiriti dee render- 
si altrui esempio di umiltà e di mansuetudine. Nè 
per questo rallentù egli già di soverchio il rigore 
del castigo allorchè facea d’ uopo adoperarlo ; nè 
mostrandosi improvidamente flessibile, presto alimen- 
to a caparbi di imperversare ne’ vizj ; ma con ac- 
corto moderamento governù a guisa che i pericoli 
frissero da efficace riparo picvenuii , i mali depressi 

(i) A^npllo Tom. i. pag. 3a8. Baronio îyî 4^^* a 4* Baccbioi 

Toni. i. pi-, 3c;. 


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tt 

4al frcno che , con prudente consiglio , loto oppo- 
neva sollecito ; di che non sapeano sdegnarsi gli stes- 
si malvagi , molti de’ quaH alla diritta via ricon- 
dusge , e i già ravveduti rese specchio di bontà fe di 
ben vivere. Quindi con carità di pastore evangelico 
istruiva i fanciulli nelle cristiane dottrine non schi- 
vo di umiliare si le parole i dettami i tratti délia 
persona , e si ancora la dignità vescovile , al basso 
intendere delle tenere menti , sicchè in tal guisa per 
lui ammaestrati di proporzionato vigore accendevansi 
i giovani petti ad osservarle , e ben disposto , e più 
saldo trovavano ne’ loro animi ricetto. Quinci i sen- 
si délia orazione domenicale dichiarava , ed il sim- 
bolo apostolico (i) a loro che abbandonato il paga- 
nesimo , e rigenerati con le acque di eterna sainte 
{ da lui stesso ad ogDora amministrate ) (a) profes- 
savano 1’ augusta religione di Cristo , onde delle 
verità di quella nudriti , modellassero il vivere sugli 
evangelici precetti. 

Nè con minore zelo era intento a deviare que’ po- 
poli dalla idolatria , retaggio del non estinto genti- 
lesimo , e dalle licenziose sozzure di que’ festivi bac- 
canali che tuttavia celebravansi in ogni calende , e 
pe’ quali gl’ impulsi del senso , ed i piaceri caduchi 
tenevano imperio sugli animi trascinandone i segua- 
ci al mal procedere e ad ogni maniera di brutali 
dissolutezze (3) ; e quando volgevasi a persuadere la 
bontà del precetto onde a freno de’ sensi fu coman- 
dato il quaresimale digiuno (4) ; quando a célébra- 1 * 3 4 5 
re 1’ augusta santità delle feste più solenni per la 
Cattolica Chiesa (5) ; od a lodare degnamente la 

(i) Serai, del Senta N. 4 °. • 66- 6no *1 6a. 67. 

(a) Sermone 59. 

( 3 ) Serra. io 5 . 

( 4 ) Serin. 166., e anche aei SeTmoni 8. i 3 . 41. 4 a - 4 ^* 

( 5 ) Serm. 73. 74. 75. 149, i 56 . al 60. 


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Vergine Madré, ed i Santi del Cielo ( 1 ) , a decla- 
mare in fine con libéré ed autorevoli parole di A- 
postolo contro il troppo rilasciato vivere de’ corti- 
giani e contro la mollezza delle corti medesime al 
cospetto pur anche di que’ Regnanti , che con rive- 
renza ed ammirazione lo ascoltavano (a) . 

E tali egregie dottrine esposte in altrettanti latini 
sermoni , di cui contansi almeno ventiquattro edi- 
zioni (3) , gli meritarono pel gagliardo , e forbito 
stile il titolo di aureo parlatore. 11 quale se per la 
scntenza di Lodovico Muratori possa essergli defrau- 
dato (4) , si far à chiaro discorrendo i sensi di quel- 
la censura , e le ragioni ond’ altri fu sollecito di va- 
lorosaraente combatterla. Infatti mentre 1’ acerbo cri- 
tico non nega al Crisologo uno scrivere conciso , ed 
obvio alla comune intelligenza e che pure gli accor- 
da il merito di avéré acconciamente dichiarata la 
divina scrittura, con poca coerenza e con ragiona- 
re quasi animoso scende ad asserire , che 1’ eioquio 
in lui non spontaneo soverchiamente forbito e ridon- 
dante di fiori e di coucetti ( dolcezza che presto sa- 
zia , e finisce nauseando ) potea valere sibbene a 
diletto , ma non a persuadere le cose predicate ed 
a farne altrui sentire 1’ effieacia ; dal che ne trae 
che mal forse méritasse Pietro quel titolo di Griso- 
logo : ma a questo ben risponde , con la fede istessa 
del vero e di fatti apertissimi , un dotto filologo no- 
stro concittadino (5) notando corne altro è porre 
in disputa se ora si dovesse al santo il titolo di Gri- 
sologo , altro contendere che egli a suoi di il meri- 

(i) Vedi i rispettivi sermoni ai loro numeri. 

(a) Serin, ao. ai. 1*7. 

Î 3) Mem. Istoriche di cui sopra pag. 146. 

4) Muratori pregj dell* Eloq. popol. Venezia 177a. pel Pasquali. 
(5) Ri yalta Saggio di prose Pesaru 1764' p* r Amatina, 


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i3 

tasse. E qui col dottissimo Tiraboschi ragiona (i) 
che se lo stesso Quintiliano vissuto in tempi più vi- 
eilli ail’ aureo secolo di Augusto , e fatte quasi pro- 
pria sostanza Je migliori latine scritture , non bastô 
ad evitare que’ modi onde , per la dominante bar- 
barie , a mano a mano abbruttivasi il sermone del 
lazio , meno pptea sperare di camparsene il Grisolo- 
.go , che scrisse in epoca in cui tanto erasi la cor- 
ruzione del bel dire accresciuta , e che parlé a gen- 
ti cui la ahitudiue alla plebea eloeuzione avrebbe 
tolto , non che di gustare , di comprendere un elo- 
quio purgato dalle mondiglie , e dalle brutture del 
barbarismo. Perche appunto non dee recare meravi- 
glia se le opéré de’ latini padri délia Chiesa non ri- 
splendono di quella magnanima grandezza che cani- 
peggia in quelle de’ Greci : che le lettere non ave- 
vano quivi tuttavia patiti que’ danni gravissimi on- 
de furono presso noi si guaste , e corrotte : nè già 
ebbero altronde i latini padri 1 p scopo di tessere ne’ 
loro scritti prediche poderose ed eloquenti corne di- 
mostrano le Omelie di un Ambrogio , di un Agosti- 
no , di un Girolatjto , di un Gregorio , ma pie , e sa- 
lutari istruzioni. Il quale vero riluce pur bene da’ 
loro stessi ragionamenti ove vedi non più che enun- 
ciato quando il letterale , quando il mistico , tal ora 
1’ allegorico , tal altra il morale senso de’ santi libri 
onde derivarne e stabilirne massime di fede , e di 
quelle giovarsi per correggere , e governarne il co- 
stume. Ed in taie modo adoperô il Santo , il quale 
tenendo carattere , e dignità di Arcivescovo , e par- 
lando dalla cattedra , e dall’ altare doveva confor- 
mare alla eminenza del grado , e del luogo la so- 


(i) Tiraboschi 8 torU délia lett. Italiana da Costantino fino alla ca- 
duta delT Impcro di Occideute lib. 4* cap. a. N. 8 . 



/ 


H 

dezza , ed il decoro de’ proprj sermoni standosi con- 
tento di ammaestrare con interesse e di ammonire 
con dolcezza , e lasciando a Sacri Oratori il conten- 
zioso declamare con caldo profetico e con azione 
travagliosa , e 1’ assalire il vizio con la veemenza 
delle minacce . Laonde non sarà chi esiti a consen- 
tira corne il Muratori medesimo abbia , senza avve- 
dersene , rilevato il vero merito del Grisologo ail’ 
atto istesso che intendeva fraudarnelo : imperocchè 
se in lui conciso era il dire naturali le sentenze ac- 
concia la spicgazione de’ divini libri ; non altro po- 
trebbesi desiderare ne’ sermoni del S. Arcivescovo 
cui 1’ universale suffragio già accorda singolare valen- 
tia nell’ esporre la divina parola ed il senso délia 
S. Scrittura con istile non rimato non violento, ma 
scorrevole e vario tal corne meglio addicevasi a ra- 
gionare délia grave ed alta materia con brevità ed 
efficacia . E il Paoli che fu diligente raccoglitore de- 
gli scritti del Grisologo ( 1 ) di ci6 tocca principal- 
raente ove intese a combattere gli errori di fede, ed 
a condannare gl’ insulsi riti e le immonde costuman- 
ze di quella età , a bandire lo smodato lusso nello 
azzimarsi , nelle mense , ne’ corteggi de’ grandi , e 
ad insinuare che aile riprovate abitudini si surrogas- 
sero opéré di cristiana carità , ed in ispecie larghi 
soccorsi ai mendici (a) . 

E se il valore degli scritti , e delle opéré vuolsi 
giustamente misurare dagli effetti che per quelle si 
ottengono , e dal conseguente plauso dell’ universa- 
le , ben più ingiusta si mostra la critica del Mura- 
tori intorno ai dettati del Grisologo , quando alla 
sola forza de’ suoi sermoni , ed alia facondia onde 

(ij Pauli Opéré Ediz. di Venezia X750. 

(a) Prefaz. Apoiogetica iyi. 


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i5 

venivano psposti si debbe 1’ a ver egli con pieno 
trionfo dissipati e distrutti gli errori predicati dalle 
diverse sette di eretici , e principal mente quelli di 
Eutichete (i): il quale per convincere che non fos- 
sero in Cristo ( corne erroneamente pur teneva Ne- 
storio ) due nature e due persone , un nuovo oppo- 
sto errore avvisavasi sostenere , essere cioè in Cristo 
istesso corne una sola persona , cosl una sola natu- 
ra , ed il corpo dell’ Uomo Dio dalla Vergine rice- 
vuto doversi tenere di sostanza dalla nostra diversa. 

E poichè di buon ora, ed in particolare Concilio 
espressamente convocato , conobbe e condannô que- 
sto errore Flaviano Vescovo di Costantinopoli , di 
feroce sdegno accesosi contro lui Eutichete , adoperd 
ogni via per trarre al suo partito potenti persone di 
ogni ordine , e fra queste , non che il Crisologo , 
1’ istesso Leone I. Pontefice, A Pietro pertanto a 
questo fine ne «crisse , e da lui ne ebbe quella si 
famosa risposta che leggesi nell’ opéré di lui; (a) délia 
quale se non n’ è dato per esteso enunciare in questo 
Élogio P aureo senso , voglionsi almeno discorrerne 
i tratti i più rimarchevoli. E primamente diremo co- 
rne desti tenera commozione la tristezza di che il San- 
to si mostra compreso al ricevere quello scritto : e 
corne scenda pur anche a spiegare le cagioni, quanto 
cioè di amaro compianto siano degne le scissure che 
a siffatte dispute conseguono nelle Chiese , e tra Sa- 
cerdoti : e qui poscia con meraviglia mista di sdegno 
soggiunge che se le umane leggi impongon silenzio ai- 
le questioni prolungate oltre il brève spazio di trent’ 
anni , temerario è muover disputa , dopo tanti seco- 


(i) Pauli Edia. da* Sermoni. Manareti Vila del Santo 114* Tille- 
mont Vita tom. i 5 . pag. 188. 189. Mem. Istoriche pag. 39. i 3 a. l 33 . 

(a) Bellannino de script. Eccles. Dissert, de S. PetTO Gri*olo|t>. 
Flaury, Tillemont, ad altri riportati nelle rnsm. istoriche pa g. i 3 a. i 33 . 



/ 


i6 

li , sulla rigenerazione di Cristo per legge divina dU 
cliiarata inesplicabile . £ qui ricoxda il misera erro- 
re in cui caddero ed Origene, e Nestorio , quegli per 
le troppo sottili investigazioni , questi per le audaci 
dispute intorno alla natura Umana , e Divina, quan- 
do 1’ incomprensibile venerando mjstero confessarono 
i Re Magi co’ loro doni , lo autenticarono col san- 
gue tanti Martiri ; ed il persuase la fede di tanti popo- 
li . Il quale sermone di teologo avvalora il Grisolo- 
go esortando Euticliete ad esercitare la virtù délia 
fede col riconoscere 1’ incarnazione del Divino Ver- 
bo ; e quivi pure ragiona corne non potrebbe senza 
taccia d’ ingiuria muovere disputa o suscitare in- 
vestigazioni sull’ arcano divino quegli cui è coman- 
dato adorarlo , e dover egli alla perfine ubbidire ai- 
le autorevoli dichiarazioni , che il Romano Pontefi- 
ce ( anteriormente per lo stesso Eutichete consulta- 
to ) aveva dalla non fallibile Sede di Pietro profe- 
rite : su di che nuovo segno di carità , e ad un tem- 
po di virtuosa sommissione e di prudenza , diede 
Grisologo conchiudendo non poter egli nelln sua qua- 
lité di Arcivescovo diocesano , non che dare senten- 
za , pure solo prestare ascolto a quelle cause sulle 
quali già aveva il Vicario di Cristo sentenziato (i). 

Né qui trapassare vuolsi corne il Grisologo , fin 
dall’ anno in cui fu consagrato Arcivescovo, conven- 
ue già al Concilio in Roma celebrato da Sisto III. 
onde purgar se stesso dalla livida calunnia che aveagli 
apposta il Console Anicio Basso, e che andè poi col 
S. Vescovo Projetto ( succeduto nel régime délia 
Chiesa Imolese a S. Cornelio ) ail’ altro Concilio 
occidentale in Roma stessa da Leone I. convocato 
si a giustificazione di Flaviano, o si per condannare 


( i) Tillemont. loc. cit. 



)l nefando conciliabolo tenuto in Efego dagli Euti» 
çbiani. 

Nel quale argomcnto altra lettera dogmatica fu 
gcritta pure o dal Pontefice, o-, corne altri vogliono, 
dal Santo per di lui yolere, e giusta una antica ed 
accettata tradizione , prodotta poscia nel Concilie» 
Calcedonese : se non çhe essendosi questo Concilio 
celebrato soltanto 1’ anno 45 i, e cioè un anno do- 
po la morte del Grisologo giusto è credere corne al- 
tri avvisaj çhe la lettera fosse , lui vivente, inviata 
a Flaviano dopo la scpnfitta di Eutichete , e quindi 
pubblicata nel Concilio medesimo ove ben 63o pa- 
dii quivi riuniti ne condannarono 1’ çrrore (i). E 
sebbene a sostegno dell’ opinione di loro , che fer- 
mano esserne autore il Santo concittadino, giovi lo 
stile in cui è vergata somigliante forse a quello del 
Grisologo, stauno giustamente dubbiosi gli storici in 
affermarlo con sicuro giudizio onde anche non frau- 
darne il saputo merito del Pontefice dotato di dot- 
trina e di eloquenza e cui viene quella per ragguar- 
devoli monumenti attribuita : questo in çhe ognuno 
consente si è che il Grisologo fosse da Leone chia- 
raato a Roma in quell’ incontro , e nel grave affare 
consultato . E fa ragione che se i Pontefici solevano 
nelle xilevanti materie richiamare »1 voto de’ più 
dotti nelle sacre scienze , e dell’ ecclesiastico diritto 
valenti sostenitori, non ne fosse pel suo awiso pre- 
terito il Santo ; Arcivescovo di taie metropoli che 
era sede d’ Imperatori , ed iq quel tempo di Ré- 
gnante zelantissimo dell’ incolumità , e del decoro 
délia Cattolica Chiesa , e délia sede apostolica ; il 
Santo del quale niuno ignorava la prodigiosa ele- 
zione in Arcivescovo , il sapere la prudenza e 1’ o- 

(>} Hernoric sruld. pag. j36. « l4t- 



pera assiduamente , ed in ogni ora ï près ta ta a’ Ro- 
mani Pontefici ne' più interessanti negozj délia Chie-, 
sa ; taie infine non che da Leone, dallo stesso Eu- 
ticbete in degna stima tenuto (i). 

Ma era pur giunta 1’ ora in oui Pietro doveva 
conseguire il premio de’ sudati travagli pel santo 
frutto de’ quali meritù persino saper certo quel 
momento estremo del vivere che noi mortali coglie 
-Sempre inatteso. Péri» dal celeste avviso guidato 
voile alla cara sua Patria far tesoro di se , e 
rendere i concittadini spettatori délia parti ta di lui 
dagli affanni terreni. E lasciata la sedia vescovile, e 
in Jmola recatosi , fu quivi accolto dal santo ve- 
scovo Projetto , e dalla più eletta parte del Popolo 
con venerazione e insieme col più affannoso contri- 
stamento. Quindi il seguente giorno celebrata la 
messa ail’ al tare presso cui stanno 3e ceneri del marti- 
re S. Cassiano ; dette a convenuti nel tempio ed a 
quanti aveanlo ivi da Ravenna accompagnato parole 
di santa unzione daudo loro con quelle annuncio 
délia yicina morte ; esortati i Ravignani ad eleggere 
al governo délia loro Cbiesa un degno successore , 
ç confortât! ad un tempo gl’ Imolesi a tener salda 
la fede ne’ Dogmi Cattolici, alla patenta concordia 
alla domestica pace ; deposta a piè dell’ altare la 
Mitra Episcopale , il prezioso Calice , e la Patena 
da lui usata nclla celebrazione délia Messa ; bene- 
detti i circostanti , cbe in lui attoniti , e lagriman- 
ti tenevano immobili gli sguardi volé quell’ anima 
pletta al seggip eterno di gloria che Dio aveale pre- 
parato (a). 


(0 Ivi. 

(a) Ivi jmg. 81 . al 83. , e gli tcrittori quivi citati* 



*9 

Compiuti quindi i solenni funerali fa il tanto 
corpo locato alla destra di qucll’ altare ove avaa 
esaîato lo spirito , ed a malgrado le riediâcazioni 
del Tempio, le oatili incursioui de’ barbari, e la ac- 
canita guerra che i gentili non risparmiavano aile 
spoglie istesse de’ crigtiani, ebbero zelante studio i 
cittadini , e cura indefessa gli amorosi Pastori délia 
Chiesa Imolese che la insigne reliquia restasse inco- 
lume , e che fosse com’ è tuttavia conservata nello 
stato medesimo alla pubblica venerazione, se si eo 
cettuino alcuni pezzi che dal sagro corpo furono 
tolti quando per esporli in separate teche ail’ os-- 
sequio de’ cittadini , quaudo per farne dono alla 
Reale Altezza del Duca di Parma , ed alla Metropo-> 
litana di Ravenna (i) . 

Se non che de’ preziosi doni del Grisologo non 
altro più resta che la mentovata Patena intorno 
alla quale ad illustrazione de' caratteri , e gerogli- 
fici che quivi veggonsi sculti molto ecrissero gli e- 
ruditi (2) , e cui professano santa riverenza, e di- 
Yotissimo culto gl’ Imolesi } i quali ben ebbero nuo- 
yo monumento di amore del Grisologo nel magniti- 
co Tempio sacro alla Vergine Madré che il régnante 
pe’ di lui uffici , comandava si ergesse nel luogo 
già dato da Silla agli spettacoli profani , che fa 
quindi anche detto Basilica Impériale, ed ove era 
Palazzo, e stanza d’ Imperatori , 

Manci» il Santo intorno al mezzo del quinto seco- 
lo dell’ era volgare in età non ancora novilustre , 
e dopo avéré retta ben diciott’ anni la Chiesa Ra-r 
vignana con esimia evangelica carità e con segna-r 
lata prudenza ; e fu per comune voto acclamato e 

(ij Agnello Tom. 1. p. 7. i 35 . e tutti i Biografi. 

(a) Gio. PastriziQ Dalmatino Rowa 1706. D. Arduino 8uzzi 
per Lelio délia Yolp« 17*7, e 1 * ALJwte Aa*eœaajii, 



ao 

quindi canonicamente ascritto al catalogo de’ cele^ 

sti (i). 

Che se la stupenda morte di lui desté meraviglia, 
e compianto nell’ universale , ben grave ed amaro 
cordogîio doveva sentirne Rayenna vedovata del di- 
letto ed insigne Veseovo, verso quella Metropoli si 
generoso pe’ monumenti di pietà e di munificenza 
di che lasciolle tanta dovizia , com’ è a vedersi e 
nell’ augusto , e grandioso tempio da fondamenti 
per sua cura edificato sacro ail’ Apostolo S. Andrea; 
e nell’ impresa fabbrica di altro dedicato a S. Pie- 
tro, e poscia compiuto da Neone successore di lui ; 
e negli eretti fonti battesimali ; e riella capella or- 
nata di bel mosaico di che decorô il palazzo Epi- 
scopale. Quivi consacré similmente il Santo più 
Chiese (2) , e vestl primo il pallio di Metropolita 
siccome primo ne esercité i diritti consacrando S. 
Marcellino a veseovo di Voghenza , e veseovo d’ 
Imola S. Proietto , con lui cresciuto dall’ adolescen- 
za e già succedutogli nell’ Arcidiaconato di quella 
Chiesa. Nè mancarono al Santo gli incontri di ma- 
nifestare in vita la cristiana misericordia ; imperoc- 
chè S. Germano Veseovo di Auxerre venuto a Ra- 
venna per implorare dalla clemenza di Valentiniano 
il perdôno agii Armorici ribelli ed a camparli dallo 
smodato rigore di Ezio generale de’ Romani, essen- 
do caduto infermo e mancato quivi di vita, il Griso- 
logo , che avealo accolto ospite amorevole, gli pre- 
sté nell’ infermità ogni maniera di sorvenimenti , 
ne célébré con solenne pompa i funerali, ed otten- 
ne da Valentiniano , che il sagro Corpo , a cura di 
Lui imbalsamato , in Francia si trasportasse giusta 

a Rojsi Ist. Rav. Kb. a. pig. :c8. c Mcm. Ist. pag. 86 . 87 . 

Mem. iat. fog. 4c. 41. 4», al 4^.. 



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ai 

î desiderj dal S. Vescovo in vita esternati. Nè dis- 
simile pietoso ufficio prestô ail’ altro Arcivescovo 
S. Barbaziano che visse un tempo a Ravenna caro 
a que’ Principi, e il cui corpo fu locato nella Chie- 
sa intitolata a S. Giovanni Battista la quale a sua 
contemplazione aveva 1’ Imperatore edificata, e da- 
ta a Lui in custodia (i). 

E tornando aile preziose opéré del Grisologo beri 
a ragione lamentiamo clie siano quelle fatalmente 
in molta parte deperite , o per gli. intervenuti sac- 
cheggi ; o per gli incendi delle bibliotecbe e degli 
Archivi se non forse per una mal opéra di quel go- 
tico Re Teodorico che fu caldo partigiano , anzi mé- 
cénats délia setta di Ariano . Al quale tristo infor- 
tunio riparè in qualche guisa , e per le omelie spe- 
cialmente , la diligenza de’ ricoglitori di codici e 
manoscritti conservati nella Laureriziàna (a) e quan- 
ti o a sermoni, Felice Arcivescovo di Ravenna che sep- 
pe con istudiosa ed assidua diligenza raunarli e con- 
servarne in qualche ordine , sebbene informi , i ma- 
noscritti , i quall furono poscia con la stampa pub- 
blicati a cura di Agapito Vincentino ; e intitolati al 
Cardinale Gonzaga (3) . 

E comecchè la diligenza di lui , e quanta poscià 
ne adoperarono altri accuratissimi editori nel racco- 
glierli , ed emendarli col confronto di antichi esem- 
plari , male bastassero a ricuperare quanto andà fa- 
talmente smarrito , ad espurgarne da molti errori la 
dizione , non appena venuti quelli in luce , fu si ap- 
plaudita la dottrina , e la èloquenza del Grisologo ; 
faon che da’ critici i più severi , dagli istessi Accat- 

, (i) Itî p. 56. e gli innali del Baroaio aotto 1’ enno 435., ed altri 
ldtorici quivi citati. 

S a) Ivi pag. 141. a 143, 

3 ) I T i p«g. « 44 - 




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tolici , che copiose ristampe ne tiscirono si in Italie, 
che in Francia, e in Alemagna, e di più codici ai 
arricchirono le principali biblioteche , e la reale e- 
ziandio di Parigi (i). 

Quindi molti intesero a scrivere la vita del San- 
to (a) , e dalla munificenza di Pontefici di Porpo- 
rati di Vescovi fu la Chieaa Cattedrale délia Città 
donata di ricche auppellettili per decorarne il sepol- 
cro e 1’ altare , e per accendere verso il sagro de- 
posito la religiosa pietà de’ fedeli a sernpre maggio- 
re venerazione. 

Fa il Griaologo di belP aspetto , e di procera sta- 
tura , eome dimostrano le immagini che in varj tem- 
pi ne furono ritratte , e sculte in rame (3) , e che 
veggonsi nelle diverse opéré del Santo scrittore. 

Se pertanto a noi non mancano esempi di famosi 
nelle scienze , nelle lettere , e nelle arti , ben più 
onorevole luminoso e sicuro è qucllo che ne offre 
il Santo Pietro Grisologo che fu decoro del natfo' 
luogo non solo , e délia cattedra in cui sedè per di- 
vino volere Àrcivescovo , ma délia sagrosanta Chie-* 
sa Cattolica . 




« *vt 149- 

Iri pag. i 5 o al i 5 ç. H cR. Sacro Orftfore Momig. fîennone Zam- 
piari, ne icni» c récité in Raaenna il Panegirico , cho fu pot iut- 
prewo >n Logo nel 1818. pel Melandri. 

(3) Iri pag. i83. 154. 





’.Xr-jty. 




ù Mo/x/e On or a ndc&kmo tS&mico 


CONTE GIORGIO TOZZONI 


TIBERIO PAPOTTI. 


yi Voi délia Patria comune tencrissimo ; a Voi che 
teneste più anni con tanto onore la prima Munici- 
pale rappresentanzaj e che deste ognor prova quan- 
ta innanzi sentite e corne tenete in pregio ibuoni 
studi âelle lettere 3 io intitolo questo Elogio del con- 
cittadino Benvenuto Kambaldi ; spirito chiarissimo 
che ehbe nome di sapiente nelle filosofiche dottrine 
nelle istorie e nella poetica , e che merito essere 
scelto a dettar primo in Bologna lezioni sul divino 
Poema. 

Gentile amico quai siete io mi confido che non 
riguarderete al merito délia povera fatica che è 
nullo , ma alV animo sincero dell’ offerente, che al 
tenevolo affetto vostro si raccomanda. 


Va Jmola il i Giugno 1839. 





N novo lastro a Romagna , anzi pure ad Italia, ac-* 
crebbe quel Benvenuto che fra’ sapienti Filosofl , 
Istorici, e Poeti del XIV secolo ebbe nome di fa- 
mosissimo ; (i) nato in Imola intorno 1’ anno i3o6 
(a) di taie , che egli stesso rioraa Gitan Compagno (3) 
ma che perô fu de' Rambaldi j casato al quale Bcn- 
venuto pertenne. 

£ ben la terta natale di Lui che in ogni età con- 
servar seppe la glovia délia antica onoranza , meri- 

(i) Muratori antiq. Ital. medii aevi Vol. I. pa g. ioaq. et seq. Lean-- 
dro Albcrti Descriz. dell* Ital. verbo Imola pag. 375. 49 ^* Tiraboschi 
Stor. délia Lett. Ital. Modena 177a. Vol. V. Lib. II. pag. 397. 3 g 8 * 
Apost. Zeno Dissertaz. Voaslane Venezia per Albrizi Dis. 9. pag. *7. 
Vol. I. Mariai Stor. del Decam. del Boccac. Firenze 1790. pag. 107. 
Fil. da Bcrgamo In 8upl. Ghron. lib. VÎ. Lod. Beccadelli nella Vitd 
del Petrarca edia. corainiana. Tommasini Bibbl. Patav. pag. 19 colon, ia. 
Crescimbeni comment. Tom. IV. lib. I. pag. 9. N. 76. Istoria d’ Imo- 
la per Boned. Filippini Imola 18 10. Vol. III. pag. 33 . e seg. Mar- 
chesi de Viri$ illust. G allia e Togatae Cap. de Poet. a Cart. 10 1. 

(al Ricciol. in Catal. insignior. post Christum. 

( 3 ) In excerpta Hist. ex comm. Benvenut. super Dantis Poet» Co«i 
moed Comm. ad Gant. 16. Paradisi, et ride Murat, loc. cit. p«g< 
1039. 1x73, 1*74. 


- â 

d 

lava che ella fosse «H nuovi laùri arricchifa ; cîié 
già una chiara origine e vetusta le consente 1* au- 
torità délia Storia per fede di Strabonc , di Plinio , 
di Tolomeo , e di Sigonio ; il quale pur narra corne 
gli abitatori di quella latinamente detta Forum Cor- 
rtelii , e cbe oggi Imola si appella , fossero alla Tri- 
bù Romana nomata Pollia noverati , avessero posto 
e voto ne’ generali comizii délia Repubblica , e del 
dritto di sedere tra supremi Magistrati godessero (i) . 

Fu Imola a più riprese estratta fra la via Emilia 
e la Flaminia , ed a moite altre distrutta ; ma piii 
o meno ampia sempre risorse , e giace ova al piè di 
deliziosa e ridente collina , a mezzodl e ad oriente 
bagnata dall’ antico fiume Vatreno , poi detto San- 
terno, il quale la via stessa attraversa poco lungi dal- 
la città. E in taie suolo cui tutte specie di prodotti 
ail’ umano vivere giovevcli sempre fecondarono , eb- 
bero vita uomini , i qnali per alto intelletto e per 
gagliardi spiriti la Patria in ogni secolo con opéré 
di santità di sapere e di nobili discipline illustra- 
rono. Nel cui novero e per online di tempo e per 
eccellenza di mcrito tiene seggio assai distinto Ben- 
venuto Rambaldi. Il quale camminando sulle orme 
del Padre ( cbe , lui narrante , dettô in Patria le- 
zioni utili molto e lodate ) (a) aile scienze e ad o- 
gni maniera di elette dottrine avendo data opéra in 
Bologna ed aile Istorie specialmente , pel sottile in- 
gegno per la vasta mente e per la felice memorià 
ond’ era dotato , in quelle egregiamente riuscl. E 


' ( 1 ) Sigon Histor. Bonon. Lib. a. Proeopins do bello Gotico Lib. II- 
Cap. 19. Strabone lib. II. e lib. V. délia GeogT. Cicer. lettere fam. 
Jettera ia. Plinio Storia natnralo lib. III. Cap. 5 . Tolomeo lib. III* 
Ôeograf. Prisai Storia di Ferrara. Marsiale L. III. Epiât. 4 * .Woltf 
Diacono lib. II. Cap* 18. fioudrand Lex GeogT. pag. 376* ot alii* 
(a)^Murat. loco cit. 1*73. 1374. 



noichè negli studi si fid6 alla sicura scorta dell’ Àîi- 
ghieri , luce splendentissima dell’ età sua , e con Io- 
de che gli durera pur sempre di sapiente interprété 
ne chioso poi primo il divino poema , cosl fu degno 
che ad esempio di Firenze , ove per pubblico ordi- 
namento Giovanni Boccaccio dettava lezioni sul Dan- 
te , lui destinasse la illustre Bologna a tenerne qui- 
vi primo la cattedra (j). Bell’ onore alla patria di 
Benvenuto ; bello esempio che ne’ secoli XVI XVII 
due altri chiarissimi Imolesi un Luca Ghini , un 
A. M. Valsai va , che colà furono primi istitutori , 
quegli nella dottrina délia scienza botanica , questi 
nelle ostensioni anatomiche degnamente emularono ; 
e a di nostri Luigi Valeriani Molinari che primo vi 
tenne quella di leggi commerciali e di pubblica 
economia. Corne perd dalle istorie e da’ monumenti 
qualsiansi di que’ tempi , sebbene da noi non mol- 
to discosti , nulla si elice intorno alla vita del Ram- 
baldi , è pur forza starsi contonti a ragionare di quel- 
le opéré dalle quali gli venue fama immortale. 

E primamente per ci6 che tocca il commento al 
divino poema fà ragione che egli contemporaneo 
dell’ Alighieri meglio che altri mai bastasse ad ir- 
radiare quanto parve allora , ed a noi più tardi nati 
tanto maggiormente sernbra , astruso ed oscuro nel 
sublime lavoro. 

Nè la maestà delle cose suprême ed invisibili ef- 
figiate ; ed i riti e i costumi , anzi pure la Istoria 
de’ suoi tempi , dall’ Alighieri col legame del verso 
discorse e nell’ idioma Italico ( che sebbene a quel- 
la età già in flore , non era tuttavia facilmente ado- 
perato ) potevano per certo in modo pib acconcio 
alla comune intelligenza essere dichiarate , quanto , 



5 ° 

corne il Rambaldi adoperh con disciolta favella di 
prosatore , ed in latino comecchè rozzo sermone ; 
perché le scritture essendo allora in taie forma d’ or- 
dinario composte , più agevole riusciva gli oscuri 
concetti e le nascoste cose pprre in lune. 

Al che pure si arroge corne sia giusto credere che 
il Benvenuto acceso di amore per quel sommo mae- 
stro , negli anni ultimi di vita , che egli in Raven-, 
na traeva , con ogni studio procacciasse non solo di 
usare con esso lui , ma di esserne eziandio , quan- 
tunque adoloscente , nudrito di dottrine che bel gio- 
vamento potessero prestargli nella chiosa cui aveva 
animo dar opéra. E se daî Boccaccio ( il quale egli 
a cagione di onore Domina diligentissimo cultore de! 
sommo poeta vera bocca aurea, e quantunque dopo 
lui nato, suo venerando maestro ) (i) udl alcune le- 
zioni nel breve tempo in cui le sponeva in Firen- 
ze (a) ben è ragione che da quelle pure attingesse 
Iumi allô scopo medesimo profittevoîi. c 

Ora 1’ intero latino connnento , già con tutt’ a^io 
ultimato, intitola egli a Nicolà secondo d’ Este ma- 
gnanimo proteggitore delle lettere , vepso il quale 
era ossequioso e riconoscente. E nell’ esordio de! 
commento medesimo ove accenna averlo quel Prin- 
cipe incoraggiato a pubblicarlo , la chiarezza délia 
origine e delle gesta e la munificenza degli avi di 
lui ampiamente commenda (3). Di questo pertanto 
la biblioteca Estense conserva F autografo mano- 
scritto; altro ne possiede 1’ Ambrosiana accurata- 

(i) Excerpt. in Marat. loco citato ad Cant. 16. Parail. Vert. 46 
pag. 1173. 1374 - ' * 

(a) Manni loC. cit. pag. 100. 

( 3 ) Tirai). loc. cit. Murat, pag. 1034. «t leq. Ro«i lettera a Roa^ 
aini Roma per Poggioli i 8 a 6 . ]>ag. no. ai. 3 o. Annota*, al VocaiT 
Btaœp. in Bologna , Modena pal Yinoejui iSao. pag. 336 , ' 


Si 

mente scritto da Uberto Alamanni nel i463 ; altro 
la Laurenziana ; e de’ due , di che è pur ricca la 
Barberiniana , 1’ uno è commento alla intera Com* 
media , 1’ altro alla sola terza Cantica ; ed il primo 
( del quale certo Cambio Salviati ardï farsi credere 
autore , traendo su ciô in inganno alcuni , e princi- 
palmente 1’ Olstenio ) à scritto nel i4z3 , 1’ altro 
nel i5i8. Nè manca alla belta e scelta Bihlioteca 
di Ravenna il prezioso codice , sebbene ella il pos- 
segga pel solo canto dcll’ Inferno. Che se non ebhe 
quest’ opéra il meritato onqre délia stampa , fu pe- 
r6 concorde voto degl’ istorici che Renvenuto tutti 
i chiosatori del divino poema , non solo in antichi- 
tà , ma in dottrina ed erudizione avesse preceduti , 
e che i posteriori commenti a mano a niano pub- 
blicati in gran parte almeno da quello del Rambal- 
di si delibassero. E ben questo stesso afferma prin- 
cipalmente quell’ infaticabile e vasto ingegno di Lo- 
dovico Muratori , fl quale mostrô corne avesse in 
meritato pregio il codice Estense , quando nell’ o- 
pera delle antichità Italiane del medio evo reca in 
campo 1* autorité del chiosatore mediante pià brani 
dei commenti al canto dcll’ Inferno e del Paradiso, 
tratti dal manoscritto esistente in quella spleudidis- 
sima biblioteca (i), dichiarando essersi a quelle par- 
ti limitato ove si discorrono i iiti ed i costumi di 
que’ tempi , e lasciarne la intera fatica a chi amas- 
se conoscere meglio le recondite bellezze del divino 
poema , o si vero riprodurre dottrine gramaticali o 
favole et niche , o raccordare cose già conte per la, 
grec a e romana Istoria ( 2 ) . 

Nè trapasseremo aver molti tenuto avviso che an- 

( 1 ) Murat. îoc. cit. pag. 1029, tu 3 û, 

(1) U»i. 






/ 

/ 


/ 


K - , 


! 


8 a 

ph« il commento Italiano edito nel nj .77 per Vint 
delino da Spira in Venezia , e di cui ( attestante 
Lodovico Muratori ) molto si valsero gli accademi-: 
ci délia cmsca ne’ primordii almeno délia forma- 
sione del vocabolario, fosse opéra di Benvenuto (i), 
e che in taie opinione consenti un eruditissimo bio- 
grafo Imojese. 

Il quale a sostegno di taie sentenza ragiona corne 
dal sapersi essere la chiosa di Benvenuto esistente 
nelle tre accennate biblioteche scritta latinamente 
non potrebbesi inferire ch’ egli un’ altra Italiana 
non ne componesse , nella guisa stessa che a tacere 
di molti, adoperarono negli ammaestramenti degli an- 
tichi Bartolommeo da S, Concordio, nello specchio 
di penitenza il Passavanti , e ne’ suoi trattati 1’ Al- 
bertano , i quali pell’ uno e nell’ altro idioma quel- 
le opéré dettarono ; essere a credersi che corne il 
Boccaccio , e dopo lui Antonio Piovano in Firenze, 
Francesco di Bartolommeo da Buti in Pisa, Gabriel- 
lo Squaro in Venezia , Filippo da Reggio in Piacen- 
za le leziopi sull’ opéra di Dante avranno in lingua 
italiana pubblicainente dettate , cosi praticasse Ben- 
venuto in Bologna ; e che quelle sposizioni dovendo 
tenersi più. estese e più fécondé de’ commenti me- 
desimi non è irragionevole concludere aver con esse 
composta 1’ Imolese anche una chiosa italiana : la 
vicinanza infine délia patria di Benvennto a Raven- 
na , ultimo domicilio dell' Alighieri , avergli dato 
per av ventura facile campo ad essere in famigliare 
consuetudine con lui che aveva tenuto sempre a 
guida de’ proprii studi, e quindi animo a non pre- 
terire un commento anche nella lingua italien che 

(1) Rivalta saggio di Prose, e Riiria pesaro per X* Amatina 1784. 
pag. aoo. Annotas. alla Bibliot. del Fontanini pag, * 5 . disert, Yo 
lue, eit. Tout. I. Disert. 9. pag. 37, 



zed bÿ~ Google 



35 

già dfvenuta propria délia nazione ogni d\ cresceva 
jn uso ed in istima. Tutto questo discorreva jl lo- 
dato biografo(i); ma alcuni confronti per diligent 
d’ industri filologi instituiti tra il commento italia- 
no délia edizione Spirense , ed il testo latinq auto-! 
grafo di Benvenuto (2) preatarono giuato motivo a 
sentqne in contrario. Perché mentre il Macri nel suo 
Dizionario alla parola N1COLAITÆ attribuisce a 
Benvenuto quel ridevole raeconto che nella edizione 
di Spira si legge nel Commento al Canto 28 dell’ 
Inferno , essere stato cioè Maometto Cardinale Apo- 
Stata , e corne taie nella nona bolgia condannato ; 
e montre nella edizione stessa ail’ argomento del 
Çanto 3. dell’ Inferno il vile rifiuto di che tocca 
quivi 1’ Alighiep vuolsi riferire al Pontefioe Celesti- 
no V , nel manoscritto latino commento del Ram- 
baldi , non è parola affatto di quella favolosa nar- 
razione su Maometto ; e nella chiosa al nomato Can- 
to 3. ferma egli con molti seutepza , il triato auto- 
re del rifiuto doversi credere qqell’ Esau la cui ri- 
nuncia al fratello Giacobbe gli parve quanto gran- 
de per 1’ oggetto , vile altrettanto nel rinunciatore. 
Chè anzi più , ad uno ad uno discorre il cfiiosatore 
Imolese , ed a tutt’ uomo combatte i motivi ond’ al- 
tri fu animato a sentire , che avesge P Alighieri ri- 
volte a} santo Pontefice quelle parole ; e ramona co- 
rne se la rinuncia alla pontificale dignité , che ogni 
altra avanza in grandezza , grande dee giustamente 
considérai ; e se Celestino poteva forse anche più 
nella universale cura delle anime che nella quiete 
e nell’ pzio di un eremo rendersi benemerito ai cat- 

(i) Ri val ta loc. pi t f pa g. 195. et seq. 

(a) Barcellini Industr. Filol. Milano 1701. Indu»tr. II. Cap. I. p. 96. 
Qu&dri ragione di ogni Poeaia Toin. X. pag. 340. * 4 *- Rivalta loc. oit* 
$*€* x 97 * Murat, pag. 10*9. Bibbl. Laurcut. Cod. I. Scoxnn. 





34 

tolico mondo , non porciô la rinuncta di lut a quel 
seggio stipremo dovrebbe aversi per atto di vile a- 
ninto , nia si piuttosto di eroica modestia e di umi- 
liazione magnaniraa : laddove non appena seppe egli 
essere stato eletto Pontefice , che ratto col discepolo 
Roberto alla bramata solitudine si rifuggiva ; dalla 
quale , poichô fu tolto per assumer© P augusto mi- 
nistero , nell’ atnpio palazzo pontificale non d’ altro 
si giovô cbo di un' angusta cella quivi espressamen- 
te costrutta , eetnpre loutano da temporali negozj e 
da brighe civili ; quando alfine la dignità ed il po- 
tere deposto , quasi da cattività liberato , ail’ utni- 
le abituro romilico con estrema gioja faceva ritor- 
no (i) . 

Se perô gli eruditi in questo consentono non es- 
sere Benvenuto autoro del commento edito a Spira, 
e se i confronti instituiti specialmente dal diligen- 
tissimo Abbate Dionigi tra i diyersi commenti Ita- 
liani diruostrano essere pure errata la opinione di 
loro che & Jacopo délia Lana attribuirouo il cotn- 
juento anonimo dctto dagli Accademici délia Crusca 
quando il buono quando 1’ antico , e quando 1’ ot- 
timo , e limanere tuttavia ^raveineute dubbioso se 
lo stesso Jacopo possa dirai autore «Ici commento 
Spirençe ( 2 ) , niu.no da oiù disiente che Benvenuto 
non posa» avéré commentato anche italianamente il 
divino Poeiqa : se non che , corne lo studio adope- 
rato per conservare e custodire il latino autografo 
commento non fu taie per avventura riguardo aile 
lezioni ed al conqnento Italiano da impedirne il de- 
perimento di cui è a dolersi , non è ingiusto con- 
getturare che quegli scritti venuli aile mani di al- 

fi) Excerpta loc. cit. Corara. ad Qant. Iüf. Vers. 48- et vide. Mu-* 
fit. io 38 . Bivalta 198. 199. 

(a) &<xs i hoco citât©. 


rï 




35 

trui , taluno o *i facesse bello , o molto almeno dell’ 
opéra di Benvenuto si giovasse , corne avvenne del 
commen to latino (i). 

Ma se poteva essere soggetto di disputa e di ri- 
cerche che Benvenuto fosse autore anche di un com- 
mento Italiano, nol sarebbe certo 1' opinione di que’ 
che si avvisarono avéré si il Petrarca e si pure il 
Boccaccio avuto a maestro il Rambaldi (a) sol che 
si consideri che nacque il Petrarca nel l3o4, Ben- 
venuto nel 1306, Boccaccio nel i3i 3, e che quin- 
di non è fra loro tal divario di età che 1’ uno pos- 
sa ragionevolmente credersi essere stato insegnatore 
dell’ altro; se già pur non bastasse avéré di sè scrit- 
to il Petrarca che in Carpeatrasso , ed in Avignone 
compl gli studj , non che di Dialettica , di Grarna- 
tica eziandio e di Rettorica (3) , e Benvenuto , an- 
îsicliè discepolo , appellare suo maestro il Boccaccio, 
perché ne »dl le lezioni nel dettarc le quali il pre- 
cedeva ( 4 ). 

Questo si che anche col Petrarca ebbe Benvenuto 
fapiigliare comunione di stndi e di lettere : ùi che 
è prova la XI delle senili indiritta Ad Benvenutiun 
rhetorem Imolensem nella quale il Petrarca esalta su 
di ogni arte liberale la Poetica , e tiene sentenza es- 
sere la divinité degno argomento a’ poeti, ed alla 
religione bel decoro ; doversi agli osceni scritti poe- 
tici dar biasimo ; ma se in quelli ô maestria di ar-< 
te , e bonté di stile per questa parte commendarsi, 
co» desiderio che a pii» favorevole, od almeno a 


fi) Alessandro Vellutteîlo nella vîta di Dante. Murat, pag. 10*9. 
(a) Manzoni Hiat. Ep. Iznol. Faventi© 1719* pag. » 56 . Tirab. 6 tO* 
ria loc. cit. ut lib. III. pag. 340 , oye cita il Mazzucchelli. 

( 31 Petrarca Epist. ad Po«te{, 

(4) Rlyaltu loco cit. 19 z. 




36 

non impure materie «an volti (i); alla quale let- 
tera soggiungeva 1 ’ Imolese 1 ’ altra che comincia 
„ Litteras tuas de Poetis et Poesi amicissime legi 
ove gli dà conto avéré fino dall’ anno precedente 
data 1’ ultima rnano al commento délia divina com- 
media , e tenere in serbo alcune note in ischiarimen- 
to aile latine Egloghe di lui , «cri t te ad impulso del 
Boccaccio ; del quale pur pensa va , illustrare le ri- 
me pastorali , onde cosl sempre più chiara risplen- 
desse la fama di que’ tre sommi che sedevano prin- 
cipi de’ Poeti , e che délia greca , délia latina , e 
délia volgare Lingua erano prime luci in quel seco- 
lo, con animo di tutto inviargli quando incontrasse 
averne fidato mezzo (a) . Ora se di questa lettera 
( che Girolamo Claricio chiarissimo concittadino del 
Rambaldi pubblicava nel libro ove pur sono I’ a- 
morosa visione del Boccaccio , ed una apologia con- 
tro i detrattori délia Poesia di quel soavissimo Cer- 
taldese ) fosse autore Benvenuto alcuni dubitarono. 
E poggia il dubbio ad una énfatica espressione che 
leggesi nel commento al Canto 18 dell’ Injerno 
vers. 2.8 , e precisamente nel codice Estense , cou 
che Benvenuto acerbamente si duole cssersi quell* 
anno espugnata da’ Romani la superba mole del 
Campidoglio : la quale corne è conto essendo stata 
distrutta nel 1379; questo concludono non potere 
aver avute in tal anno contezza del compito laVo- 
ro il Petrarca , già cinque anni prima passato di vi- 
ta ( 3 ): ma sulla quistione altri sensatamente di- 

il) Petrarca lettere tenili lib. 14, K P . i>. 

(â) Rtralta loc. cit. pag. 19a. 

\ 3 ) Rivalta loc. cit. Claricio Girolamo 1 * amorosa visione del Boc- 
caccio, e apologia contro i detrattori dalla Poesia del medesimo Ve- 
ncria p«r Zoppino i 53 i. Tirab. loc. cit. N. 11. Excernta Gomm. ad 
Gant. t8. lofer. Vers. ai. 1070. 



scorre corne non ripugni credere che al comment» 
già molto prima impreso , e con lungo e certamen- 
te sudato lavoro condotto a termine , desse 1’ ulti- 
ma mano Benvenuto vi vente il Petrarca , e le sin- 
cère osservazioni del dottissimo amico amasse pro- 
curarsi ; quindi che debitamente corretto ed eroen- 
dato solo nel 1379 ne dettasse copia per presentar- 
ne quel principe cui lo intitolava ; essere inoltre a 
considerarsi corne la lettera venisse pubblicata qna- 
le scritto autografo di Benvenuto non solo dal Cla- 
ricio , ma per F austo da Longiano eziandio , il qua- 
le la pose in fronte al suo commento sopra le rime 
del Petrarca ; e che entrambi codesti uomini per 
scienza e per erudizione pregiati , e per età meno 
di un secolo da quello del Petrarca e di Benvenuto 
discosti, o difficilmente ne ignorassero il vero auto- 
re , o tenendola non più che supposta autografa del 
jRambaldi non 1* avrebbero per vera pubblicata (1). 
Anche la Bucolica del Petrarca commenté Benvenu- 
to ( e questo è a vedersi nella edizione che appare 
pubblicata nel 1416 , anzichè corne il fu nel 1 5 1 6 , o 
nel sesto stesso delle opéré del Petrarea impresse in 
Venezia il i5o3 per Simone Bevilacqua Pavese ) , in 
fine aile quali la inserl rinnovato pur anche il fron- 
tispizio delT intero libro , ed aggiunta ail’ Indice la 
indicazione del commento , il quale ha in fronte il 
seguente titolo „ Bucolicum Carmen in duodecim 
eglogas distinctum cum commento Benvenuti Imo- 
lensis viri clarissimi , e più oltre — Francisci Pe- 
trarcœ Laureati Poetœ super Bucolico Carminé sub 
viro venerando et farnoso magistro Benvenuto reco- 
lectce féliciter incipiunt. 

(1) Rivait» loco cit. 194* F austo da Longiano nel Comm. ixapreuo 
in Venezia i 53 a. Giuseppe Bet&ssi nella vita del Boccaccio in iront* 
alla genealogia degli Dei. , 



58 

Il pregio del quale lavoro si fa apertanlente ma- 
nifesto ove vogHasi por mente corne sarebbero tut- 
tavia ignoti i soggetti di che il Petrarca in quelle 
egloghe si proponeva ragionare , se per la chiosa 
non venivano dichiarati : nè certo era facile imma- 
ginare che per le parole di Niobe nella Egloga XE 
intitolata Galatea avesse avuto in anirno il Poeta di 
disegnare il luogo ove 1’ amata Laura ebbe tomba, 
se Benvenuto non alzava il velame sotto cui celar 
ne voile il mistero. E vaglia pur anche a conferma- 
re il merito del commento 1’ autorità di quell' ono- 
re delle Italiane lettere Giulio Perticari , di cui sa- 
rà sempre lagrimata la perdita , il quale con la chio- 
sa di Benvenuto stimô far corredo allô squisito su» 
volgarizzamento délia VI Egloga, non ha molto pub- 
blicato , a passo a passo riproducendola corne sta 
nell’ originale. Oltre che giova sopra tutto conside- 
rare che avendo il chiosatore voluto a giudice dél- 
ia verità del suo commento lo stesso autore delle 
Egloghe , non puù dubitarsi ch’ egli non consentisse 
nella spiegazione data dal Rambaldi a pi à nascosti 
Concetti. 

E poi nella edizione del Pavese altra opéra del 
Rambaldi ( che alcuni al Petrarca erroneamente at- 
tribuirdno ) nomata Libro Augustale che compren- 
de la Istoria degli Imperatori da Giulio Cesare fi no 
a Wenceslao, durante il cui impero tiensi avéré Ben- 
venuto cessât» di vivere , e cioè nel i3po (i). E 
copre il libro la seguente epigrafe : Famosissimi Ora- 
toris Historiographi et Poetœ Benvenuti de Ram- 
baldis libellas qui Augustalis dicitur continent sub 


(i) Manzoniloc.cit.a56. Marchai cap. de Poeti tôt. Alberti Cart. 
375. e nel le opéré del Petrarca improtse in Aigentina dalla prefaziofi* 
di Lucio Âbrfitinio. 



3$ 

compendio brevem descriptionem AugustorUm üsque 
ad tempus suum. 

Altre edizioni quindi di quella uscirono in Fano 
il i5o5 ed in Argentina il 1 555 ; e venne pure il 
libro compreso nel Volume a. delle cose Germani- 
che dal Freclieio pubhlicate 1’ anno 1602, le quali 
nota il Muratori aver riconosciute mediante i con- 
fronti instituiti col Codice Estensé nella dizione ë 
nella sostanza viziate. 

Il manoscritto finalmente del Volume dedicato pur 
esso a Nicolô II d J Este non solo è nella Estense 
ma nella Ambrosiana con questo titolo : Libellus 
clarissimi Historici Benvenuti de Rambaldis de Imolu 
ad nobilissimUm illustrera Marchionem Ferrariæ Ka- 
lendis Januarii novo adventante anno i386 a Julio 
Caesare ad Wenceslaum usque Imperatorem Caroli 
filium Augustorum vitam. breoiter scribit (1). 

E comecchè le vite degli Augusti fossero tacdato 
di sovercbia brevità, e di poca accuratezzà (2) di- 
scorrono intomo a tal opéra gli eruditi ; la concisio- 
ne negli scritti non éssere imputahile a vizio , nà 
degna di biasimo , ed essersi il Rambaldi a quellà 
attenuto si perché intese scrivere, piuttostochè vite, 
semplici commenti , si pCrchô gli erano State dal Se- 
renissimo cui le ofleriva in tal forma commesse ; ba- 
stare quindi a piena ed autorevoie conferma délia 
bonté di quel libro che il dottissimo Enea Silvio 
Piccolomini ( poi Papa Pio II. ) con eguale brevità 
dettasse , quasi seguito ad esse , le vite <£ altri quat- 
tro Imperatori ; e alla perfine se non è in quelle nè 
èleganza , nè magnificenza di eloquio , i tempi , non 
P ingegno dello scrittore doverne essçre accagionati j 

II) Murat, pag. 1089. 

(a) Tiraboichi lib. II. Cap. 6. N. *6. 



/ 


4° .. 

«d a tütto suppllre la mlrabile brevità e verità che 
le informa (i). 

Non dee pertanto recare meraviglia se, dotto com- 
mentatore Benvenuto delle opéré di loro da’ quali 
ebbe nome il secolo XIV , fosse riputato illustre fi- 
losofo ed istoriografo nori solo , ma oratore e poeta 
d’ immortalé fama degnissimo ; che il commento 
a/T Alighieri è sparso di erudizione vasta e profon- 
da , e quale il valentissimo con sagacità di giudizio 
Beppe derivarla dagli antichi Istorici , e Cronisti , e 
da libri de’ più sapienti scrittori délia età sua. E 
la somma perizia di Benvenuto nella facoltà poetica 
xiluce pur bene tanto in quella chiosa , che nell’ al- 
tra aile Bucoliche , siccome nel libro Augustale la 
dottrina e la severa imparzialità che allô storico si 
addice. 

Cosl se fecero chiara la Patria del Rambaldi per 
la santità délia vità un Grisologo già fra celesti an- 
noverato , e fra Dottori délia Chiesa ; ed un Gio- 
vanni ed un Alessandro da Imola quegli sotnmo 
Giureconsülto, questi nomato padre anzi monarca 
délia Giure-Prudenza ; un Innocenzo Fràncucci emu- 
latore del divinO Raffaello ; un Barbiéri primo pro- 
n pagatore ad Italia di nuove fisiche scoperte ; se An- 

tonio Maria Valsalva Principe degli Anatomici del 
suo secolo ; ed il Ghini, ed il Valeriani, 1’ uno dot- 
tissimo nella scienza Botanica, 1’ altro in quella dél- 
ia pübblica Economia , per aver primi sostenuto in 
Bologna il tnagistero delle rispettive dottrine in tan- 
ta altezza di fama salirono ; se un Roberto ed un 
Lippo Alidosi un Guido Vaini un Giovanni e Cor- 

(r) Dizionario Iitorico stampatn nel 1773 . «lia paroi» Rambaldi 
Rivalta pag. ao5. ao6. Aeneas SyWim in principio Europae suae. Ri- 
vait» pag. aoj. e tutti gli Autori citati alla nota i. Murat, loc; cit.' 
pag. i o3o. 



4 r 

ratio Sassatelli , un Taddeo délia Volpe strenui nell’ 
arte del guerreggiare e gloriosi , la cittadina grandcz- 
za ognora più segnalarono ; se la onoranda famiglia 
dei Flaminj ed il Cânti e lo Zappi ed Antonio e 
Camillo Zampieri e Nicola Codronchi procaceiarono 
alla Città di Santerno nome immortale nell’ Italia- 
no Parnaso , ben va ella superba che nell’ illustre 
schiera di bella luce risplenda il nome di un famo J 
so per universale dottrina. 


— — 




EEOGIO 

DI 


ùiags&aiDa© sû&s&Qsrc 





AL NOBILE SIGNOR. 


AVVOCATO DOMENICO CASONI 


TIBERIO PAPOTTI. 


tdéio cariAU/mo ^urjfùno 


nuco 


iOe degll Elogi de’ nostri famosi , per me fin qui 
pubblicati } presentava io in segno di riverenza e 
di affetto , que’ concittadini a’ quali mi obbliga o 
rispetto alla dignità ed al sapere , p debito di rico- 
noscenza , o vincolo di santa amicizia , giusto pur 
era che quello ora dettato ad onore di Alessandro 
Tartagni lume di giureprudenza io offerissi a Te eu- 
gino , ed amico mio dilettissimo , in cui la patria o- 
nora il valente giureconsulto , ed al quale mi con- 
giungono vincoli di sangue e di sincera affezione. 

Ecco pertanto che l’ Elogio del Tartagni esce in- 
titolato al tuo nome ; che se io non giunsi a degna- 
mente lodarlo con le parole , meglio ne faranno le 
tue opéré rediviva la veneranda mernoria ; e tu ama- 
mi quanto io ti amo , e cioè grandemente . Addio. 


Di Fcrnîo il 3i Ottobre i83a. 






Quando le scienze m Italia a nuova vita risorsero, 
tenue su quelle la grave giurisprudeiiza il primato ; 
e hen con buone ragioni ; imperocchè i più gentili e 
culti popoli furono di leggieri fatti accorti, quanta 
valcr potesse il ministère» di valenti interpreti delle 
leggi atl owiare aile cavillose controversie, e a con-» 
tenere ne’ limiti del retto e del giusto le private 
pretese : e già , rinnovati coll’ andare delle età i ci- 
Vili ordinamenti, ebbe tregua quell' amaxa querela, 
phe 1’ uffieio di dare sentenza sulla vita e sugli a- 
veri degli uomini, messo in pubblico mercato, si al- 
logasse quasi per via di contratto ; e che I 4 giustir 
zia lungi dal riguardarsi corne cosa celeste vile e 
vendereccia fosse renduta , ed a rischio di partito 
quasi abbjetta merce avventurata. Per6 i nobilissi- 
mi ingegni italiani che diedero opéra a severi studi 
del dirittOj e che in questa scienza eziandio furono 
a tutta Europa maestri , splendidi onori e privilegi 
jperitaxono, ixi al fiasco di regutmti sodetteio oracq- 


Ji delle corti e mini» tri del supremo volere. E ne\ 
H>colo XV, in cui fu chiaro il nome di tanti giure- 
consulti, (i) luminosa mostra di se fece Alessandro 
Tartagni, che i contemporanei tennero in alto pre- 
gio j che la storia onorô del titolo di aureo veridi- 
co illustre dottore de’ suoi tempi ; e che 1 ’ univer- 
sale voto di sapienti acclamé tesoro di dottrina le- 
gale e padre, anzi monarca délia giureprudenza (a), 
lmola gli fu patria , e nacque di genitori illustri non 
pure per nobiltà di lignaggio , che per castigato co- 
stume ( 3 ). Ferace di mente, e nell’ applicare infa- 
ticabile , rapido corse gli umani ed i filosofici studi, 
ed in quelli più gravi délia ragione civile ( a’ qua- 
li intese in Ëologna compiuto appena F anno 14 ) 


(1) Tiraboschi storia délia letteratura italiana lib. a. Vol. 6. pag. %. 
j»dizione milanese. Fantuzzi nelle notizie degli scrittori bologonesi roi. 
8. pag- 88. e 89. 

(a) Vedi la tifà di Alessandro Tartagpi scritta da Niccola Ant. Groa- 
sûo t e posta in trou te al prpno volume de’ consigli dello stesso Tar- 
tagni: la stpria d’ lmola per Benedetto filippini. lmola 1810. vol. 8. 

S ig. 40. Ladvocut diz. stor. vol. 7. p. il. Juris cous, vitae per Jo. 

. «rie. L/ud. Gomez 4 et Jo. Fichard. pag. a 53 . Tiraboschi loc. cit. p. 
65 1. Torsani nella sua orazione de laudibns Fori Cornelii pag. 97. 
Jftanzoni hist. J£p. Im. pag. a 85 . Di lui inoltre scrissero onorevolmen— 
tc Touimaso peplpratazio , Giacinto Vincioli nell' indice de* più cele- 
bri giufecoqsulti pag. 719. , il Burgonense lib. |. pag. 3 o 6 ., il Mar- 
chesi ne' pionum. vixor. illustr. Galliae Tog. pag. 71., il Ghellini nel 
teatro tom. a. pag. a., il Papadopoli nella stona délia università di 
Padova tom. 1. lib. 3 . cap. a., il Pancirol lib. a. cap. 11 a., il $or- 
setti storia dello studio di Ferrara vol. (►. ]>ag. 3 o., Pelleg. OrJandi 
pag. 47 - > Mureri nel diz. stor. , Gesnero, Brumaldi , Alciato pd altri. 

( 3 ) Veggansi gli autori sunimentovati. Nacque Alessapdro Tartagni 
in lmola il i 4 a 4 * Antonio di questa famiglia che fino ab antico fu 
uatrizia i mol ese.' Emerge in fatto nelle cronacbe del 1067., corne Ca- 
listo Tartagni lasciato il servigio de’ Veneziani divenne capitano del 
popolo d* lmola , e si ha negli atti délia seg. magistrale per rogito del 
Pizzolo , che Guido Tartagni consigliere d' Jinola giur6 fedeltà ad En- 
ricc veacovo nel 1187. allorehè distrutto il castello di sau Cassiano 
vennt egli ad abitare la città d’ lmola. Finalmente dal testamento di 
Afaghibardo Pagano si raccoglie che fin dtdLT auno i 3 ç 3 . cbbo la £*- 
uugiia Taitagui il patriziato ünolese. 




là pur quella scienza Giovanni di Nicoîo degli Ugo- 
doniggj , o Nicoletti suo concittadino prima luce non 
solo degl’ imolesi giureconsulti , ma di quanti allora 
professavano in Italia la scienza delle leggi ; ed eb- 
be precetti eziandio da altri dottissiini uomini , cbe 
redi delle dottrine dell’ Irnerio primo insegnatore di 
quella scienza in Italia (i) e nella stessa Bologna , 
in taie facoltà quivi allora sedevauo maestri (a) . I 
quali non alirimenti corne 1’ industre agricoltore tut- 
to si gode del frutto che aspetta da sudati lavori , 
carissimo avevano il Tartagni ; conciossiacliè a bella 
e sicura speranza di onore , e per la patria e per 
loro stessi , li animava lo ingegno del valcjitissimo 
alunno : nè falli la lusinghiera fiducia de' precetto- 
ri ; che la sapiente università bolognese il decorb di 
laurea compiuto appena 1’ anno XXI , ed in patria 
ove fece ritorno sali ben tosto la cattedra di civile 
diritto (3). Nel tenere il quai magistero venne in fama 
di si valente legale filosofo , che a lui , quasi comc 
ad oracolo , ricorrevasi per la decisione delle più in- 
tricate quistioni. E bene consacrato a quella scienza 
gravissima délia ragione civile , che contempla fino 

(i) Gravina Je origine juris civil is pag. 81. Venet. 175a. Ladvocat 
sopraeit. vol. 3 . pag. *47. 

(a) Groazio , e gli altri citati alla nota a. Chi amasse avero più e- 
stese notizio intorno a Giovanni da Imola, il cni gran nome e su pe- 
rfore ad ogni elogio, legga nel citato Fantuzzi alla pag. 35 i. del vol. 

ove con accuratezza e verita di storico è descri tta la vita, e sono 
commendate le opéré di queato celebratissirno giureconaulto. Ehbe il 
Tartagni ad insegnatori oltre a Gio. da Imola, Giovanni di Anagni, 
Floriano da s. Pietro, Angelo Gambiglioni, Paolo di Castro, Gasparo 
llingliieri, corne è a vedersi nel Fichard. vitae juriscons. e nello stes- 
*0 Alessandro al cons. a6. N. 4* « 173. N. n. lib. 7. 173. in princ. 
lib. 7. idem in addit. ad Bart. in leg. f . cod. de sacros. ecles. in ver- 
bo voluntas captatoria. Hyppoliti Murvil. in pvax. § opportun. N> 4 °* 
Çatel. Gotta in memorab. tit. de jurisperit. 
ktoria patria » e Groazio loc. cit. 

4 


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5 ° 

dal loro nascerc gli uomini , cd in ogni azione délia 
vita li segue , e con loro , per cosl dire anche estin- 
ti , ragiona , vide egli chiaro che , quale non ama 
confondersi fra la turba volgare de’ legulei nuda- 
mente apparando la legge e le materiali parole ado-, 
perate a dettarla , dee , giovato dalla storia de’ tem- 
pi , attingeme le dottrine alla vera fonte del natu- 
rale diritto , e procacciarsi profonda e piena cono- 
scenza dell’ uomo onde discernere ed apprezzare lo 
spirito e la bontà di quelle leggi , da cui sono i po- 
poli govemati. Perché dériva appunto 1’ accorto e 
sapiente giureconsulto le ragioqi di queste leggi dal- 
le sorgenti medesime onde ebbe origine il diritto di 
natura e degli uomini ; e se vi scorge bontà ed e- 
quità , è presto a concludere che in quelle è certo 
principio di giustizia ; né si propone e dà opéra, con 
speranza di Lella ed utile gloria , a saggio investi- 
gare se non quando la materia délia sanzione per se 
inesplicabile o non del tutto indubitata , o taie al- 
meno da non essere senza lungo studio nel suo vero 
senso compresa , ebbe d’ uopo de’ mutamenti de’ le- 
gislatori , o di essere per le chiose di prudenti uo- 
mini dichiarata. Per ci6 stesso fu di buon ora con- 
vinto il Tartagni , corne il misera ricoglitore di ste- 
rili ed astratti teoremi , o chi erra inccrto o ligio 
ail’ antiquato interpretare de’ secoli dell’ ignoranza, 
con ogni facilité si avventura a derivare dall’ appli- 
cazione di fallaci opinioni errate conseguenze , im- 
primendo alla legge quei difetti che , per solo mal 
criterio , si avvisa avervi scorti , sicchè poi con di- 
ecapito e querela délia ragione delle genti , veste 
il torto di divise non sue. 

Non andô guari intanto che la voce del sapere del 
Tartagni rapidamente divulgata , fece bramosa la 
citt4 di Reggio di averlo , corne pur 1’ ebbe sebbe- 




Sj 

pe per breve tempo , giudice nelle cause , forensi, e 
quelle di Pavia di Ferrara di Padova di chiamarlo 
in que’ nobilissimi , e fiorenti archiginnasi , a dettar- 
vi lezioni di gius civile (i). 

Intomo a che se gli storici in geqere e gli scrit- 
tori délia vita di lui non valsero ad indicare con 
accuratezza le epoche nelle quali passô dall’ una 
ail’ altra delle illustri città ove resse le cattedre , e 
quella precisaipente in cui occupé la carica di vi- 
cario per la città di Bologna , e di assessore presso 
Martino délia Rocca di Ascoli , ( conservatore cola 
di giustizia e del popolo ) ben il potè quell’ accu- 
Tatissimo Fantuzzi nelle notizie degli scrittori bolo- 
gnesi da lui raccolte , e nell’ opéra sotto questo ti- 
tolo pubblicate ( 2 ) . E fu in Padova ove sorta fra 
Alessandro ed il notissimo giureconsulto Bartolom- 
meo Cepolla certa disputa di preferenza , aperto di- 
ehiarava non doversi il primato alla età ( nella quale 
d’ assai il Cepolla avanzavalo ) ma alla dottrina, ed 
essere ingiurioso misurare con la età la sapienza (3) . 
Nel quale sano e giusto principio volentieri accor- 
daronsi que’ che allora si riputavano onore dell’ ac- 
cadeinia di Padova , un Angelo Libaldo , un di Ca- 


(i) CHe Tartagni fosse lettore di diritto in Ferrara cd in Padova il 
dice egli stesso nel co>ns. 79. in fin. iib. 6. et ad leg. primit. ia. ff. 
quod quisque juris. Resp. 169. N. 3 . Iib. 5.5 in Pavia lo afferma il 
IVIantua in epit. vir. ill. e ne parlano in genere il Groazio il Fantua- 
ai il Tiraboschi, la storia patria, il Çravina, il Borselli negli annali 
kolognesi, il Marchesi, e 1 * Orlandi pag. 47. 

(al Ist. patria. Tiraboschi loc. cit. Per le diverse epoche poi , nelle 
quali fu egli giudice a Reggio e professore in Pavia ed in Padova , 
*?££*** particolarmcnte il Fantuz. al loc© cit. pag. 89. 90. ove con 
giùstificati ragionamenti dichiara ci6 che in questa parte era stato o 
tacciuto od erroneamente narrato da altri istorici e biografi. 

( 3 ) Juriscoas. vitae e Groazio loc. cit. e pin precisamente il Fel. 
ad Ruhr, de Mayo, et Obe. N. 3. il Ficardo, e la storia patria coma 
jopra. 



5a 

stio giuniore , un Roselli , un Sanbiagio professorj 
cssi pure di sacro e civile diritto , e che ail’ Imole- 
se giureconsulto ( già noverato fra dottori di quell’ 
alxuo collcgio ) non sapevano disputare il primo po- 
sto tra cattedratici comechè più provetti e più a- 
dulti (i). 

E la dotta Bologna bene avvedendosi corne avven- 
turosi reputavansi que’ luoghi , cbe goder potevano 
la presenza del valent’ uomo , non fu tarda a pro- 
curarsene il riacquisto. A Lui pertanto cbe essa un 
tempo nudriva a quegli studi medesimi ne’ quali e- 
ra divenuto si famoso insegnatore , volendo dar pro- 
va délia stima in che tenevalo , e quasi guiderdonc 
pel decoro da lui accresciuto alla sua fama , il chia- 
inô a dettarvi lezioni di pubblica ragione civile , e 
lui aggregô ail’ ordine ragguardevole de’ cittadini bo- 
lognesi. Non è quindi a dirsi corne il voto dell’ u- 
niversale facesse e quivi ed altrove plauso alla scel- 
la ; che innumerevole già fu semprc ovunque il con- 
corso de’ discepoli , delle più remote nazioni ezian- 
dio ad udirne i dettati , fra quali mi giova princi- 
palmente, ed a maggiore onore del, Tartagni distin- 
guere quel Bartolommeo Soccino Senese, che fu lu- 
me ed oracolo di civile giureprudenza, e un Giasone 
Maino, un Riminaldo, un Lancellotto, il Decio il Bo- 
lognini il Campeggi, che lasciarono di se e de’ rice- 
vuti insegnamenti chiarissima rinomanza ( 2 ). Nè gli 
nocque il confronto di un emulo egregio che ebbe 
in Bologna nel rinomatissimo legista Andrea Barbaz- 

i l) Groazio, e Tiraboschi loc. cit. e JiJ>. decret. Ven. Coll. Patav. 
a) Alex. Resp. 17. lib. 5 . e 37. lib. 7. Soccin. in lib. certi con- 
dictio col. 1. ff. si cur. pet. Jason. Respon. 4 a « N. 3 . Lancoll. in leg. 
onmes col. 4 * e 5 . fP. do justitia et jure. Alex. Rt-ap. 80. Lib. 5 . e 
i 45 . lib. 7. Lud. Bolognini in Repert. ad respons. Alex. lib. 5 . in pri- 
raord. La storia patria, il Groaeio, Tiraboachi , 0 gli altri in genere 
sopracitati. 


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r 


zi, il quale se aveva flono di facile rcminiscenza, e- 
ra perô in dottrina di gran lunga al Tartagni infe- 
riore (j). 

E bene a giusta ammirazione commoveva ognuno 
quella lucentezza con che valse a diehiararè i luo- 
ghi pifi astrusi del romano codice ; e la felice alacri- 
té onde scioglieva i dubbi più gravi ; e il saldo ra- 
gionare col quale sosteneva le dispute ; ove , sebbe- 
ne aperto nel dire o sclxivo di moleste sofisterie e 
di inutili sottigliezze , non rifuggiva giàmmai dallo 
addentrarsi, pénétrante indagatore, nella materia di- 
sputata ; perché avido di giungere al discoprimento 
del vero, che era la sola sua meta, e pronto a pu- 
gnace in difesa di quello corne per le patrie mura 
il cittadino valorôso, si il poneva in luce, e con ta- 
ie sicurezza di giudizio, che non era chi non si di- 
chiarasse convinto délia proferita sentenza. Con che 
fece pur chiaro che aveva bene appreso dovere es- 
ser guida a giurconsulti non i dettati dei pedanti 
ma il ragionare de’ filosofi, nella guisa stessa che, fio- 
tente la romana giurcprudenza, a Scevola a Pompo- 
nio a Papiniano ad Ulpiano furono scorta le dottri- 
ne degli Stoici e del Peripato. E con gli esempi 
mostrava doversi dal cattedratico consultare la ra- 
gione , anzichè gl’ immensi libri , onde a noi ven- 
ne il tenebroso e partigiano opinare di tanti inu- 
tili chiosatori. Nè tacerô che facondo e nervoso ad 
un tempo da lui usciva il discorso , e che non solo 
le dottrine, di che aveva tesoro, ma le autorità de- 
rivate dagli antichi maestri mandava ad ogni istante 
a memoria , e queste corne se proprie fossero a di- 
vers! casi inaestramente applicava (a) : raccomanda- 

(i) Grav. lac. cit. Groaz. ed altri. 

(a) Groazio loc, cit; 


I 





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va quindi agli alunni di registrare ne* loro scritti lé 
cose apparate onde serbarne utile e dnrabile rimem-< 
branza ( i ) ; e pur li ammoniva corne lo spositore di 
gravi e severe dottrine non ha d' uopo di abbelli- 
nienti o di arguzie per iinpegnare a riverenza, e per- 
suadera chl ascolta; che il discorso di sifïatte ma- 1 * * 4 5 
terie desta sempre per Sua natura interesse, quando 
in ispecie il vero vi emerge nella nativa semplicità 
dall’ ordine e dall’ unione di saldi e ben dedotti r'a- 
gionamenti. 

Laonde fa ragione cbe di lui dicesse 1’ Alciato 
ciè cbe di Scevola scriveva Tullio, e che dell’ Al- 
ciato stesso disse il Giraldi, essere cioè Tartagni tra 
giurisperiti eloquentissimo , tra gli eloquenti giuris- 
peritissimo. Né meraviglio che tanti sommi uomini 
ne Ievassero a cielo il sapere , ora nomandolo corne 
il dottissimo Sandèo lucerna ardente e nuovo lumi- 
nare di giureprudenza (a) , ora col sottilissimo Are- 
tino Francesco Accolti , e con Andrea Tiraquellio , 
col Giasone , col Çurti (3) clevato ingegno e tra i 
modérai inscgnaton eccellentissimo ; e quando coll’ 
arguto Suarez (4) coll’ elegantissimo Cotta (S) e con 
quel Nevizzano che fit solerte raccoglîtore di legali 
sentenze, uomo in ogni genere di dottrina squisita- 
mente versato, e principe de’ giurcconsulti del suo 
secolo (6) . 

Ma ciô che è più ebbe Iode perenne e concor- 
de, e Iode che fu grande e sicura, perché anche in vi- 

(i) Cravina lbc. cît. 

la) In comment, ad cap. a. N. 3 a. de reser. 

{ 3 ) la*, mayn. re*p. 6ï. N. 5 . lib. i. Curti resp. la. col. a. 65 . ccd; 
I. Tiraquel. in leg. si unquam in verbo suscep. lib. N. 7a. cod. de 
fevoc. donat. 

( 4 ) Suarez, ad § quoniam in prior. pag. 047. N. 3 . cod. de inoff. 
test. 

( 5 ) Cotta loc. cit. 

(0) N en 1*1110 in syl. nupt. lib. 5. tit. quando. 



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55 

tâ gli renne da uomini nfella legale fatioltà lodatUsimi, 
e perché lungi dal menomarsi col volgere degli an- 
ni fu confermata e si accrebbe. Né già mentre i po- 
steri lo ammirarono ne’ monumenti, che dopo se la* 
scié dell’ ingegno, poteano i contemporanei ( testi- 
moni del valore di lui ) negargli quell’ ossequio, dl 
che dallo stesso disperato gareggiare degli emuli non 
reniva defraudato. E beh diremo essgre argomento 
di maggiore onoranza pel Tartagni che a riguardo 
di Lui tacesse 1’ invidia, la quale ( corne per sen- 
tenza di Tullio e del Sulmonesc ne soccorre ) sem- 
pre è presta a susci tarai, ed a spargete,, tra gli uo- 
mini cobtemporanei in ispecie il suo veleno (i). 

Perù quel titolo di monarca de’ giureconsuld ( con 
tanta facilité a que' tempi prodigato quatoto diffici- 
le a meritarsi ) che ebbe vi vente e che le istorie 
conferniarono, gli venne per non mentito e non di- 
sputabile giudizio. Lo che sempre più chiaro risplen- 
de, tiguardando i monumenti di sapere su quali è 
foridata la gloria dell' illustre che comrnendiamo. II 
quale lasciando a posteri in retaggio il frutto di lun-< 
ghi faticosi ed utili studi, segui quel grave avviso di 
Pliuio , e quella legge non scritta sui marmi , ma 
stampata nel cuore degli uomini, essere cioè più glo- 
rioso per se, e per altrui profittevole , lasciare a fil— 
turi, anzichè una copia di averi che accrescono ric- 
chezze e fortuna al casato , le stabili dovizie délia 
mente e qualche frutto de’ prodotti dell’ ingegno, i 
quali nè scemano colF uso nè col tempo consumano, 
nè con le pubbliche o private rovine finiscono , nia 
rive sempre ed intere nel primo loro prezzo , e ad 
altri sempre giovevoli si mantengono ; nè certo te- 
rne il generoso largitore che ne avvenga il deperi- 

(>) Cicero de oint, Ovid. lib. i. aietamoiph. e Ub.de reû^î. araor. 



S6 

mento, o che a lui ne scemi la preziosa propriété, la 
quale anzi inviolabile si conserva nella peïenne me-* 
rnoria e riconoscenza dcll’ universale (i). Perciè i li- 
bri soli teneva Cassiodoro essere tigli dell’ umano 
ingegno, eredi délia parte migliore, vive imrrtagini tTi 
noi stessi ; quelli in somma, ne’ quali si ha di vita 
quanto aversene puù dopo morte ( 2 ) , e con sana 
ragione auguravasi Aulo Gellio di vivere tanto quan- 
to bastasse a servire ad altrui (3) . 

Tomando quindi aile opéré di Alessandro è prima- 
mente a dirsi di que’ notissimi consigli su molti de’ li- 
bri delle Pandette , da’ quali hanno sicura guida i 
forensi ; sendochè non emergono easi nel foro che 
già non siano in quelli prcvisti e con maturo senno 
dispiegati. E ben su tal proposito diceva 1’ Alciato 
che le varie opinioni onde spesso alimentansi le più 
intricate ed oscure diatribe , possono essere mirabil- 
mente conciliate , duce il Tartagni , i cui sapienti 
consigli meritarono per comunc voto di essere vene- 
xati corne parole di Giove , o quali oracoli cbe da 
Sacri tripodi emanassero. Belle altresi e lodatissime 
sono le addizioni da lui fatte ai commentari del Bal- 
do, e più ancora a quelli del Bartolo che egli ebbe 
in conto di sapientissimo. Vuolsi péri» avvertire col 
Suarez corne quivi ( non certo per colpa del Tarta- 
gni, che fu in ciù accuratissimo,- ma per la ignoran- 
za e negligenza de’ manuscrittori ) veggansi talvolta 
errate le cilazioni de’ diversi interpreti a’ quali si 
appelle ; perlochè meglio torna riscontrare le origi- 
nali opéré nelle addizioni citate. E chi vorrà por 
tnente allô stile dell’ Imolese basterà a distingue^ 


i l) Plinio epiat. li]>. i. o a. cp. 3 . N. 107. 
aï Cassiodoro oper. Tar. 

3) Aul. Gel. in fin. noct. att. 


te senza molto shulio le sue dalle alfroi glosse f 
te massime da quelle che quasi ingiuriosamente si 
tennero uscite dalla sua penna. Ma intorno ad un 
commentario al titolo delle azioni nel 4- libro delle 
istituzioni di Ginstiniano furono discordi i critici, ed 
i filologi ; che Lodovico Gomez , a tacere di altri , 
troV6 nello stile e tiella ubertà del dettato, ragione' 
di attribuirlo a lui laddove era comune avviso che 
compilatore ne fosse il 'Giasone : nè chi in tal gui- 
sa la sente dalla prôpria opinione recede , a fronte 
che Alessandro abbia narrato di avéré efFettivamente 
cominentato quel titolo ; imperocchè lasciando sta- 
re che Giasone ne fu pur esso splendidissimo in- 
terprète, e che mal si distingue la dizione di lui da 
quella dell’ Imolese, si pone in campo la non irra- 
gionevole congettura che i composti del Tartagni ve~ 
nissero aile nrani di quel valente di lui discepolo, e 
che con aggiunte ed ampliazioni ( sempre facili ad 
eseguirsi ail’ inventato da altrui ) fossero dal Gia- 
sone stesso pnbblicati. Per egual modo andô errato 
chi il credè au tore di certe regole pragmatiche e di 
illustrazioni aile decretali ed aile epistole Clémenti- 
ne, mentre è conto che tali opéré furono pubblica- 
te non dal Tartagni, ma dalP Antelli giureconsulto 
liorentino di nome pur esso Alessandro (i). 

E dalle opéré délia mente discendendo a parlare 
dell’ indole e de’ costumi di lui, ben ne gode 1’ a- 
nimo di narrare corne la soave e sincera bontà del- 
lo spirito il facesse avverso a dar voto nel giudizio 

(i) Groazio, la storia patria , e in généra gli scrittori che di lui 
parlano. Di lui ahbiamo Consil. sivo Resp. Vendus lib. 7. 1610. Com- 
ment. in 1. et a. partem codicis ven. 1576. Comment, in x. et a. Di- 
gesti novi partem. Ven. 1676. Report, copiosijs. Ven. i 586 . Super Di- 
gestum vêtus, et novum, et infortiat. cum. adnotat Caroli Molini L. 7. 
Lione i 556 . Consil. vol. 4 - Ven. 1570. 1576. 1677. 1587. 1590.' 

Francofurti 1578. 1610. Lngduni i 58 x. i 685 . 



de’ delinquenti, ed a riguârdo di quelli in ispecie 
che avessero meritato il capitale supplizio ; e corne 
iicco per domestica fortuna aborrisse dalla sordida 
avarizia, délia quale a ragione teneva non essere vi- 
zio più 80zzo e nefando : perché solea pur dire ave-* 
re apparate le leggi per acquis tarne dottrina , non 
per farne basso commercio. Fu il Tartagni di mez- 
zana statura, adusto délia persona, di viso piuttosto 
lungo con ciglio nero e naso aquilino. Amè gli u- 
mani studi delle lettere , e fu nelle divine versatis- 
simo i si conobbe di musica, trové nella caccia pia- 
cente diletto , ed ebbe in costume di portare sem- 
pre coperto il capo col cappuccio , e rasa la barba. 
Ciocondo ed amabile del semblante e del tratto, ma 
grave ad un tempo nelle parole avcva ben d’ onde 
avverare la sentenza di Socrate — parla perché io ti 
regga — che gli bastava il discorso a chiarire quai 
egli fosse nell’ animo, i cui soli intrinseci pregi dan- 
no diritto alla fera grandezza : laonde tenne doversi 
avéré in meritato dispregio coloro che le virtù del- 
le quali vanno privi vilmente vituperano , e dove 
sono le invidiano. Né seppe giammai , corne quell’ 
Attejo Capitone , far servo il proprio voto al vole- 
re de’ potenti onde averne onori e dovizie ; ma in- 
tegro del seutire ed aperto nel manifesrarsi ad altrui, 
imité invece F esempio dell’ incorrotto Labeone ove 
disprezzando la immeritata taccia di pazzo che Ora- 
zio per interessata riverenza ad Augusto gli dava , 
fu presto a rispondere essere ad ogni uomo dato di 
esporre liberamente il proprio giudizio. Né da tanta 
bontà e sapienza andô scompagnato il corredo di o- 
gni virtù : che fu egli uomo di soda religione e di 
intera probité, illibato del costume , d’ indole soa- 
vissima di bontà sincera, e cittadino pel pubblico be* 
ne opero 8 issimo. E Caroilla figlia di Guido délia no* 


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bilissima famiglia imolesfc Aldrovandi 1’ ebbe afFet* 
tuoso e fido consorte ; i tre figli e le altrettante fi- 
gliuole di che élla il fece padre in lui amarono il 
genitore incomparabile. 

Perciô stesso più a ragione lamentarono i suoi ca* 
ri la città e tutta Italia, che niancasse compiuti ap* 
pena gli anni 53 questo fiore di domestica carità e 
di sapienza, le cui opéré, anzi il nome pur solo, de- 
coravano anche vi vente la patria , e perché si pre- 
sto cessasse la vita di taie, che la età più verde a- 
veva per ben 3o anni consecrata a far partecipe al- 
trui di quella dottrina di che possedeva si ricco pa- 
triraonio. 

Cessé egli di vivere in Bologna città che amé 
sempre quai altra sua patria , e la cui scuola il- 
lustré colla celebrità del suo nome. E quivi fu amo- 
revole cura de* non degeneri figli , che il chiarissi- 
mo mancato avesse degna niagnifieenza di esequie ; 
imperocchè il cadavere di lui vestito di toga cre- 
mesina fu prima esposto su di una seggiola nell’ 
atrio dell’ ampia sua casa , e poscia locato nell’ 
ornatissimo sarcofago fattosi a bélla posta erigere a 
loro spese alla sinistra délia cappella maggiore délia 
chiesa di san Domenico, ove sculta in raarmo posa 
una statua esprimente la intera effigie del Tartagnî, 
e veggonsi in latina epigrafe espressi i meriti del de- 
funto e la pietà e il dolore de’ congiunti. Quindi 
nella ricostruzione di quel tempio avvenuta innanzi 
la metà del passato eecolo il senato imolese ad i* 
stanza del collegio de’ patrii giureconsulti dispose 
che il sepolcro fosse trasportato nel vestibolo che 
dà ingresso alla chiesa stessa, e presso la porta latéra- 
le ove trovasi tuttora, di che è menzione nell’ altrà 
epigrafe quivi pure fatta incidere dal senato mede- 
simo (i). Final mente a rendere durabile la ricordanza 
dell’ illustre cittadiuo venne coniata una medaglia 



ôo 

ôve da un lato è scolpita con pavolo di onorc la im- 
inagine di lui , e dall’ altro ô descri tto il mon- 
te parnnso, su cui standosi a cavallo di un Drago 
Giano bifronte tiene nella sinistra mano un caduceo 
nella destra il collo del drago stesso ; del quale em- 
blema non mancb chi prestasse ingegnosa spiegazio- 
ne e onorando la idea che animb quella sebben 
meschina invenzione questo afferma , essersi voluto 

j » . 

(a) Morîi Alessandro net 1477. © la*ciè superstiti tTe figli maschi ed 
altrettante femmine. I maschi furon Antonio dottor di legge , e lettor 
jmbldico esso pure in Bologna, Carlo che ebbe in mogîie la figlia del 
fcontc Tihorio Malvczzi, e Camillo che fu conforte ad una figlia di 
Xiorenzo Herone nobile fiorentino ; matrimoni che fanno prova délia a- 
jgiatezza e nobiltà di questa famiglia. E vuolsi qui cmendare un errore 
occorso nellc note ail’ Elogio del Tarlagni edito in Imola per Galeati 
nel i 83 a. ove fu dotto C a mi lia moglie di Alessandro essare di Gasato 
îyiercati non Aldrovandi. Nul quale errore si incorsc perché vollesi a- 
ver fede a notizie tratte dal Con&iglio N. ic 8 . Lib. a. ma letto aecu- 
’ratamente bel suo originale îo stesso Consiglio si venne in chiaro, 
com’ essa fosse figlia di un Guido AMovramli ni pote di Aldovrandino 
„cd crede mediata di Michèle Mercati. Ed esserulosi per buona ventura 
avuto sott* occhio un IstnunentO rogato il iS.Otiobre 147^. nello stu- 
dio del celehre Alessandro, da Pietro di Serrantonio Machiavelli No- 
taro Bolognese, videsi questo confennato dalla stessa Gamilla, ove di- 
chiarandosi figlia del nomato Guido , e comproprietaria di certo inolino 
col consenso del Maxito eondiscende alla riedifteazione di nltro a quel- 
lo inferiore. Dell* erettogli monumento fanno monzione il Ghirardaoci 
nel vol. 3 . pag. 36 ., il Groazio, la storia patria, il Borsetti tom. a. 
vol. 1., lo Bcoto ncU’ itinerario G* 678. La epigrafe poi dapprima «cul- 
iavi è la seguente. 

Âlexandro Tartagno 
ImolensL 

Legum^verissimo ac Jidisûmo 
interpreti q. V. an. LIII. 

Filii pientissimi 
P. Opt. B. M. pos. obiit 
Anno MCCCCLXX VU 

Quella poi fattavi apporre dal senato imoleso b cosi «pressa; 

Ci vis clarissimi sepulchrum 
Instaurato Tcmplo amotum 
Sénat us Forocomcl. 

Coll. J. C. impétrante 
Reponi curaeit 

Anno MDCCXXXVU. 


6f 

/lallo scnltore in essa, e più ancora nelle parole che 
circondano il capo di quella figura , denotare Aies* 
sandro quai uomo studioso, svegliato, e ad un tem- 
po prudente e pacifico ( 1 ). Aîtra medaglia poi si ha 
nel prontuario delle medaglie de’ più famosi ed illu- 
stri sino alla metà del secolo XV. ( 2 ) . Quindi 1’ au- 
tore anonimo del libro sul modo di studiare le leg- 
gi di lui lasciô scritto che quanto fu chiaro il no- 
me del Macedone pe’ suoi immortali trionli altrettan- 
to proeacciô di lustro alla toga 1’ imolese giurecon- 
sulto (3) . 

Se perô coloro che di buon ora concorsero a mol- 
tiplicare gli esempi onde a hella gara si scaldano 
gli spiriti nell’ amore delle scienze hanno diritto al- 
la universale riconoscenza , di assai va debitrice la 
patria nostra al Tartagni , che già tiene eminente 
posto tra quei benemeriti, i quali richiamata in o- 
nore la romana legislazione, ed illustrata la ragione 
civile valsero a render piana quella via che adduce 
al retto interpretare i monumenti dell’ antica sapien- 
za. E facciamo voti che ne’ libri di questi sommi 
con palrio amore e con volenteroso animo leggano 
gli studiosi délia scienza delle leggi , onorandoli co- 
rne primi maestri sicchè siano restituite aile vene- 
rande loro fronti quelle corone di meritata gloria 
delle quali ardirono cingersi le tempia coloro che le 
preziose dottrine con iudegna viltà le usurparono. 

(1) Di questa medaglia è inscrit o il rame nella storia patria alla 
pag. 40. 41. V. 3 . 

(2) L’ al tra memoria qniti indicata si riscontra nel prontuario pub- 
blicato da Guglielmo Rovillo impresso in Lione nel 1677. e dedicatç 
& Gaterina rcgina di Francia. Gosi la storia patria, o F Angeli nella 
sua biografia pag. 36 . 

( 3 ) 11 distico clio leggcsi ncll* anonimo in lodo del Tartagni è i| 
seguento. 

Quant Jjtlli Macedo clarus fuit ilîc triumphis , 

Tantum hic romanac splcndct honore togae. 





ELOGIO 


DI 









nore 




süss 2© s>a® ©©s^a 2>asa>& ^©asa 


PRELATO DOMESTICO DI N. S. 

Z CANONICO PREPOSTO DELLA CATTEDRALZ 
lit PATRIA. 


TIBERIO PAPOTTI. 


X l nome di Taddeo della Volpe , fu nome nel- 
la famiglia Vostra chiarissimo non solo per segnala - 
te imprese nella milizia ma per memorandi servigj 
alla Chiesa I mole se renduti : perche se nel Secolo 
quintodecimo quel valoroso nomato Taddeo colse 
gloriosi allori sotto le insegne ora della Signoria 
di Firenze , e del Duca Valentino , régnante Ales- 
sandro VI ; quando di Papa Giulio Il , e della Ve- 
neta Repubblica di cui fu dichiarato lenemerito , 
il Vostro Pro-Zio Monsignor Taddeo Della Volpe 
lascià a questa età ed a coi , cke dovevate succéder- 
gli nella prima Dignità Capitolare della Prepo- 
stura , bello esempio di Sacerdotali virtù e di Evan- 
gelico zelo ; di che pur diede prove luminosissimc , 
allorchè il benamato Pontefi.ee Pio VII ( al quale 
piacque conservare per ben tre lustri la Sedia Epi- 
scopale di cui aveva prima tenuto il governo ) Lui 



destlnava a Suo Vicario Apostolico ; che fu dalV uni- 
versale ammirata la prudenza, la pietà, e la mansue- 
tudine , ond' Egli resse quel difficile Ministero . 

E comecchè la gloria domestica già sia per voi 
nel senno oltre la giovane età maturo , e in ogni 
maniera di belle opéré a tutta prova çonfermata , 
stimo fare ujficio a Voi , ed alla Patria stessa de- 
coroso e gradito , tributando dell’ Elogio, di che vi 
presento, quell’ egregio Guerricro che tanta farna le 
accrebbe. Cost ella avrà per verità di fatti da Voi, 
da me per non mentite parole sempre maggiore 
onoranza , e mi sarà pur dato mostrarvi in questa 
offerta la vera stima , e il vivo attaccamento , con 
che mi vi dichiaro pieno délia più grande stima ed 
amicisia. 


Di Eermo il 10 Agosto i83i. 



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JPoichè il libero , e serero scrivere degl’ istortci 
* già rese sicuro testiuionio délia forza magn anima nel- 
le armi, onde fu chiaro il nome di Taddeo délia 
Volpe non potrebbe per avventnra sorger dubbio , 
che alla fede del vero facesse vélo 1’ amore di con- 
giunto, quando un fratello di quel valoroso voile e- 
sporne bella e modesta narrazione (i) . Ben anzi più 
luminosa eampeggia 1’ imparzialità del lodatoie per 
questo, che le gesta dell’ animoso guerriero, da con- 
temporanei degnamente onorate, giustificarono a’ po- 
steri la verità délia storia che loro le rese presenti. 

E primamente già parve lieto augurio il nascere 
di lui da quella farniglia délia Volpe che nel secolo 

(i) Vita e gesta militari di Taddeo Délia Volpe elegantemente de- 
tcritte in latino da Gio. Battista Délia Volpe di lui fratello, il cui ma- 
noscritto autografo conservasi presso la nobile farniglia. Parlano onore- 
volmente dell r illustre guerriero il Guieciardini nella storia d* Italia, 
il Benibo in quella di Venezia, il Tonduzzi in quella di Faenza , la 
storia d’ Imola édita per Bencdctto Filippini nel 1810, il Rivalta nel 
•uo saggio di prose e rime stampato a Pesaro nel 1784» il Marchesi 
pella G allia Togata pag. ia 3 , e finalmente il T Omni uella sua Or^- 
wone do laudibus Fori Comelii pag. 98. 


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I. 


68 

X. fioriva in Allemagna nel prode conte di Pitnbak 
Galvano de la Fux ( italianamentc délia Volpe ) e 
che due secoli appresso venuta a stanziarsi in Imo- 
la ebbe quivi in Totnmaso un illustre senatore , in 
Soperchio un pacificatore delle discordie che tene- 
vano gli Imolesi ed i Bolognesi in civile çontesa (i). 
E fu altresl bel presagio che egli nascesse in un suo- 
lo già di famosi guerrieri fecondissimo ; che vive 
sempre onorata la memoria di un Alberigo conte di 
Cunio nomato poi Vestrio, di Roberto e Lippo A- 
lidosi, di Guido Vaini detto il magno, di Giovanni 
Sassatelli, al confronto de’ quali lungi dall’ oscurarsi 
più bel risalto n’ ebbe la costui fama ; ( 2 ) forsechè 
i fatti egregi di tanti valenti uomini in que’ tempi, 
che ad ogni altro ( tranne a nostri ) sovrastarono 
per eventi di guerre civili e per tumulti di fortuna 
e di armi, a bella gara commossero 1* animo gene- 
roso dell’ illustre cittadino. 

Il quale fin dagli anni più verdi già robusto dél- 
ia persona , accorto di mente , magnanimo di spirti 
parve nato a trattare le armi, ed a faniose opéré di 
ingegno e di mano ; mentre nelle tenzoni ove per 
esercizio di cavalière volenteroso impegnavasi, o che 
ad altrui invito imprendeva, fu sempre visto di gran 
lunga superare i più adulti. E queste atletiche pro- 
ve delle quali diede bel saggio in Roma stessa al 
cospetto si del duca Valentino ( che a quelle inco- 
raggiavalo, e ne ammirava la gagliardla ) e si di A- 
lessandro VI. Pontefice (3) tanto gli valsero, che ve- 
nuto in favore de’ Riari allora signori d’ Imola e di 
Forll, Ottaviano in quel torno passato a stipendi 

(z) Istoria d* Imola suddetta Vol. 3 . pag. 6a. T&ddeo pactjuc di 
Hicola Délia Volpe nel 1474* 

S a) Storia d* Imola. Rivalta pag. 16a. 

3 ) Vita e geîta, Rivalu loc. cit. pag. i 63 . 



clelja signorla di Firenze gli fidà il comando di una 
compagnia di fanti nella notissima guerra de’ Fio- 
rentini contro i Pisani (i). Ove io mi avviso corne 
la opinione che egli si di baon ora acquistè de’ con- 
temporanei lo infiammasse del desiderio di perpetua- 
re la vita con lama durabile di segnalate imprese 
nella milizia. Non ando guari in fatti, che un bel- 
1’ arringo si aperse al giovane guerriero ; quando 
cioè Valentino Borgia Gonfaloniere di S. Chiesa, e 
generale di eserciti pel nomato Pontefice venuto col 
soccorso de’ Francesi al conquisto di Romagna pres- 
so la cacciata de’ Riari da loro dominj porté le ar- 
mi sino ad Imola, che al pari di altre città atterrita 
per quanto d’ inumano operavano gli stranicri cli 
tutto buon volere diedesi a quel duca ( 2 ) ; il qua- 
le sapendo corne il giovane délia Volpe anelo di o- 
norati rischi avesse già dato prova di forte braccio 
e di non meno forte anitno, il ehiamé con patti di 
ogni maniera onorevoli a militare fra le nobili sue 
coorti, intento allora alla espugnazione di Faenza , 
male tuttavia sperata a fronte di ripetuti vigorosis- 
simi assalti. Perché i faentini avevano respinto il 
Vitellozzo che con 5oo cavalieri erasi accinto a quel- 
1’ impresa ; e andé fallita una scalata con la quale 
tentossi l’ ingresso nella città ; e tornarono vane le 
batterie dirette contro la città stessa e la rocca, al- 
la quale percié venne malgrado, la sanguinosa perdi- 
ta de’ più valenti tra militi ritentato un assalto. 

E ben fu questa 1’ epoca in cui ( correndo il pri- 
mo anno del secolo XVI. ) conformé la célébrité del 
suo nome per la gagliardezza, e vigore con che so- 
6tenne il cimento délie force nemiche da colà u- 

( 1 ) Ivi, o Guicciardini storia d’ Italia puhblicata dal Bonolli nel 
iSSa. pug, ia5. Toraani loco cit. 

(a) Guiceiardinii audit, pag. i3ij. 


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7 ° . . . 

scite a fiera , e tenace resistenza ; mentre non potè 

a disanimamelo nè la copia di pietre ond’ ebbe si 
aggravato lo scudo, che gli fu mestieri abbandonar- 
lo ; nè 1’ essergliene stato un altro a pezzi infranto 
da lanciati col pi di sasso ; anzi nè tampoco 1’ atro- 
cissima pontura che patl per quel colpo di freccia 
da cui fu colto ad un occbio, ove non mai pauroso 
de’ più temibili eventi, lungi dal desisterne, di pro- 
pria mano 1’ occhio insieme alla freccia disvelse (pro- 
va apertissima d’ imperturbabile animo ) , e con e- 
guale vigore sostenne la pugna finchè non ebbe vi- 
sti i nemici per orrenda strage ributtati (i). 

Ordinù pertanto il Valentino, che per le mani del 
magno Vitellozzo, e del chiarissimo Giulio Orsino , 
al cospetto di molti principi d’ insigni divise , e di 
speroni d’ oro altresl , venisse con ogni pompa nel 
Vaticano decorato ; quindi quasi a sollievo délia pa- 
tita sciagura ebbe il dominio di due castella nel du- 
cato di Urbino, e Pesaro, e 1’ onorevole grado di ca- 
pitano comandante un corpo di cavalieri di grave 
armatura sotto le insegne del duca. Il quale volen- 
do che alla famiglia di quel benemerito continuas- 
sero le onoranze, ed i privilegi ad esso lui elargiti, 
dispose dovere ella mandarsi esente da ogni pubbli- 
che gravezze ; e le concesse altresl di alzare uno 
stemma ove fossero in campo argentino e vermiglio 
due scudi insieme giunti ne’ quali apparissero scul- 
te più fenditure e contusioni ; che la fascia dell’ ar- 
ma stessa del Borgia coprisse 1’ estrcmo superiore 
del campo , e che in cima allô stemma, e su di un 
morione si alzasse a mezza vita una volpe ( arma 
gentilizia di Taddeo ) in ambo i lati crcstuta da 

(i) Tonduzzi storia di Faenea parte 3. cart. 55o. 565. 559* Vitk 
»udd. Rivalta. Stor. patr. e Tortani loco cit. 



spessë code volpine, ove 8’ intese Çgurare 1‘ astuzia 
che ne’ guerreschi cimenti aveva spiegata pari al va- 
lore il guerriero (i); solenni testimonianze di pub- 
blico onore , elle con savio accorgimento voglionsi 
talvolta rendere da’ principi onde far palese al po- 
polo, che la salvezza degli stati, e la conservazione 
de’ huoni ordinamenti çivili essendo riposta nel 
buon servizio de’ magistrati e de’ condottieri d’ eser- 
citi ; e la gloriosa milizia assai valendo a fondamento 
degli imperi, giusto è guiderdonare con adéquate ri- 
compense chi benemeritô délia patria. 

Del che ben si rése più ancora degno il guer- 
liero , la cui militaie valentia non andé scompagna- 
ta dalla virtù meno fra gli uomini comune, la rico- 
noscenza ; che anche quando la ruota volubile dél- 
ia fortuna di tante sciagure percosse il Valentino , 
egli sempre ed a tutt’ uomo fu presto a far proprie 
le aventure del suo signore. Perché voglionsi a de- 
gno onore di lui ricordarë i tratti di ardire e di fe- 
de con che al fiume Liri (oggi Garigliano) malgrado 
i disagi ed i pericoli délia famé e délia peste sosten- 
11 e non solo lo scontro dell’ oste animoso ma rese 
vano il réo disegno di que’ vili, che dimentichi de’ 

(i) Vita suddetta. Rivalta pa g. 164» D Diploma cor\ cui ebbe la fa- 
miglia questi onori e privilcgi è il seguente : Cujus Taddcei strenua 
opéra stepe in bello usl sumus > et tum maxime , cum civitatem no- 
stram Faventiam tune ab oste possessam, et iUa clara obsidione pres- 
sam expugnavimus ; tune enim nostro adjunctus lateri, et sub ipsius 
urbis mœnibus in errumpentes hostes fortissime pugnans , nec scutis 
duobus altero adfixorum telorum pondéré abjecto , alteroque lapi - 
dum mole effracto, nec oculi dolore propria manu cum sagitta açui- 
si tardante ante ex cedere pugna voluisti , quam repulsos hostes ma- 
gna illorum cœde videres. Utque in his clarius nostrœ in te dilectio- 
tiis inditium semper extet volumus ut ipsius scuti seu tegumenti su - 
perior pars ex nostrorum insignium fasciis contegatur .... et ut sur- 
pra galeam vulpis humerotenus emineat, cui cristœ ex pluribus ere- 
ctisque a jus caudis adsurgant , ut eo signo tuas militaris astutiœ fe- 
licibus semper eventis décora designentur. 




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7 a 

beneficii di che era stato verso loro in più. prospéra* 
e lieta sorte gcneroso, con indegna sconoscenza ne 
abbandonarono le bandiere : e quando chiamato a 
Borna a difendere dagli attentati de’ faziosi lo stes- 
so duca ( il quale nellà mole Adriana erasi rifug- 
gito onde evitarne le insidie ) una notte , che ito 
a visitarlo da quivi usciva , trovatosi a pericolo- 
so scontro con fol ta schiera di nemici di lui ( ed in 
ispecie con gli Ursini, e con il più animoso, ed inr 
festo che ne era capo il principe di Laviano ) in 
mezzo a loro, comecchè solo, con estraordinaria for- 
za di braccio e di armi, la via per ogni parte da 
quelli chiusa e stangata si aperse, tornando iileso da 
ogni danno, o molestia. Allorchè poi piacque al Va- 
lentino spedirlo con numerosà cavalleria a soccorso 
e conforto de’ popoli di Emilia, i Fiorentini ( da 
quali prima fu accolto a parole di buona fede , e 
con garanzia di reciproci ostaggi ospite, ed amico ) 
avendo presi alla impensata e quindi dispogliati e 
tenuti cattivi molli fra suoi, il guerriero di per se 
solo potè sostenere 1' impeto di un orda che avida 
di bottino nella istcssa propria abitazione lo assaliva 
c si con valore il sostenne ché ebbero le sue coor- 
ti campo a raunarsi, ed egli da quelle sovvenuto 
col ferro alla mano penetrando framezzo le opposte 
forze nemiche si aperse libero passo sino ail’ Agro 
Cretone. 

Se non che per nuova sventura avendo quivi tro- 
vatcr il restante dell’ esercito, che egli credeva ille- 
so, vittima di uguale tradimento, abbandonata ogni 
speranza di uscir salvo da tanti aguati prese alla 
perfine, sebbene a prezzo di molto sangue nemico il 

Î iartito di arrendersi. Il saldo valore di lui pertanto 
u dal Soderini principe del senato Fiorentino si te- 
nuto in istima e commendato, che ordinô doversi il 



Délia Volpe dimmettere e pubblicamente onorare 
nell’ arena medesima ove avea si gagliardamente 
combattu to pel suo duea e pel decoro delle sue ar- 
mi. Percliè ordino gli fossero restituiti quanti caval- 
li e oggetti preziosi aveva perduti , de’ quali pe- 
r6 avendo ritenuto un solo cavallo ne dond il suo 
concittadino Nicola Ferri che in quegli scontri era 
rimasto gravemente ferito. Ricus6 quindi Taddeo le 
generose offerte di che avealo il Soderini presentato 
in Firenze, e finchè speré veder tornato a miglior 
fortuna il Valentino, non piegô giammai aile condi- 
zioni sebbene onorevoli che venivangli proposte on- 
de ne abbandonasse le insegne. (r). 

Ma le cose fin qui discorse contengono poco pi ù. 
che i primi passi di TaddeO Délia Volpe sul sentie- 
ro délia gloria, riserbato com’ era a vendicare al do- 
zninio veneto la fortissima Padova da Massimiliano 
imperatore ostilmente occupata, ed al vanto di di- 
fendere il Friuli dalle invasioni nemiche, non che 
di conservare illeso da ogni pericolo sul suolo Bolo- 
gnese P esercito de’ Veneziani. 

Di che io , comunque ne’ fortunosi affari délia 
guerra male ammaestrato , mi studierô far parti la- 
mente e corne meglio per me si possa parola, onde 
■veggasi di quanta Iode siano degne le azioni di que- 
sto onore délia patria. 

Espulso per papa Giulio II. il Valentino dal princi- 
pato dell’ Èmilia, tenne in Bologna pel Pontefice la 
suprema prefettura delle milizie il Délia Volpe (a) ; 
e cosi corne cbbe Iode di savio Lucullo allorché man- 
dé a Sparta quel soave, e sapiente filosofo di Mile- 
to , parve provido consiglio dell’ avveduto principe 
chiamare il prode Imolese ail’ onorevole ufficio ; im-* 


Vita suddctta ivl. 

(a) Vita *udd. Eivoita pag. i65. 



perocchè mostrandosi egli non che vigoroso soldato; 
savio e prudente moderatore civile , raffigurù egre- 
giamente 1’ una e 1’ altra persona , e 'spiegô taie 
dolcezza di nutorità e di consiglio che dall’ esempio 
di lui esortate le milizie ed i cittadini alla osservan- 
za delle leggi, ed alla civile concordia godeva quel- 
1’ illustre popolo pacifico e sicuro vivere. Bello in- 
fatto è vedere quegli sotto la cui destra posano la 
bonté e la quiete comune armarsi di bei costumi e 
con savio moderamento mantenerle illese da ogni 
attentato di infeste ed irrequiete fazioni. 

Minacciavano intanto gli stranieri alcune venete 
provincie ; e fu perciô che quell’ illustre senato vol- 
ti gli occhi al Délia Volpe, corne a specchio di sa- 
vio reggimento e di ottime discipline , gli spiegasse 
il desiderio di averlo duce delle sue armi. Al quale 
invito di tutto buon grado rispose perché il tenne 
nuovo decoro alla sua fa ni a , o perché forse 1’ ozio 
de’ lari domestici male addicevasi a lui, il quale già 
aveva nell’ animo sentito il nobile conforto di me- 
nare soldati ad affrontarsi a pericoli , ed in quelli 
durando di giovare ail’ onore proprio non solo, ma 
alla prospérité di uno de’ più fiorenti stati d’ Italia. 

£ non appena entrato in azione che ebbe mestie- 
ti proteggere con le truppe confidategli la ritirata 
di que’ militi i quali dopo un giorno di funesta scon- 
fitta, dalla faccia délia paventosa battaglia scoraggia- 
ti, e pe’ disagi affiaccliiti male resistevauo ai Fran- 
cesi da’ quali erano vigorosamente perseguiti ; nel 
fche opéré di maniera che liberi da qualsivoglia osti- 
le offesa, sino a Mestre li condusse ; e tanto potè la 
presenza del nuovo duce, che egli solo basto a con- 
fortare si gli altri primi capi dell' esercito , e si i 
Trevigiani, deliberatamente consigliati a fuggire que' 
pericoli <li che pe’ passati sinistri eventi a ragions 


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temevàrio. Fu quindi consiglio del doge, e de’ lega- 
ti délia repubblica doversi uscire allô scontro del 
hemico ( che a Barco luogo non molto distante da 
Trevigi, una vantaggiosa posizione occupava ) nella 
Speranza di averne piii felicl risultamenti ; lo chè 
appunto si ottenne mercè di quell’ intrepido, e va- 
loroso soldato. Perché fatti prima esplorare i luoghi 
vicini onde cogliere Y oste in buon punto , ed in 
più. adatto posto, dispose che alcuni Greci corsari 
si mostrassero ove erasi quello appostato, quasi pro- 
vocandolo ail’ ultima giornata, ed a corsari coman- 
dô ( quando évitasse, o simulasse evitare, il cimen- 
to ) di rettocedere , divisando sboccare , esso allora 
co’ suol, da diversi punti ove tenevasi in aguato, e 
piombare sull’ av Versa parte a quella guisa, se pu- 
re in campo aperto non lo avesse potuto. Avvenne 
perô che gli esploratori fossero respinti ed inseguiti, 
del che fatto accorto, con poclri ( già per la sorpre- 
sa e sproporzione di forze sfidati ) si animosamente 
affronté i nemici pet inVersa ragione imhaldanziti , 
che appena poterono trovare in precipitosa fuga uno 
scampo ; frutto délia quale vittoria fu una ricca pre- 
da, e il menare in città prigioni alcuni de’ primi 
duci dell’ esercito in tal posizione sbaragliato (i). 

Questo col senno, e con la mano opéré, ne’ fat- 
ti narrati, 1’ illustre Imolese : il quale allorquando 
fu per lui rivendicata la città di Padova ail’ impe- 
rio de’ Veneziani ebbe ben d’ onde inostrare che 
non raso o ventura, nia si pnidenza e maestiia te- 
ner debbono sulle armi governo. Perché alla impie*- 
Sa accintosi con piccolo numéro di armati, né tain- 


(i) Vita sudd. Storia d’ Imola pa g. 63. Il Giovio nelle sue istorir, 
fc nel ragionamento sopra i inotti che chiamano imprese , stainpatcf in 
Veneaia dal Zitelli il 1660. Kivalta pag. i65. JBetnbo istor. vencta pag. 
I©5. 



?6 

poco disposti a seguitarlo, apcrtosi primo fra tutti 
j capitani facile ingregso per una delle porte délia 
stessa città osi> presen tarai animoso sulla piazza agli 
imperiali che ne tenevano per Massimiliano il pre- 
gidio , e taie fu in quelli la sorpresa, e lo spavento 
che pavidi non fosse egli da più imponenti forze 
seguito, tutti e in ispecie un Trissino da cui erano 
capitanati, frettolosamente nella rocca si ritirarono ; 
e corne poscia di cola uscirono andô loro a fronte 
con tal gagliardia e vigore, che la grave ferita ve- 
nutagli ad una coscia parve quasi ingagliardirne 1’ 
ardiraento, a tal che il Trissino ebbe nella mischia 
il cavallo da suoi colpi sotto sè morto, e fu con es- 
si loro costretto a rientrare in disordine dove erasi 
prima rifuggito (j). Bella prova che il Délia Volpe 
avea animo intrepido non per sola feroce bravura , 
nè da timidità contaminato, o facile a turbarsi per 
impensate sciagure ; ma da fortczza salda e magna- 
nima informato. 

E benchè il Trissino , aborrendo morir traditore 
inonorato sotto la scure del carnefice , si mostrasse 
deciso di non cedere che ad irresistibile forza ed a 
prezzo délia vita, quel posto non tardo ad essere oc- 
cupato dalle armi potenti del vincitore , e a lui si 
arrese nel giorno stesso sacro alla festa di S. Marina, 
in cui dal doge Michèle Stenno fu Padova alla do- 
minazione délia repubblica riconquistata ; giorno che 
d’ indi in poi venne, per ordinamento délia repub- 
blica con ecclesiastica solennità annualmente cele- 
brato ( 2 ). 

Nè ebbe Taddeo Délia Volpe il solo vanto di 
questo egregio trionfo , ma , che è ben più , con 

a lvi. 

Storia d’ Imoia pag. 63. Rivalta pag, 166 . Guicciardini storii 
1’ Italia pag. ai5. 



.77 

non minori rischi e pericoli virilmentc manfenne il 
glorioso conquisto: ad usurpare il quale indarno rivol- 
se i maggiori sforzi un Esercito di Italiani, Spagnuo- 
li, Tedeschi e Francesi a danno de’ Veneti colliga- 
to -, che per cssi di uuovo assediata quattro mesi 
dopo la resa quella città sè camp6 egli , ed i 
suoi , dagli assoit i de’ nemici ricostruendo la notte 
le opéré che , da lui erette a difesa quelli di 
giorno distruggevano, dileggiandoli ancora col mo- 
strar loro sulle mura più volpi . E poichè potè 
dalla città assediata uscire il fratello , al quale era 
êtato confidato il comaudo di una porzione di trup- 
pe, e recarsi a Venezia , ebbe dal senato 1’ incarico 
di raccomandarne la difesa a Taddeo, il quale aven- 
do già prevenuto il voto de’ Veneti magistrati col 
dissipare e porre in fuga le truppe assedianti , toc- 
cô loro la mala sorte di incontrarsi con 1’ altro Dél- 
ia Volpe, che emulo del valore fraterno le pro- 
prie forze con quelle de’ colligati misurando , nuo- 
va vittoria ne ottenne non meno dell’ altra stupenda 
ed applaudita (x). 

E non si tosto di quella ebbe cenno Taddeo che 
a tutta possa i vinti insegui fino a Vicenza ed a 
Verona : quindi il Senato secondo 1’ uso di que’ 
tempi présente il guerriero di un bastone di militare 
comando ov’ erano incisi da un lato una Volpe 
(Stemma di Taddeo) col motto si/nul astu et denti- 
ius utar , dall’ altro un Leone (insegna dei Venezia- 
ni) colP epigrafe Taddeus a Vulpe lmp. Ven. con 
le quali parole vollero i Veneti magistrati esprime- 
re il sornmo conto in che tenevano il valore del 
uuovo duce atto a far fronte con ogni mezzo al 
nemico ( 2 ). Ora intorno a tali avvcnimenti è pur 


(O Vita atulii. Guicciardini toc. cit. 



?8 

conto che i Veneziani nel loro accampamento près-* 
sa Vicenza stessa essendo stati, per insidia assaliti , 
]’ impavido cavalière rese altresl vano ogni ostile 
disegno , sbaragliô 1* avversaria milizia , e ne fece 
proprie le bandiere ; anzi corne il valoroso Fracasso 
Severinese dalla cittàuscito, di nuovo vigorosamen- 
te piombava sugli assediaati , ail’ estremo danno 
campé i suoi Délia Volpe : alla cui voce , ed ail’ 
esempio gli stegsi feriti con insuperabile ardore con- 
corsero ad incalzare gl’ Imperiali, che fin dentro la 
città vennero respinti : ne consegul pertanto , che 
comunque F assedio non fosse tuttavia sovvenuto 
dagli attesi rinforzi , vedendosi quelli a mal partito 
ridotti , e dal clamore del popolo stretti a cedere , 
abbandonarono per buona loro , ed altrui ventura la 
difesa délia città . Cosl fu dnnque ricuperata Vicenza , 
e n’ ebbero degno applauso le volpi conquistatrici 
non che dall’ intero corpo délia milizia, dalF onore- 
volissimo Doge Andrea Gritti che ne teneva il supre- 
roo reggimento . Quindi poichè divisé il senato as- 
sediare per altro modo Verona , togliendo cioè a ne- 
miei i mezzi di avéré le vittovaglie , e tutt’ altro 
«Ha guerra necessario, ebbe Délia Volpe lo incarico 
di ordinare a questo fine le cose. E peré guardate 
intanto per suo consiglio le foci più esposte di ter- 
ra e di acqua , con bella industria eresse egli sul 
vicino fiume Adige un baloardo munito di validis- 
sima difesa onde non essere da qualche impensato 
tragitto de’ nemici sorpreso . Nel quale luogo si 
mantenne altri due mesi in mezzo agli incessant! 
pericoli délia guerra , e ad ogni maniera di privazio- 
ni e disagi , non lasciando di attaccare a quando a 
quando il nemico di là dal fiume con vantaggiosi ri-> 
sultamenti , ed impedendogli altresl non pure il sac» 
cheggio, che F uso de’ paseoli ed il ricovero , 


Colligati in seguito i Veneziani con Giulio II , 
Fontefice , il quale aveva stretta d’ assedio la Miran* 
dola , conquistù Délia Volpe il castello délia Stella- 
ta tenuto fino allora inespugnabile ; conquista dovu-i 
ta per avventura più forse che alla forza del bat- 
tagliare alla iniponenza ed alla fatna di straordinario 
ardimento . Coloro infatto che ne presidiavano per 
Massimiliano duca di Ferrara la rocca al solo veder- 
lo , fidato a piccola navicella , tragittare il Pô ( lo 
chè non avevano fino allora osato i più coraggiosi ed 
impavidi ) tennero si prossimo il pericolo di un as- 
salto , che a lui senza opporre resistenza alcuna si 
diedero . 

Consegnato allora il castello stesso , ed il forte 
a Paolo Cappello Legato délia Repubblica , coman- 
dô il duce , che liberi , ed armati al suo principe 
i vinti ritornassero . E corne a Lucrezia Borgia , 
consorte al duca Alfonso, continuava egli la tenera 
riconoscenza, cui avevalo il Valentino di lei fratello 
con tanti beneficj obbligalo , voile altres'i che da 
generosi doni fossero eglino accorapagnati . Nè fra 
le azioni che meritarono a Taddeo la gratitudine 
del Veneto senato , deve tacersi la conservazion 
dell’ esercito presso Bologna ove , dalla feccia del 
popolo e dai rusticani aggrediti , eransi i soldati in 
gran parte dispersi , e volti in fuga , ed ove il 
Délia Volpe sopraggiunto con pochi del retroguar- 
do , e riordinati i fuggitivi non lungi dal fiume Idi- 
ce che scorre a poca distanza verso il mezzodr da 
quella città , si fermamente a più riprese tenue 
( spettatore il nomato Cappello ) la puntaglia, e con 
si efficace valore incalzô le forze venutegli a fronte , 
che le strinse a rientrare , e serravsi con fretta , e 
disordine in Bologna (i). Cosi a non meno ono- 


(') Iv>, e Rivait» pog. 167. Bembo lib. a. pag. 63. Iyi : Taddœo 



8o 

revoie ricordanza richiama 1’ attacco , che egli so» 
Btenne nel redimere Brescia alla Repubblica ( impe- 
gno nel quale comupque pe’ Veneziani parteggias- 
sero gli abitanti invano sperimentossi il magnanimo 
doge Gritti) : che senza sconfortarsi per essergli ad 
inganno tornata la mentita adesione di alcuni , aju- 
tatore il fratello , in divers punti il nemico primie- 
ramente assall nclla vista di affiacchirne le forze , 
poscia fin per entro la città vigorosaniente lo spinse 
a guisa che gli avanzi dello sparpagliato presidio , 
a grande stento nella rocca si salvarono. Ed animo- 
so cosï corne nella prospéra fortuna , nella sciagura 
eziandio , quando per patita infaustissima scontitta 
le squadre Venete furono sino al Baccbiglione res- 
pinte , in quel fiume profondo , e rapidissimo gua- 
dando uscï di mano a nemiei . 

Ed alla prudenza civile di quell* illustre , cd al- 
la insinuante forza de’ suoi consigli dee tenersi Tre- 
vigi debitrice délia propria difesa , la quale aitri 
duci per le patite sconfitte scoraggiti , tenevano con- 
siglio di nbbandonare . Del che ebbe la meritata Io- 
de da Pietro Marcello Présidé in quella città pel 
senato , e meritô 1’ onorevole grado di prefetto de’ 
cavalieri co’ quali aveva militato ; ne and6 guari , 
che a quello si aggiunse 1’ altro di présidé del Friu- 
li. E quivi fu bello udire con quale energia di paro- 
le annunciasse al popolo , ed a soldati 1’ autorità 
di che era rivestito , e come animasse coloro , che 
più paurosi dell’ impeto de’ Gerrnani eransi con vi- 


Vulpio Forocomeliensi quod ad Bononlam in exercitus fuga umu o- 
mmum prœclare se gesserit , Bentivolor umque amicos porta oppidi c- 
ar ire properantes uti agmen prœtcreuntium aggrederentur magno ani - 
mo reprimens in oppidum reverti compulerit numerus equitum gravio* 
ris armatures quem habebat est a Patribus auctus ad CL e jusque 
fratri aquites Uçiores L attributif 


8i 

Je codardia fino a Sacile ritirati lasciando in ischia* 
vitù Giovanni Vittori Legato di quella stessa pro- 
vineia ; di che colse onorevole frutto, perché di bel 
miovo a scontro di essi tornando da lui guidate le 
Venete milizie , la difesa délia patria d’ indi in poi 
con salda fede sostennero ; ed egli ( nuovo fortissi- 
mo Coclite ) il ponte conservé illeso dagli assalti di 
numerose falangi, che tentarono impadronirsene ; da 
diverse posizioni ov’ eransi fortificate col soccorso 
del popolo a vergognosa ritirata le obbligô ; e le cas- 
se dell’ esercito Impériale apprese eziandio dividen- 
done il numerario a que’ che più eransi distinti. 

Nè taceremo del prudente accorgimento con che 
evitar seppe di parteggiare per qualsiasi delle fazio- 
ni ond' erano divisi gli abitanti , anzi corne consi- 
gliatore del retto , e dell’ onesto sapesse estinguere 
il furore délia cittadina discordia in quella notte in 
jspecie , in cui pel festeggiato arrivo del nuovo pré- 
sidé Giacomo Cornelio la plebe ammessa co’ patrizj 
a banchetto aveva divisato il loro eccidio durante 
il convito : che per la operosa vigilanza eziandio del 
fratello , dissipato il tumulto già suscitato e due de’ 
capi fatti prigioni il sedizioso attentato fu nel suo 
nascere estinto , e ridonata ail’ ordine patrizio , ed 
alla intera città sicura , e perfetta calma . 

Se peré faustissimo fu sempre il successo delle 
imprese di Taddeo Délia Volpe, taie non 1’ ebbe 
allorehè , sebbene convalescente , osé cimentarsi con 
forze di gran lunga maggiori per rianimare il duca 
Teodoro Burgalese , il quale erasi già dato alla fuga 
co’ suoi commilitanti ; mentre cadde quivi fatalmen- 
te nelle forze dell’ inimico 1’ invitto guerriero. Nel 
quale incontro non è a dirsi quante cure impiegas- 
sero i Friulani di ogui ordine, e quali generose of- 
ferte fossero da loro recate a’ Veneti Magistrati on- 
6 



8a 

de procacciasser redim' , re qael benemprito da.ll’ incon- 
trata cattività. Basti bene rimembrare corne il sena- 
to stesso spontaueameute divisé permutarlo cou 1' 
onorevole conte Ranieri Bavarese tenuto allora pri- 
gione da’ Veneziani, e di cui erasi invano a prezzo 
di ingente somma dapprima richiesta la restituzio- 
De ' 

Cosl ebbe fine la militare carriera , e la mortale 
eziandio di Taddeo Délia Volpe aile cui morali opé- 
ré giusto , è pur rendere le maggiori lodi ; che fin 
dagli anni più teneri professore saldo , e zelante dél- 
ia augusta religione vénéré in ispecial modo la 
Vergine Madré , fu sollecito dell’ altrui bene , gene- 
roso nel soecorrere i mendici , e pur’ anche efficace- 
mente concorse a persuadere agli increduli le verità 
delta cattolica fedc . Ed allorquando dedicossi alla 
milizia, da’ suoi soggetti allontané la militare licen- 
za loro con 1’ esempio insegnando i precetti del cri- 
stiano e civile vivere , la contineuza , la sobrietà , 
il rispetto aile persone , ed aile sostanze di altrui , 
il fratellevole amore. 

Venuto pertanto a morte ( che fu morte tal corne 
doveva in chi visse specchio di ogni virtii ) di quel- 
la amaramente si dolse 1’ universale , e ne lagrima- 
rono gli stessi nemici che pur avevauo dovuto ono* 
rarlo vivente. Ed egli che placido^ e sicuro di se di- 
staccavasi dalle cose terrene, e dalle più care ezian- 
dio , di questo solo si rattristava , non aver bastato 
ad accrescere con la sconfitta de’ nemici délia fede 1’ 
impero de’ Veneziani . I quali ben diedero manifesti 
pubblici segni dell’ amore e dell’ ossequio in che 
tennero il Délia Volpe quando vollero che le solen- 
ni esequie con ogni splendore di pompa ne fossero 


. (l) Corne top». 


83 

célébra te. E tal corne era nella Fenicia riserbato a’ 

J nù stretti attinenti 1* estremo ufficio di portare il 
èretro su cui giaceva 1’ estinto (i), a questo desti- 
naronsi alcuni de’ capi délia milizia , appunto per- 
ché dal bel vincolo délia comune gloria strettamen- 
te congiunti al mancato duce si reputavano. Quindi 
siccome ebbesi ab antico costume di celebrare con 

Î iubblici elogj le gesta de’ chiarissimi trapassati , e 
urono, a tacere di tanti altri, lodati Scipione da 
Massimo, da Pubblicola Bruto , da Pericle que’ ma- 
gnanimi che per la patria nella guerra del Pelopone- 
so spesero la \ita , il professore di pubblico diritto 
commendô nel di delle esequie con funebre orazio- 
ne le guerresche imprese di lui al cospetto de’ ma- 
gistrati, e di molto popolo circostante. Il quale ben 
fece per apertissimi segni manifesto 1’ afîetto pub- 
blico di che Egli in vita godeva , e la riconoscen- 
za délia nazione a’ serrigj da Lui renduti. Nè qui 
arrestaronsi le onoranze che dal grato animo de’ 
Veneziani gli vennero ; mentre nella Chiesa di S. 
Marina fu per decreto del senato eretta una statua 
equestre del guerriero , appiè délia quale vedesi in 
latina epigrafe ricordato il glorioso riconquisto di 
Padova, e dichiarato il Délia Volpe benemerito di 
quella Repubblica (a) . 

(i) Alex, ab Alex. Génial, dier. Lugduni apnd Trellon. 1616 lib. 
8. pag. ai 6. 

(a) Vita sndd. Rival ta pag. 167. Storia d* Imola, Guicciardhii Bem- 
bo pag. ai 3 . 

Taddteo Vulpio Imolensi Equit. Prœfecto 
Fortis. Jieceptœ Urbis Pataoii Sacra D. Marina 
Luce A uct or i 5 Prudentiss. C arnica Orœ 
Propugnatori Acerrimo Exercit. Vcneti Ad 
Bononiam Servatori Præcipuo Andréas Grittus 
Dux Senatusque Gratiss. Optime Semper De Repub. 

Veneta Merito Monumentum Æternum 
Hoc Potissimum Sede Jure Pos. Vixit Annos 
IXX Obiit MDXXXUII Januarii M . Die XIX , 



84 

E la illustre Famiglia nel processo de* tenipî 
sempre féconda non solo di famosi nelle armi ina di 
chiarissimi Oratori , Giureconsulti , e Poeti (i) eb- 
}>e nella gramezza di tanta perdita, e tuttavia con- 
serva a conforto preziosi monumenti delle magnani- 
me ricompense di che venne Esso tributato ; nè 
mancô chi rimembrasse alla pib tarda posterità le 
opéré dell’ estinto (a) del quale vivra sempre cara, 
e dcgna di grande onore la memoria. 


«©•<-«*> 


(r) Cio. Battista «crittore délia vita del fratello Taddeo, Alessandro 
figlio di questi furono oratori lodatissimi : Alberto yalente giureconsul- 
to : Domenico, e Luigi fratello militarono valorosamente pei Venezia- 
xii in Levante, 1* un col grado di colonnello, l* altro di capitano : Fran- 
cesco Maria, e Gio. Francesco ebbero chiaro nome, e fama nella poe- 
tica e nelle scienze eziandio. 

(a) Nella chiesa di S. Maria delle Grazie apportenente ai PP. Mi- 
nori Osservanti in Imola fu posta la cpigrafe seguente : Thatldæo Ni - 
cotai a Vulpe sub diversis Principibus bcllorum gloria insigni Viro . 
Qui Pisas adolescens pro Octaviano Kiario militavit ; a P. K. imjH v 
tu Valcntinum Duccm in Urbe scrvaoit. Jn expugnatione Faventim 
pro sumtno Pontifir.e primai asccndit mur os ubi oculum s Ire nue di - 
micando amisit. Cathaphract. Æquit. a Rep. Penetorurn prcepositus , 
ejusdem et Pontificis exercitum a Gaüorum et Bononien . furore hono- 
rifice liberavit. Patavium et Picentiam tJrbes eidem recuperauit , ob 
quœ prœclara gesta scriptorum monument U celcbrata aureatn , et c- 
questrem Statuant in Ædibus Divœ Ma ri rue Penetiarurn c munificent 
tissimo Senatu menât } obiit anno Domini i53.| mcnse Januarii die. 
19 . Albertus ex Jilio nepos J moUc Prcepositus Proton. Apostolicusj ac 
IUrhi et Revmi Dom. Cardinales MiUini Pic. Gen. Avo berner, po- 
suit anno 16 x 0 . 




ELOGIO 


DI 


«a<Dy&srsta s&ss&ss&m 




t sé//a â>cce//en7M de/ £/ujpnor 

CONTE ANTONIO SASSATELLI 


NATO MARCH. MORATINI MON8IGNANI DI FORIiI 


T1BERIO PAPOTTI. 


/ 


JUa fama deile gesta onde V Imolese Giovanni Sas- 
satelli mrnomato Cagnaccio ebbe vanto di strenuo 
Capita.no , e di liberatore délia Patria , ne venne 
dalle istorie a una voce tramandata : ma corne le 
moite azioni guerrescke per le quali crebbe ono - 
re al suo nome , pià ad estranie terre, che alla nati- 
va pertennero, e nella municipale storia veggonsi 
quindi non pià che accennate , ben era ragione che 
tutto fosse in separata orazione esposto e commen- 
dato. 

Il quale assunto se ad altri omeri meglio che a’ 
miei si addiceva, non era io per questo rattenuto 
dal tentare la prova, spintovi da quell’ amore cit- 
tadino che mi fece animoso elogista di molli, i 
quali a sè, ed al nativo loco procacciarono chiari > 
sima rinornanza. 



È del qualsiasi lavoro doveva io per ogni rispet- 
to presentar Voi , Nobilissimo Gentiluomo, non tan- 
to perché la città in Voi conosce il degno erede de- 
gli averi, e del casato di un egregio onorandissimo 
Cavalière quai fu il Conte Alessandro Sassatelli vo- 
stro materno zio> quant 0 pet esser Voi nato di quel- 
la cospicua Forlivese famiglia de ’ Conti e Marche- 
si Moratini, che per nobili e generosi spiriti, e per 
la conformità del sentire e delle opéré fu alla par- 
te de’ Sassatelli congiuntissima. 

E corne aile virtà delle quali aoete bel fregio, è 
accompagr.ata la cortes'ta dell’ animo, volentieri mi 
confido, che degnerete accogliere questo pubblico 
testimonio di riverente osservanza , e di amicizia e 
stima rispettosissima. 

Da Imola il 27 Agosto 1840. 


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Haro incontra che qnale ebbe gloria di segnalate int-» 
prese gnerresche siasi ad un tempo levato in fama 
di cittadino benemerito , anzi di propugnatore dél- 
ia civile libertà di sua Patria. Perd ben provide ail’ 
onore proprio, ed alla maggiore dignità délia istoria 
chi potè avéré in sè riuniti tanti titoli alla pubbli- 
ca riconoscenzâ , e tanto decoro accrescere, non che 
alla terra natale , ad Italia ; e tal fu GIOVANNI 
SASSATELLI invincibile ed invitto gnerriero cogno- 
minato Cagnaccio , e solennemente acclamato di lei 
liberatorej Del quale poichè voglionsi discorrere con 
parole di Iode le gesta, giova primamente dire dél- 
ia prosapia cui egli pertenne, tutta famosa per uomi- 
ni d’ armi, e pei fregj onde, fin dal IX secolo, ot- 
tenne guiderdone da’ Principi, e da’ popoli. 

Allorchè Ludovico Pio ebbe cinto il capo délia co- 
rona d’ Italia dalle mani di Papa Sergio , ncl suo 
passaggio per Imola, destinô al govemo délia Muni- 
cipale Repubblica un Butrice , uomo valoroso , ca- 


I iftano a snoî stipewlj ; e lui tosto gridarono gt* 
molesi Capo del Municipale Senato. Ma Butrice à* 
Vendo dovuto di là a non niolto seguitare il Re , 
che in Francia se ne tornava, lasciè a tenere le sue 
Veci certo Cavalière Alemanno nomato Selvaggio , 
venuto esso pure con Ludovico in Italia. Questi 
appresso ritirossi in un vago e forte castello nell’ 
appenino chiamato Sassadello, e sito a specchio del 
fi u aie Senio, che scorre non lungi dalla città d’ Imo- 
la; e quivi avendo 1’ assoluto dominio, diede ( second 
do che avvisano gli storici , e cronisti imolesi ) ori- 
gine alla illustre famiglia Sassatelli. (i) Noi non 
torremo ( nè già è qui luogo ) a nanrare le diverse 
vicende che la riguardano, e d’ onde alcuni de’ suoi 
individui ail’ avito cognome quello aggiunsero de’ 
feudi di cui erano signori ; sicchè altri si dissero 
Sassatelli da Baffadi , altri da Gaggio ; ma non per» 
ciô teniamo meno degno di spéciale menzione que- 
sto argomento (a). Di quella pertanto discese un 

(i) Storim d* Imola per Bened. Filippini 1810 in 4 * Vol. 3 . P. x. 
pag. 6a. Arch. Sassatelli. — Lippi Vescovo dellâ Cava Orazione in’ 
morte di Orso Sassatelli. — Àlberti descrizione dell’ Italia pag. a 64 * 
Gamherini Gron. L. 4 * L. 7. L. 8. An. 845 e 1294. 

(j) Oltre a que* famosi in iatlo di azioni cittadine, e guerresche di 
che reca onorevole memoria 1 * elogio, pertennero alla illustre Famiglia 
Nel XIII. secolo un Ramberto Canonico délia Cattedrale fatto Ve- 
scovo in Imola sua patria di che attesta lo storico Mancurti, adducen- 
do a prova una membrana dell’ Arch. Arcivescovile di Ravenna. 

Nel Secolo XVI un Camillo colonnello de* cavalleggieri di P*p* 
Paolo IV. che fu vice-marchese di Novara , e vice-duca di Cameriao, 
e che toise in moglie la illustre Feltce Orsina. 

Un altro Camillo che per Papa Pio IV tenue il governo di Cameri- 
»o, e che per Paolo IV xu govematore di Loreto il xô 59 « Arch. Sas- 
satelli. 

Un Antonio Maria capitano di cavalieri per Clemente VII , e de* 
fanti di Lutrech j govematore di Assisi, e niandato da Paolo III a co- 
mandare 1 a fanteria nell' esercito contro i Camerineû, e Fermant j ca- 
pitano di Pier Luigi Farnese Duca di Parrna, mon nel x 544 vice-mar- 
chese di îîovara. Àvvi inscrizione nella cbiesa di s. Domenico in pa«* 
tria. Arch. Sassatalli. 


JJjflifcecU 



9 f 

Corrado , il quale col senno e col braccio rnolto é 
molto opéré in favore délia patria ; quando sul co-* 
tninciare del decimo primo secolo , mancato di vi* 
ta Roberto Alidosi ( che principe teneva, con grande 
conoscenza ed amore del popolo, il governo délia 
città ) resté la Repubblica priva del suo capo. Ë 
trovianîo registrato nella patria storia che Corrado 
dal Senato eletto capitano supremo degl’ Imolesi op- 
pose le sue squadre ail’ esercito colligato de’ Ravi- 
gnani, de’ Forlivesi, e de’ Faentini, del cui sangue 
tanto si tinse il vicino rio, che d’ indi in poi iiuo 
a’ di nostri si appella sanguinario. Perché impose 
ai vinti le condizioni délia conclusa pace: che aves- 
sero a riparare i guasti recati aile campagne, e da- 


Un Ercole Sassatelli capitano delle guardie di Papa Paolo III Con- 
te di Coriano, aggregato al consiglio di Rimini , e che impedi a’ Ma- 
latesti di occupare quella Città. fielmonti genealog. pag. 129. 

Un Francesco figlio di Camillo colonnelio di fanti e cavalli mandati 
da Papa Pio V in Francia contro gli Ugonotti , e cite decorato dalla 
mani di Carlo IX deil* ordine di 9. Michèle mori qnivi in battaglia. 
Inscrizione nella cattedr. Davila nel lib. 5 - delle gnerre civili di Fran- 
cia. Belmon. genealog. pag. 139. 

Un Roberto Protonot. Apost. govematore délia 9. Casa di Loreto,© 
da Gregorio XIII il 4 * Gennaio 1676. fatto vescovo di Peaaro ; f»i 
molto in istima del duca di Urbino, e di lui parla 1 ’ Ughelli nel vol. 
a. colon. 455 . 

Nel secolo XVI al XVII un Gio. Battista dottor di leggi Canonico 
délia Basilica Lateranense, Protonotario compose le differenze vertenti 
fra il duca di Panna e gli Aldobrandini : tu in diverse ambaseierie 
presso principi, da* quali ebbe onori e doni. Di lui parlino il Giovio, 
il Marchesi; il Buonaroti nell* opéra intitolata de* protonot. Apost. pag* 
4oa. 

Nel secolo XVII un Alessandro Rannuccio, che fu cavalière di san 
Jago in Ispagna, e comandante i corazzieri di Papa Urbano VIII e la 
cavalier!* a Crevalcore 5 6 fu ajo de* duchi délia Mirandola. Belmon. 
genealog. pag. 149. 

Nel XVII al XVIII secolo un Biagio comandante di squadre Ponti- 
hcie che combattè valorosamente per la Repuhblica Veneta contro i 
Turchi, bnorato e riputato dal Papa e da’ Veneti. Colonnelio di ca- 
valleggieti a Ferrara,e morto in patria nel 1743 - Avvi inscrizione nel- 
la chieta de’ Min. Qsscrvanti in patria. 



9 a 

re agi’ Imolesi conipensi proporzionati a’ patiti iiifor J 
tilnj. y 

Ora questo Corrado fu g rode non solo, ma pio e 
generoso cittadino ; elle alla città, (corne le altre 
contrade d’ Italia dalla peste, e dalla famé travaglia- 
ta ) prestù col consiglio, c co’ suoi stessi averi ogni 
maniera di soccorso, e i pubblici acquedotti, molti 
e molti Tempi ed edificj, ed nna delle porte con 
splendida munificenza riedificô , ed abbelll. Quindi 
a significanza di gratitudine lui acclamarono gl* 
Imolesi padre délia patria , e lui vollero destinato 
a regolarne le sorti. E bene tornô a grande pubbli- 
ca ventura siffatto provvedimento ; che il Senato 
avendo , consigliatore Corrado , ad esempio degli 
altri popoli dell’ esarcato riconosciuto il re d’ Italia 
in Enrico ( già coronato in Pavla ); fu Imola campa- 
ta da que’ danni che continuando a reggersi a po~ 
polo avrebbe certamente patiti per le turbolenze, 
aile quali avea dato cagione la immatura morte del 
precessore Ottone II. Corrado alla perfine fu pur 
quegli che i Bulgarelli ed i loro aderenti richiamù 
dall’ esiglio, e che il nobile castello di Monte Ca- 
tone, e non poche ville e castella alla giurisdizione 
municipale aggregô, concedendo a’ Moncatonesi il 
privilegio délia cittadinanza imolese, e quello di 
avéré luogo nella rappresentanza del patrio senato 
(x). Fecero quindi bella mostra di sè a quella età 
stessa un Uguccio di lui figliuolo, e Ugoccione, e 
Lelio, e Ugolino, ed Ugone ; quegli valoroso capitano 

(i) Storia d’ Imola parte i. pag. 80. 8a. 87. 94 * Ia 9 * e P arte 3 . 
19. 7. e 7a. , e tutti i Cronisti Imolesi. Savioli Annal. Bol. Vol. x. 
part. 1. Alberti descriz. dell’ Italia. Marchesi monum. Vir. illus. Gai. 
Tog. pag. 18a. Belmonti genealog. Rimini 1681. , prexso il Limbeni. 
Giovio. Lippi ore sopra. Orazione di D. Domenico Bruschi in morte 
di Giuseppe Sassatelh. Bonoli St. pag. » 5 . Stor. di F&enza P. I. fol* 
184: Gambermi loco cit. 


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degl’ Imolesi, e gli altri ch’ ebber parte al glorioso 
donquisto di Terra Santa, e fra questi ultimi Ugone, 
cbe pugnando sotto gli ordini di Cattabrige , famoso 
capitano de’ fiorentini, con altri valenti Imolesi per- 
de la vita nella guerra contro a’ Pisani. E quando 
nel seguente secolo XII erano le fazioni Guelfa, e 
Ghibellina con accanito furore aile prese, un Gabrie- 
le, ed un altro pur nomato Ugoccione , che parteg- 
giando pe’ Guelfi ( de’ quali furono sempre i Sas- 
satelli capi primarj, e poderosi fautori ) 1’ uno ten- 
ne il comando del popolo , 1’ altro vinse Fannio 
feroce e potente Ghibellino. 

Cosi quando Maghinardo figlio di un Pietro Paga- 
no da Susinana, tenendo le parti di Azzo VIII Mur- 
chcse di Ferrara che era in guerra co’ Bolognesi, 
spediva buona inano di armati a devastare le cam- 
pagne di Tossigtiano, que’ valorosi Sassatelli da Gag- 
gio prestando forte ajuto con le sue genti agli Abi- 
tatori, sbaragliarono i nemici, e con grande valore 
pugnarono a difesa del loro castello di Gaggio, che 
il nomato Maghinardo poi commosso ad ira per la 
patita sconfitta de’ suoi, strinse d’ assedio, e poscia 
distrusse ; e per ultimo altri Sassatelli ruppero con le 
sue genti di cavalleria e fanteria gli Estensi in A- 
cquaviva (i). 

Nè dagli Avi tralignô Francesco guerriero esso 
pure di alto grido, che nella guerra ullora accesa, 
cbbe insieme ad un Francesco Martinelli il governo 
délia Città, e che condusse ben sessant’ anni genti 
d’ armi per molti Principi Italiani, quando per Aifon- 
so Re di Napoli, e quando generale pel Duca d’ Ur- 

(i) Storia d* Imola P. x. pag. i 63 . aoo. an. c P. 3 . pag. 7a. Al” 
berti loco cit. e vedi Ronuigna. Ghirard. Stor. di Bol. Vizani. Cron. 
Cesen. Gamberini loco cit. Marchesi supp. Stor. pag. 246* Negri cro- 
nolog. pag. Behnon. pag. 128. Garraci. 



94 

bino, e a servigio di 8. Cliiesa régnante Sisto IV. Pon- 
tefice , dal qnale fu donato délia Contea de’ Bor- 
ghi, e Raggiano (i). Di Lui pertanto, e di Giovan- 
na figliuola di un Cristoforo Signore délia Massa eb- 
be vira poc’ oltre al mezzo del secolo quinto deci- 
nio, Giovanni uno de’ più strenui capitani di que’ 
tempi nei quali Imola pur gloriavasi di altro concit- 
tndino nell’ arte délia guerra famoso ; Taddeo Dél- 
ia Volpe. 

Ora di questo Giovanni illustre discendente, e glo- 
rioso emulatore de’ suoi, condottici a ragionare, di- 
remo ; come negli uffizii di condottiero di eserciti , 
di civile Magistrato, e di privato cittadino, ebbe pari 
ail’ altezza del valore bella attitudine ad ogni eserci- 
zio d’ armi, e spiriti informati da sentimento magna- 
nimo di gloria. E riguardando quant’ egli nclle guerre 
d’ Italie anche in età tuttavia giovane sotto la disci- 
plina del valentissimo genitore operô ; e di quale 
rarità pel loco natlo avesse il petto infiammato, ben 
è ragione di riconoscere corne a posteri tramandando 
fama di molti, e segnalati servigj alla patria, ed allô 
sîato renduti, facesse immortale il suo nome. A 
vincente prova di che vuolsi intanto narrare come 
quando militava Giovanni nello Stato di Milano sot- 
to gli ordini del Conte di Virtù ebbe ad accendersi 
lui présente, un’ accanita particolare zuffa tra otto 
Italiani, e nove Francesi ; e mal sofïrewlo egli che 
vinti e trafitti quelli cadessero, caldo il petto di 
zolo per 1’ onore nazionale, contro i francesi con 
tal feroce, ed impetuoso furore si avventô che il loro 


(i) Breve di Leone X. Bardi Gronol. Giorgio Vivian*. Marchesi 
mon. pag. i35. Muzio vita di Fcder. da Monte Feltro. Alberti loco 
cit. Samovino. Storia d’ Imola P. i. pag. 348. Ammirato Stor. Fior. 
Jacob. Papien. Tonduzzi. Gambcrini Gron. Arc h. Sa&satelli. Glen. Stor, 
di Riniiui pag. 408. 624. 536. 


“'“‘C i g itïT'cd ïjÿ t ! dbg 1 e 



generale di nome Armignâc ebbe a dire essergli par- 
*o Giovanni in quell’ assalto un Cagnaccio : locchè 
tenne egli in si gran conto, che amô essere d’ indi 
iinpoi cosi surnomato; e voile altresï che a’ lati de’ 
tre monti ond’ è formato lo stemma gentilizio di 
quella famiglia si locassero due cani. 

Si disposava Giovanni Cagnaccio a quell’ epoca 
stessa con la illustre Donna Ëianca Agnese di Ludo- 
vico Conte di Belgiojoso, Lugo e Bagnacavallo, pri- 
ma moglie di Giovanni Visconti, e di loro nacque 
un Francesco Capitano esso pure di grande nome, 
il quale fu morto, mentre nella guerra di Vicenza 
conibatteva pe’ Veneziani (i). 

E quando il giovane Ottaviano Riario sullo spira- 
re del 8ecolo XV. ( spento dal pugnale del Forli- 
vese Orsi, Girolamo di lui padre e già signore délia 
città ) a calde e commoventi parole, anche in no- 
me délia virile e beneficente Catterina degli Sforze- 
schi sua madré, impegnava il patrio senato a far si 
che gl’ Imolesi serbassero a’ suoi principi la data 
fede, Giovanni, che pur aveva meritata la stima di 
Catterina, e cui insieme ad un Dionigi Naldo, e ad 
un Giovanni Landriano era stata da essa confidata 
la difesa délia città, ne tenne con le sue squadre il 
presidio, nè prudente quai era ed accorto la cesse 
al Valentino, se non shdato dalle imponenti sue for- 
ze, e quando il Duca presentatosi alla testa di 6,000 
fanti e a, 000 cavalli nella vicina Cantalupo, ne in- 
timé a mezzo di un Achille Tiberti la resa. A que- 

(1) Storia d* Iraola P. 3. pag. 71. Brève di Leone X. Marchesi pag 
i35. Bardi Cronol. Lud. Doininichini. Gron. m. a. di Forli. Archir. 
Sassatelli. Muzio loco cit. Alberti. Sanaovino. Lett. del Conte Albe- 
rico Belgiojoso nell’ Arch, Sassatelli. Gio. Zambini. Nota di Cufiano 
del 7. Décembre i5io. Marchesi pag. 1 3.4. T ouani de laud, Roman- 
de*»- Giov. Stor. lih. a. 



9 & 

6to pertanto lo stesso Giovanni consegnù la porta 
délia città stessa nomata Spuviglia, e le chiavi dél- 
ié altre in seguo di sommissione al nuovo signore. 
Fu a’ servigi di Alessandro VI e quindi nelF eser- 
cito del Valentino { che vicario generale tenne pel 
Pontefice il governo delle città di Romagna sogget- 
te al dominio pontificale ) ; e tanto 1’ ebbe il duca 
in istima, che dal campo di Nepi, ove la morte del 
Papa, e la rediviva potenza de’ baroni lo avevano 
astretto a ritirarsi co’ suoi, lui mandava in Imola , 
affinchè influente com’ era sullo spirito de’ concit- 
tadini li mantenesse nella dovuta obbedienza. Ben- 
chè péri» Papa Pio III successore di Alessandro con- 
cedesse al Valentino di tornare in Roma, poco potè 
egli rimanervi tranquillo ; mentre il potere dei Bor- 
ghesi, e degli Orsini con 1’ esercito Spanguolo colli- 
gati, lo obbligarono a salvarsi nel Vaticauo, e quin- 
di in Castel s. Angelo ; ma Giovanni a malgrado 
che la fortuna volgesse anche più avversa al Du- 
ca, quando ascese al trono Papa Giulio II non dé- 
sisté dal dargli costanti prove di riconoscenza c di 
afiFetto (i) . 

I Ghibellini intanto ( capo Guido Vaini ) avevano 
spiegato favore pei Riarii acclamando signore délia 
città Galeazzo, ed avrebbero ottenuto 1’ intento, se 
più di loro potente Cagnaccio, che parteggiava, an- 
zi capitanava la parte guelfa ( a fronte di copiosi 
soccorsi che gli avversarj ottenevano da Bentivogli, 
e degli aguati , che si tendevano massinte a’ danni 
del f'ratello Gentile Sassatelli ) non avesse, sebbene 
a prezzo di molto sanguc ne’ diversi feroci combat- 
timenti sparso da lui stesso e da’ suoi , e degli in- 


(ï) Storia d* Imola P. I. pag. a66. P. 3 p. 7 j . Marchas! supp, Stor, 
pag- 134, 685 . Glùiardac. lih. 37. pag. 166. SaTÙù Stor. asm. 1498, 


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contrat! gravissimi disastri, sapnto conscrvarla al do- 
minio Papale. 

Il perché delusi ne’ loro attentati, e vittoriosamen- 
te sconfitti i Ghibcllini, non clie assicnrata la inter- 
na quiete, fu Giovanni Cagnaccio ad una voce salu- 
tato liberatore délia Patria f La quale voile che si 
eternasse memoria de’ fatti egregj, e dell’ onore tri— 
butato ail’ illustre cittadino (i). 

Venuto Papa Giulio in possesso d’ Imola, sicco- 
me di altre Città di Romagna ne’ primi anni del 
secolo XVI. fu a Roma condottiero di moite e moi- 
te genti d’ arme, e di ben 5oo cavalleggieri, de’ qua- 
li il Papa, fidato nel valore dell’ illustre capitano , 
che ben conosceva divoto al régime Pontificio, gli 
aveva commesso 1’ assoluto comando, inviando ad 
un tempo a tenere per la Sedia Apostolica il Gover- 
no, e la carica di Castellano délia Città, e délia Roc- 
ca d’ Imola uno Stefano Negroni, il quale riconob- 
be i danni a’ Guelfi da’ Gliibellini recati, e ne pro- 
mosse i compensi. Costituito quindi dal governatore 
il nuovo patrio senato ( e primo Gonfaloniere il 
nomato Gentile ) vi lesse la Bolla in forza di che, 
accordava il Papa più privilegj alla città, in guider- 
done délia tenuta fede, e insinuava agi’ Imolesi di 
csserenon meno benaffetti a Giovanni Sassatelli lo- 
ro proteggitore (a). Il quale quando la città di Forll, 
( dopo la morte di Alessandro VI, e caduto il Va- 
lentino, erasi di nuovo data agli OrdelafH ) tornava 
al dominio Papale, entrb quivi alla testa de’ suoi 
con un Giovanni Sacchi Arcivescovo di Ragusi, ond’ 

(i) Storia d* Imola pag. a6a, 37a: annali pnT». vol. 1. pag. 54 
Gron. Bologn. Arcl». 8as»at«>llt. Gron. di Forli. Gron. di Fileno Dali* 
Sua*c an. 1604. fol. 47*. Alberti a63. 

(a) Storia d* Imola P. 1 . *74» 375, a86, 187, Savioli annal, lit. 6.. 
ï*g. 470, e dcl x5ia. fol. 104* Guicciard. 1. 9. pag. a54» 

7 


. 


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i. 

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9& 

essergli sostegno nel possesso che per la Sedia Apo- 
stolica ne assumeva ; favoreggiatrice la parte de’ 
Moratini, e specialmente Baldassarre, e Giovanni po- 
tenti, e reputati Patrizj, 1’ ultiiuo de’ quali per la 
fedeltà serbata al Pontefiee fu innalzato a molti 
onori, e fatto Senatore di Roma ( 1 ). 

Dopo avéré quindi per comando di Papa Giulio 
dato sanguinosa battaglia a Castel dell’ Abbate di 
Giovanni Sforza, nel quale use! vittorioso, tornava 
Giovanni in Patrie decorato del grado di cavalière, e 
investito di supremi poterl dal Papa stesso, che in 
benemerenza de’ renduti gervigj, gli concesse altresi 
di assumere il cognome del casato Délia Rovere, e 
di ponre sul terzo sasso del proprio stemma gentilizio 
le santé chiavi, ed il Triregno Papale. Del quale 
segnalato onore si hanno pubblici notissimi dooumen- 
ti (a). Quindi il Senato, rendute per via di lettere 
grazie al Pontefiee, décrété che a significanza di 
ossequio e di gratitudine si ergesse la di lui statua 
in bronzo ; e non appena intormr.to che Giovanni 
moveva da Roma per Imola, per atto solennemente 
registrato ne’ pubblici annali, di3poneva avessero due 
Senatori ad incontrarlo a Pesaro, e i Consiglieri a 
cavallo il ricevessero ail’ ingresso délia Città, ( loc- 
chè fu eseguito con segni di universale esultanza); 
si célébrasse pur anche in quell’ incontro lin torneo 
col premio di un palio di damasco del valore di 
ventisei scudi d’ oro al vincitore : nè a ciô si stette 
contento il Municipio ; che in compenso de’ gravis- 

(1) Bonoli Storia di Forli lib. X. pag. a88. Vitali Storia Diploma- 
tie* dei Senatori di Roma pag. 491. 49a. 

(a) Marchesi supp. Istor. pag. 617* 618. lib. 1. Stor. diplom. de* 
Sénat, di Roma dell* Abb. Ant. Vitali , Roma 1701. pag. 49 a - Storia 
d* Imola *76. Annal, pub. del 160^ fol. ai. Cron. Papien. Lo stem- 
ma h nella teca delle reliquio di •. Pier Grisologo, e nella Gampana 
délia Cattedralc, e délia Torre pubblica* Clemontini pag. 697. 

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■iini danni cui aveva dovuto soccombere per la co- 
mune difesa, il donà di un podere contîscato agli 
esigliati Tartagni, e di alcune terre nella deliziosa 
soprastante coltina di Dozza (i). 

E corne i Vaini ajutati dai partigiani concittadini 

Î ià aveano potuto impadronirsi délia porta Spuviglia, 
isprezzando, anzi rispondendo con minacce di mor- 
te aile esortazioni del Governatore Negroni, Gentile, 
Roberto, Pensiero, Ludovico, e Girolamo de’ Sassatel- 
li fecero tosto chiamare in Imola , instante il Sena- 
to , Giovanni da Forll ( ove con la forza delle ar- 
mi aveva ricondotti i cittadini a concordia ) ; e non 
si tosto giunse, che furono vinti, sbaragliati, e mes- 
si in fuga gli assalitori, e le loro case abbandonate 
al saccheggio. 

E poichè mancata di vita in quel tempo la Bian- 
ca Agnese di Belgiojoso, toglieva in seconde nozze 
Donna Laura figliuola di Rinaldo degli Estensi e cu- 
gina del Duca di Ferrara, il Municipio a proposta 
del Consigliere Pier Paolo Codronchi, lo presentô 
di nuovi splendidi doni, a quali il Papa aggiunse 
quello de’ béni dalla Caméra confiscati a’ Tenipio- 
ai (a). 

Era quindi di là a non molto ricbiamato a Roma 
con la sua soldatesca, da dove passé in Urbino, ed 
intervenne al primo congresso cbe quel Duca nipo- 
te del Papa Prefetto di Roma, e Generale di santa 
Chiesa (sotto cui mibtava esso primo condottiero 
d’ armati ) , tenne quivi per volere dello Zio, coi 
Ducbi di Ferrara, e ai Modena, e col Marchese di 
Mantova, onde togliere affatto lo Stato ai Bentivo- 
gli. I quali venuti in forze fino a Bazzano, tenta- 

8 Annal, i. pag. 5o. e 65. Sansovino. Leandro Alberti. 

Gron. Bion. Cron. di Fileno ove sopra. Leandro Albert^* Anna« 

U X; p*g’ <4$. i53. Breya di Giulio II. 



IOO 

vano di ricuperare la perduta Bologna ; e qui Giovan 
Cagnaccio con 5oo fauti, e buon numéro d’ uomini 
d’ armi, e di cavalleggieri andô loro incontro, e li 
strinse a ritirata ; lasciando ne’ vinti tanto terrore 
del suo nome, che al solo udirlo abbandonarono altri 
ostili progetti , che avevano dapprima ad egual fine 
ideati. Délia quale animosa azione ebbe pure per 
testimonianza del Legato Cardinal Sanvitale ogni 
vanto il guerriero Imolese, e ad onore di lui la pa- 
tria decretava altre pubbliche feste. 

Ito in seguito con Papa Giulio a Bologna, ( ove le 
trappe di lui fecero di sè bella comparsa nella ge- 
nerale mostra che vi dispose il nomato Duca ) me- 
ritô di essergli destinato compagno quando recossi 
ad incontrare il Re di Francia, che doveva avéré qui- 
vi col Papa un abboccamento (i). 

Nè meno gli tomarono ad onore le nuove impre- 
se nelle quali fu adoperato , e il cui risultamento 
crebbe fama al suo nome. Intento Papa Giulio a pro- 
curarsi mercè del soccorso de’ Francesi, il riacquisto 
delta città, e dei luoghi che nella Romagna tutta- 
via occupa vano i Veneziani, si valse del braccio di 
Giovanni, il quale potè impadronirsi di Solarolo, e 
Brisighella, e in taie scontro non solo togliere a’ ne- 
mici gran quantité d’ uomini, e di cavalli, e molti 
pezzi di artiglierla , ma menare prigiouieri un Gian 
Paolo Manfrone, ed un Giovanni Greco generali en- 
trambi al servizio délia Repubblica. 

Discacciô poscia i Veneti da Rimini, ed occupé 
nella bassa Romagna S. Agata, Conselice, Bagnaca- 
vallo, e Cottignola. Intorno aile quali operate gene- 
rose azioni il Concittadino Cardinale Alidosi Legato 

(i) Cron. di Fileno. Bunchetti i 5 o 6 . fol. 763. luttera del iegeto 
Sanvitale nelf Archivio pubblico. 


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di tutta Romagna scrisse al patrio Senato lettere di 
tanto onore, che dichiarb per esse doversi questi 
vittoriosi fatti alla sola di lui militare valentla. Perchà 
il Pontefice gli fu largo di nuove «compense infeu» 
dandolo délia Terra di Fusignano, e con mero e mi- 
sto iinperio del castello e villa di Bell’ aere ed eb- 
be altresi dallo Scribonio, Vescovo allora délia cit- 
tà, il dono di terreni nell’ Imolese in guiderdone dei 
vantaggi a quella recati (i). 

Nè andô guari che Ludovico XII Re di Francia 
mal comportando che Papa Giulio movesse, anzi di 
persona dirigesse le sue armi a danni di Alfonso Si- 
gnore di Ferrara, onde sostenere le pretese che van- 
tava sullo stato di che quel principe teneva dalla 
impériale potenza il doininio, spedi a questa volta 
un numeroso esercito sotto gli ordini del generale 
Gio : Giacomo Trivulzio maresciallo di Francia, e 
uonio di molta rinomanza nell’ arte délia guerra. 

Al cui primo apparire, e dopo qualche lievissima 
zuffa, essendosi i Pontificj abbandonati a precipitosa 
ritirata fino a Ravenna ; avanzarono i Francesi le 
loro truppe per occupare i paesi da quelli abbando- 
nati ; ma non appena giungevano a Castel s. Pietro, 
Giovanni Cagnaccio bramoso di campare la patria 
dalle molestie dell’ armata conquistatrice, si avvisè 
di offerire ( sebbene occultamente ) la Città al Tri- 
vulzio, che perd ricusava accettare senza gli ordini 
del suo Re. Il quale vedendosi a fronte 1’ esercito 
colligato de’ Spagnuoli, de’ Pontificj, e de’ Veneti, 
ordino a Gastone di Fois di tentare la sorte con 
una battaglia, e dopo un fiero combattimento la 
vittoria si decise a favore de’ Francesi, a’ quali 

(i) Cron. di Fileno 1609. a. Ag. Archivio Sasàatelli. Annal, pubb; 
j5o 9, 1610. Leand. Alberti pag. 33 ^. Stûr. d’ Irnola part. 3 . pag. 
Annali pub. i 5 ia. f. aoa. 



îoa 

perciô il Magistrato Imoiese ad esempio degli altri di 
Romagna preeentava in segno di sudditanza le chiavi 
délia città. Ma la guerra che nel susseguente anno 
movevano a Ludovico i Re d’ Aragona, e d’ Inghil- 
terra, avendolo obbligato a richiamare 1’ esercito di 
là da’ monti, potè Papa Giulio ricuperare le perdute 
- città di Romagna (i). 

Succeduto a lui nel Pontificato Leone X, il rino- 
mato guerriero (del quale egli aveva ben conti i 
servigj alla Sedia Apostolica renduti ) mérité dal 
nuovo Pontefice aperti segni di benevolenza, e di 
onore ; che non appena salito al trono con espressi 
brevi gli commetteva di dare in suo nome possesso 
délia Commenda di Malta in Imola ad un Giovan- 
ni Margue suo benevolo conferita, e di assistere 
Bonifacio Valend da lui mandato per important! 
commission! alla Città di Piacenza, ove Giovanni era 
co’ suoi di presidio. 

Dopo di che, e nel seguente anno ( che fu il secon- 
do del regno di quel Pontefice ) avendo i Ghibellini 
in Forll tentato di eccitare il popolo a tumulto, on- 
de piombasse sui Moratini capi dell’ avversa fazione 
gridando Siguore Galeazzo Sforza, mandé Giovanni, 
a loro riclamo, il fratello Gentile con le sue genti a 
8occorrerli ; e se egli trovà già tanto favorevole il 
popolo alla comune parte Guelfa, fino a vedere rica- 
duto sui nemici il danno a quella preparato, ci6 non 
pertanto si vide aperto quai fosse la fama del pote- 
re, e 1’ auimo ch’ egli aveva per la loro difesa. 

£ s&pendo Papa Leone corne il Senato di Bologna 
forte temeva non fosse egli per dare ajuto a’ Benti- 
vogli ( divenuti suoi parenti ) i quali miravano a 

(«) 8tor. Civ. P. I. pag. 1)3. (Juicciardini Stor. di lui» pag. ajî. 

lit. j. 


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10 â 

Kentrare in qhella città, mandé a lui persona ac- 
compagnata da altro Breve, impegnandolo non solo 
ad astenersi di giovare a’ loro disegni , ma di con- 
gigliarli a desisterne. A’ quali onorevoli desiderj del 
Pontefice xispose operando a guisa che tornô vano 
il piogetto (i). Nè mai cessando di da;gli prove dél- 
ia sua fede, quando gl’ Imolesi eransi a tumulto com- 
mossi verso un commissario che il Papa spediva al- 
la Città basto la sola di lui voce a ricondurre a cal- 
ma i mal disposti spiriti de’ cittadini. I quali ail’ 
udire poscia ch’ era egli per volere di Leone chia- 
mato a Roma si affidarono ail’ illustre patrizio, on- 
de ne difendesse i diritti e a lui ne sponesse i bisogni, 
dandogli ail’ uopo lettere di tutta fiducia. E poichè 
( assente Giovanni ) erano alla citta infesti i Fcrra- 
resij al Pontefice ne fecero rimostranza i patrii Ma- 
gistrati significandogli di quai danno pubblico fosse 
mancargli la presenza di un tanto cittadino; aile cui 
istanze sospese pùr anche 1’ effetto délia sentenza 
ottenuta dai figli di Girolamo Riarj contro il Co- 
mun>, e contro altri Imolesi, e lui ad un tempo pre- 
scelse a conciliare le controversie di confini ch’ eran- 
si sascitate fra il Duca di Ferrara, e il Municipio 
Imoîese. (a). Perché a nuova signific.anza di gratitu- 
dine gli fece dono il Comune stesso di moite terre 
in confine col Ferrarcse, e de béni già goduti da 
Bava-i in confine co’ Bolognesi ; béni che voile pur 
rende; liberi dal vincolo di enfiteusi, cui soggiaceva- 
no. 


, (i) Br«vi di Leone X. » 0 . Maggio e i5. Ago»to i5i3. Lener. di 
JPepa Leone iS. Maggio e 04 Agoito l5i5. Arch. Saisatelli. Marc 1 e- 
•i •upt. 8tor. pag. »5a, »53. 

(a) "jettera 6. Luglio i5i5. Archivio Sauatelli. AnnaL #«• üttObre 
an. i5i 8. fol. 10 S. Annali roi. I. pag. S». 64’ ia 4' 



2<4 

Quand o poi venne Papa Leone a Bologna era seco 
Giovanni, il quale si dedicô allora a’ servigj délia 
Repubblica Fiorentina, procuratori a stipularne la 
convenzione con Lorenzo de’ Medici i Gentiluomini 
Lorenzo Lucchi, e Cesare Carpignani. Ed avvenuta, 
mentre egli era quivi, la morte di Giovanni de’ 
Medici, ne espresse al Papa le sue condoglianze a 
inezzo di un Ceccliino Freddi Cavalière di Malta di 
lui Segretario. 

Nè la carilà del natio loco in lui si spegneva, ben- 
chè ne fosse lontano ; che allô stesso Lorenzo seppe 
tenere con buoni, ed utili ufficj raccomandati gl’ 
interessi degl’ Imolesi co’ Riarj , e a suoi concittadi- 
ni faceva palese corne , con intelligenza di Giovan- 
nino de’ Medici, Giovanni da Carpi con mol ta sol- 
datesca movesse a danno délia Città d’ Irnola, insi- 
nuando i Maestrati a darne parte al Papa ; del quale 
consiglio ben seppero giovarsi, e campare al minac- 
ciato disastro (i). 

Eletto indi condottiero di armati délia Repubbli- 
ca Veneta ( nel cui servigio aveva incontrati si ono- 
rati risebj e tanti allori mietuti il concittadino Tad- 
deo Délia Volpe ) lasciô Giovanni il servigio de’ Fio- 
rentini, e ne diede notizia al patrio Senato in ele- 
gante latina orazione ; ove poicliè sapeva essersi ne’ 
cittadini manifestati seini di civile discordia, tutti 
esortava alla tranquillità, ed alla pace. E mentre 
Lorenzo de’ Medici e Guglielmo Gonzaga il donavano 
in taie incontro di bellissimi cavalli, da Papa Leo- 
ne otteneva la couferma délia Contea, e il p«ssesso 
de’ Borghi e Raggiano.cou ordini al Comune di pa- 
gargli cento ducali d’ oro, e in onorevoli letiere ri- 

(l) Attj di Girolamo Cappucci Not. Imol. II. Giugao i 5 l>- fol. 
961. Arch. puli. Lctt. du! Comuuo al Papa, Giugno lülâ fra li Scrit- 
turo Magistruji, 


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JOlf 

cordando coa sensi «ü riconoscenza cib ch’ -egli ed 
il padre di lui ( investit*), corne si disse, dal preces- 
sore Sisto IV di quella onoranza ) aveva saputo ope- 
rare in vantaggio dello Stato di S. Chiesa (i). 

Ma ben degne di speciali elogi sono le azioni che, 
passato agli stipendj di Francesco Sforza Duca di 
Milano operb ; mentre al valore delle sue armi si deb- 
be la ricupera che gli ottenne délia città di Ales- 
sandria, e di Asti, anzi di buona parte del Pieraonte ; 
se non che mentre militava sotto le bandiere di quel 
Duca a nuovo turbamento si commosse la interna 
quiete délia Città d’ Imola per fatto delle due av- 
verse fazioni ; ed i Bolognesi informât* che Gentile 
fratello di lui, e parente a’ Bentivogli loro prestava 
ajuto onde riacquistare il dominio di Bologna, man- 
darono un Gozzadino, e un Ramazzotto con genti d* 
arme contro la Città, e quivi con la intelligenza di 
Guido Vaini e délia fazione Ghibellina uccisero mol- 
ti de’ Sassatelli, e le loro case atterrarono. Udito il 
quale infortunio mosse tosto Giovanni con buon eser- 
cito per Romagna, e se non vinse le genti nemiche, 
rec6 per altro molto danno nelle vicine castella, oc- 
cupando Tossignano, e la rocca di Riolo, e gagliar- 
da mente travagliando la Romagna : al quale operara 
v‘ ha chi opina ( con 1’ autorità di qualche storico ) 
essere stato spinto da’ Francesi, per favoreggiare i 
quali, egli allora assoldava genti nel Veneziano (a). 

Eletto Pontefice Adriano VI che tenne due anni 
soli la Sedia Apostolica, ascese dopo lui al Trono 


(i) Annali 1 5 r 7 . fol. i 3 o. Leandro Alberti. Sansovîno. Bravo ij 
Giiigno, o 04. Agosto i 5 a 8 . Clementini pag, 733. 

(a) Bemcrvito del Duna di Milauo j8. Giugno i 5 ao. Attestât, di 
Prospero Colonna generale di Garlo Y. 19. Giugno anno stesso. Lib. 
fieritt. deir Arch. Sassatelli. Leandro Alberti. Storia d* Iiuola P. 3 . 
pag. 71. Guicciard. pag. 40a. lib. 14. 



} 


to6 

Pontificale Clemente VII, il «piale non solo si piàc* 
que chiamare a’ servigi sotto le sue bandiere Gio- 
vanni Cagnaccio, ma il mandô insieme a Giulio Or* 
sino alla guerra di Siena, e gli restitui la possessione 
di molti béni toltigli da’ Bolognesi nella nuova guer- 
ra cittadina, cui nel i5aa le fazioni avevano data 
trista cagione. E poichè valse a scacciare i Malate- 
sta dalla città di Rimino ( che di nuovo avevano 
occupata ) , ed a restituirla al papale dominio, Cle- 
mente ne lo gratificava concedendogli ( con diritto 
di successione a’ guoi discendenti ) il Vicariato tem- 
porale del castello di Coriano in quel territorio. II 
perché non potendo Giovanni non prender parte sen- 
sibile cosi, corne alla aventura, a’ lieti eventi del 
beneficente Pontefice, dalla Patria, di cui era allora 
capo, e dominatore, per mezzo di persona autorevo- 
le a Lui congratulava délia libertà riacquistata, of- 
ferendogli la rocca d’ Imola, la quale egli con gra- 
to animo accettata, inviô a prenderne possesso un 
Lorenzo Bagni suo Prelato domestico, e a Giovanni 
quindi per negozj gravissimi dirigeva suo ambascia- 
tore Bernardino Vescovo di Casale, facendogli ad un 
tempo nuovo dono di Béni confiscati alla famiglia 
Rigucci. 

Ben perh 1’ illustre guerriero a niuno in Italia 
sconosciuto, e nella patria da tutti corne capo su- 
premo onorato, era degno che un Lutrech capitano 
generale dell’ esercito francese in passando per Imo- 
la, a lui abbandonasse la custodia délia città (i), e 


(j) Guicciard. i 5 a 6 . lib. 17. fol. ao. c lib. 18. fol. 65 . Brève di 
Clemonte VII. ao. Luglio i 5 a 8 . Bardi fol. 1090. Glementini Stor. di 
Bimini lib. xi. fol. 710. Breve di Clemente VII. dato in Viterbo 7. 
Giugno i 5 a 8 . e a^. Agosto detto anno. Altro ag. Dicembre. Guazzo* 
ed al tri. Vinc. fcibetti Not. Arch. d* Imola 3 . Febbraro 1529. fol. a Ô* 
\ Belmon. genealog. pag. io 5 . u 5 . 


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io^ 

fche ad istanza di lui accordasse al castello di Brisi* 
ghella ( di cui era Giovanni proteggitore ) una po- 
tente salvaguardia. 

Con nobilissime squadre di armati si offerse egli 
finalroente a’ servigi di Carlo V. imperatore ( i qua- 
li di buon grado da lui accolti ) il Principe d’ O- 
range dandogli titolo di magnifiée generale d’ uo- 
mini d’ armi Cesaree , e di colonnello d’ infanteria 
italiana, il sollecitava a partire con le sue genti per 
unirsi ail’ esercito stabilito a Bastia. Nel quale capi- 
tanando strenuamente opéré non tanto sotto Firenze 
che nel fatto d* armi occorso a San Marcello tra 
Francesco Ferrucci, e quel Principe. Ed avendo do- 
vuto per oggetti di grave momento inviare alla Mae- 
stà di Cesare un frate Fini Dominicano soggetto di 
molta estimazione , n’ ebbe cortese risposta, nella 
quale è pure onorato del titolo non che di magni- 
nco, di fedele al sacro imperio : titolo ond’ era di- 
stinto un Antonio Leva Govematore generale di Mi- 
lano, e generale esso pure dell’ armata impériale (i). 

L’ elmo poi e lo scudo che rivestiva 1’ illustre 
guerriero, e la effigie di lui ritratta in tela dall’ e- 
gregia pittrice Lavinia Fontana si conservano presso 
il nobilissimo Erede. 

Ora questo famoso che tanto fu benemerito per le 
sudate opéré di cittadino , e di guerriero esponendo 
la vita in difesa dell’ onore e dei diritti délia pa- 
tria, taie pure si rese , largamente sopperendo col 
privato peculio a’ pubblici bisogni , ed ail’ erario 
del Comune impoverito per 1’ ingente debito ond* 


(j) Patente dal Principe d’ Orange* 19. Giugno 162g. e Lettera 7. 
Settembre detto anno. Guaezo. Qioyio. Guieeiardini ed altri. Lettera 
di Carlo V. 8. Luglio i 5»9. Procura 17. Agosto a Frate Fini dell* 
anno atetso. Gian Carlo Çaraccini nel fatto a f armi a a. Marcello del 
it> 3 o. 


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io8 

era gravato verso la Caméra Apostolica. Fece indi 
fondere a proprie spese si la campana del maggior 
Tempio, corne quelle délia pubblica torre, delle por- 
te délia città, e de’ vicini castelli. E cib che è più, 
a spiriti di cavalière generoso, e ricco di virtù civi- 
li accoppiava salda religione, e sincera pietà ; e que- 
sto per aperti segni voleva confermato, quando alla 
Chiesa Cattedrale face va dono délia nobilissima te- 
ca, ove sono locate le ceneri dell’ insigne concitta- 
dino S. Pier Grisologo. Aile quali pregevolissirae do- 
ti quella aggiunse ( in tanto splendore di fama ) di 
di una umiltà esemplarissima ; imperochè comandb 
che passato di vita ( dalla quale cessava uell’ anno 
1539 ) fosse la mortale spoglia di lui vestita del po- 
vero abito délia Religione Francescana (1). 

Ma se quel famoso studiavasi nascondere la célé- 
brité del suo nome, ella ben stette e fu aile ventu- 
re età consegnata per le segnalate gesta, che la sto- 
ria con severa imparzialità registrava a pubblico e- 
sempio, ed a stimolo di generosa emulazione ne’ po- 
steri. 




4 AP 57 


( 1 ) Tcjtam. di Ciuvuuu, Aanali 3i Ottolus dcll' anno iScS. 



/ 


ELOGIO 

DI 


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QUESTO ELOGIO 


DI 

INNOCEINZO FRANCÜCCI 

IMITATORK GLORIOSO DEL DIVINO RAFFAELLO 
ED ONORE DELLA TERRA NATALE 
10 INTÏTOLO A TE D1LETTI3SIM0 AMICO 
PERCHÉ «N TANTO ESEMPIO TI SCALDI IL PETTO 
AD EMU LARE OCNOR PIU QUEL MIRACOLO DELL’ ARTE 
ANTONIO CANOVA 

DI CUI F08TI PREDILETTO DISCEPOLO. 


AL CAVALIERE 
PROFESIORE DI SCULTURA 

NELLA PONTIF. ACCAD. DELLE BELLE ARTI IN BOLOCNA 

TIBERIO PAPOTTI. 


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Quando Italia di tutte scienze maestra vide i buoni 
studi nel secolo XVI meglio che in altre età prospe- 
rati , questa terra fu pur essa gloriosa di niolti o 
molti iliustri uomini che lei resero degna di aver par- 
te alla nazionale grandezza : di che recano bel te- 
stimonio le istorie, ove noverano le azioni e le opé- 
ré di famosi, quali nelle scienze sacre , od in quella 
delle leggi, o nella filosofica, o nella medica ; e chi 
neir arte délia guerra; altri nella soavissima dei 
carmi ; o in ogni maniera di nobili discipline a no» 
non solo ma ad estranie nazioni notissimi. 

Ben provvide pertanto 1* Accademia nostra, colle- 
ghi egregi, che 1’ annuale tornata di Agosto desse 
sempre argomento a lodare si alti spiriti , cd a ri- 
meritarli eziandio che a noi ed agli avvenire prestas- 
sero imitabili esempi (i) ; con che mostrammo vo- 
ler agginngere il fine onde si celebrano le gesta de’ 

(x) Questo Elogio fa scritto per 1 * Accademia degji Induttriosi in 
patria ( di cui 1 * autore è a t tua le Segretario ) nella tornata dçili 1 ^? 
Agosto 1837. che poi per impreiûtc cagioni non cbhe luogo. 

8 



n4 

passati ; accendere i petti ad emulame le virtù, ed 
fl sapere ; ma corne tanta materia degna di Iode non 
consente che di tutti oggi possa farsi parola , ed a 
tutti ( corne ne sono degni ) dar Iode, vagliami che 
dalla bella schiera io tolga a soggetto del mio ra- 
gionare quell’ onore de’ dipintori Innocenzo Francuo- 
ci. Nel quale la virtù délia modestia , che sempre 
risplende ne’ valentuomini ; e ( quel che parrà piu 
strano ) una singolare eccellenza nell’ arte professa- 
ta furono cagione che restasse egli oscuro ad Italia, 
quando pur solo basterebbe a dar luce a tutta Ro- 
magna, la quale non ebbe forse un maggiore di lui, 
e cne délia scuola Bolognese fu lume chiarissimo. 

Perché avendo con assiduo studio più che altri 
mai potuto accostarsi al divino Raffaello, ebbero da 
questa stessa di lui valentia facile campo gli Italia- 
ni a coprire sotto la fama di quel sovrano maestro 
le opéré d’ Innocenzo, e a farne con taie inganno 
ricco mercato agli stranieri , lasciando per tal guisa 
ignoto il valentissimo Artista. 

Questo stesso discorre il Principe de’ viventi Scrit- 
tori Pietro Giordani , e ragiona ; corne stando i te- 
stimonj del suo valore presso che tutti chiusi nelle 
città contiguë di Bologna d’ Imola e di Faenza, non 
potè per ciè appunto stendersene ad Italia la fa- 
ma (i). 

E ben dobbiamo amaramente dolerci che alcuna 
sola delle opéré d’ Innocenzo abbia quel gagliardo 
ingegno tolta alla oltraggiosa oscurità in cui giaceva, 
e maestramente illustrata, e che aile altre per av- 
verso destino non sia toccato in sorte eguale ventu- 
ra. Nè io presumerè acquietare il pubblico lamento, 

( I ) Giordani Piotro « Innocenzo da Imola illuztrato a Opare Vol. 
VI. Italia iSai. pag. 6. al 68. 


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n5 

e soddisfare al comune desiderio se carità del natio 
loco, anzi pur di Romagna mi move a ragionarvi 
dell’ illustre concittadino ; che so io bene essere 
questo, ufficio di scrittore in cui sia potenza di e- 
sprimersi con la lingua; e direi quasi, coi colori stes- 
si dell’ arte ; nè ignoro quai derisione amarissima 
da Annibale riportasse quel retore che al suo co- 
spetto osô dettare ammaestramenti di guerra: e vo- 
lentieri mi confido che non mancherà chi dia mano 
alla santa impresa , pensando corne non sia certa- 
mente inglorioso provvedere alla fama, e onorare il 
sapere degli artisti, e massime de’ dipintori, i quali 
avendo potenza di presentare nella estensione di uno 
spazio, e mercè dell’ atteggiare colorato de’ volti, 
e delle persone , le opéré délia natura o degli uo- 
mini ; e di cotnovere gli affetti incuorando in altrui 
il diletto 1’ amore e lo sdegno , più viva destano 
quella meraviglia ch’ è principio di lutte umane 
passioni. 

E primamente vuolsi dire délia Patria e degli studj 
d’ Innocenzo. Egli trasse in Imola i natali intorno 
1’ anno i4ç4 di Pietro Francucci Orefice Imolese; 
al quale non consentendo la povera domestica for- 
tuna di sostenere le spese che per farlo istruire nella 
scuola di pittura in Bologna si richiedevano, adope- 
rô che la pubblica beneficenza volesse in qualche 
modo sopperire al bisogno, ed incoraggiare il buon 
volere del giovane figlio, la cui ben disposta natu- 
ra dava speranza che non fallirebbe a gloriosa meta. 
E a voti di lui risposero i provvedimenti de’ Maestra- 
ti ; che per decreto del Consiglio délia città registra- 
to ne’ pubblici annali fu disposta un annuale largi- 
zione al Francucci dall’ erario del comune (i) al 


(i) Annali pubblici 17. Haiio )5c6. Camp. No». Pagina 94 * 



ii6 

3 uale favore si mostrà poscia co’ fatti ricpnoscento 
giovane artista, presentando la Città stessa di un 
dipinto, che tuttavia si conserva in una di queste 
sale medcsime, monumento del nobile e sensitivo di 
lui animo. 

. Io mi passerô che Giorgio Vasari, ed il Piacenza 
abbiano voluto narrarci essere stato Innocenzo disce- 
polo dell’ Albertinelli, e del Bagnacavallo : che Car- 
lo Malvasia pone in chiaro tutte dubbiezze, e dà pro- 
va essersi a consiglio di un Conte Cianbattista Ben- 
tivoglio, e ad istanza del Felcino e del Gombruti ac- 
cettato nella scuola di Francesco Francia ove un 
Lorenzo Costa, un G. Maria Chiodarolo , un Mastro 
Amico Aspertino suoi Condiscepoli tnolto lasciô die- 
tro se, e nella niaestà, nella correzionc de’ modi, e 
nella erudizione, parve avanzare lo stesso Maestro (i). 
Ben dirô corne a giusto sdegno comover debba il 

f nimo di que’ Biografi quando non solo molto di 
ui menti , e molto tacque ; ma ove pretende che 
Innocenzo, e il Cottignola , e il Bagnacavallo , e il 
nomato Aspertino, non dessero di se quel saggio 
che avcvasi diritto di attenderne per la immode- 
sta superbia, e per la bassa reciproca invidia di che 
li accagioua (a). Facilmente vorro concçdere clie ad 
Innocenzo potesse invidiarsi quella singolare bravu- 
ra, onde senza i precetti che gli altri poterono attin- 
gere in Roma dalla voce, e dagli eseinpj alla scuo- 
la dell’ Urbinate ; senza aver viste le iinmortali di- 
pinture delle loggie del Vaticano ; senza aver potu- 


(i) Malvasia Felsina Pittrice Parte II. pag. 14 0 . il iprale a.lduce le 
vacchette del Francia cho in tal guisa si f»primôno « i 5 o 8 . ai 7. Dé- 
cembre ho preso in mia Scuola. Innocenzo Francucci Imolesc ad istan- 
za del Felcino e del Gombruti. 

(a) Vasari Vita di Mariotto Albertinelli. Fiorenza 1771. pag. aa 5 . 
Piacenza Opéra del Baldioucci. Diaextarione III. pag. 3 c. 


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fo modellarsi sui Greci esemplari di che è cola tanta 
dovizia, nia stando sempre iu Bologna e null’ altro 
avendo quivi potuto vederc che pochi dipinti di 
Raffaello, sapesse rendersi a tal grado e si perfetto 
di lui imitatore ; nè ricuserb consentire ch’ egli fos- 
se giustamente desideroso poter ottenere quella gui- 
da niaestra di che gli altri giovaronsi, e d’ onde fu- 
rono scorti a felice e glorioso operare nell’ arte ; ma 
non patirb che facciasi al vero gravissima ingiuria, 
lui tacciando di fasto e di alterezza quand o la con- 
traria virtù. nell’ umile e modesto pittore fu vera 
cagione ch’ egli vivente, e molto dopo morte anco- 
ra, non fosse degnamente onorato. 

E ben gli si debbe Iode non di facile imitatore sol- 
tanto, ma si di valente inventore ; di che avrà bella 
prova chi vegga né tre dipinti a fresco che di Lui, 
rimangono nel Casino délia Viola in Bologna, i quali 
dimostrano se e corne a questo bastasse il Franeuc- 
ci. Perché nel tutto, e nelle parti di que’ lavori non 
meno prudentemente ideati, e composti che con vaga 
leggiadria decorati, pur vedi corne egli volgesse 1’ 
animo a presentarci, meglio che vano diletto agli 
occhi, cd al pensiero quelle figure, ed immagini in 
che 1’ antico sapere simboleggiando pose le regole 
délia morale c del costume civile ; e dove que’ savj 
in figure di favole espressero con parlanti esempj 
gli errori, e le sciagure délia umana vita. 

Délie quali favole ch’ egli toise ad imitàre, e del 
modo dal Francucci adoperato ad esprimerle, scrisae. 
con sapere di filosofo , c con rara eleganza, e forza 
di parole il Giordani che a tutta ragione si duolo 
avéré degli altri due dipinti ( quivi da Innocenzo ese- 
guiti, e per ingiuria d’ uomini, e di tempi fatalmen- 
te distrutti ) taciuto chi li vide ; e chi poteva la- 
sciarne bella ed onorevole memoria. 



»» I 


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n8 

Ora poichè quel sublime serittore trova, e dispie— 
ga le filosofiche ragioni onde era 1’ inventore ani- 
mato ad ordinare a quella meglio che ad altra gnisa 
le figure e gli omamenti de* quali stimè valersi a rap- 
presentare, qua 1* avventura del bello e saputo En- 
diniione, qua il crudele strazio delF innocente Ateo- 
ne, e qua il nefando supplizio cui soggiacque il roi- 
aero Marsia ( argomenti di quelle pitture ) ; e poi- 
chè dal modo onde 1’ Artista seppe trattarli elice 
pur anche gli ammonimenti e i precetti, di che è 
ragionevole credere, volesse far accorti i giovani di* 
pintori, io, lodatore d’ Innocenzo che fu specchio di 
umiltà e di modestia, non vorrô con prosuntuosa e 
Impudente ignoranza andarmene in più lunghe pa- 
role intomo a queste opéré ( con tanto fiore di sa- 
pienza illustrate ) ove ho pure ventura che le cose 
dal Giordani discorse mirabilmente mi valgono a 
eonferma del sapiente immaginare di che io lodava 
Innocenzo (i). Solo dirè corne il vario sentire che si 
asconde nel cnore de’ soggetti raffigurati si maestra- 
mente da lui dispiegato, e la dottrina di filosofo, e 
di erudito che egli mostra nella invenzione, sono 
prova corne guardasse sempre negli esempi del gran- 
de maestro. I cui quadri diresti altrettanti poemi, o 
che non di lettere soltanto saper voile di notomia 
di storia e di poetica, ma in ogni maniera di no- 
bili discipline erudijsi. 

Noi non abbiamo del gentile artista alcun altro 
dipinto, nel quale potesse egli con ingegno invento- 
re dar prova di se ; e non che mostrarci il corpo e 
i vivi esseri délia pittura, bellamente variare la po- 
situra, e gli affetti delle figure : che le condizioni 
aue non gli consentirono comporre quadri nei qua- 

(i) Lanti Ittorn Pittorica. Piu 1716. Vol. V. p*g. • 45 . 



*t9 

Ii fosse azione o movimento ; ma ne' sagri argomentî 
ch’ egli toise a rappresentare una gentilezza mara- 
vigliosa, una devozione, una dolcezza un candore di 
verità tutto suo proprio risplendono si che nulla gli 
lasciano invidiare ai primi dipintori délia beata età 
sua. E dalla parlante espressione de’ volti, e délit fi- 
gure pur traspare quale bell’ anima informasse il sen- 
sibile e graziato pittore. E a chi volesse riprenderlo 
di avéré introdotte ne’ dipinti figure estranee agli 
argomenti cui riferivansi, è pur d’ uopo sapere corne 
fosse egli sov vente costretto a porre ne’ quadri qua- 
lunque fossero 1’ immagime del Santo Fondatore, o 
Protettore degli Ordini d’ onde venivangli le opéré 
allogate, a decorare le quali perô e nella scelta de- 
gli accessorj che gli piacque introdurvi, mostrb tal 
fino criterio, e taie finezza, ed eleganza, quanta ba- 
sta a confermare la di lui eceellenza nell’ invenzio- 
ne. Alla quale degna Iode aggiunge onorevole cagio- 
ne il merito di quegli artisti che dalla scuola di lui 
uscirono : un Prospère Fontana che assai valse nell’ 
arte del ritrane, e che ineritô essere da Innocenzo 
scelto per condurre a fine un quadro, a compiere il 
quale a lui non bastô la vita ; ed un Francesco 
Primaticcio che ( attestante il Filibien ) rech primo 
alla corte di Francesco re di Francia il gusto roma- 
no, e le idee dello scolpire., e del dipingere che ven- 
nero ad Italia in retaggio dalla greca sapienza (i). 

Ora se giustamente è il Francucci commendato 
Artista Filosofo chi vorrà negargli Iode di valentis- 
siroo imitatore, anzi d’ imitatore non superabile dell’ 
irnmortale Raffaello ? Certo che riguardando nelle 
opéré tutte di lui , aperto e largo n’ à il campo e 


(i) Vasari Vita dal Bagnacavallo Tomo IV. Edi«. di Fir«a*« *77*- 
pag. ioo. a uo. 



120 

faon è facile ( massime a chi manchi profonda cogni- 
zione dell’ arte ) 1’ un dall’ altro distinguere ; e me- 
no a questo bastarono gli stranieri che posseggono o- 
pere del Francucci, credendole di mano dell’ Urbi- 
nate. Mi giovi pertanto alcune cose discorrere di 
que’ dipinti ne’ quali il giudizio degli Artisti, e dél- 
ia storia consentono essere ail’ estremo grado la va- 
lentla dell’ imitatore, e pur mi valga premettere al- 
quante parole intorno al merito, e ail’ utile délia i- 
mitazione. 

Io non mi turbo che que’ che non pregiano gl’ i- 
mitatori del bello artificiale escano in campo gri- 
dando le imitazioni porrc i ceppi ail’ ingegno , il 
quale vive soltanto e si fa grande ove sia libero di 
se ; essere nella sola natura il vero imitabile ; non 
dovcrsi andare in traceia di esempi tanto a lei in- 
feriori ; da quella solo noter attendere incremento , 
di fama gli artisti, poicnè da lei si ebbero le prime 
invenzioni , e le idee archetipe délia bellezza : che 
a questo opinare ( il quale airesti menare con ti- 
xannica signorla a decadimento le arti') parmi facile ri- 
sposta ; 1’ umano ingegno, e la storia delle scoperte 
da esso operate dimostrare corne i primi trovati an- 
che semplici uscirono sempre poveri, e difettosi , nè 
a certa perfezione poterono condursi che per via di 
frequente, e assiduo sperimentare , e de’ mutamenti 
che da questo conseguirono. 

E ci basti che a Fidia e a Policleto valse 1’ e- 
sempio de’ piii antichi scultori onde portare 1’ arte 
a seggio si alto ; a Prassitele, ed a Lisippo per ag- 
giungervi grazia , ed avvenenza ; nô la Venere , il 
Torso, 1’ Ercole, il Laocoonte che maravigliarono i 
sccoli furono mai percetti da’ sensi , ma si tolti da 
quelle immagini che couducono a creare opéré di 
artificiale bellezza su’ i cui esempi si formarono Mi* 






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121 

èhelangelo, e Rafiaello. A’ quali se fu a grado imi- 
tare la bella natura, non si ristettero perô dal guar- 
dare le opéré del Perugino, del Masaccio, del Vinci, 
da ognuna di quelle delibando il migliore dell’ arte 
e facendo propria sostanza le attinte bellezze. 

E se I’ Urbinate ebbe in sorte la sovrumana po- 
tenza di ayvivare le tavole, e di trasl’ondere con o- 
pere immortali le idee del bello, e del sublime nel- 
le serubianze, nelle forme, anzi ne’ pensieri e nelle 
stesse perturbazioni , onde 1’ intelletto appagandosi 
è il cuore covnmosso rapito ed illuso fmo a credere 
l 5 azione in cui guarda da vivi spiriti rappresenta- 
ta ; se Innocenzo non toise ad esempio coloro i 
quali in taie , o in tal altra parte 1’ arte verso il 
perfetto guidarono, ma imitô quel divino, che ebbe 
da natura il magistero di dar vita aile tele , e che 
ail’ arte pose un confine cui a null’ uomo fu dato 
fin qui sorpassare ; e si lo imitô che le opéré dell’ 
imitatore si confondono con quelle dell’ imitato , a 
quai maggiore gloria poteva essere 1’ Imolese riser- 
bato dopo avéré tanta grandezza adequata ! ! 

Io non porrô in ischiera , nè verrô a discorrere 
tutto che nelle tavole d’ Innocenzo commove a tal 
maraviglia. che diresti avéré a lui disegnata la azio- 
ne, anzi pur retta la mano lo stesso Rafiaello ; nol 
mi concedono nè la brevità del tempo assegnato al 
mio ragionare, nè tanta copia di opéré ognuna dél- 
ié quali mérita essere con sapere ( che in me non è ) 
partitamente descritta ed illustrata ; e pur tengo sod- 
disfare il mio assunto quando solo vi richiami a 
quelle ove più tocca il perfetto la imitazione. 

Eccellente imitatore parve Innocenzo nelle pittu- 
ie délia Viola ove nell’ Ateone quelle Ninfe si va- 
gamente vestite ti fanno sowenire le Muse Vatican 



rte (t), E taie eccellenza mostrô nelle due stupende 
tavole che fece per la Chiesa de’ Servi in Bologna 
nella prima delle quali toise a rappresentare il nunzio 
dato alla Yergine eletta Madré del Figliuolo di Dio ; 
nell’ altra il santo Connubio. Rispettoso sta in quel- 
la ginocchioni 1’ Areangelo in atto di affidare 1’ An- 
nunciata mostrandole il Divino Spirito antore délia 

Î ;rande opéra. Il quale esulta al vedere corne Maria 
e mani al petto iucrocicchiate con volto sereno e 
Composto a sommessa e vereconda letizia pronuncia 
il desideratissimo fiat ; mentre più angioli danno se- 

5 no essere per tanta ventura tutto in festa il Para* 
iso (a). Alla quale opéra è già degna Iode che gli 
altri dipinti ove fu trattato lo stesso argomento ce- 
dono tutti al confronto ; e che il solo Sanzio avreb- 
be potuto in tal guisa ordinare 1’ azione delle figu- 
re quivi introdotte, si correttamente condurle, ed a 
tanto sentiti, e graziosi atteggiaraenti animarle (3). 
É nell’ altro quadro la Vergine Sposa nel pieno di 
una decorosa modestia contemperata a timido rosso- 
re verginale che ti desta nell’ animo puro, e soave 
commovimento ; e in lei guardando di santo amore 
ti accendi (4). 

Ora di queste opéré incivilmente tace il Vasari 
( già aperto nemico a’ Pittori Bolognesi del suo tem- 
po ) e pur si avvisa avéré Innocenzo eseguite le pit- 
ture délia Viola con disegno di altrui mano ; uuova 
ingiuria contro la quale leva sdegnoso grido , e a 
buon diritto il Malvasia ; che dell’ altrui ingegno 
non ebbe certamente d’ uopo il Francucci quando 

(i) Giordani Pictro loco cit. ^ 

(a) Lanzi loco cit. 

Ï 3 ) Giordani Pietro loco cit. 

( 4 ) Crespi Discorso sopra due celehri anticki Professorî di Pittura. 
Bologna 1774* ntlla Sumperia di S. Tommaio d* Atjuino. 



Dell* inventaré, e nell’ imitare gîunse si d’ appressd 
alla perfezione di Raffaello (i). E bene è debito ri- 
meritare que’ generosi che dalla tavola dell’ Annun- 
ziata, di cui si è discorso, e da altre, tolsero le co- 
rone di argento e di fiori che per barbarie, o per i- 
gnoranza di oscuri tempi in quelle si conficcavano : 
di che pure, vituperando quel lagrimabile costume , 
allegravasi Lodovico Bianconi allorchè vide si pre- 
ziosa opéra campata a’ guasti , ed aile brutture e- 
ziandio onde per 1’ ardere continuo o frequente al- 
meno di lurni solevano i buoni dipinti deturparsi , 
ed essere ad estremo danno avventurati (a). 

Nè meno ti pare sovrano imitatore il Francucci 
nella tavola che ha il Duomo di Faenza, e nell’ 
altra che ebbe la Chiesa di S. Michèle in Bosco in 
Boîogna (3). In questa sull’ esempio del Frate, e di 
Andrea pose sedente sulle nubi la Vergirie col Di- 
vino Figliuolo, e presso Lei quattro angioli atteg- 
giati al suono di diversi istrumenti ; lavoro con ta- 
ra finezza di contorno disegnato ; nel quale la gra- 
zia e la eleganza de’ volti ti pajono in tutto Raf- 
faelleschi ; ed ove nel primo piano 1’ Arcangelo Mi- 
chèle in atto di atterrare il deinonio è modellato su 
quel capo lavoro dell’ Urbinate che fe’ maravigliare 
Parigi. 

Présenta 1’ altro quadro una nicchia di architet- 
tura soda e modellata sull’ antico , ove su di una 
Cattedra nel centro e di faccia siede la Vergine te- 
nente sulle ginocchia il divino figliuolo innanzi a cui 

(i) Malvasia loco cit. 

(a) Bianconi Lettera scritta da Dreada nel 176a. al Nobili&s.ino Sig. 
Marchi-se Filippo Hercolani ed impressa in Lucca 1763. pel Rinoncini 
pag. i 34 ; 

( 3 ) Giordani Gaetano Cat. di quadri che si conservano nella Pina- 
coteca di Solcgna. Bologna tipi Nobili e Comp. pag. 71. 



ia4 

a destra è genuflesso sul sottoposto îcaglione Sati 
Giovanni Battista, al quale stende la mano il par- 
voletto Gesù. Sull’ ultimo de’ tre scaglioni più bas- 
ai è un angelo pur genuflesso che suona un piccolo 
liuto ; e ritti più innanzi in figure di naturale' pro- 
porzione stanno gli Apostoli Pietro , e Paolo quegli 
a destra, questi a sinistra ; indi alquanto indietro al 
primo S. Zaccaria ail’ altro S. Elisabetta che inten- 
ti guardano 1’ azione; e un angiolctto levato a volo 
alla sommità délia nicchia tiene in mano la leggenda. 
Hic eut puer magnus coram Domino. Semplice e na- 
turale è la invenzione, e pur si pare che se ne* di- 
pinti che fece in età più giovane Innocenzo si di- 
stingue talvolta la scuola Bolognese, in questo, e ne- 
gli altri a’ quali già adulto diede opéra, o si riguar- 
dino le ragioni delle ordinanze, o la castità del di- 
segno, o il flore délia espressione o il colorito ; tut- 
to è conforme alla maniera di Raffaello. 

Il mortorio poi délia Yergine dipinto afresco(i), 
e la tavola rappresentante il Natale Divino che di 
lui abbiamo nella stessa Chiesa di S. Michèle in Bo- 
sco (a) quella che fece in S. Giacomo pér ima Ma- 
donna Bcnozza, ov’ ù lo sposalizio di S. Gattarina 
(3) , 1’ altra nella vecchia Chiesa delle MM. del 
Corpo di Cristo in cui sta la Vergine seduta presso S. 
Elisabetta tenente il figliuolo Gesù sulle ginocchia 
intento a benedire il parvoletto Giôvan Battista , e 
dai lati due persone divotamente genuflesse ( nelle 
quali com’ era costume di que’ di effigiô i compa- 
droni di quella pittura ) (4) sono délia più felice in- 
•Venzione ; veri , e nel contorno corrctti i caratteri 

i l) Malvasia loco cit. Lan zi loco cit. 
a) Malvasia, Lanzi loco cit. 

3) Malvasia, Lanzi loco cit. 

4) Giordani Gaetauo, CUespi c Malvasia loco cit. 


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ia5 

flelle figure ; di cstrcma gajezza, e buon gusto il co- 
lorito ; e quivi pur vedi nell’ aspetto il più raaesto- 
so la Vergine, e gli angioletti con piccole clamidi di 
si leggiadra, e di si bella proporzione che non invi- 
diano a quelle del Francia. 

Guasta assai e deturpata da ritocchi di mano im- 
perita ( sebbene soltanto in piccoli perimetri e sen- 
za discapito delle più nobili parti del quadro ) era una 
tavola dell’ altezza di 12 . palmi romani che tuttavia 
conservasi nella Chiesa Arcipretale di Bagnara Ca- 
stello del contado Imolese cui per provido ordina- 
mento del Governo, si è non ha guari operato un 
restauro dall’ espertissimo Professore Perugino Giu- 
seppe Carattoli. 11 quale cosi corne ail’ altra picco- 
la tavola di mano d’ Innocenzo, che è nel pubbli- 
co Palazzo ( dono prezioso dell’ Autore al patrio 
Municipio secondochè fu sopra accennato ) ed in 
quella che era prima nella Chiesa di Valverde , e 
che fu dopo locata nel Palazzo del Comune, non i- 
sfidato dallo stato rovinoso di questi dipinti ( e del- 
P ultimo in ispecie ) cui la mala custodia , le in- 
giurie del tempo , ed i male operati ristuari aveva- 
no quasi irreparabilmente deturpata potè con la va- 
lentia nell’ arte di restauratore, poco meno che tor- 
narli alla originale bellezza. 

La prima e la seconda delle indicate tavole sono, 
e ben si mostrano delle prime opéré che uscirono 
dall’ artista ; conciosiaehè si veggano eseguite intor- 
no 1* anno i5i 5. che è quanto dire il 19 . dell’ età 
sua ; e ne è pur bella prova la candida semplicità 
che si ammira in que’ due primi lavori , ne’ quali 
lo smalto de’ colori è sempre conservato nella sua 
nativa vivezza ; e i panneggiamenti sono egregiamen- 
te condotti e dipinti. 

Il quadro di fiagnara rappresenta Maria Vergine 
sedente sulle nubi, in grembo alla quale posa il Bam- 



n6 

bino Gesù , ed è presso lui S. Giovanni Battista ; 
alla diritta délia Vergine «ta ritto in piedi S. Roc- 
co, alla sinistra S. Sebastiano, e innanzi a Lei ginoo- 
chioni i SS. Cosmo e Damiano. 

Nella piccola tavola donata al Comune sono di- 

f inti la Vergine Madré col Barubino Gesù ed i SS. 

rotettori délia città Cassiano , e Pier Grisologo ; 
nella terza tavola lo sponsalizio délia Vergine, 

E alla périmé 1* altra bella tavola che è negli 
Osservanti di Pesaro vedesi decorata di paese ame- 
nissimo e di prospettiva taie da ricordare quella del 
Vinci. 

Di altri dipinti fu autore Innocenzo ; e molli pur 
erano, e sono tuttavia in patria , ma di questi nè 
tampoco puô darsi esatto novcro ; imperocchè essen- 
do passati da una ad altra niano fatalmente non 
v’ ebbe chi ponesse amorevole cura a registrarne le 
■vicende. Diremo pertanto di que’ che in Imola od 
erano o rimangono, e sono 

Una tavola che aveva 1’ Oratorio dell’ Abba- 
zîa di S. Maria in Regola rappresentante la Beats 
Vergine tenente sotto il manto raccolte più divote 

f iersone, la quale esiste ora nella Pinacoteca di Bo- 
ogna. 

Altra che ne era nell’ Oratorio délia Compagnia 
de’ Servi rappresentante Maria Vergine, S. Cassiano, 
e S. Maeario titolare di quella Chiesa ; ma di que- 
sta lamentiamo amaramente la perdita , e s’ ignora 
il destino. 

Nel coro de* Domenicani vedevasi in bel quadro, 
ebe fu poi trasportato a Milano, dipinto il Battesi- 
mo di Gesù nel Giordano, 

11 Nobile Sig. Marchese Antonio Sassatelli Mon- 
gignani possiede un quadro di vaghissima composi- 
zione, e che puù dixsi lavoro veramente Raffaelle- 



• 13 ? 

sco, e rappresenta la Beata Vergine, il Santo Bam- 
bino, e S, Giovanni Battista. 

Altro non meno pregevole è presso il Signor Ca- 
valière Conte Giovanni Codronchi Argeli , ove vedi 
effigiata la Vergine, S. Francesco, e il Bambino Ge- 
sù che pone in dito 1’ anello a S. Catterina ; sog- 
getto da Innocenzo ben sovent* ripetuto, forse per- 
ché siccome qucsti piccoli quadri erangli commessi 
nell’ incontro délia vestizione di monache , le can- 
didate dalle quali ne veniva fatta offerta al mona- 
stero scieglievano d’ ordinario un taie argomento. 

L’ egregio Professore Medico Imolese Dottor Cas- 
siano Tozzoli ha la sorte di annoverare fra moi- 
te belle opéré delle quali è possessore una tavola 
d' Innocenzo, ove a fronte délia ristretta di lei di- 
mensione, veggonsi in mezze figure dipinti la Sacra 
Famiglia, S. Giovanni Battista, e S. Francesco d’ As- 
sisi ; opéra tanto più pregevole percbè condotta con 
quella stessa seniplicità che si è commendata nel 
quadro del Duomo di Faenza, e sotto la quale bel- 
lamente si asconde la maestria dell’ artista. 

Finalmente la Eccellenza Reverendissima di Mon- 
signor Arcivescovo Giovanni Maria Mastai Ferretti 
meritissimo Vescovo d’ Imola fece non ha molto ac- 
quisto di una bella tavola di mezzana grandezza o- 
ve è effigiata Maria Vergine tenente sulle ginocchia 
il Santo Bambino che accarezza S. Giovan Battista, 
e veggonsi alquanto addietro S. Antonio Abbate, e 
anche qui S. Francesco d’ Assisi; nè manca a que- 
sta tavola quell’ aurea semplicità che è cosi pro- 
pria d’ Innocenzo. 

Sono queste quelle opéré dell’ illustre Imolese 
dalle quali io traeva non fallihile argomento a rin- 
frescarne con lodi la fama nell’ arte; nella quale se 
a tanto sperare nol rapiva nella virilità dell’ ingc- 



*29 

gno tma morte immatnra sarebbesi certamente levatq 
a volo più alto. Ma poichè dal sapiente artista non 
si acompagna un passionato operare, ed un operoso 
travaglio non sempre regge la fisica forza, egli cui 
le durate fatiche avevano reao deboljssimo non po- 
tè sostenere 1* attacco délia febbre pestilenziale che 
lo assalse attempato di poc’ oltre 1’ anno 54. 

La quale triste ventura fu cagione che troppo 
presto mancasse a noi, a Romagna, ad Italia un uo- 
mo cliiarissimo che a tanto valore nell’ arte aggiun- 
se il corredo di tutte virtù I ! 

Mi volgo ora a voi, giovani artisti , che meco avete 
comune la patria : guardate nelle opéré d’ Innocenzo, 
e vedrete quanto possano gli sforzi dell’ ingegno e dél- 
ia mano. E pur guardate nell’ esempio che vi por- 
ge lo scultore delle grazie, il degno alunno del Fi- 
dia Italiano , il vostro concittadino Cincinnato Ba- 
ruzzi nel quale la sapiente filosofia di arte guida lo 
scalpello maestro a creare opéré che giustamente gli 
assicurano la più chiara rinoiuanza. Ponete il piede 
sulle orme da loro stampate nell’ esercizio delle ar- 
ti che di bel conforto e giovamento soccorrono 1’ u- 
mana vita, e sarete da sicura guida scorti sul cam- 
mino délia gloria , e alla nativa terra continuerete 
P onore che le venne dal valoroso emulatore del dh, 
vino Raifaello. 



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ELOGIO 



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SIG. IVICOLA GOMMI FLAMINJ 


TIBERIO FAPOTTI. 


\Suella carità del loco nat'io che a malgrado il 
lungo volgere di anni e la distanza ond’ io sono dal- 
la comune Patria diviso fu in me ognora ardentis- 
sima, fecemi sovente considerare corne fosse deside- 
rabile renderc présente a' contemporanei, ed a que * 
che verranno, quanto valsero in ogni maniera di 
scienze di lettere e di arti i nostri maggiori e perd 
venni io nel proposito , di scriverne in ordinata 
sérié gli elogi. Se non che, meditando sul gravis- 
simo assunto, tenni dover riserbare a più maturo 
studio ed a migliore agio quelli del Santo Grisolo- 
go, del Tartagni, del Benvenuto, del Francucci, e 
volsi il pensiero alla onoranda Famiglia de ’ Flaminj 
ed in ispecie al soavissimo Poeta Marc’ Antonio le 
cui virtù e le opéré mi parvero imagine di santo co- 
stume e di sapienza. E pertanto quello che ti of- 
fero , dilettissirno Amico , l’ elogio di lui , è di taie 
con cui ti è comune non che la patria e la prosapia, 
V animo la dottrina e il favore dette Muse. 

Nè potrà la tua modestia adontarsi se questo io 
afferma ; che già ne diede pubblico testimonio V 
Antologia di Firenze quand o degnamente fosti qui- 
vi no mat o “ Integer vitæ, scelerisque purus “ e cvl- 



tore amabile del bello, e del hene ; e quando cou 
parole di tanto onore ragiono corne e con quale 
fedeltà e spantanea eleganza sapcsti bellamente in 
versi italiam esprimere cio che di più patetico e soa- 
tie presentano i carmi del Bardo Inglese Byron nel 
Prigioniero di Chylon , o di gagliardo ed efficace 
nel greco Poeta che figuré egli starsi a banchetto 
co’ suoi Isolani. 

Che se era di luo dritto avéré da me questo os- 
sequio, era mio obbligo renderlo a te non pure in 
argomento di amore, ma quasi a rimembrarti nel 
Flaminio quel raro esempio di senno di bontà e di 
virtù cittadine ch’ ebbe Imola nell’ ottimo tuo geni- 
tore Francesco, troppo di buon ora tolto ail’ amore 
del pubblico e de’ suoi, ma sempre vivo al comune 
compianto , e col quale , prodigo verso me di tanta 
amorevolezxa ne' molti anni in che piacquegli di- 
vider meco le pubbliche cure, fui stretto da vincoli 
di tenera e schietta amie lz ta. 

Tieni quindi che niuno mi vince nell’ onorarti e 
ne’ sentimenti del più tenace e vivo attaccamento , 
ed amarrù quant o io ti amo e ti stimo. 

Da Imola il 3 i. Ottobre 1829. 


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In quel secolo che da Leone X. ebbe il notne , e 
in che Italia diede vita a si copiosa schiera d’ il- 
lustri, ben è ragione che la ciltà di Santemo (i) 
abbia degna parte pur essa ail’ onore délia patria 
comune : che quivi di se leyarono a que’ tempi al- 
to grido, e gravi giureconsùlti, e guerrieri di glorio- 
riosa fama, ed artisti di non comune valentla, e let- 
terati di chiara e continuata rinomanza (a). 

fil Dante Inferno Canto 17 . vers. 49* 

(a) Tacendo di moiti e molti de’ quali in tutte opéré di scienze , 
lettere ed arti si onora la città d* Imola noteremo 

Che celebri Giurecomulti furono un Giovanni di Nicolà degli Ugo- 
dorngi, un Alessandro Tartagni, e un Porzi, e un Vespignani, e i Ve- 
atri , e i G. Battista Felice Zappi. 

Famosi guerrieri un Taddeo Délia Volpe, e un Corrado, e Giovan- 
ni Cagnaccio Sassatelli, e un Roberto e un Lippo Alidosi, e un Gui- 
do Vainû 

Artisti celebratissimi un Francucci un Bartolini, Pittori, un Morel- 
li Architetto. 

Letterati chtarissimi un S. Pier Grisologo, un Rambaldi, e il Man- 
zoni, e Francesco Maria Maneurti, e lo Zappi e il Canti, e Antonio, 
e Camillo Zampieri, e il Valeriani, « Nicola Godroncbi. 


i34 

Nel novero de’ quali la famiglia de’ Flaminj splen* 
de onorata , si pel valore de’ suoi , si per le lodi 
pubbliche e concordi de’ conteinporanei , e de’ po- 
ateri , e di luce anche più viva vi splende Marc’ 
Antonio Flaminio , del quale imprendo a tessere 1’ 
elogio. 

E ben vi so grado, o accademici , che al meschi- 
no mio ingegno non riguardando me concittadino al 
Flaminio voleste prescelto ail’ onorevole ufficio(i); 
laddove pur mi reco a memoria corne delle lodi di 
un famoso prendeva in Grecia il popolo nobile ri- 
creamento , e quasi di propria gloria congratulavano 
que’ che con lui comune aveano la patria. 

Che se male spero adeguare con basse parole la 
eccellenza di lui che fu mentre visse dai dotti uo- 
mini lodato a cielo, e ( quel che è più degno elo- 
gio ) la morte lamentata e compianta quasi pubbli- 
ca sciagura ; varrammi almeno che io il ricordi al- 
la memoria, ed ail’ ammirazione de’ presenti corne 
quegli ch’ ebber caro gli uomini pel candore dell’ 
animo e per la santità del costume; che dopo le ri- 
nate lettere iri Italia, surse chiarissimo nelia Latina 
poetica, é cui per dovizia di soda ed austera virtù, 
non potrebbe confrontarsi alcuiio di coloro, che con 
lui vissero ed attemparono. 

D’ onde mi avviso essere il Flaminio da propor- 
si a degno ed imitabile esempio : che fu egli scrit- 
tore di opéré dettate più che dalla mente ( già pie- 
na di gravi dottrine, e d’ immagini felicissiine ) da 
cuor sensibile, e tenero ; e quelle parvero uscire da 
vena si pura corne 1’ animo del loro antore ; nè le 

veneri di Catullo osarono mostrarsi invereconde a lui, 

, •( 1 • 

(i) Queslo elogio fu letto dall* autore ail* Accademia Tiberina di 
Roma nella tornata del la Setteiubio i 8 a 5 - e ail’ Arcadia nel succea- 
sivo anno 1828. 


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i 35 

fche le greche dolcezze ed i molli affetti di Anacre- 
onte ascose sotto il velame di bella e santa mode- 
stia. 

Perché si andranno, corne la brevità del tempo 
assegnato il consente, per me discorrendo i partico- 
lari si délia vita e delle opéré da lui lasciateci, e si 
degli encomj di che fu meritamente ricolmo quasi 
corne chi mostrar volesse le orme per cui sali a tan- 
ta altezza di fama. 

In Seravalle castello délia Marca Trevigiana nae- 
que Marc’ Antonio Flarainio il 1498. di Giovanni 
Antonio figlio di Ludovico Zarrabini di Cottignola, e 
di 'Vetturia gentildonna Seravallese. E in Seravalle 
nacque Marc’ Antonio perché il padre di lui quivi 
si rifuggl, e fermé stanza , onde camparsi al furore 
delle l'azioni che a que’ di tutta Emilia disastrava- 
110 : che anzi conto essendo il molto valore di lui nel- 
la poetica , ed in ogni maniera di amené lettere , vi 
fu scelto a tenerne la cattedra : quindi poichè ven- 
ne in Venezia aggregato alla célébré Accademia in 
Roms instituita da Pomponio Leti , e in quella fu 
nomato Flarninio , in tal nome cangié egli. F origi- 
nario cognome de’ Zarrabini, e voile ctie d’ indi in 
poi la famiglia di lui da quello si nomasse Flami- 
nia (1), 

E pertanto ragione che corne a Francesco Petrar- 
ca fu patria Firenze, a Ludovico Ariosto Ferrara 
( sebbene quegli ail’ Incisa, questi in Reggio nasces- 
se ) Imola vanti avéré a suo figlio il Flarninio ; che 

(1) Marchesi Mon. Vir. ill. Gai. Tog. 109. Bayle Dictionalre. Cat. 
de Bibl. Casanat. T. 3 . p. a 4 a - Storia d’ Imola per Bened. Filippim 
1810. Ti»abo*chi Storia délia Lett. Italiana Vol. 8. Edizionc d» Mode- 
na. Mancurti Vita di Marc* Antonio Flarninio Ediz. Gotn. Lett. del 
Gradcnigo Vescovo di Ganeda al Sabionato T. a 4 - délia nuova raccol- 
ta «U opusccli Scient. 



V 


* . 
i36 

già il nome di patria da quello di padre vuolsi de'» 
rivare per 1’ autorità delle Romane Leggi, e per la 

S avissima di Tullio (i) e i Flaminj, che ebbero in 
îola Patriziato ed onorevoli cariche cittadine a pre- 
gio recaronsi d’ avervi avuti i natali ; nè v’ ha scrit- 
tore délia vita di loro che in questo ricusi consentire. 

Nudrito a pietà e gentilezza e per quanto si spet- 
ta al vivere morale e civile e alfa cultura dell’ in- 
telletto di buoni insegnamenti sovvenuto, crebbe a 
belle speranze di prontto e di onore, a gilisa che in 
età tuttavia giovane bastà a chiosare con maturo 
senno e sapere i Greci e Latini Poeti (a). 

Ma i disastri delle guerre civili avendo percosso 
anche il Castello di Seravalle, perdè Giovan Anto- 
nio le sostanze co’ proprj sudori ivi acquistate ; sic- 
chè divisô tornarsene in Imola, ove sperava avéré, 
ed ebbe dal Pontefice Giulio II e dal Cardinale Ria- 
rio generosi favori (3) . 

E corne poco stante saliva al trono Leone X. 
Pontefice di alti e magnanimi spiriti, avendo lo stes- 
ao Giovan Antonio divisato presentarlo di alcune 
poesie da se composte, si avvisù darne incarico al fi- 
gliuolo Marc’ Antonio e che altre da quelle ne ag- 
giongesse sue proprie : con lettere pertanto indiritte 
al Cardinale Marco Comaro se ed il figlio e la of- 
ferta raccomandô, e pur soggiunse non parergli af- 
fatto indegno di quell’ illuminato e sapiente Princi- 
pe ciô che nella età di poco oltre tre lustri aveva 
potuto il giovinetto (4) ; nè il presagio falliva ; che 


(i) L. nullut Cod. de decur. L. I. Cod. obi pet. tut. L. a. et 7 . 
cod. de incolis. L. 3. cod. de Municip. et orig. Cujaccio ne’ coimn. 
a queste Leggi. Cicerone de Legib. n. a. Flaminii, et aliorum carmi- 
né. Luigi Bossi note alla vita di Leone X. di Gugliel. Roscoe Tom. 

7. 17». 

la) Mancurt. L. cit. 

(3) lo. Ant. Flam. Ep. fam. L. a Ep. 4- Tirab. 1. cit, 

(4) Storia d’ Imola. 


•m 


- DlQltizSfffcy GoOgle 



il Papa lo accolse a parole di molto onore, e desi- 
derô che nella Corte di Lui si rimanesse : quindi a 
Raflfaele Brandolino famoso Poeta ed Oratore lo ac- 
comandù, ed a Gio. Battista Pio, alla cui scorta fi- 
dossi poscia, in ogni maniera di studi e di nobili di- 
scipline. E fu bello udire corne ito a far riverenza 
al Pontefice nella sua Villa Maniiana, e al cospetto 
di più distinti soggetti da lui quivi posto a cimen- 
to di disputa con tal maturo senno e pronto spirito 
aile proposte quistioni rispondesse , che Leone da 
ineraviglia conipreso , corn’ altri disse a quel figlio 
di Enea che a Frigi aveva dato prova di quanto po- 
tesse bencbè in gioVane età contro il féroce Numa- 
no, egli voltosi al Flaminio à lui ripétevà — macté 
nova virtuté puer sic itur ad astra (i). 

Fu perciô che la fama del giovane Marc’ Anto-' 
nio già di nlolto accresciuta giungesse eziandio alla 
corte di quel Guidobaldo Duca di Urbino che, mer- 
cè di Baldassarre Castiglione quasi in Ateneo trasfor- 
mata, raunava quivi gli uomini in Italia allora più 
famosi, un Bembo un Sadoleto e i due Fregosi ed 
hn Giuliano De-Medici (a), e che col à chiamato il 
Flaminio non solo délia consuetudine di que’ valen- 
tissimi si giovasse, ma che dal generoso animo del 
Castiglione gli venissero larghi soccorsi alla impo- 
verita fortüna, e ricoVero quasi di patria. De’ quali 
beneficj egli in egloga elegantissima, e il Padre di 
lui in due scelte lettere manifestarono la più tenerà 
grâtitudine (3). 

E comechè il Flaminio dal Sadoleto venisse chia- 
tnato a Roma onde averlo cooperatore nella esten J 


(i\ Virg. Eneid. lib. 9. Y. 64a. Io. Ant. Fiam. Dial, de educat. 
(a) lo. A. Flam. Ep. 8. 

(3) lo. A. Ep. 5. al 9. 1 3. al i5. Bald. Caat. opéré pag. 36?|Ed. 
tova. 





i38 

sione delle letfere, Pontificie bramoso Giovan Anto- 
nio di procurare al giovane figlio 1’ acquisto di Scien- 
ze più gravi ed elevate, il fe’ di cola passare a Bo- 
logna nudrice gloriosa e degna sede di eletti studi (i). 

A Bologna pertanto ( ove fu delizia di quanti erano 
quivi in fatto di scienze e di lettere rinomatissimi ) 
scrisse sollecitato da Leandro Alberti con eleganza 
e facilita di eloquio la vita del Beato Maurzio Pan- 
nonio Ungherese dell’ Ordine de’ Predicatori, intito- 
landola ad Andrea Bentivoglio aile cui amorose cu- 
re tencvasi in ispecial modo obbligato e che 1’ ebbe 
senipre carissimo (a). 

Nè ci staremo dall’ osservare corne se piacque al 
Flaminio preferire nelle édité opéré alla volgare la 
latina lingua a quella età con tanto ardore coltivata 
specialmente da dotti uomini, a questo lo animb for- 
se il pensiero che 1’ idioma italico sebbene a nuova 
vita risorto e in quel secolo stesso salito poscia in glo- 
riosa altezza di lama, non fosse tuttavia acconcio a ■* 

dichiarare le dottrine délia sapicnza ed al parlare 
delle muse : in tutto perô che di lui abbiamo scrit- 
to italianamente non lasciô egli di far palese di quai 
caldo affetto 1’ amava, e corne giustamente tenesse 
essere parte di patrio amore il ben conoscersi délia 
favella nativa. 

Compiuti a Bologna gli studj restituivasi a Roma, 
e quivi usô con Stefano Sauli ornatissimo gentiluo- 
mo Genovese che il voile menar seco a Genova, e 
qui fu ovë conobbe Stefano Longoli di cui aequi- 
st6 1’ amicizia e la stima (3). Da Genova venne in J 

(i) Io. A. Flam. lib. 3 Ep. 24. lib. 6. Ep. i5. e 16. Lib. st. Ep. 

19. et Lett. 8. 

(a) Mancurt. loc. cit. 

(3) Lavoisier additions aux Eloges. Tom. Il Gorniàiii i Secoli del 
le Bettêrat. Ital. Y, 




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di a Padova, e passato al servizio del Ghiberti allô-* 
ra Pro*Datario del Papa non esso lui tornô di nuo j 
vo a Roma chiamatovi anche a sostenere la difesa 
del nomato Longoli cui eiasi data ingiusta taccia di 
perduellione. Il quale onorando ufficio ebbe carissi- 
mo il Flaminio non tanto perché teneva il Longoli 
fia suoi più cari, corne perché ne Conosceva da vi- 
cino il retto animo ed il vivere, e { attestante il Sa- 
doleto ) compi con Iode e buon frutto P assunto 
impegno (i). 

Pieno 1’ animo e la mente delle profonde dottri- 
ne di Aristotile il prezioso libro di questo antico 
Savio ove tratta délia prima filosofia, di Dio cioè c 
de’ singolari delle menti sempiterne, dal Greco ( che 
nelle Greche lettere eziandio fu versatissimo ) voltà 
nel latino sermone ; versione che di belle chiose ar- 
ricchita intitolava al Pontefice Paolo III ; e fu scn- 
tenza del Fracastoro del Manuzio e di altri valenti 
uomini, gli oscuri insegnamenti dl quel maestro del 
Peripato vedersi quivi con sommo utile rischiarati : 
che anzi di lui avtemmo la intera parafrasi delle 
opéré di Aristotile, së ad eseguirla corne ne aveva 
animo non fosse stato impedito da uha grave infer- 
mità cui soggiacqüe, e le cui conseguenze il tennero 
ne’ restanti anni del vivere travagliato ( 2 ). 

Il quale pensiero a noi pare vcrafnente di nobile 
ingegno degnissimo: che se nei secoli délia ignoran- 
z'a avevano le dottrine di Aristotile usurpato 1’ impe- 
rio delle scienze metafisiche, e se nelP età che quel- 
Ia seguirono lasciaronsi quasi dimentiche^ non potreb- 
be perciô loro togliersi il vanto di essere State le 
prime fonti del sapere : né mai abbastanza lodarsi 

fi) 8adol. Ep. Fait», roi. 1 . pag. 4 a * Ediz. Rom. Tirab, 1. oit. 

(a) Manc. 1. cit. Ep. Gard. Pol. Yol. 5. Tirab. e Corniani. 



j4*> 

nel Flaminio uno di que’ generosi intelletti , chë 
quasi infiorando il dirupato sentiero, per cui si giu- 
gne ail’ acquigto di sodé cognizioni adeseano altrui 
con la chiarezza , e facilità de’ modi a camminarvi 
aninioso , eue guidano sulle loro istesse pedate, sic- 
chè non possa fallirsi a gloriosa meta. 

E cotne ad accendere il cuore di santa amicizia 
hanno grande possanza, non che gli aniini, ed i co- 
stumi, gli uniformi e comuni studi , e le leggi eter- 
ne del vero veggonsi stampate nelle menti degli uo- 
mini di ogni nazione , e di ogni clima, ebbe egli 
senipre a grado conoscere nei diversi luoghi d’ Ita- 
lia, ove fu, i Letterati che a quella età levarono di 
se inaggior grido. Cosï a Napoli col Sanazaro e con 
Vittoria Çolonna ) cui tanto célébré poi ne’ suoi car* 
mi ) a Verona col Fracastoro, a Veriezia col Fumano 
col Manuzio col Bembo, a Genova ed a Padova col 
Longoli e col Polo, a Firenze col Vettori e col Ca- 
sa, avvicendé gli affetti, gli onori, e le lodi (i). 

Nè già egli il cui sapere era confermato da età 
più matura, ed incoraggiato da que’ pùbblici elogj, 
che sono in altrui frutto del tempo, o troppo tardo 
compenso, volse 1’ animo a quegli insegnamenti, ed 
a quelle scoperte, onde vanno si famose le Accade- 
mie, e le Scuole, e che hanno per iscopo quando la 
ragione civile, o la spiegazione de’ naturali fenome- 
iii, quando 1’ incremento dell’ umana sapienza : nè 
la cetra accordé ad iinpuri concetti, o ad immagini 
di viziose passioni sotto bugiarde sembianze di vir- 
tù : ma a quelle più elevate e santé dottrine miré 
cui la Stoa e il Peripato non guidano ; a quelle 
cioè, che sollevando gli animi de’ mortali dalle co- 
te terrene a parte li chiamano delle celesti , e che? 


(i) Manc. 1. cit. Eji, CarJ. Pol. 5 . Tirab. e Corniani. 



»4i 

ragionando ail’ umano intelletto sulla vérité delle 
coae eterne ed invisibili procacciano la vera utili- 
té, ed il solo e sommo de’ béni a chi ne acquista, e 
ne dispensa le dovizie. 

£ ben fa ragione ( poichc la bontà degl’ insegna- 
menti vuolsi riconoscere nel loro effetto ) che non ti 
manchi dalle santé dottriqe di Religione un sicuro 

f irofitto . Nè già diresti perfetto sapiente chi pasce 
a mente e 1’ animo non nutrica di quel cibo che 
non consuma , o chi ripone prospérité e gloria nel- 
le mobili opinioni , e nei brevi , ed infausti affetti 
degli uomini : onde daremo degna Iode al Flaminio, 
che primo , ( o non certamente ad altri, che tenté 
gli stessi modi secondo ) si udl cantare nelia lingua 
e col plettro dei Quiriti la divina e magniloquente 
Salmodia del fi gli o di Isai, nobile e sublime sogget- 
to dei futuri misteri ; e çantarla non solo, corne so- 
lea dire Omero di Ulisse , con parole alte e copiose 
corne la neve hivernale, ma con parole gravi ed al- 
te quanto la elevata dignité di que’ Libri vencran- 
di. Di che è prova la magnifica parafrasi di trenta 
Salmi Dayidici in prosa latina già da Lui intitolata 
a Paolo III, e quindi resa poetica, e dedicata al Car- 
dinale Farnese , cui avea prima indiritta una breve 
si ma succosa illustrazione de’ Salmi medesimi (i). 

Non meraviglieremo percié se il Calmet la ehbe 
per ottima (a) e se Gagnejo insigne Teologo, e Can- 
celliere dell’ Accademia di Francia si déterminé a 
nascondere la versione , che ne avea tentata tostochè 
vide il Flaminio uscire si glorioso da quella nuova 
pales tra. 


a Apost. Zeno annotaz. alla Bibl. Ital. del Fontanini II. 109. 
Mancurt. loc. cit. e Calmet opéré. 



Se non che il candido desiderin che Egli nndriva 
di veder ricondotta ail’ antico splendore fa Religio* 
ne di Cristo fu per avventura cagione ad alcuni di 
dubitare, allô Schelornio di asserire, che non serbas- 
se inviolata la fede nelle massitne Ortodosse, men- 
tre a que’ di i seminatori del protestantismo deri- 
vavano dagli abusi invalsi ( seconde il Sarpi ) il 
niotivo, o, giusta il più savio avviso del Pallavicirio, 
il pretesto di persuadcre ai puri Zelatori délia uni- 
tà délia Chiesa, ( tra quali era certo il Flaminio ) 
e de’ venerandi Dogmi Cattolici, la bontà délia ten- 
tata riforma . Ma se agli adescameuti de’ Novatori 
potè egli cedere per qualche guisa, ben valsero a 
ricondurlo sulla smarrita via i consigli del Cardi- 
nale Reginaldo Polo, e si a salute gli valsero, che 
gliene rese pubbliche grazie con endecasillabi diret- 
fi al Cardinale Turiani (i). 

Nè la verità di questo fatto amniette alcuna dub- 
biezza a chi legga nella Vita del Polo, scritta dal 
Beccadelli in cui al dire del Pallavicino si fa men- 
zione anzi testimonianza del ravvedirnento di lni 
( 2 ) : se già non bastassero a confermarlo, e lo inca- 
rico di Segretario del Concilio di Trento conferitogli, 
allorchè ivi recossi col Polo medesimo, e col Priu- 
li (3) ed anteriormente 1’ altro di accotnpagnare il 
Cardinale Contarini al colloquio di Vurmazia, che 
non accettù in causa délia mal ferma salute (4) e 
la Lettera da Lui diretta da Trento al Carnesecchi 
sul Mistero Eucaristico (5), ed i tanti carrai sparsi 
nelle sue opéré in che riluce un caldo e candido amo- 

(0 Mancurt. 1. cit. e Tirai». Apost. Zeno Lett. II. 309 . 

(a) 8 t. del Gonc. di Tronto L. 6 . Gap. 1 . 

(3) Ivi e Storia del Goncilio di Trento T. 1 . L. 6 G. (• 

(4) Tirab. I. cit. 

(5) Ivi. 


- Digitlzed by G 



pe verso Dio. Vedi perù come il dottissimo Cardinale 
Maffei in lettera di risposta al Paleari giungesse ad e- 
sprimere che anime più candide del Polo del Priuli 
del Flamiriio non aveva prodotte la terra (i): corne 
il Fracastoro il chiamasse Uomo santissimo (a) e co- 
me il Polo scrivendo a Viterbo al Cardinal Conta- 
rini aggiungesse non sapere se roaggiore fosse il con- 
tento , o la editicazione che gli veniva dalla compa- 
gnia del Flaminio, che perciù voile senipre d’ indi 
in poi al suo fianco (3). E fu colà che menando vi- 
ta tranquilla e desiderabile godé in onorata pace , 
sebbene per troppo breve tempo, degli amorevoli di 
Lui soccorsi, non che dei magnanimi donî, che gli 
vennero dal generoso animo del Ghiberti, e dei Car- 
dinali Benedetto Accolti, Guidatcanio Sforza, e Ro- 
dolfo Pio (4). E qui fu che in riposato ozio scrisse 
più elegie ed epigrammi, non poche lettere latine 
in versi endecasillabi ( métro , che sopra ogni altro 
ebbe in delizia ) ed altre in proaa italiana che leg- 
gonsi quando partitamente quando congiunte aile 
altre sue opéré, di che si è discorso. 

Intorno aile qaali diremo che se lo spontaneo e 
concorde giudizio de’ Sapienti puô far fede di aicu- 
re e non compre lodi, certo per quelle lodatissimo 
è il Flaminio ; che nelle Elegie adorne di vivezza e 
di venustà fu tenuto valente d’ assai ad espriinere i 
concetti dell’ animo : puri ed eleganti parvero gli 
Endecasillabi ; arguti e senza Cinico veleno gli Epi- 
grammi, e le Odi, di cui pur solea dire esser gem- 
me, che se non si mostrano purissime a nulla val- 


f Paleari Ep. a8. 24 
Tirab. 1. cit. 

Polo Contarini Lett. 9 . Dicembre i55i. Tirab. 1. oit. 

Tirab. 1. cit. e carrai diversi. Roscoc vita di Leone X. Lit. 7. 

182. 



gono, poichè ogni ombra d’ imperfetto le macchîa 
(i). Le Lettere italiane alla perfine piene di quella 
pemplicitâ che non attingeresti aile scuole de’ pe- 
danti: onde fu che i carmi di lui , comecchè ine- 
diti andarono lodati per le mani di tutti, e si piac- 
quero agli stranieri, che Anna des Manquets li recd 
in Lingua Francese (a), e quella coltissima Marga- 
rita Valesia sorella di Enrico Re di Francia solea 
pel diletto soave che ne sentiva cantarli. 

Lui pertanto consultarono di assai volte i più va- 
lenti Uomini su i loro scritti (3). Lui dissero altri, 
avéré nelle prose latine efligiata la casta dizione di 
Tullio, e chi riconobbe ne’ suoi carmi il facile can- 
to di Catullo ; tanto che ( corne leggiamo in Giro- 
lamo Tiraboschi ) pareano ad un célébré Poeta in lui 
xinati Aristotile, e J’ oratore di Arpino ; e il comune 
grido fermô che scrittore ricco di avvenenza e di 
forza togliesse dai gravi suoi ccppi 1’ antica filosofia, 
e da quella scendesse alla soave dolcezza del lirico 
métro, laddove poi si fa chiaro corne valesse a mo- 
strarci congiunte con rara concordia alla dottrina la 
bouta, e la modcstia che sempre avido di rendere 
omaggio ail’ altrui merito, sottometteva al giudizio 
degl’ intendenti tutto quanto dalla penna gli usciva. 
Cosl ne lasciô egli sentenze, che a noi pajono gra- 
vissime, e degne delle antiche scuole. 

E ben di queste si valse nel rispondere a quel 
Galeazzo Vescovo di Aquino, che le di lui opéré 
predicava essere di trita materia e povere d' inven- 
zione e di spirito (4). Solea pertanto dire il Flami- 
nio che la eccellenza Poetica non consiste già nel- 

« Mancurt. 1. cit. 

Les divines poésies de M. Ant. Flaminius mises [en vers Fran- 
çois avec le Latin. Paris i586 8. Corniani ; e Stona d’ Imola. 

(3) Mancurt. 1. cit. 

(4) Lett. ad Ulisse Gassiano in Mancurti 1. cit. 



45 

3o schivare i concetti, e le immagini, che ti pajono 
comuni, ma si nell’ introdurli e trattarli in modo non 
comune (i), e riguardava corne tiranni odiosi delle 
lettere coloro che stimano darti nell a censura la leg- 
ge sicchè tu sia obbligato ad osservarla sotto pena 
di bando daJ regno di cul tengono lo imperio ; e 
cosi a quell’ Aquinate censore dimostrava corne 
Omero, Sofocle, ed Euripide greci maestri trattasse- 
ro délia saputa guerra di Troja, e di favole a mol- 
ti note : corne più di Ovidio, di Stazio, di Marzia- 
le, di Claudiano ( i quali non recarono in mezzo nè 
squisitezza di parole nè rarità di modi ) si estimino 
Esiodo, Teocnto, Virgilio, Orazio, e Catullo con 
quelle loro immagini, abbenchè comuni, di leggia- 
dria e di avvenenza yestite. 

Tutto questo sentenziè Flaminio in Lettere Italia- 
ne, in altre delle quali vedi con quanto amore, e 
fior di senno intendesse a consigliare il buon am- 
maestramento de’ giovani, ai quali con savj dettati, 
e col più potente precetto ( gli esempi ) faceva mani- 
festo corne 1’ industria operosa guidi 1’ Uomo alla 
gloria meglio che la ricchezza , e la fortuna : poi 
con salde ragioni persuadeva, che dovessero di buon 
ora togliersi i fanciulli alla quanto più prolungata 
tanto più nociva disciplina gramaticale ( barbarie 
che con vituperio d’ Italia, e sdegno de’ savj dura 
tuttavia a questi di ) e quinci indefessamente stu- 
diassero nelle opéré di Tullio , e ne facessero analisi, 
e dal latino al vulgare, e da questo a quell’ idio- 
ma le recassero, onde poi far accorti gli alunni su 
i difetti, pei quali quel loro tornar latino lo italico 
volga rizzamento tanto sempre si scosta dal perfetto, 
e sublime dettato dell’ originale (i). 

f i) Lett. a Galeazro Florim. ivi. Idem. 

2 ) Maucuxti^ e Tiraboschi 1. cit. 

10 



0 


i46 

Le opéré di Marc' Antonio furono pubblicate in 
'diverse edizioni dejle quali tesse il catalogo il Cano- 
nico Francesco Maria Mancurti Imolese nelle due 
Cominiane a diligenza e cura di loi eseguite, 1’ una 
nel 1727, che contiene i carmi dello stesso Marc’ 
Antonio, 1’ altra nel 17^ la quale è stata recente- 
mente riprodotta dalla Tipogratia di Prato, e che ha 
H pregio di comprendere anche i versi di Gio. An- 
tonio, e di Gabriello, padre quegli, questi nipote del 
Flaminio. Tali edizioni sono entrambe arricchite, la 
prima délia vita di M. Antonio, 1’ altra di quelle de' 
nomati Gio. Antonio, e Gabriello, anzi pur piii de’ 
carmi di questi non men valenti poeti, e nel cata- 
logo veggonsi ezlandio enunciate le opéré inédite di 
Marc’ Antopio, Le vite poi sono con eleganza ed ac- 
curatezza somma scritte latinamente dal lodato Man- 
curti , e solo reca maraviglia corne un si valente e 
solerte biografo abbia tacluto délia edizione oggi ra- 
rissime de’ primi carmi di Marc' Antonio pubblicata 
in Fano nel i5i5 per Girolamo Soncini. 

Cessé poc’ oltre il mezzo dell’ ordinario cammino 
la vita del Flaminio, perché infermatosi a Roma vi 
morl egli nella età ancor verde di anni 5a, ed ebbe 
a cura del Cardinale Reginaldo Polo onorc di sepol- 
cro nella Chiesa di S. Ivone. 

Né leggeresti senza lagrime le poesie, e le Let- 
tere, che tanti ne scrissero, ed il Polo in ispecie, il 
quale, quasi volendo alleggerire il pubblico dolore, 
pose in luce le opéré di questo illustre (1). Cui sa- 
rà alla perfine migliore e più degno elogio il con- 
siderare nelle cose fin qui discorse corne 1’ amore e 
la riverenza nell' universale verso lui si ingencrasse- 
ro da quelle cagioni , che facendo disperare le in- 

( 1 ) Manuxio Lctt. volg. Mancurt. 1. cit. 



vidie , sforzano quasi gli animi altrui a meraviglia ; 
onde poi consegue che il tempo non giunga a far- 
ne dimentichi : péri) la vita del Flaminio ( che la 
■vita de’ grandi non è mai dal tempo prescritta ) du- 
rerà quanto quell’ elevato monomento che egli sep- 
pe erigersi e che i secoli non bastano a djatruggere : 
la santità délia vita, e la vera sapienza. 



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ELOGIO 

DI 







AL CH. CONCITTADINO ED AMICO 


ÏJOTTOR PELLEGRINO SALVIGNI 

PROFESSORE EMERITO DI CHIMICA NELLA 
UNI VERSITA DI BOLOGNA E DIRETTORE 
DELLA ZECCA. 


TIBERIO PAPOTTI. 


A oichè a dettare questo Elogio a Lodovico Bar « 
bieri ebbi io bella, e sicura scorta ne’ chimici ra- 
gionamenti onde fu per Voi illusirata quell’ opéra 
che Lui rese degno di chiara, e durabile fama, fa 
ragione che V Elogio stesso sia a Voi intitolato ; 
imperocchè mentre n’ avrà, corne spero, sempre mag- 
giore onore il Barbiéri , torneranno le mie parole a 
decoro vostro eziandio , ov’ elle con degna Iodé ri- 
membrano cià che Voi con tanto sapere discorrestè 
intorno aile fisiologiche scoperte, delle quali fil Egli 
primo , e benemerito propagatore ad Italia. 

Di che spero vorrà pur sapermi buon grado la 
comune Patria lieta nel vedere in voi continuata la 
gloria che le venue da quell’ illustre , e che varrà la 
offerta qualsiasi a ricordarvi la ingenua stima , ed 
il vivo attaccamento col quale ail' amicizia vostrd 
mi ricordo, e mi offero. 

Da Fermo il 5 Ottobre i83a. 





B 


rErâJHJHJHJHJETEJHfEJEJEiEJHJHJEfEJ 


ÜS0 




Cxiusta cagione ad assidue, ed utili ricerche furo* 
no per 1’ umano ingegno que’ cangiamenti cui le 
sostanze percettibili délia materia soggiacciono per 
xuinistero di natura, o di arte : perché giovati gli 
studiosi fisiologi da quella scienza che venne di 
Ar&bia a loro soccorso, non furono tardi ad avvtcîri- 
si corne le vicende che nelle intestine molécule de’ 
corpi stessi si manifestano siano da particolari leggi 
govemate : quindi per \ia di più travaglioso inve- 
stigaxe di ripetuti espérimenti di analogie di con- 
fronta , i fatti emersero in maggior luce, ed ebbe vita 
quell’ Arte che Chimica appelliamo (i). Nella quale 


(i) La Chimica arte cl»e insegna a separare le diverse aoatanze di cui 
i corpi misti »i componeono, a purificarli, a raffinarli, e a raunarli an- 
cora per renderli più emcaci ne* loro effettij o più propriamente par- 
lando che ai occupa dell’ analisi e délia aintesi de* corpi allô scopo 
di conoacere, o di insegnare le leggi che dedurre ai possono dagli o*- 
aervati fenomeni, aebbene altri tengano che il vocabolo origini dalla 
•aroce Chemos aucco, per questo che chiamansi succi talvolta le sostanzO 
più pure de’ corpi miati , o dal Terbo Cheo , fondere, liqueiare > con-' 
<i«Wfchè 1a Chimica inaegni a foideje i corpi più aolidi. 


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i$4 

F oichè ( correndo 11 secolo Xvn ) assai fu benemerito 
Imolese chiarissimo Medico Lodovico Barbiéri spo-î 
sitore di nuove dottrine toccanti naturali fenomeni, 
ed in iapecie quelli cbe interessano la animale eeo- 
nomia, à ragione che con parole di meritata Iode 
rendasi manifesto il vantaggioso risultamento de’ 
travagli di questo illustre : la cui fama, ed il decoro 
délia sua Patria e délia stessa Italia, non ebbero 
degno ristoro dail* oltraggio di un lungo silenzio, in- 
torno a ciô serbato, se non quando Y opéra di lui 
Venne alla perfine dagli storici , e da’ biografi patrj 
e stranieri con onore ricordata (i). 

(0 Veggasi l ft Storia délia Chimica del Davy tradotta in itaiiano , 
e impressa in Pavia pel Galassi i8t6. pag. 3 o. ove è notato che il 
traduftore francese fece menzione dell’ opéra del Barbiéri : veggasi al- 
tresl ii ragionamento dettato dal Ch. Prof, Salvigrti Imolese sopra al- 
cune dottrine Chiraiche di Gio. Mayow , e di Lodovico Barbiéri con- 
fronta te col moderno aistema di Lavoisier ed impresso in Bolognà pe* 
tipi Ramponi il 1816. ove alla pag. lai. a ia6. b uni erudîtissim* 
annotazione, nella quale pienamente si discorre il soggetto, e il meri- 
to dell* opéra del Barbiéri intitolata , Spiritus nitro-aerei operationes 
in microcosmo , Bononia 1C80. Tipis Josephi Longhi ; e quindi si no- 
ta corne in Italia possedessero quest’ opéra le sole biblioteche délia U- 
niversità di Pisaj e di Modena, e pochi illustri privati ; corne venisse 
ella on orevol mente ricordata e dal Manzetti nella sua biblioteca degli 
scritti di medicina antica e moderna, e negli arti degli eruditi pubbli- 
cati in Lipsia nel 1680, e dal Mazzucchelli nel secondo vol. delle 
sue opéré sulle vite, e scritti de’ letterati d’ Italia , e dal Ch. Pjofes- 
sore Carradori in un articolo inserito nel » 8 i 3 . nel giornale di Chimi- 
Ca , e Storia naturale del regno à* Italia ohe egli diresse ih forma di 
memoria al Sig. Professore Luigi : Brugnatelli intitolandola « Prove 
dell* antichità de’ princimi délia moderna Chimica Pneumatica in Ita- 
lia » al che fece eco il Brugnatelli nella sua guida allô studio délia 
Chimie* générale stampata in Pavia nel Tomo X. libro 1. pagina a a 5 . 
e a6. parlando délia scoperta dell’ ossigeno : corne in fine la oscurità 
nella quale ne lasciaron il Manzetti, e gli atti di Lipsia intorno pur 
anche ail’ argomento dell’ opéra stessa desse raotivo a porta in nort 
curanza, se non forse a dispregiarla, e ad abbracciare opposti sistemi 
« veggansi in fine le notizie storiche sulle vite, e scritti de’ Medici I- 
tnolesi compilate dal Ch. Dottore Luigi Angeli Imolese nel x8e8. pe* 
Tipi Filippini pag. xyo. a 1 86 . le di lui memorie biogra fiche sugli il- 
lustri Iinolesi pag. 97. a 99. la storia patria impressa m Imola pel Fi- 


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Ë éonie riiaggiorc debifo di riconoscenza, e di coni- 
tnendazione ne corre verso quegli spirîti generosi che 
primi apersero, o più agiate resero, le aspre ed ar- 
due vie del sapere , e a noi per quelle furono si-’ 
cura scorta, vuolsi a migliore elogio del Barbiéri 
biandare a memoria in quale stato, malgrado il vol- 
gere di tanti secoli fosse la Chimica allorquando 
quel valoroso Concittadint) diede opéra aile fisio- 
logiche sue investigazioni , di buon’ ora spiegan- 
do que* sistemi che ■ tanta luce sparsero nell’ arte 
medesima. I cui progressi a dl nostri tanto rapidi e 
si famosi , non furono per le antiche età che spe- 
rienze a qualcuna delle Arti soltanto, od ail’ acqui- 
sto di generali cognizioni, profittevoli ; che non al- 
tro derivar seppero gli Egizj da’ varj mutarnenti de* 
fcorpi, per noi ora detti Chimici, se non mitologiche 
invenzionij che a Grecia pOscia pervennero più co- 
rne immaginose fantasie di poeticà, che corne trova- 
ti dell’ antica sapienza : ma i Greci di ogni bell' 
arte e sapere maestri non si ristettero dal fissare te- 
oriche intorno eziandio ail’ azione delle forze délia 
natura sui principali elementi del globo , e le nafu- 
rali scienze corne ogni altra a loro stessi vincitori 
insegnarono : di che vedi esempio in Plinio la cui 
opéra istorica sembra dalle Greche dottrine di A- 
ristotele ( o forse dalle migliori dl Teofrasto) prin- 
cipalmente derivata ; ed in Lucrezio, che nel su® 
Poema rinchiuse i sentimenti , e la opinione di 
Epicuro ; tanto che sempre ti appajono i Greci 
sistemi non più che ad altra foggia vestiti. Se non 
che coloro, i quali vogliono attnbuire alla Chimica 


lippini 1810. part. 3 . j>ag. 89. L* opéra poi dal Barbiéri fu riatampa- 
ta in Imola pel Galeati nel 1828. a cura del roentovato Sig. Dottor 
Aiigeli, e in calce di questo libro è pure reimpresso 1* articolo che ad 
•norc del Barbiéri dettè il nominato Sig. Professore Carradori. 



> *56 _ ; 

più antica origine, con Laerzio accordandosi, riferi- 
scono di Democrito che si piacque di imitare le piè- 
tre preziose e di ammollire e lavorare 1’ avorio ; e 
di Caligola che intese ad estrarre 1* oro dall’ orpi- 
mento ; corne altri pur narra che Dioscoride suppo- 
sto medico di Cleopatra bast 6 a derivare, con la su- 
blimazione, il mercurio dalle minière di che quella 
Egizia Regina aveva tanta dovizia , e che essa stes- 
sa si accinse a fisici sperimenti decomponendo una 
perla per famé bevanda médicinale. 

Ma la Chimica non ebbe vita prima dell’ ottavo 
secolo dell’ Era Cristana, epoca appunto in cui tro- 
varono asilo, e prosperamento le scienze fra gli Ara- 
bi, da’ quali poscia perfino i nomi di quella a noi 
vennero tramandati. Perché la preparazione de’ rirae- 
dj valevoli a prolungare la vita fu vero scopo di ta- 
ie arte alla quale percié applicarono, più che altri 
mai, gli antichi Bïedici, e ne’ loro libri le tecniche 
operazioni di essa tennero registrate : e ben lungo 
di più secoli fu 1’ investigare degli Alchimisti intor- 
no aile sostanze dei metalli, onde scoprire i mezzi 
di trasmutarli, alla preparazione dell’ Elbirre délia 
Vita, alla composizione délia pietra filosofale; con 
che, e sè medesimi per avventura illudevano, ed in- 
gannavano i più creduli. Nè valse, che qualcuna di 
queste opéré si eseguisse nel processo del tempo 
con più ragionata sagacité, ch’ elle venivano sempre 
riputate prodigio di arte magica, ed i professori di 
Alchimia tenuti quali furbi intesi a persuadere cose 
fatue o men vere, e talvolta perfino rei di fellonia 
( i) : triste coinpenso, che venne sovente a valenti 
împrenditori da loro i quali vollero prescrivere termi- 


. (i) Nel regno di Enrico IV. in Inghilterra il parlamento proibi f 
têntativi di trajmutaziQnCj e imputà £ ftiioiùa gU Alchijmjû» 



JS? 

jii e meta al Iiberissimo volo degl’ ingegni, confi- 
nandoli fra le aDgustie del trovato, corne se null’ 
altro potesse essere trovabile ; la quale legge se aves- 
se dominato ab antico, nulla per fermo, o poco, a 
di nostri sapremmo, perché nulla sarebbesi osato d’ 
imprendere : ma dopo questo durato intervallo di 
illusioni , o vogliam dire d’ infruttuose ricerche , |v’ 
ebbe al fine chi sebbene avvolto ne’ pregudizi dél- 
ié antiche scuole, meglio addentrandosi nella disami- 
na délia natura e degli elementi de’ corpi giunse a 
discernere la esistenza di determinati fluidi nell’ 
aria atmosferica i quali dalla voce gas ( con cbe la 
Chimica moderna voile spiegare la dissoluzione, o 
eombinazione di un corpo qualsiasi col calorico ) 
vennero poseia appellati gasosi (i), e d' onde più 
sensate idee si propagarono sulla élasticité permanen- 
te dell’ aria e sugli effetti che il calore vi produce (a). 

Quindi le Accademie di Scienze in tutta Europa 
gareggiarono nell’ ardore d’ inoltrate ricerche, al 
che ebbero animo da que’ sperati discoprimenti , 
che a mano a mano ottenevansi, e che anche più 
felici e luminosi sino a di nostri poseia si consegui- 
rono. E Mayow più oltre e con magnanimo spirito 
investigando, vide sebbene tra veli tuttavia densi, 
corne 1’ aria atmosferica si decomponga, e corne 
sella respirazione, e combustione de’ corpi vada el- 
la soggetta a decrementi, i quali nella parte respi- 
rata avvisava procedere dalla unione di un sottilis- 
simo elemento ( nomato spirito nitro aereo j) col 
sangue, e la diversité altresi di calore tra il sangue 
venosoj e 1’ arterioso a quello attribuiva (3). 

fl) Vocab. Etimol. sopracit. Vol. 3. p. 307. ' 

t 1 ) Wan Helmont di Brusaelles che nacque nel 1688. Dict. Histori- 
que de Moreri. Tom. V. p. 170. 

(3) Mayow di Oxfort nel 1669. publrlicb il suo Trattato a sullo 
Spirito oitrw-acreo » Istoria délia Cbimica loc. cit. pag. 39. 



s 56 

Questo istesso arringo portante corse il Chimie? 
ïniolese (i) ; ed è a lui che dee Italia la propagazio<- 
ne di que’ principj sulle cui basi stabilironsi le teo- 
rie délia moderna Chimica, corne ne fanno fede gl’ 
istituiti confronti intomo a’ quali alcune cose saran- 
no per noi discorse, e d’ onde e dalla molta luce di 
verità che in quelli risplende, è pure ragione dedur- 
re, che quanto tocca la pneurnatica in ispecie, se si 
«ccetui la decomposizione dell' acqua, era già tra 
noi conosciuto, mercè del Barbiéri, prima assai di 
quell’ epoca in cui lo ingogno creatore, e sublime 
di Lavoiser la già aperta via dilatando, fondé dalla 
Chimica una nuova scienza , ed assoggettô a rigore 
di prove ed a pubblica discussione, i processi de’ 
supi esperimenti e de’ felici trovati che ne consegui- 
xono : nel che videsi avvcrato corne le moderne ope- 
je sempre ti mostrino gli antichi pensamenti ond' 
ebbero vita, e da cui venne potere agli Scrittori dél- 
ié età successive di rendere durabili i preziosi mo- 
numenti dell’ umano sapere. E nel vero, quale ric- 
ca miniera di cognizioni fondamentali ad una vera 
naturale filosofia non ci prestano le antiche dot- 
trine, quando v’ abbia nel tempo avvenire, chi sap- 
pia famé tesoro camminando sulla sperieuza degli 
effetti che le scoperte cagioni indicarono ? E quanto 
non dobbiamo noi a coloro, che cercando cose non 
prima trovate, le non cercate rinvennero ? Non pué 
pertanto negarsi che molta gloria non siansi que’ 
generosi acquistata , laddove anche la sola ricerca 
di nuove cose, quando pur non avvenga trovarle, 
non va senza Iode per 1’ utile che ella reca nel ser 
gnare le tracce a chi animoso ama ritentarla „ Plu- 

(i) Veggasi la ricordata opéra del Barbiéri, e la annotazione aopra, 
citata del Salvigni specialœente a pag. ras. 


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rirnum enim ad inveniendum contulit qui speravlt pos-, 
se reperire “ (i). Al quale proposito ragionava un 
antico savio che quantunque a chi osa imprendere 
un volo al cielo sia più agevole il eadere che il 
giumgervi, la impresa ha si del glorioso, che la Iode 
di essere alcun poco salito vince d’ assai il biasimo 
délia caduta. 

Lodovico Barbiéri nato in Imola sul mezzo del 
seicento, e nudrito a buoni studi nella Université di ' 
Bologna, sali in molto onore in quelli spécial mente 
delle scienze Fisiologiche e délia Notomia. E di colà 
ossequioso e riconoscente al Senato délia patria, a 
lui voile intitolate alcune esercitazioni ( cosi egli 
nomavale ) intorno allô spitito nitro aereo, ed alla 
respirazione, ove con senno e sapere e con severità 
sillogistica ( di che davansi a que’ tempi vanto i 
filosofi ) ragiona doversi le funzioni de’ corpi animati 
riconoscere da quel principio che appunto aveva po- 
co prima posto Mayow e che egli estende a molti 
fenomeni délia vita animale. E quivi mentre spoglia 
il sistcma dell’ Inglese de’ vani supposti ond' era 
sparso, non lascia di onorarlo ad ogni passo con de- 
gne lodi quai vera fonte di sapere, e quale esempio 
degno d’ imitazione : e corne i moderni Chimici, 
dopo Lavoisier tengono agire 1’ ossigeno nel modo 
istesso che, oltre un secolo innanzi loro, intorno a 
quell’ elemento délia vita opinarono Mayow, e Bar- 
biéri , non debbono essere eglino fraudati del meri- 
to di si famosa seoperta. A chiunque infatti legga 
nelle opéré di entrambi non puè nascer dubbio sul- 
la perfetta analogia délia antica con 1’ attnale dot- 
trina pneumatica : chè primamente sono Eglino con- 
cordi nell’ ammettere questo principio igneo aereo 


(l) Seneca lih. 5. nat. quest. c. 5. 



i6q 

fra componenti il nitrd , e il considerano nell’ arirç 
atto ad alimentare si la combustione, e la fiamma , 
e si la vita istessa animale ; proprietà che i Cliimici 
oggidl accordano al gas ossigeno. Quindi tennero, co- 
rne bene manifestano le loro dottrine, che il sangue 
assorbe parte dell’ aria residente ne’ polmoni , la 
quale nomarono poi vitale ; che per taie assorbimen- 
to il sangue si fa caldo, e rosso eziandio , e si can- 
gia da venoso in arterioso, e questo stabilirono con 
la osservazione stessa con cui si prova oggidl , che 
cioè il sangue che ritorna dal polmone è assai più 
rubicondo di quello che vi giunge, 

Ne a que’ primi discopritori vuolsi negare il me- 
rito di avéré dettato oltre a ci6 moite dottrine, che 
salirono al grado di évidente dimostrazione, quando 
fu dato alla Chimica di precisare i veri effetti dell' 
aria atmosferica, e del gas ossigeno nella composi- 
zione degli acidi, nella calcinazione de’ metalli, in 
ogni maniera di fisiche combustioni. Questo tutto 
écrive un dotto Chimico concittadino del Barbiéri 
(i), soggiungendo che se Mayow avesse saputo, non 
che separare dall’ aria atmosferica la parte di ele- 
mento vitale da lui nomato igneo aereo, taie corpo 
gasoso spoglio di altre mescolanze e combinazioni 
far soggetto di particolare studio e di assidui e va- 
riati cimenti, sarebbe ccrtamente riuscito a stabili- 
té in maniera assoluta e sicura i principj délia mo- 
dems pneumatica. La quale sentenza il valent’ uo- 
mo avvalora con ragioni derivate da sperimenti, con- 
cludendo, che 1’ azione delle particelle oggi noma- 
te ossigene, è quella stessa che il Barbiéri con Ma- 

(i) Vedi il ragionamento , e la annotazione sopracitata pag. 5 . 18. 
xii. e 126. Oltre T ossigeno, 1 * Idrogeno il Gloro il Jodio ed il fluo- 
ré, sono oggi conosciuti capaci a produire la combustione, ed a for- 
mare degli acidi. 



“ ■ T 

yow assegnava aile nifrose. Nel che bene si accord gf 
u no scrittore chiarissimo, e zelantissimo dell' onore 

Ï iatrio, che dettô e fece pubbliche con le stampe 
e vite de’ nostri Medici, e che in quella del Bar- 
biéri, siccome in altri scritti, con ogni accuratezza 
discorse i particplari dell’ opéra di questo lame dél- 
ia Chimica. JS quivi nota egli corne Barbiéri già 
calcolasse la porzione di aria necessaria alla reepi- 
razione dal Mayow tenuta nitrosa e senzaehè la re- 
spirazione si arresta ; çome dimostrasse con buoni 
argomenti e con lucide spiegazioni siffatto principio 
aereo entrare nel sangue, sostenere il calore anima- 
le e conservare la umana vita sendochè per esso, 
e coll’ ajuto delle parti sulfurée con tenu te ne’ cibi 
si operi la cozione e chilificazione degli alimenti (i) 
e corne frammisto alla parte più sottile, e concre- 
scibile ( detta oggi albuminosa ) del sangue, cagioni 
per via di fermentazione il nutrimento, e non che la 
separazione del sangue applicato al sistema glandu- 
lare, la sanguificazione eziandio (a); corne infine al 
mancare dell’ azione di siiFatto elemento cessi il vi- 
vere degli animali, si estingua la fiamma , si arresti 
la vegetazione, anzi pure si tronchi la vita dulle 
piante (3). 

Era pertanto avviso del Barbiéri che non tutta 1* 
aria atmosferica inspirata serva alla respirazione de' 
corpi, ma quella porzione soltanto che contiens so- 
stanze nitrpse, o di ossigeno; che siflfatta porzione 
di aria si comhini col sangue, e che quindi cosl com- 
binata lo accenda, e vi rechi il calore; finalmente 


1 

i 


(i) V. L’ Opéra del Barbiéri pag. 10. II. II. l3. l5 4°* !•’ 
geli mem. audd. pag. ij5. 176. e il Salvigni loco cit. pag. Il», ail* 
lit. i . 

(al V. Barbiéri pag. 13. 8l. 83. 131. 1*6. Angeli lOCO cit. 177 . 17®I 
(3) ArgeU pag. J4. 

II 


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i6a 

Î he ella sia necessaria cosl alla respirazione corne al-, 
a combustione. La verità del quale principio si fa 
pur bene manifesta al vedere che una candela posta 
in recipiente chiuso, e privato di quest’ aria, tosta- 
mente si estingue. Cosl il calore animale attribuiva 
egli ad una combustione prodotta da quella porzio- 
11e di aria , che presta al nitro la facoltà com- 
burente , ed al sulfureo del sangue ; combustio- 
ne perù atta bensl a generare il calore, ma non ad 
operare 1 ’ abbruciamento. Laonde sembra che se a 
mal gTado il mancato soccorso dell’ analisi, di che 
oggidi tanto giovasi, ( quanto e più che ogni altra 
arte ) la Chimica, giunse Egli a riconoscere la natu- 
ra, e gli effetti di quella parte di aria informata di 
epirito nitro aereo , o vogliam dire di ossigeno, che 
presta alimente alla vita, e questa distinse dall’ al- 
tra non respirabile conosciuta oggi col nome di gas- 
azoto (1) ci 6 torni a migliore, e non oscurabile di lui 
decoro. 

E s’ egli bastasse a spiegare nel nitro aereo i fe- 
nomeni che ora avvisano i Chimici operarsi nella 
macchina animale dall’ ossigeno, si fa chiaro in con- 
siderando corne anche nelle moderne teoriche que- 
sto elemento abbiasi per necessario al respiro e ca- 
gioni per ministère di nalura a sè proprio una com- 
bustione di idrogeno carbonato distinta dal sangue 
venoso; e corne sia pur conto che I’ aria ossigenata 
cosl agendo durante la inspirazione, operi i più im- 
portanti effetti intorno alla respirazionè ed al sangue 
il quale ( quasi cangiando per' una nuova composi- 
zione natura ) si spoglia di quella sovrabbondanza 
onde gli sarebbe tolto di alimentare la vita. La quale 

(i) Nome derivato da A privationc e da Zoe vita, per questo che 
gli animait immerai in quéfto ga» vi periscono ail* iitantc. Diz. Eti- 

mol. Vol. x. pag 444* 



i63 

lazione già pur bene riconosceva I’ Imolese nell* 
operare délia sostanza nitrosa e, eiô che è più, con 
ragioni e sperimentj appieno concordi a quelli , che 
nel discorrersi gli effet ti dell’ ossigeno meglio furo- 
no indi sviluppati. Non meraviglio perciù che colo- 
ro a quali non erano note le dottrine dell’ Inglese, 
e del Barbiéri dessero a moderni Chimici il vanto di 
avéré col discoprimento délia materia gasosa spie- 
gate le interessanti vicende délia vita animale, le 
cause cioè délia respirazione e délia sanguificazione, 
corne se quei sapienti fisjologi già non ne avessero 
pe’ loro sistemi preceduto il discoprimento, e quasi 
che non si vedessero spiegati nell’ azione del nitro 
aereo il moto e il cangiamento del sangne, riguardo 
alla circolazione venosa ed arteriosa, al mescolarsi 
col chilo, e alla essenziale influenza che egli eserci- 
ta sulla vita. Ma la bella luce del vero che si fa 
atrada anche in mezzo aile tenebre, di per sè steesa 
rivendicô alla patria di Barbiéri T onore di che ella 
era stata immeritamente defraudata: imperocchè ( la- 
sciando stare quanto a far conoscere il nome, e 1* 
opéra di lui per verità di fatti, e per amore di pa- 
tria già palesarono più chiari uomini ) negli scritti 
di quel valentissimo, che si dottamente tratto délia 
scienza Fisico-chimica (i) e che con tanto sapere 
spiegù le teoriche basate sulle recenti scoperte, ve- 
di altrettante immagini, e riinembranze di que’ det- 
tati che fecero degno il Barbiéri del vanto di avéré 
primo ad Italia propagate quelle istesse dottrine sui- 
te quali fondaronsi i moderni sistemi. 

E fu pur buona ventura che il testimonio di tan- 
ti fededegni allontanasso 1’ avido gareggiare degli 

(l) Dandolo de* fondamertti délia scienza Chimica Tom. 4- } l3 g- 
64. 66. e L' Angeli pag. 179. al 84* 



i64 

«tranieri i quali presti ad invadere i famosi pensa» 
menti e le opéré de' sommi ingegni Italiani, e ad ar- 
rogarsi le nostre scoperte (x) avrebbero di tutto 
buon grado fatta propria eziandio quella gloria che 
ora non puô più essere al Chimico Imolese disputata. 

Nè meno valse e»li nella scienza anatomica di che 
è bella prova la aissertazione nel latino idioma in 
forma di lettera da lui dettata col titolo “ De Po- 
Tonun biliariorum usu er ed indiritta in argomento 
di ossequio e di grato animo al Conte Scipione Sas- 
satelli di lui Concittadino nella quale pur vedi co- 
rne fosse egli profondo conoscitore delle antiche dot- 
trine anatomiche, e corne giustamente méritasse la 
stima e la onoranza in che 1’ ebbero i sapiend ana» 
tomici a lui contemporanei. 


(l) Il Sommo (Poeta, e<l Oratore Vîncenzo Mont» nelle prolusioni 
agli studj deir université di Pavia impresse in Milano pel Sonzogno 
■nel 1804* e in quella in ispecie ove tratta dell’ obbligo di onorare » 
primi scopritori del vero in fatto di sciense si fa a ragion&re princi- 
palmente e del confiitto che sorse tra i Tedeschi e gl’ Inglesi sul pri- 
anato délia invenzione del calcolo' infinitésimale dovuta ail* Italiano 
Cavalier» ; e del Harvey che si approprié la scoperta délia circolazio- 
aie del sangue polmonare, perché il Colomhi che ne fu vero discopii- 
tore e Andrea Cesalpino che intese ad illustrarla, tardarono a porla 
in luce ; e di Delambre che si feee autore delle Tavole Astronomiche 
sul piancta di Herschel, quando elle furono opéra dell* Oriani ; e del 
Diot che produsse corne nuova la soluzione delle eqtiazioni a diferen- 
ze finite, a coefficient variabili del a. ordine, quando fu questo un 
sottilissimo trovato del Brunacci ; e del Collet Meygret che pubhlicé 
corne sua la scoperta di un lombrico nelle reni di un cane, quando il 
trattato del Kedi “ intorno agli animal» viventi dentro i vivent! * c 
manifesta etseme stato tre secoli innanzi discopritore il Cesalpino e 
délia teeria délia terra da cui ebbe fa ma il Burnet, mentre ella non 
non fu che un commento alla opéra del Poli nel suo dialogo nomato 
Lamberto ; délia monade Leibniz» ana , de* vortic» Cartesiani, e del 
sistema crepusculare del Gassendi usurpato ail* ingegno del Bruni, de* 
caratteri fisionomici del Lavater già prima f désignât ijdal Porta ;Jdel 
Cartesio che dichiaré proprie le scoperte dell* Arcivfcscovo De Domi- 
nicis sull* jlride j e finalmente di un altro straniero che usurpossi la 
note del Mascheroni sul Calcolo differenuaie. 


\ 

i6i 

Ma la Patria alla quale da lui venne nuovo lu- 
êtro e decoro, ebbe a dolersi amaramente che trop- 
po presto ne cessasse la vita, ed a ragione lamenté 
che questo brevissimo vivere corne ne fece priyi di 
ogni biografica notizia sul chiarissimo Concittadino, 
fosse per avventura cagione di quell’ obblio nel qua- 
le lunga stagione giacquero il suo nome e la sua 
fama, degna di essere alla posterità tramandata co- 
rne nuovo monumento che non fu giammai ad altre 
nazioni seconda Italia nel produire ingegni famo- 
ki, e ricchi di ogni bel flore di sapienza. 



- 


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ËLOGIO 

DI 


&85î©8 la» WUUUUIVil 





<: ~yire 'tâcntÛMvwo i/énuco 


boff OR ÂNGELO MAGISTRETTI 


TIBERIO PAPOTTI. 


Ji.IV eïogio del Flaminio che io testé pubblicai cori 
le stampe susse g ue ora quello che mi è caro offe- 
rirti del grande anatomico Valsalva, nome non che 
in Italia nell’ intera Europa chiarissimo , e degno 
certamente di alto onore , e di eminente posto nel- 
2a schiera degli illustri Imolesi. 

E hene convenivasi cK egli fosse indirittô d Te 
in cui pel distinto sapere e perizia nella professa - 
ta arte medica confida la patria nostra vederla con- 
fermata là fama oruV elle vanto in quel valentis- 
simo figlio. Di che già desti bella speranza , anzi 
pubhlico saggio nelle diverse memorie paiologico pra- 
tiche pubblicate con lé stampe, e che meritarono o- 
norevoli note si nella traduzione délia storia pra- 
gmatica dello Sprerigel, e si nel giomale di Pavia, 
ed in quelli di Padova, di Fano , e di Perugia. 

Siati pertanto la offerta un pegno délia osservan - 
sa ed amicizia mia, ed abbi le virtù e la dottrina 
di quel sapientissimo a bella guida ed ïmtabïle e- 
tempio . 

Da Imola il 19. Novembre 1839. 




**€$©$»* 






JVIagnanimo esempio diede aile età future la Gra- 
cia , che ebbe in sorte il xnagistero délia dottrina e 
il Principato délia sapienza , quando ad etemare là 
venerazione agi’ Iddii e la rnemoria degli Uomini , 
statue e monumenti voleva innalzati , hèl Pireo , 
nelle Piazze, nella Rocca, e puranche riel Propilèo; 
é le azioni più celebri alla posterità tramandava con 
orazioni di Iode , cou epigrafi , con ogni maniera di 
pubbliche , e sole fini cotnmendazioni , di che mera- 
■vigliavano gli stxanieri , ed erano i cittadini anima- 
fi ad etnulare le glorie degli estinti , e fu cosl che 
ad Escnlapio , a Podalirio , ad Ipocratè, restaurato- 
ri dell’ Arte Medica si resero fra Greci onori qua- 
si divini , e che i Romani ( corne narra Svetonio ) 
elevaroflo una statua ad Antonio Musa benemerito 
délia caUsata guarigione di Augusto , forse con O- 
mero sapientemente ragionando , essere 1’ uomo Me- 
dico degno di singolare estimazione ; valere anzi la 
■vita di un Medicô quella di molti uomini. 



1 7 a . • 

Peré in Italia , gloriosa di aver , prima, ridonatd 
a nuova vita 1’ importante studio delV Anatome, on- 
de valesse a prosperare ed a far illustre 1’ Arte Me- 
dica e la Chirurgia , vuolsi a ragione render Iode 
a coloro , che principalmente nei tempi a noi pi à 
■vicini , giovarono la umana specie ed onorarono la 
Patria propagando nuove scoperte , e lumi e pre- 
Cetti utili ail’ esercizio di queste arti medesime. 

Ë taie segno di riverenza , e di grato . animo ri- 
chiama a buon dritto I’ Imolese Anton-Maria Val- 
sai va célébré Anatomico valente Chirurgo assai lo- 
dato Medico , da noi , o Signori ; nè poco è a do- 
lersi che inentre non mancano oggidl a chiari Uo- 
mini degni lodatori , nella sérié di tanti elogj uno 
non se ne legga per quel degnissimo che al dire del 
suo discepolo il sommo anatomico Giovambattista 
Morgagni , non fu nella scienza anatomica a suoi 
tempi , ad alcuno seconde. 

. Che se quel valentissimo Forlivese, quasi imitan- 
do Plutarco ( il quale anche agli illustri stranieri al- 
la Grecia , rese grazie ed onori j molto, e con mol- 
ta sapienza scrisse ad encomio di lui bene io estimo 
averne obbligo chi con lui ebbe comune la Patria » 
, Il perché appunto spero non mi venga taccia dï 
immodesto , o di sovverchiamente animoso , se im- 
prendo a scrivere alcun che di quel molto che ono- 
ra la vita e gli scritti di questo illustre Concittadi- 
no ; e se a lui per tal guisa rendendo qualche tribu- 
to di débita osservanza procaccierb far palesi a co- 
mune vantaggio quelle vie , che egli tenne nella ri- 
cerca , e pel conseguimento délia dottrina anato- 
mica. 

, In Imola , Città non ultima délia Romagna , ove 
si ai di nostri, e si negli antichi tempi sempre vis- 
sero Uomini , e per nobiltà , e per virtù , e péi' 


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/Jfittrina onorandissimi , e fra quali novera dal XI. 
al corrente Secolo più di a 4 ~ famosi Medici , na- 
cque 1 ’ illustre Anatomico il 18. Gennajo 1666. di 
Catterina Tosi , e di Pompeo délia nobiiissima Fa- 
miglia Fini poi nominata Valsalva la cui stirpe eb- 
be origine da un Castello di tal nome già posto al- 
la sinistra del fiume Vatreno altrimenti detto San- 
terno , che scorre nelle vicinanze di questa Città. 
I Genitori lo istrujrono ne’ precetti del viyere mo- 
rale e civile ; i Gesuiti di bei gipvamenti nelle u- 
mane lettere Jo sovvennero ; e quindi a cura de’ pa- 
renti , e deglj amici fu mandato a Bologna , onde 
presso quel Istituto d’ illustre fama nefle dottrine 
délia sapienza , a più elevati studj tenerlo applica- 
to. Ivi ebbe a sicuro insegnatore nelle Matematiche 
il sottile, ed acuto Pietro Mengoli , e un Geminia- 
no Rondelli , che assai valse a rischiarare gli oscu- 
ri passi di Euclide : nella Botanica gli fu Maestro 
Lelio Trionfetti uorao di antica probità e di sape- 
re ; nella Medicina, e nel|a Notomia, ch’ erano pri- 
mo suo scopo, il célébré Marcello Malpighi, al qua- 
le sovente preoccupato , quando da chiamate not- 
turne alla cura d’ infermi , ora da studiose medita- 
ssioni , supplivano con mol ta Iode un Paolo Salani , 
e un Galeazzo Manzi Medici , e Chirurgi espertissi- 
rni ; e alla périmé Francesco Lambertini , e Pietro 
Paolo Molinelli , uomini di non men chiaro nonje , 
lo ebbero più compagno , che discepolo. 

Fatto quivi di Anatomia peritissimo, se pochi po- 
terono a Lui confrontarsi niuno mérité essergli an- 
teposto; nè questo primato cui lo elevè il consenso 
universale de’ dotti gli toise la severa istoria , ben 
conscia corne aile disposizioni di che ebbe prodi- 
ga fino dalla puerizia la natura, prestare sapesse a- 
juto ed ampio incremento con indefesse meditazio- 



pi sulla fabbrica del corpo animale , e con 1’ assi- 
due» esercizio dell’ arte Medica , e délia Chirurgia ; 
d’ onde fece poi manifesto di quai potente ajuto 
gia 1’ una ail’ altra, e corne , e quanto giovi ad en- 
trambe T anatomica dottrina , e renne , corne ré- 
gion a il Morgani, in meritata fama di grande si nel- 
la scienza Chirurgien o si nella Medica. 

E già quest’ arte di anatome , il cui diretto sco- 
po tende a conoscere per via délia incisione le par- 
ti solide che compongono i corpi aniinali, il remoto 
a regolare la cura dei mali che 'sono 1’ oggetto di 
quelle Arti onorande , impegnô fino dalla prima e- 
tà del Mondo gli uomini , i quali facevansi percié 
ad indagare curiosi i visceri delle vittime immolate 
nei sacrificj. Il perché Omero anatomicanjente de- 
scrisse la ferita causata da Diomede ad Enea ; e po- 
se Aulo Gellio essere pegli uomini imperdonabile la 
ignoranza di cià , che tocca 1’ animale econoraia : 
Se non che ne’ tempi ai quali susseguirono quelli 
délia barbarie, e delja ignoranza , le anatomiche in- 
vestigazioni riuscivano ardue non poco ; che la re- 
ligione severamente comandava di rispettare i corpi 
degli estinti , ed era quindi fprza circonscriverle a 
quei de’ mplfattori condannati al supplicia , o de’ 
fanciulli fin dal nascere abbandonati ; onde fu che 
da Principi agli Anatomici quelli si consegnassero, e 
si giugnesse anzi ad ucciderli vivi ancora facendo 
per tal gnisa servire il corpo di pochi nefandi uo- 
mini ail’ utile del generale addottrinamento. E que- 
st’ arte benemerita dell’ umana vita , la cui istoria 
si pué cronologicamente partira nelle più farnoso 
sue epoche dai primordj del Mondo ad Ipocrate quin- 
di ad Erofilo , e ad Erasistrato , poi a Galeno ( e 
che fu per mala ventura lasciata in abbandono an- 
che in Arabia , ove le altre scienze ebbero asilo ) 



■*. 

\ 


jrivisse a gloria d’ Italia nel Secolo XV. per opéra 
di quel Mondino, che nel Secolo XVI. ebbe a suc- 
cessori e il famoso Achilini , e 1’ eccelso Triumvira- 
to del Ve*alio , e del Faloppio , e dell’ Euatacchio. 

I cui esempli, mossero senza dubbio Valsai va a spie- 

S are tutta la forza dell’ ingegno, e dell’ animo, on- 
e emularne il valore : e ben di buon ora palesO 
egli la inclinazione che potentemente sentira , e la 
attitudine che avrebbe di leggieri acquistata per 
1’ Anatome , ove schivo nella puerizia di ogni aftro 
trastullo si piacque sventrare gli uccelli anche pic- 
colissimi e analizzarne le minute membra con la 
più avida curiosità , e con intelligenza , ed acume 
a tenera età non comune ; predisposizione, che die- 
de corne nel Vesalio , cosl in esso lui segno non e- 
quivoco di ciô a che doveva poi adulto dar opéra 
con tanta fama. 

Al quale proposito assai ne sembra acconcio quanr 
to osserva Thomas ; che gli uomini escono talvolta 
grandi dalle mani délia natura, ne trascorrono allo- 
ra que’ gradi, che sono segni délia lentezza con che 
altri a gradi soltanto si forma per riuscire non più, 
che médiocre : perciè si pare che nel Valsalva la 
rapida perfezione del merito , volesse dall’ Autore 
délia umana vita proporzionarsi alla troppo brève 
durata del vivere di esso lui, dandogli in giovine e- 
tà quel maturo giudicio, che in altrui è spesso 1’ o- 
pera faticosa degli anni , e di che poi , e non sem- 
pre , cogli il frutto soltanto nella vecchiezza. 

Preparava intanto il valentissimo alunno la mente 
a quella scienza, che poi seppe acquistare con 1’ a- 
nalisi , e con quelle pratiche osservazioni che sve- 
lano i secreti piu reconditi délia natura: nè era pa- 
go meditare sul processo , e suit’ eaito de’ mali chç 
aflliggono la comune degli uomini, ma estendeva la 


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»j<» 

più minuta disamlaa aile singole parti de’ corpi g* 
fiimali ed a quelli de* bruti eziandio, molti de’ qua- 
li talora incise con rischio ragionando corne 1* azio- 
ne e la utilità delle membra e la loro attitudine, 
e quindi i fenomeni che si osservano negl’ infermi 
in questi divers! rapporti giugnerebbe più di leggie- 
ri a riconoseere r JE ' ben con avyeduto consiglio , 
poichè nell’ arte di adoperare speditamente le ma- 
ni (che Anassagora nomô ministre di ragjone e sa- 

f iienza ) non poteva sperare fa ni a di grande senza la 
ucida , e sicura cognizione , non che delle forme 
e de’ ligamenti , degli utili di quelle parti , su cui 
debbono agire le mani , e senza un attento , e con- 
tinuo esercizio nella incisione di esse, comecchè mi- 
nime , onde 1’ artefice si addestra a presto , e sicu- 
ro operare. Narra in fatto 1* Eloy (i) che tgnto e- 
Tasi egli reso esperto chirurgo , fino a poter estrar- 
re un Rene da certo Cane senza toglierlo di vita ; 
esperimento che praticô sopra corpi d’ uomini non 
appena morti , ea i di cui risiiltamenti in gran par- 
te lasciù negli scritti registrati. Dal che Titrasse non 
già solo grande perizia nell’ Arte Çliirurgica, ma eb- 
be di che inventare , o mutare almeno in meglio 
moite operazioni dalla Chirurgia dipendenti. 

I quali miglioramenti riconosciamo e nell' avéré 
Valsalva introdotto primo a Bologna 1’ uso di fre- 
nare la Emorogia nella amputazione delle gambe 
con la legatura in terppo, in cui consentivasi ( qua- 
si per avvanzo di barbarie ) ad arrestarla col fuoco; 
e nell’ altro non meno utile insegnamento di correg- 
gere con le mani la sordità , corne in quello di cu- 
rare gli Aneurismi nel modo suggerito da Ipocrate , 


(i) Dizionario itorico di Eloy Edixione di Napoli 1765. pag. 5 a, 

Vol. 7. nota al nome del Valsalya, 

: 


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in che la Iode pubblica fu poi divisa col cliiarissi- 
mo Albertini , nell’ inventare finalmente , o meglio 
adattare più ferri o strumenti aile operazioni ana- 
tomiche , e quindi aile Chirurgiche opportunissimi. 
Cosl tanto avido di nuove dottrine, corne intento a 
propagare le già possedute , solea proporre nelle 
pubbliche ragunate le difficoltà , che gli insorgeva- 
no intorno le materie anatomiche , ed era presto a 
sciogliere con evidenti dimostraziom quelle, che ve- 
nivangli proposte , tanto che dagli amplissimi Col- 
legj Filosofico e Medico di Bologna fu nella Me- 
dica facoltà decorato di laurea. 

E quanto più addentravasi nelle scienze professât© 
tanto più ardente, e bramosa era 1’ ansia che lo in- 
vesti va per le anatomiche operazioni. E poichè era 
suo animo praticarle sopra dati non fallaci, e sicu- 
ri , non solo stavasi tutto di fra i cadaveri, ma fa- 
ceva talora dissotterrare quelli da più giorni sepoltl 
senza che valessero a rattenernelo nè la perdita del- 
1’ odorato che gliene venne , nè gli amorevoli con- 
sigli de’ suoi più cari ; di che è ben parlante testi- 
inonio quanto narrano lo stesso Morgagni, e 1* Eloy; 
che avendo cioè egli scorto essere nella sommité 
del femore di certo cadavere la sede del male , da 
cui era quell’ uomo afllitto vivente, recù a casa sua 
la parte per esaminarla , e la immerse nell’ acqua 
con animo di riassumerla tosto chè tornerebbe da 
prossima città ove doveva recarsi improvvisamente 
chiamato. Se non che avendo per avventura prolun- 
gata oltre il tempo stabilito 1’ assenza, non appena 
reduce a Bologna , prese ad esame la parte istessa, 
e si avvide averla recisa in luogo non opportuno ai- 
le sue investigazioni , nè dopo che quel corpo era 
stato sepolto da tredici e più giorni , nel caldo ec- 
cessivo di estate , e mentre ricusavasi non che di 



178 

estrarlo di aprirne il sepolcro, malgrado le promet 
se d’ abbondante inercede sarebbe facile imaginare 
corne Valsalva non solo calde preghiere , e doppia 
ricompensa impiegasse verso cbi si prestè finalmen- 
te a compiacere i suoi desiderj, ma intrepido ivi si 
rimanesse fino a compiere con tutto agio le sue ri- 
cerche ove ognuno fuggiva atterrito. Il quale esem- 
pio di costanza non animato da sete di gloria (elle 
modestissimo egli era ) ma dal solo amore délia sa- 
pienza parrà certamente deguo più di meraviglia , 
cbe d’ imitazione. La fania di lui pertanto non già 
solo in Bplogna , ove stavano 1 testimonj del suo 
valore , ed in Italia , ma al di là ancora si estese , 
e gli mérité sicura Iode di valentissimo nelle arti , 
oui intendeva. Perché lui scelse la dotta Bologna a 
Medico e Chirurgo nell’ Ospedale degl’ Incurabili di 
S. Orsola : Lui destiné ad ispettore delle merci in 
tempo di pestilenza , e poscia a lettore, e pubblico 
ostensore di Notomia (onore non mai fino allora ad 
altri conceduto ) ; quell’ istituto lo ebbe tre volte 
a Présidé -, la Patria lo décoré délia nobiltà del Se- 
nato , e gli offerse splendide ricompense , le quali 
pure da altri luoghi cospicui gli vennero , avidi di 
possedere un tant’ uomo ; ma li ricusé egli sempre 
con le più urbane maniéré , non già per disaggra* 
dire i suoi Concittadini specialmente , ma per non 
peccare di sconosceuzu verso quella madré de’ buo- 
ni studj alla quale tenevasi obbligato , e delle a- 
cquistate dottrine e de’ ricevuti onori e delle otte- 
nute munificenze ; le più illustri société lo vollero 
del loro ceto ; 1’ accademia di Londra a Socio; Lui 
amarono consultare i più valenti Medici anche str*i- 
nieri ad Italia ; a Lui si aifidarono nelle più gravi 
e pericolose malattie ragguardevoli personaggi di Eu- 
ropa ; Lui finahnente propose a modello alla cre- 



fccnte gioventù il Barone di Haller, forse ragiouau- 
do col dottissimo Morgagni , che dalla scuola di un 
tanto Maestro , corne dal Cavallo Trojano molli uo- 
mini illustri sortirebbero. La verità del quale elogio 
ben riluce in considerando corne , e Morgagni dal 
Valsalva, e dal Morgagni lo Scarpa principe de’ vi- 
venti Anatomici avessero quasi in retaggio la scien- 
za anatomica, 6 per la fansa, in che vennero i suol 
discepoli quali nell’ arte medica, quali nella cliirur- 
gica , o in entrambe le facoltà ; altri per la onore- 
vole nomma ad Archiatri, od a pubblici Professori, 
non pochi finalmente , che per le opéré e per gli 
scritti se non si resero celebri non rimasero del 
tutto oscuri. Fra i quali ben fu Morgagni lume ohia- 
rissimo , anzi primo iume d’ Italia per la dottrina , 
che il rese célébré nella scienza anatomica , e per 
quelle immortali sue opéré , nelle quali risplende 
la vera grandezza del sapere. Nè il Morgagni si a- 
stenne già dall’ attribuire al sapiente maestro quel 
moltissimo , che ei seppe , e che a tanti insegnè : 
montre nella lettera scritta a Francesco Maria Za- 
notti il 1 704. da Padova , cui dà il modesto titolo 
di Commentariolo sulla vita e gli scritti di Anton 
Maria Valsalva con aperto animo palesa (elogio ve- 
rapente sommo ) che se per avventura si crcdesse 
aver egli od avvertito o stabilito qualche utile in- 
segnamento , non da Lui, ma dal Valsalva dovesse 
riconoscersi , da cui se non avesse avuto nell’ ado- 
lescenza precetti guide ed esempj non avrebbe po- 
tuto ad altrui propagarli. 

E già in quelle si famose lettere anatomiche , o- 
ve tratta delle sedi , e cagioni dei mali , non vi è 
caso narrato , o specie d’ infermità , in cui non re- 
' chi ad esempio sempre , e quasi corne autorità di 
sentenza, le teorie e le pratiche operazioni dell’ aria' 



i8o 

tomiuo Imolese. E bene a buon dritto ; dacchè qua- 
li , e quante meravigliose cure chirurgiche opérasse 
lo attesta una lapide fatta innalzare da’ conservatori 
dello spedale di S. Orsola , in cui viene Egli desi- 
gnato Ckïrurgo per stupende cure nel corso di cin- 
que Lustri compiute beneficentissimo. Nè giù degne 
di minor Iode, e fama furono le cure mediche, nel- 
le quali ebbe a sicura guida 1' anatomc conciosia- 
chè ( attestante Morgagni ) venne quasi in podestà 
di profetizzare , de’ presenti giudicando con certez- 
za , de’ futuri congetturando con verità. Cosl la se- 
de delle più recondite infermità , allorchè davasegli 
esatta contezza del loro processo , stabiliva con si- 
curo giudizio , e (quel eu’ è più) le dimostrava do- 

f io, nella incisione de’ cadaveri di coloro, che avean- 
e sofferte. E se talora altri avvisava essere questa 
sede in taluna od altra parte , nella sua propria 
discopriva , onde poi , ed i rimedj sapea applicare 
providi , e confacenti , ed ovviare , od arrestare al- 
meno il corso a que’ morbi, che si presentavano in- 
curabili ; nè di rado ridonô la salute a coloro , dei 
quali era abbandonata la cura, od insperata la gua- 
rigione. 

Mai non asserl per altro ciô che pareagli negar 
re natura , nè affermé ciô che non vide , nè tra- 
scurô quanto si promise riconoscere per via di ricer- 
che , comecchè ardue : alieno da spirito di r parte , 
non fè servire le teorie dei diversi sistemi alla spie- 
gazione de’ naturali fenomeni , nè tenne i supposti 
a base de’ proprj giudizj. 

Le quali dottrine ben gli valsero a prevedere il 
généré d’ infermità a che dovea poi soccombere , nè 
il presagio falliva poichè in lui essendosi manifestati 
d’ indi a non molto segni di mortale apoplesia po- 
tè per tempo applicare 1’ animo alla placida morte 


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i8i 

del glùsto, dalla quale fu colto nell’ anno 1725. do- 
po 57. anni , e giorni iS. di vita. 

Nè a far fede del sapere , e délia fama di quc- 
sto Chirurgo e Medico si valente, e lodato , è per 
avventura solo testimonio quanto délia sua vita nar- 
rammo , e quanto leggesi di Lui nella biogTafia de’ 
Medici Imolesi édita dal Ch. Dottore Luigi Angeli ; 
che in quel célébré trattato de Aure humana , in 
cui la Patria Storia ed il citato Eloy ci assicurano 
avéré egli impiegato 16. anni di continuo studio , 
ed essersi esperimentato nella incisione di ben mil- 
le teste , si ammirano i risultati dello spirito di a- 
nalisi , e di una infaticabile diligenza. Quest’ opéra 
Vide la luce con le stampe del Pisarri in Bologna 
corredata di figure descriventi minutamente quell’ or- 
gano, e quindi in altre edizioni (1) e meriti» onore- 
vole menzione specialmente nelle Memorie di Tré- 
voux (2) che ne presentano un lungo estratto ; e 
negli atti di Lipsia ( 3 ) e nella Storia délia Notomia 
di Portai ( 4 ) e nello stesso Dizionario di Eloy , e 
nella Storia prammatica délia Medicina di Spren- 
gel ( 5 ). Quivi si fa gustare pertanto aver Egli, e con- 
fermate le osservazioni di Vieusennio rapporto alla 
Membrana che forma quella del Timpano , e ri- 
scontrati i quattro muscoli degli ossetti di quell’ or- 
gano già indicati da Casserio ; avéré stabilito , che 
il muscolo salpingo stafilino non aderisce alla apo- 
fisi pterigoidea, ma bensl alla parte ossea délia trom- 
ba ; alla medesima assegnato altro muscolo per la 


<i) Edizioni dd 1707. 1716. 
fa) Memorie di Trévoux del 1706» 

13 ) Atti di Lipsia del 1705. 

■ 4 ) Histoire de la Anotomie, et de la Chirurgie, T. 4 * * 77 °;' 

( 5 ) Diziomrio Storico délia Mediciua di Spreughel; T* 7 - Na poli 
«705. • Vœcà» Vol. 7 - P*g- 38 i. 36 *. 



i 6 i 

«îilatazione ; determinati i muscoli dell’ Uvola; glu' 
dicato assai raro il foro , che lu ammesso costante 
dal Rivino , nella membrana del timpano ; disegna- 
te in fine con somma accuratezza tutte le parti del- 
1’ organo istesso. 

Cos'i le profondissime cognizioni , di che aveva 
ampia dovizia , il portarono a discoprire , primo , e 
ad osservare in un caso pratico avvenutogli , poier 
accadere nell’ osso joide la lussazione delle corna 
dell’ oSso medesimo , e dcrivarne da ci6 una impo- 
tenza alla deglutizione perlocchè inventé Egli un 
metodo onde le corna stesse si rimettessero in posi- 
zione , e ne venisse ad un tratto la facoltà di de- 
glutire. E questa rara malattia alla quale dal Sau- 
vages (i) fu dato il nome di disfacia Valsalviàna 
venne poscia osservata da Pietro Paolo Molinelli (a) 
e da Borsieri (3) i quali ammaestrati dagl’ insegna- 
menti del Valsalva , poterono in pochi minuti rido- 
nare ai loro infermi il beneficio délia più facile de- 
glutizione. 

Nè minor plauso riscossero già le tre dissertazio- 
ni 1’ una relative ai ligamenti dell’ inteatino Colon, 
ai seni dell’ arteria magna , ai nervi accessorj del- 
1’ ottavo pajo ed agli occhi ; P altra ( commento 
délia prima ) dimostrante per via di osservazioni , 
che la Cateratta dipende dalla opacità dell’ umore 
cristallino ; 1’ ultima finalmente intorno ai reni suc- 
centuriati da lui scritte , e lette ail’ Accademia det* 
l’ Istituto Bolognese (4). 

( i ) Sauvages Nosologia methocllca Classa 7. N. 17. 

12) Comm. Inst. Scient, et Art. Accad. Bon. T. S, P. a. pag. x. 

( 3 ) Borsieri Instit. Medicinae practicae Ven. 1786. T. 6. pag. a 33 . 
de Angina Valjalviana. 

( 4 ) La prima di queste Diaaertazioni fu letta nel 17. Ciugno 17 iS^ 
L’ altra if 6. Décembre 1817. L* ultima il xs. Décembre 1719* 


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Ë il Morgagni che ( confitente Valsalva ) presté 
nia no alla compilazione di quel trattato , conscio , 
che già 1’ Autore avea in animo di riprodurlo con 
miglioramenti ( al che non gli bastù la vita ) volen- 
tieri corrispose ai desiderj dell’ Accademia, che im- 
pegnollo a confrontare le dissertazioni medesime con 
altri scritti lasciati dall’ Autore, onde poi anche più 
arricchite di dottrina fossero fatte di pubblica ragio- 
ne con le stampe ; ed alla edizione recentissim a del 
1741 , a di lui cura eseguitasi , le aggiunse , non 
con altri mutamenti se non in qualche parte délia 
dizione adoperata dal Valsai va , restituendo giusta 
le stesse sue intenzioni alcuni luoghi al vero sen- 
so , poi partendole in articoli , unendo alla prima 
nove ligure dallo stesso autore già immaginate, e con 
numeri disegnandole a maggiore chiarezza, E que- 
ste opéré illustré Morgagni con dottissime note e- 
spresse in diciotto Lettere anatomiche , undici delle 
quali si riferiscono aile dissertazioni medesime, e fu 
pubblico giudizio che alla novità ed ail’ utile si ac- 
copiasse in queste tanta grazia da renderle degne di 
somma commendazione. 

Nè trapassare vorremo le raorali qualité di che 
fu adorno Valsalva , e delle quali si onorô nelle a- 
zioni délia vita civile : ché la società lo ammiré 
per la soda probità dell’ animo , e per 1’ integrità 
e candore del costume : gl’ infermi mendici in Lui 
ebbero non il Medico solo , ma 1’ Uomo beneficen- 
te, e da Lni ottennero non che i soccorsi dell’ arte 
i giovamenti a sostenerë i bisogni délia vita. Perô 
la casa di Lni fu sempre asilo alla miseria languen- 
te ; la vedova , 1’ orfano , il pupillo lo benedirono 
padre amoroso ; tanto che la cura assumendo egli 
talora di giovani derelitti , e facendoli prima suoi 
domestici si li ammaestrava nell’ arte chirurgies, che 
due di essi ne riuseirono peritUsimi. 


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i84 

Perché giustamente la memoria di Lui con tanto 
onore fu ai posteri resa présente, e nell’ Epitafio e» 
rettogli nella Chiesa di S. Giovanni in Monte in 
Bologna, e in quelle epigrafi che sotto la di lui ef- 
figie sculta in marmo si leggono ivi nelle Logge dél- 
ié pubbliche Scuole , e nella sala dell’ Accademia 
dell’ istituto, che dà ingresso alla pubblica Biblio» 
teca , e nel Palazzo pubblico , e nella Chiesa di S. 
Domenico d’ Imola di lui patria. E quest’ ultimo 
quasi Cenotafio a cura délia superstite consorte E- 
lena Lini, alla quale egli vivente avea spiegato de- 
siderio di essere quivi tumulato se fosse venuto a 
morte in questa città. 

Ed essa stessa fu , che fedelmente eseguendo i 
voleri di lui mandé in dono allô Spedale degl’ in* 
curabili di Bologna gl’ instrumenti chirurgici, ed al- 
l’ Istituto il museo auatomico, ed una meravigliosa 
preparazione dell’ udito in un solo orecchio, di sua 
mano eseguita. 

Si fa pertanto chiaro dalle cose fin ora discorse, o 
Signori (i) corne l’amore délia sapienza , ed il lun- 
go , ed operoso studio per acquistarla conciliino a- 
gli uomini una Iode pubblica quanto sicura, e con* 
corde , altrettanto gloriosa , durevole e meritata. 




(i) Qanto Elof-io fù Utte daU* Auwra u*U* Appadtrma Tiberin* 
di Borna fi 14 . Mario i3a5. 


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ELOGIO 

DELL’ 

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t-Ào/ *îoAuvrcAtf()rno 



MARCIIESE GIROLAMO ZAPPI 


TIBERIO PAPOTTI. 


JLjè virtîi cittadine lettefarie e domestiche onde vert -> 
ne in tanta fama Giovambattista Felice Zappi ml 
diedero facile campo a comporre alla memoria di 
lui questo elogio. E poichè nel discorreme le lodl 
tl godeami V animo toi corne avessi parte al meri- 
to di quel jamoso, mi awisai di leggieri quanto do- 
veste sentirne Voi, che di Lui discendete, e che 
foste dalle Muse donato delle grazie del soavissi- 
mo Poeta. 

A Voi pertanto io intUolo V elogio istesso , che 
viene oggi per me pubblicato, non pure siccome ad 
amico, che a degno erede de’ pregi dell' illustre con- 
cittadino, e voglio che cià siavi a palese testimonio 
di affetto, e di ossequio, e ad un tempo di grato ani- 
mo per quel molto che a voi debbo, ed ail ’ ottimo 
vostro fratello Marchese Luigi , verso me si cortese 
di tanta generosa benevolenza. 

Desidero che godiate di lungo, e lieto vivere, e 
che abbiate sempre in ogni cosa proSperità, e con- 
tentezza , ed alla gentile vostra amicizia con tutto 
l’ animo mi raccomando. 

Di Ferma il ao. Agosto i83o. 



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Quello di che alla mia Patria, a Voi o Accademi* 
ci , (j) a me stesso io teneami obbligato vengo oggi 
a compiere in questo luogo onorando , ove la fama 
già sicura di Giovambattista Felice Zappi , illustre 
mio concittadino , oratore e poeta di alto nome , 
decoro di questa insigne Accademia sarà per me con 
parole di Iode , e di onore rinfrescata. Ebbe infatti 
il Zappi aumento di gloria dalla terra nativa corne 
da Atene Temistocle ; conciosiachè fu Imola pur 
Patria de’ Tartagni , de’ Flaminj e di tanti in ogni 
età famosissimi giureconsulti e poeti ( 2 ) ; da lui eb- 
bero splendore il Fo:o e le Lettere che la dot- 
trina ond’ era si ricco nella ragione civile e la e- 
loquenza oratoria abbello cou que’ modi gentili di 
che aveanlo donato le Muse nell’ arte celeste dei 
carmi : da lui ebbe vita , e lustro 1’ Arcadia che il 
novera tra benemeriti suoi istitutori, e che, con te- 

(1) Letto dall’ autore « 11 * Accademia Tiberina , ed ofFerto ail’ Ar- 
cadia nel 1840. 

(a) Istoria d’ Imoia per Benedetto Filippiai. Imola 1810. 


190 

nero araore di figlia , ricorda ancora le peregrino 
gracie de' lirici canti di Tirsi. 

Era pertanto di mia ragione , che di lui io spo- 
nessi questo Elogio , quando la santa , sebbene per 
me malagevole, impresa assunsi di dar Iode a quei 
tanti illustri da’ quali ha la patria comune si bel 
vanto. E di taie io parlo , o Signori , che non fu 
chiaro pel solo testimonio délia pubblina voce , on- 
de 1 ’ uso piega sovente la comune degli uotnini al- 
1 ’ estremo di una Iode immeritata, ma che il fu pel 
retto animo , e per ogni maniera di virtù civili , e 
domesdche. Perché nella vita seppe farsi degno de! 
nodo santo di amicizia , e trovare grazia nell’ uni- 
versale ; con la dottrina fu di bello giovamento, ed 
esempio ; non fastidioso disprezzatore di altrui, non 
gonfio di visibile immodesta superbia; ed egli ora- 
tore letterato diede al sapere risalto con la venustà 
dello eloquio ; Oratore Giureconsulto ad orné , e fe- 
ce quasi gioconda la gTave materia con Utile mae- 
stramente forbito; valente e soave Poeta segnô no- 
ve vie, e stampè quivi orme sicure alla piu facile 
imitazione del passionato Cantore di Teo, e del som- 
mo Lirico Italiano Gabriello Chiabrera. 

Se a lui quindi venue fama del natio luogo, ben 
egli pure alla Patria 1’ accrebbe ; laddove non per 
ampio dominio , nè per ricche maniéré , o per ab- 
bondevole vivere si estolle la cittadina grandezza , 
ma per loro che nelle opéré lasciano aperto , e du- 
rabile testimonio di bontà e di sapere; ed ebbe al- 
tresl fama quasi in retaggio dagli avi ; che nacque 
egli poco oltre il mezzo del secolo decimosettimo , 
di Maddalena Borelli Gentildonna Imolese , e di E- 
vangelista délia Famiglia nobilissima de’ Zappi, Fa- 
iniglia già féconda di filosofi di giureconsulti , 9 di 


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. . * 9 * 

Poeti , e fatta degna fino dal i5oo del patriziato di 
Koma (i). 

Fa pertanto in età tuttavia tenera' presto ad ao 
cendersi del lume sacro e divino dell’ augusta Re- 
ligions , e di buon ora nudrito del prisco sermone 
rapidamente sorpassô la nojosa ed ispida farragine 
delle minuzie elementari, nella quale spendevano a 

Î ue’ di i garzonetti il più bel flore degu anni: quin- 
i inandato da parenti al collegio Montalto in Bo- 
logna potè colà essere istrutto nelle morali , ed u- 
mane discipline , e ne’ precetti dell’ eloquenza mer- 
cè del valente retore concittadino il Gesuita Ca- 
millo Ettorri , che nel collegio medesimo ne teneva 
la cattcdra , e corse in quelle sede di ogni sapere 
si rapido lo arringo delle facoltà più severe , ( inse- 
gnatori nel Collegio medesimo per le scienze èloso- 
fiche Lelio Trionfetti, e Fulvio Magnani, e per quel- 
le del Diritto Civile e Canonico 1’ Abbate Alessan- 
dro Guidotti ) che senza pecca di immodestia potè 
indi asserire di se “ lo dicta probo, e non avea due 
lustri “ ( 2 ) tanto , e si di buon ora avea egli fat- 
ti propria sostanza i ricevuti insegnamenti. Ed in 
que’ gravi studj poichè con candore di dettati ve- 
nivangli mostrate nella loro sernplicità le teorie dél- 
ia pubblica ragione aveva ben d’ onde fuggire la 
non numerabile congerie di que’ tenebrosi chiosato- 
ri , le cui disparate , e talvolta torte opinioni , so- 
no sorgente e cagione di ingiuste molestie, non che 
agli incavillabili diritti altrui aile private istesse sa- 


(|) Ivi, e Mancurti Canonico Francesco Maria, Vita del Zappi im- 
pressa nel 1734., ed inserita nelle rire degli Arcadi Vol. 4 - 1 7 2 7 * 
ivi Joan . Ant. Flamm. Epist. ad Lud. Zapf^n Crescimbeni notizie 
degli Arcadi defonti p. a. lib. 4. f. a 4 1 . e aÀ$. Fabroni vite Illustr. 
ItaU Vol. 16. 

(a) Mancurti loe. cit. 



iç a 

stanze e facile al pronto ingegno di lai riasoiva di 
scoprire qaegli agguati , con che la malizia de’ Le- 
gale; osa talora larvare la bella luce dell’ evidenza. 
Perché era giasto lo allegrarsi de* Bolognesi , e 
de’ auoi , aile speranze che di se offeriva il giovane 
Zappi ove rivolgendo in legge délia vita la acqui- 
stata sapienza sembrè tenere qaell’ antico insegna- 
mento , che quale in taie guisa non adopera lascia 
di molti titoli redi le ossa , al vulgo argomento di 
favola, di se stesso nalla gloria; ed ove reso pel soa- 
■ve costume , e pel sapere oltre la età già maturo 
oggetto del pubblico amore, e dell’ ossequio de’ sa- 
pienti, mérité di easero nell’ anno diciottesimo di e- 
tà ornato di laurea nella legale facoltà da quell’ 
Ulisse Gozzadini che allora reggeva la Univeraità 
Bolognese , e che venne poscia innalzato ail’ onore 
délia Porpora , e dato Pastore alla Chiesa Imolese. 
Poichè pero era nel Zappi accoppiata ail’ arte diffici- 
le del numéro nel comporre la scrittura una voce 
soavissima, onde gradevole oltre ogni credere ail’ u- 
dito da lui ne usciva lo eloquio , voile egli procu- 
rerai altresl i precetti délia danza , e délia mimica 
non solo perché non gli mancassero tutti gli orna- 
menti quali convengonsi a gentiluomo, ma per com- 
porre , nuovo Demostene , la persona a più grazia- 
ti atteggiamenti , e ad esprimere col gesto ancora 
gli affetti dell’ animo; ragionando con Orazio che... 
Tristia mestum vultum , verba decent ; iraturn ple- 
na minarum. (i). i 

Né sarebbc facile ad esprimere , quali , e quanti 
segni di affetto ricevesse dagli Imolesi e corne da 
valentuomini di tutta Emilia fosse riverito allorchè 
ricco di dottrina e di onori tornô e soffermossi per 


(i) Mancurti,, FaJbrooi loc. cit. 



î9^ 

qualche tempo nella Patrie ; che già il salutavano 
i concittadini propugnatore , corne poi fu , de’ co- 
muni diritti , e gareggiava ognuno a rendere osse- 
quio a quel valoroso. Il quale corne non poteva 
trovare , che nel for» délia splendida Roma, prima 
e vera luce di giureprudenza , un’ arena confacen- 
te a dar prove degne di ae , mosse per quella Citx 
tà dopo avéré con tenerezza di animo e con leg« 

S ,iadria di Poeta diapiegato quanto amara gli fosse 
a partita dalla sua Clori , la cui gramezza, e le la- 
grime più vago , e meno altero a lui ne rendèvano 
il semblante (i). 

A Roma pertanto ebbe tosto facile, e gradito ac- 
cesso, anche per le amorevol» cure del Principe Vai- 
ni concittadino ed attinente di lui press o |i sogget- 
ti più ragguardevoli' e per eminenza di grado e per 
altezza di sapere. Tra quali ben gli tornava a buo- 
na ventura , che Pellegrino Masserj Forlivese Prela» 
to , e Giudice in que’ primarj Tribunali il volesse 
ajutatore nel ministero di Avvocato; sendochè pres- 
so lui conobbe il magnanimo principe Francesco AI- 
bani , e ne meritô quella stima in che poi 1’ ebbe 
anche quando sali alla somma dignità di Pontefice 
col nome di Clemente XI (a), 

£ facea quivi per liiminosi esempi palese il let-- 
terato Giureconsult» ne’ pubblici arringhi ove si 
çimentava, corne fosse mestieri ristorare e ricondur- 
re ail’ antica grandezza la eloquenza forense a quoi 
tempi sfigurata e corrotta principalmente per que- 
ato, che la Hngua Italica erasi quasi fatta plebea da 
que’ troppo esaltati amatori del latino sermone , i 
quali sembravano intenti , ed avidi di far risorgere 


Ivi Mancurti. 
I*i f&humi. 



la lingua madré , aecib togliesse di vita la soavlssL 
ma figlia. Nel che merità egli quella Iode, onde dal 
Bembo onoravasi Giovambattista Fedeli célébré o-> 
ratore e legista de’ suoi tempi (i) e raeritolla da 
molti nella legale facoltà , e nel Prelatizio ordine 
chiarissimi un Sergardi cioè , un Severoli , un Sar- 
dini, e sovra ogni altro da quel Lambertini che ven- 
ne indi per gradi onorevoli elevato al supremo Pon- 
tificato , e che lascib immortale memoria di Princi- 
pe sapiente giusto e magnanimo. 

Perché riguardava ognuno nel Zappi P uomo do- 
nato di quella calma , che tanto è utile , e deside- 
rata nel pubblico certaine ; presto a lodare le al- 
trui opéré , delle proprie a tacersi ; non investito 
dal!’ ansia maligna di alhnentare e rivolgere a sua 
prb le altrui controversie , ma da spirito di amore- 
vole conoordia. 

E bene in quelle ragunate in cui convenivano ed 
il lodato Lambertini ed il Bottini , e molti altri 
dottissimi giurisperiti, poneva il Zappi non essere al- 
trimenti la Giurepradenza orrida ed incolta, né dal 
commercio delle Arti belle sbandita , ma nobile , 
maestosa , e di tutte scienze indivisibile compagna; 
doversi anzi riconoscere la legale e la poetica in i- 
specie corne figlie primogenite dell’ umano ingegno; 
conciosiachè questa dalla natura 1’ altra da be’ vin- 
col i sociali ebbe origine , e le leggi furono primo 
nobile soggetto a canti poetici , la poesia fino ab 
antico primo linguaggio de’ legialatori; essere a que- 
sti ed a sapienti magnanimo esempio per non disa- 
mare la lingua de’ carmi, e il canto altissimo di Mo- 
sè dopo il passaggio dell’ Eritreo , e quel Claudio 
Ceco dianzi Censore , e quindi Consolo , che ( atte- 

(l) Ex Epist. CUr. Vir. a Paul. Mxnut. ColUct. p*g. 4î- 





stante Tullio ) scriveva 'poésie piene di pitagorica 
dottrina, ed Esenio Modestino discepolo |di Ulpiano 
e Pier délié Vigne, e Guido dalle Colonne, e il Ci- 
no , e 1’ Alciato e negli ultimi tempi il Gravina ÿ 
ed il Devico , che fuiono ad un tempo giureconsul- 
ti e poeti (i). 

Perô uel lungo esereizio di oltre trent’ anni cui 
intese nella legale facoltà si mostrô ognora saldo, e 
valoroso difenditore delle private e pubbliche ragio- 
ni , e di quelle eziandio délia propria famiglia , i 
cuj giusti titoli ai Patriziato délia città corne legit- 
timo avito retaggio sostenne, giovandosi de’ motivi 
medesimi, onde Pisistrato réclamé dal Senato di A- 
tene quel Regno che Cecrope suo avolo si era a- 
cquistato (a) , ma sopratutto gloriose per lui furono 
le vittorie riportate in quelle gravissime contese nel- 
le quali sostenne i diritti délia sua Patria; di che 
il Senato Imolese stimô compensarlo con onorevole 
pubblico testimonio di riconoscenza dandogli posto 
nell’ albo de’ dodici Gonfalonieri a’ quali era riser- 
vato presiedere per turno il Magistrato, ed il gover- 
no délia città. 

Nè fu egli meno valente oratore alla Accademia 
Polenica presso il Collegio di Propaganda ed a di- 
versi tribunali supremi ai Roma ove più volte espo- 
se nelle roaterie dogmatiche conciliari canoniche, e 
di ecclesiastica istoria dissertazioni applauditissime , 
e molto dianzi aile Accademie degli Intrecciati , e 
degli Infecondi, aile quali non appena giunto a Ro- 
ma fu in istima ed in déliai a , ed ove ragionô so- 
vente di bella letteratura con esquisita , e vasta e- 

(i) Mancurti, Fabroni ivi. Plutarco nella vira di Solone» Tuscul, 
Quest. IV. Zonara lib. i3. a. ex recent, dal Canari. 

(a) Esiste presso 1* Àutore dell* Elogio la 8crittura in iitampa da\ 
Zappi per cpiest' oggette pubblicata. 



196 

rudizione , oon eleganza di parole , 0 . ci5 che è più. 
cou gagliardia di ragioni. E poichè si avrebbero in, 
questi scritti belli esempj onde trattare con dottrina 
con nobiltà e con splendore siffatti argomenti è as- 
sai a dolersi , che giacciano tuttavia con gran par-, 
te delle altre dottissime Orazioni da Lui composte,, 
e di voti e difese legali di vario genere senza il me-i, 
ritato onore délia stampa ( 1 ). 

Ma più largo, e migliore campo al Zappi appre- 
Starono molti famosi letterati di lui amici in Roma, 
e sovra tutti Mario Crescimbeni ; conciosiachô Me-, 
cenate il Régnante. Pontefice Alessandro VIII. divi- 
sarono que' valorosi convertire in Accademia di Let-, 
tere quella eletta società di Italiani, e stranieri, che. 
convenivano presso la eultissima Cristina di Svezia, 
e a quella diedero nome di Arcadia , nome ond* e- 
rano decorati i deliziosi ed ameni luoghi del. Pelo- 
poneso , e i monti Menalo, e Liceo abitati dal Dio 
de’ Pastori e sacri ail’ eccellenza del canto poetico , 
e délia vita campestre (a). 

E quivi i bcuemeriti figli di Giove bellamente 
partiti in Colonie presso le più illustri città furono 
intenti a togliere dall’ oro, purissûno che risplende- 
va nelle scritture del precedente secolo XVI. queK 
1’ orpello da oui erano abbrutite per le] viziose tur- 
gidezze, per le esagerate metafore, per le rispondenr. 
ze per ogni maniera di licenziosa dizione da’ nova*, 
tori introdotta (3). Délia quale benemerita impresa 
zelantissimo il Crescimbeni chiamô ira gli altri a. 

E arte il Zappi che venne in Arcadia nomato Tirsi 
eucasio ; e fu allora che il Giureconsulto Poeta 

fi) Mancurti loc. eit. 

(a) Tiraboachi lit. délia L. Ittl. Tom. 8. p. I. lib. I» pag . 74. Edia. 
Milan e*e. 

(3) Manturti^ 0 Fabroni loc. du. 



'tertendo nome , e lingna di pastore persuade va ad 
ÎJranio, ( che taie era il nortte pastorale di Vincen- 
yo Leonio ) non potere egll a bnon diritto rivendï- 
care lo sciame d’ Api , che da suoi alveari eransî 
ne* campi di Tirsi ( del Zappi ) rifuggito. Ora taie 
disputa nel Bosco Pârrasio esposta, e con fonça di 
tagioni dalle leggi, e dalla antica e moderna filoso- 
fia sos tenu ta in tuono di pastorale declamazione fi- 
no allora non pî£i udita, non solo trovè grazia , ma 
destô meraviglia in altrui ; laddove il pastorello mo- 
destamente asseriva esscrgli venute , inculto corne 
taostravasi , quelle dottrine da’ più provetti , e più 
înstrutti Pastori , ne’ nui nomi intehdeva onorare fl 
fiore de’ letterati di Arcadia stessa , e di Roma (i). 

E fu pure questa arcadîa medesima che bramo- 
Sa di esprimere ad Innocenzo XII. , sotto i cui 
auspicj ebbe prosperità ed Incremerito, la sua letizia 
per la ricuperata salute, lui scelse ad Oratore près* 
so il Pontefice ; nel che non è a dirai quanto fosse 
ammirata la grazia e là eloquenza , onde fecesi in 
quel discorso ad esprimere i seatimenti délia illu- 
stre Arcadia; che quivi cou bella verecondia dichia- 
ib sè non volere ad uffiéio alto cotanto , ed ono- 
revole ; in lui non essere altra eloquenza die del- 
1’ amore ; animarai pereià a sperare che non sareb- 
he per rehderai tnolesto alla virtuosa modestià de! 
Régnante il candido linguaggio di amoroso pastore: 
bve non è chi non vegga quanta bell’ arte nascon- 
dasi in quéste dolcissime parole , per le quali si a- 
persé egîi la via al cuore del Principe le cui virtù, 
te le imprese siccome il nobile istituto di Arcadi» 
inaestraniente poscia descrisse con amorosa semplici- 
tà pastorale. E bene allô stesso Innocenzo XII tor- 


(i) Mancurti c Fat rom ora tapit. 



tao altresl a sommo grado il Sonetto dal Zappi coït»* 
posto per quel sepolcro che vivente voile il Ptm- 
tefice a se preparato di fronte al monumento eretto 
per la Contessa Ma tilde in Vaticano (i). 

Era intanto egli tornato , e trattenevasi in Patria 
quando mancà alla Chiesa il nomato Pontefice, e fu 
eletto a suecedergli Francesco Albani. Di che colà 
giuntagli notizia ben ne senti quella gioja, che ispi- 
rare gli doveva la esaltazione di soggetto tanto a lui 
amoroso , e benevolo ; e fu quindi suo studio , che 
dalla città , e dalla istessa ai lui famiglia si célé- 
brasse il faustissimo avvenimento con ogni splendi- 
dezza di Feste. 

Nelle quali , com’ ebbe pur luogo un’ Accademia 
di Lettere , avvisarono i Bolognesi pubblicare con 
la stampa , lui insciente , quel Sonetto che egli vi 
aveva recitato ; ma il Zappi sempre ritroso a man- 
dar fuori le proprie eose senza 1’ altrui severa cen- 
sura, amaramente si dolse col chiarissimo tuo ami- 
co il Prelato Savorelli sollecitandolo a veder modo 
che il Crescimbeni lo emendasse, onde poi riprodur- 
lo senza rossore nella raccolta che sarebbesi pubbli- 
cata . Vide quindi il Sonetto la luCe , e giustific6 
Ludovico Muratori la modestia dell’ autore amrnira- 
bile tanto più perché fu quello scorto pieno di eroi- 
ca magnificenza , e nel disegno , e negli argomenti 
alto quanto il soggetto lodato , nell’ enfasi e nella 
correzione, quivi introdotta ingegnosissimo (a). 

E questo Pontefice ben gli fu prodigo di ricom- 
pense , e di onori * i quali ( se la vita troppo pre- 
sto non mancavagli o gli fosse piaciuto tenere la 
Ecclesiastica carriera ) avrebbe pur conseguito mag- 

(i ) Mancurti, « Fabroni ove topra. 

(a) Muratori Perfet. Poe*. Ital. lib. 4 pag- 3^^* 


gioki: perché lui promdsse a eariche distinta h#* Trl- 
bunali di agricoltura , e delle strade (i) ; e fattoii 
proteggitore generoso di ogni bell’ arte , a lui diede 
incarico, e da lui solo speri» ottenete la istorica de- 
scrizione delle immortali opéré di Raffaello in Va- 
ticano (a). Quilidi, corne ad Ârcadia ( cui gloriavasi 
appartenere il Pontefice col nome pastorale di Al- 
nano ) fu per sud volere affidata ogni curâ sulla nuo- 
va Accademia del disegno allora istitiiita in Campi- 
doglio , Lui destiné a ceiebrarne il solenne apri- 
mento, onore non prima conceduto, ché a soli Pre- 
lati, con inaugurale Orazione ; la quale ben fu oltte 
bgni credere commendata per la facondia, e pel sa- 
pere onde diroostré il Zappi quanto utili non solo 
ma necessarie dovessero ■ tenersi le arti belle alla 
prosperità delle citili Repubbliche. 

Se perd quella Orazione divulgata pet tutta Ita- 
lie mérité al Zappi nome di fainoso ingegno , e di 
oratore splendidissimo, riusc'l oltte ogni credere stu- 
penda per questo, che sopravvenuti nella Sala i Car- 
dinali Paolucci , e 8egripanti , 1’ uno Segretario di 
Stato , 1’ altro Pro-Datario del Papa , 1’ Oratore , 
Che erasi alcun poco ristato dal ragionare , con di- 
verse parole , ma con eguale ordine forza ed ele- 
ganza , estemporaneamente ripetè ed in compendio 
ciô che aveva fino allora declamato. 

Del quale ammirabile saggio è a vedersi cié che 
ne disse in versi latini , similmente estemporanei 
Francesco Cavoni , ove pose , che se ad Apelle , e 
Prasitele sarebbe stato bello effigiare il Zappi in 
quell’ atteggiamento , non avrebbero perè bastato 


(1) Mancurti, e Febroni. lit. d’ Imola ivi, e Crescimhenî ove IOp. 
tom. i. p. iôi. 

(.) Ivf. 



aoo 

que’ Iumi di arte a titrante in tcla, ed a condurm; 
in roaxmo le doti del feracissimo ingegno (i). 

E vuolsi notare, corne nella stessa impresa da I n» 
îdeata del nuovo istituto , effigiasse Egli un azione 
d’ onde appariva quanto esser debbano studiosi gli 
uornini délia gloria' nelle arti industri e corne , sen- 
za potente soccorso , possa di leggieri fallirsi alla 
meta ; e questo in tende va mostrare nell’ Aquila av- 
vinta a piedi da lunga cateua da oui pendeva uns 
grossa palla , e che volendo alzarsi a volo nol po- 
leva oltre quello che erale dalla grave ritorta con- 
ceduto ; per lo che volta indietro quasi lameutando 
di essere forzata a discendere le usciva dal rostro 
11 moto “ Lo spirito è pronto 

Per egual modo zel6 egli sempre la conservazione 
de’ diritti , la ampliazione e la lama di Arcadia co- 
rne dimostra la dotta, ed energica scrittura che spo* 
»e allô stesso Clemente XI. intorno aile scissure , e 
controversie ch’ eransi contr’ essa suscitate (a). 

Se tanto per6 segnalossi 1’ Arcade illustre nella 
Oratoria, la eccellente di lui valentàa nella Poetica 
e nella Lirica in ispecie avanza di gran lunga ogni 
Iode : che od intende a scherzi anacreontici , e il 
▼edi in tutto spirante soavità e tenerezza , laddo- 
▼e con arte maestra non solo esprime , ma gradua 
quasi e concatena i moti e il sentire dell’ animo 
ftel più. tenero degli affetti P amore; o si alza a più. 
gravi argomenti , e da lui escono concetti ingegno- 
si vasti sublimi : o scende ail’ Egloga Pastorale e 
per novità per candore per vaghezza di voci, (che 
diresti altrettanti eletti e nettissimi fiori ) nulla per- 

(i) Fabroni, I»t. d* Imola. Crescimbeni Tom. I. par. i5l. e tom. 

4- p a g- aS». parera «opra J* iropraia 4*U’ Accademia del dueffno alla 
pag. 66. 

(a) Manaurti loco cit. 






aol 

"3e in «on front o al Sanazzaro ed a quanti furono in 
•questo généré di Poemi celebratissimi; tanto che qua- 
le pure fosse avverso alla lingua dolcissima dellè 
Muse sente tosto e manda a memoria quelle armo- 
niche e facili sue rime. 

Le quali già bene suonano sut labbro di ogni a* 
nimo sensitivo , ove nulla sapresti menomare , od 
Sggiugnere , o con mutamenti qualsiensi migliorare, 
e che non lasciano speranza d’ imitazione. 

E taie vero più assai si fârà manifesto nel pub* 
blico giudizio di valentissimâ uomini a lui contem- 
poranei , e sovra ogni altro del sagace ed Csquisito 
critico Crescimbeni il quale ragionando délia Liri- 
ca , ed in ispecie de’ Sonetti propone quelli del no- 
stro Poeta corne esempio di leggiadria , e di buon 
gusto ; ed ove più oltre discorrendo il poetare ana- 
creontico , a lui dà vanto di avéré richiaftiati a vi- 
ta , ad onore del XVIII. secolo , e di arcadia, que’ 
bei modi poetici , che già proposti dal Tibaldeo , 
dal Sanazzaro, dall’ Aquilano non lasciavano per le 
prevalse licenze a sperare buon frutto; e pone in fi- 
ne che al Zappi debbasi il propagato migliore gu* 
sto ne’ canti .lirici , poichè seppe egli animarli di 
brio , e spargerli di si belle grazie, e di oraamenti « 
d’ onde sembra venirne agli orecchi quell’ incantesi* 
ino che agli occhi produce 1’ aspetto ai vezzosa Don* 
relia, (i). 

Nè in modo diverso sentenziô Ludovic© Murato* 
ri , la cui ben bota severitâ di giudizio rende al 
certo scevera da qualsivoglia sospetto quella Iode 5 
che al chiarissimo Poeta venne da lui tributata, e di 
che gli fu altresl prodigo il ch. Anton Maria Salvi* 

(1) Dial. 9. Trattato delle Belleite dalla Volgare Poeaia. Mancurti, 
Fabruni i»i. 



toi 

toi (i). Perché ripone il Muratori molti de’ Sonefd 
del Zappi fra gli ottimi corne veggiamo, ed in quel- 

10 in che ragiona egli di amore con Leucippe; ove 
trova il censore spiegata con arte peregrina la pu- 
rezza , e verità dell’ affetto sebbciiè spesso ella sia 
non ( corne troppo eroicamente stimava Platone ) 
nelT animo ma nelle sole parole (a). £ nell’ altro 
ove tocca il Poeta di quel pargolo amorino cui svo- 
lazzando sul volto di Clori toccd in sorte caderle 
toel seno ; intorno al quale sostiene il Muratori la 
giustezza délia metafora dal Zappi usata quando fi- 
gura in folto stuolo di Api que’ vezzosi quasi pi- 
gmei ; comechè avesse posto che ciascuno dl loro 
andava armato di arco e di freccia ; ragionando 1’ 
apologista , corne trovisi sempre in quella poetica 
imagine il vero astratto ; essere cioè Clori tutta a- 
more. 

Cosi nel Sonetto ove manifesta 1' ansia bramosa 
che lo scalda per la speranza di rivedere 1’ amata , 

11 sorprende la naturalezza e facilité di frasi dal 
Poeta adoperate , e molto più il nuovo sospiro di 
che intendono gli amanti farsi ad amore maestri (3). 
Questo sulle rime di Amore nota il chiarissimo fi- 
lologo , il quale poi intorno alla virile impr'esa di 
Giuditta sul Re di Assiria , ed aile vittorie di So- 
bieschi dal Zappi poeticamente descritte si condu- 
ce ad asserire , che rallegrerebbesi lo stesso France- 1 
sco Petrafca di avéré ajutato il Poeta a compiere 
si bellamente e con tanta delicatezza quel Sonetto! 
nel quale con nuova industrie distrae egli dal gra- 
ve, e sublime argomento il leggitore narrando corne 
le Verginelle non oSassero ( quasi atterite ) baciare 

fl) Muratori ivi. Lib. 4* P a g* 4 1 ** 

(a) Ivi pag. 369. 

(3) Ivi pag. 477 . 


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acJ 

la désira délia Eroina ; e per ultimo aggiunge, ch«t 
potiebbesi ammirare si ma non facilmente imitare la 
ingrgnosa gagliardia del sublime pensiero, e lasplen- 
dida franchezza di rime, con che fu descritto il tri* 
onfo di quel magnanimo sui Mussulmani ( 1 ). Non 
è perù che il modcstissimo Zappi anche col Mura* 
tori non movesse querela , perché da lui si fossero 
resi pubblici i suoi sonetti non ancora espoliti (a). 

Ed ebbe nel comporre 1’ egloghe le canzoni i 
madrigali , gli sellerai poetici qualsiansi uguale va- 
lore ; che da lui primo si udirono con figure e can- 
to di pastore , in terza rima variate nel métro , e 
talvolta da più interlocutori declamate , sponendo 
taluno i versi proprj (3) ; da lui uscirono tal altra 
sonetti di diverso ârgomento framezzati da canzoni 
anacreontiche ; quando cioè celebravansi nel Bosco 
Parrasio i giuochi Olimpici ad onore degli Arcadi 
illustri defonti ; e concorde plauso ottennero si la 
canzone pindarica intitolata il volo, si 1’ altra in Io- 
de di Luigi XIV. quando stava egli in campo con- 
tro pressochè tutta Europa, e che giunse gradita li- 
no al trono di quel Monarca. 

Quindi , attestante Crescimbeni , bastb egli altre- 
sl al poetare estemporaneo di qualsiasi ârgomento 
e métro, in versi tanto forbiti, quanto altri non lo 
avrebbe potuto con molto studio ; sicchè furono 
quelli poscia pubblicati con le (tampe. E bene di 
ci6 fece bella mostra quando a certa ragguardevolé 
Donna Ligure , destarono non ingiusto sdegno alcu- 
ne parole nel dialetto délia sua patria (per ischer- 
zo mal consigliato ) in Arcadia ad essa dirizzate; o- 
ve il Poeta in elegantissimi versi estemporanei ( ri- 

fl) Mancurti pag. a^ 5 . 387. 

(a) Mancurti ryi. 

(3) i». 



înembraindo esser ptti qüeïlo il ïinguaggio, ed il suô- 
lo in fcui crebbero alla gloria, e Giulio, e Sisto Pon- 
tefici , e il Doria, e il Colombo, e 1’ ingegno di es- 
sa lei ) destramente rivolse a vanto délia Ligure fà- 
vella èiô chè erasi discorso quasi au’ intento di pro- 
fanarla (i). 

Avvertne péri» cbe le rime del Zappi recate in 
lingua latîna non aolo, ma bella francese, nella spa- 
gnuola , « nella tedesca dessero al Creacimbeni ca- 
gione di ptibblicarle col nome del loro autote Onde 
vendicare in palese 1 ' oltraggio venuto ail’ ïtaliano 
Lirico da alcuni atranieri , che osarono Farle pro- 

Î irie , od abbellarne almèno la loro linguâ (a). In- 
omo a fcbe 1’ acuratissimo Biografo , che ne lasciô 
fictitti i particolari al délia vita , e delle opéré, e al 
degli onori al concittadino Poetà meritamente ren- 
duti , quelli rileva che ottetme, e da’ nomati Pon- 
tefici , e dalla Maestà dell’ Imperatore , cbe il voi- 
le auo Poeta , e dal Re di Francia , e dal Vice-Re 
di Napoli, 1 ’ ultimo de’ quali gli diè titolo di Con- 
te (3) ; e dalle più coapicue Accademie d’ Italia , 
délia Crusca cioè , degli Intronati di Siena , de’ Fi- 
ïergiti di Forli (4) ; e da più porporati , e principi 
di cliiaro nome , e da altri letterati allora in fama 
di valentiesimi (5) non Ohe in Roma , nelle città 

f »iù cospicue d’ Italia ; che Fra questi il Menai ni ne 
odava a cielo 1’ egloghe ( 6 ); al Gigli parvero i ver* 
si di lui gemme splendenti di nuova luce , e di vi* 
vissimo fuoco ( 7 ); in quelli trovù il Martello le gra» 

( 1 ) Dal Giornale dêtto la Zihaldone edito a Koma nel 18 S 5 . 

(a) Mancurti, e FaJironi loc. cit. 

(31 Mancurti loc. cil . , e StorLa d* Irrtoîâ. 

(4) Ivi. 

1 5) Ivi. 

|6) Ivi. 

\7) 




20 ft 

qie , e le delizie délia ürica (i) ; il Baruffàldi nol 
Zappi la vera immagine del Chiabrera ; e la sempse 
dotta Bologna gli préparé nella sua tornata a quel*- 
la città una Veglia Accademica. 

Il presidio delle quali si concordi, e si luminose 
testimonianze ben ne esime dall’ entrare in arena, 
contro 1' acerbissimo Baretti per quanto di inurba-.. 
no , e di ingiusto si condusse egli ad asserire deli 
Zappi (a); che quand’ anche volesse tenersi aver es-v 
so parlato il linguaggio dell’ animo non quello dell’ 
atra bile qhe lo investiva, o del proposito di accat*. 
tar brighe con chtchessia , non d’ altro taccia , che 
di soverchia mollezza i versi di amore , e di esage- 
rata qualche metafora dal Poeta talvolta nelle de* 
scrizioni introdotta. E poichè a siffatte censure an-? 
darono incontro , anzi stanno di fronte , il Murato- 
ri il Crescimbeni , il Salvini , e lo stesso pubblico 
giudizio , questo solo toccheremo , corne era pure 
vana lusinga che delle parole dolcissime del Zappi 
si incuorasse Baretti nudrito soltanto délia strana 
vaghezza di rendere altrui. insensibile a questi segni 
pnde esprime 1’ intelletto, una nobile passione dell' 
anjipo ; e aggiungeremo che se in quella figura di 
metafora spesso necessaria al Poeta, e tanto adope- 
rata in quel secolo, fosse pure alcun concetto inve*. 
rosimile , questo non basta ad ombrare la chiarez*. 
za del suo nome. 

E bene aile manifestazioni di stima,, ed ail’ af- 
fetto che mérité dagli illustri Compastori , e da quan- 
ti volentieri con lui usavano , corrispose il Zappi 
con quella salda e schietta fede , che è si rara fra 
gli uomini ; nè già meno pote Va attendersi da lui , 


(i) Mincurti lac. cit. 

i 3 ) Baretti Fruit» I»ett. Vol. t. Cap. 199. pag. 10. e 



*o6 

Del cui sereno e Jieto semblante, e nel candore dél- 
ié opéré , traspariva la interezza dell’ animo ; nel- 
le argute sentenze 1’ ingegno pronto, e vivace; e che 
alla eleganza degli scritti conformava i tratti genti- 
]i , e piacenti délia persona : perciô desiderù egli , 
ed ebbe consorte Fanstina figlia del r.h. Cavaliè- 
re Carlo Maratti, donna di svegliati e pronti spiri- 
tî , e di poli te lettete, nel rimare in ispecie, orna- 
tissima. Se non che troppo presto mancé egli al- 
1’ amore di lei e de’ ügliuoli ond’ ella avcalo consola- 
to , e de’ suoi più cari ; che colpito in età tuttora 
verde da mortale malattia di questa vita passé, la- 
sciando desiderio di sè alla Patria , ad Arcadia , a 
Roma , a tutta Italia , corne di uomo giusto e sa- 
piente e con 1’ eaempio predicando in vita ogni cri- 
stiana e civile virtù : nè cosi tosto fa nota la mor- 
te di lui, che i cittadini ne piansero, corne di pub- 
blico infortunio (i): 1’ Arcadia vedovata del suo di- 
lettissimo Tirsi ne lagrimô con mestizia di orazioni, 
e di carmi la perdita facendone ne’ posteri durabile 
la memoria con onorevole epigrafe (a): e il pubbli- 
co compianto, e le lodi dell’ illustre Imolese appar- 
vero per non equivoci segni si ne’ poetici canti dei 
letterati di primo nome, si negli scritti di biografi, 
e ne’ giornali più celebri d’ Italia ; nè fuvvi animo 
gentile, e tenero di patria carità , che sconsolato 
non ispargesse di fiori la tomba del soavissimo Poe» 
ta. 


'ij Mancurti, e Fabroni Ioco cit. — Mon il 3 o. Jjuglio 1719. 
[%) È cjuesta 1’ Epigrafe che pose Arcadia a onore del Zappi, 
C. V. C. 

O Thirsidi Leucasio P. A , 

XIII . VRO. Instit. Arcadia 
Oratori et Poetœ 
Orthenu* Parrhasianus P. A. 

XII . VR.Coll. Arcad. Amico B. M. P. 

OL. DCXXV. An. IV ; Ab A. Ol . IX. A. III . 


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ELOGIO 

DI 


®£Lia3&!b® aarnsmsta 




^Jttar-ôdîimo lÆond^nor 

BENONE DE 5 CONTI ZAMPIERI 


CANONICO TEOLOGO 
DELLA CATTEDRALE D’ IMOLA 


TIBERIO PAPOTTI. 


i/uando V universale lamentava la morte del v o- 
stro genitore Camillo Zampieri, tempero con grave 
canto il comune dolore Vincenzo Monti, ragionan- 
do corne esser dovesse dolce ed onorevole a quel 
valentissimo morire bagnato del lagrimare cittadino 
meglio che compianto dal coro delle Muse. E poiche 
la patria continua a’ viventi figli del valoroso poeta 
U pubblico amore di che Egli godeva vivente ; ed in 
Voi , valentissimo nella Sagra Oratoria , ricorda le 
virtù ed il sapere di Lui , stimai dovervi offerire que- 
sto Elogio, nel comporre il quale ebbi in animo non 
pure di far rivivere la memoria dell Illustre Con- 
cittadino, ma quasi di effigiare i non degeneri pre- 
gi di che Voi siete adorno. 

E nel ringraziarvi di avéré accolto cortese quest 
atto di osservanza e questo ufficio di parentela, e 
di amicizia, a Voi di tutto cuoremi offero, ed alla 
bontà vostra mi ricordo pieno di vera stima e di sm- 
cera ajfezione 

Da Imolali xi. Novembre i83o. 

*4 


v H 1 



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Tiene degno luogo fra gl’ illustri Imolesi , Camil- 
lo Zampieri , nome caro non che alla Patria ed ai- 
le Muse alla domestica e pubblica morale ; im- 
perocchè profondo conoscitore délia universale ra- 
gione poetica adoperô a guisa che venne in grande 
rama di sapiente, e di erudito non meno che di pio, 
e cristiano Poeta (i). 

Giusto è pertanto 1* Elogio che a lui vuolsi oggi 
ripetere in ossequio alla fede del vero e quasi eco 
di quell’ universale consentimento onde il nome e 
le opéré di lui in tanto onore salirono. 

Perché nell’ andato secolo si vicino a tempi nei 
quali , o pel destinato comune aile umane cose , o 


(i) Pio VI. di ch. e t. roem. scrisse del Zampieri , al 8ig. Con- 
te Alessandro Sasaatelli nohiliasimo nostro concittadino che gli ave- 
va ipedito il Poema del Tobia s Quem hactenus in eruditorum ho- 
minum coetu et famae celebritate numeravimus, hic liber effccit ut 
pTobum etiam ut pium Poctam demum christiano nomine dignum jw- 
dicemus =3 Vedi la Storia Patxia per Bcnedetto Filippini parte 3. 
ioo. 



i >er la mala influenza di erronei giudizj , le buone 
ettere e le arti industri erano nel maggiore deea- 
dimcnto , parve singolare dono délia fortuna veder 
sorgere uomini generosi a rîcondurle ail’ antico de- 
coro , ed a persuadera con quanto mal consiglio a- 
vessero le false scuole deviato dalle orme de’ Greci, 
e de’ Latini per volgersi al leggero , al freddo , ed 
al gonfio non schive di togliere, o di menomare al- 
xneno ad Italia il lustro che con tanto sudati tra- 
vagli aveanle i maggiori acquistato. 

Fra que’ benemeriti ebbe pertanto in sorte di te- 
nere eminente posto il Zampieri nato Poeta, e quin- 
di ingegnoso creatore di mascbj pensieri , e facile , 
c pronto a bellamente adornarli. Nè a dispiegare 
quella energica vivacité, e quel delicato sentira on- 
de faceva palesi ad altrui le idee rapidamente con- 
cepite, gli fu di poco giovevole 1’ esempio dello Zio 
Antonio Zampieri uomo dottissimo , e il caldo af- 
fetto onde applicè con ogni studio ed impegno ai- 
le lettere. Ed i genitori che ebbe nobilissimi di na- 
«cita e di costumi in Valeriano Zampieri, e Teodo- 
ra Papotti (i) aggiunsero le amorose loro cure sio- 
chè non mancasse al giovane figlio ogni migliore in- 
coraggiamento. Fu perciô che il mandassero al Col- 
legio de’ nobili in Bologna , città sapientissima , la 
quale raunando da Italia , corne Atene quant’ era 
di Gracia, per eccellenza di luogo per decoro di pre- 
cettori per afHuenza di valorosi discepoli , fu Sem- 
pra, ed è tuttavia in questa età di ogni scienza ma- 
dré , e nntrice. 

Nè meglio che quivi ed unito corne fu di ani- 
mo e di studj co’ Zanotti co’ Manfredi co’ Ghedini 

(i) Nacque in Iraola 1 i sa. Agosto 1701. tli Valuriauo Zauipieri, e 
«li Teodora Papotti Iinolcsi. 



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21,3 

co’ Pozzi , per tacere <li tanti al tri , potea egli vol- 
gere i primi passi a quella via cui con bramoso si 
ma vereeondo ardore mirava, e di che avea capo 
scuola mostrate le orme il benemeiito Orsi gettan- 
do le basi di quel sapere su cui tanto alzossi 1’ e- 
dificio délia latina ed italiana cloquenza ( 1 ). Che se 
nella cognizione delle gravi e recondite scienze li 
segui il Zampieri più che altri d’ appresso , per la 
varietà e per la copia di modi poetici nell’ arte del 
verseggiare, spesso valse ad uguagliarli e ( taccia a 
questa parola la invidia ) a superarli eziandio. Per- 
ché , trànne Francesco Zanotti , cui pochi o niuni» 
potrebbe confrontarsi , o nel latino idioma scrivesse 
egli o nel nativo , ed o col legame del verso » 
con libéra e sciolta favella di prosatore, potè fat 
proprio un distinto seggio in ispecie nella latina di- 
zione. Délia quale , scrittore candido e terso e de- 
gno di esser proposto ad esempio , discorse felice- 
mente tutte le parti non corne direbbesi a di- 
letto , ma per addentrarvisi, e conosceme la bellez- 
za , e le dovizie. Né già potea egli venir meno al 
suo scopo tostochè tenne nella Oratoria Cicerone ad 
esempio , nel verso ad autore Catullo ; non senza 
delibare da Flacco da Terenzio e da Plauto que’ sali 
e quelle arguzie , che in lui trasfuse e fatte dome- 
stiche gli diedero vaglia di innalzare il suo costrut- 
to sulle opéré di que’ sommi maestri. Laonde si pu5 
con sicurezza di giudizio pronunciare che pochi re- 
carono al Parnaso congiunto alla condotta il pensie- 
ro corne il Zampieri : non fantastico parlatore , ma 
creatore di imagini : non dipintore esagerato ma fe- 
lice imitatore délia natura , e quindi maestro nel- 
P atteggiare gli oggetti , e nel ritrarne ed espri- 


(i) Istoria <T IraoU ivi. 



•>% 

fi* ,,r * 


*14 

tnerne le originali fattezze sicchè in altrui si géné- 
rasse la idea medesima ond’ egli animavasi ad effi- 
giarli : schivo infine di filosofare nella Poetica e di 
sofistare ne’ canti erotici corne sogliono gli stranieri. 
£ fu pare data a pochi tanta facilita di invenzione, 
e tanta gajezza di colorire quanta egli seppe mo- 
Btrarne ; lo chè ben vuolsi detto degli epigrammi , 
i quali vedi sovente cospersi di soavi facezie, ed in- 
formati a tutto dire di quella comprensione maravi- 
gliosa che è propria soltanto degli ingegni sublimi ; 
e delle elegie , e degli endecasillabi, ove rappresen- 
tô egli il Veronese con si naturale félicita di numé- 
ro , e con taie vaghezza di frasi , ed avvenenza di 
forma , che non sarebbe facile imitarne la maestra 
bravura (i). Questa leggiadra, e soave simplicità 

S rtanto gli merito degnamente il nome, e la fama 
Catullo Imolese (a): di che avrà prova chiunque 
legga in quelle opéré che già maturo di età solea 
chiamare giovanili, ove riluce con quale caldo poe- 
tico abbia di buon ora saputo dispiegare gli affetti, 
con quanta sobrietà di censura castigare il costume; 
e ccme nudrito poscia alla scuola de’ Classici del 
XVI. Secolo valesse ad accoppiare alla magnificenza 
di Pindaro , i vezzi di Anacreonte , e la voluttà di 
Catullo senza cadere nel soverchio raffinamento , e 
nel lezioso che spiacquero in Properzio , ed in Me- 
cenate , o nell’ osceno mordere di Giovenale , dal 
che fu sempre e per indole e per costume lonta- 
nissimo. 

E comecchè non possa certo a lui rimproverarsi 
o il servo encomiare, o la inurbana critica delle al- 

(l) Elogio del Zampieri scritto in latino dall* Abb. Ferri di Lon- 
giano, ed inserito dai Fabroni Belle Vite Uliutri Italiaui Vol. XII. 
par. 355. 

(•) ÏJtoria Patria ivi. 


« 




ai5 

trui opéré , se fu talora verso qualcuno indulgente 
eênsore, nol fu giaminai per se stesso ; che lontano 
dal vezzeggiare le cose proprie acquistô la rara virtù 
d: nascondeme quel merito onde per pubblico giu- 
«iizio furono elle si giustamente lodate. Questo si 
confessava il Zampieri avéré acquistata cou gli an- 
tichi due Comici taie , e si tenera dimesticnezza 
che o viaggiasse , o stesse in Villa od altrove amô 
sempre averli compagni; d’ onde poi gli fil si mira- 
bilmente agevole di esprimere nel latino sermonè 
ci6 che più a grado tornavagli : se non che il sé- 
guirli si volentieri fu cagione che noh sempre bastas- 
se ad evitare nel verso , ed in ispecie nelle elegie 
qualche modo che sapesse di scena , e vogliono al- 
cuni che tanto in quèlle si mostrasse talvolta Plau- 
tino sino a cessare di essere Catulliano (i). Nègll 
altri metri perô trattô il carme con taie nobiltà ; 
ehe nulla s^presti desiderare in questo dal valoroso 
Poeta ; e ciô in che ognuno consente , che o tentasse 
le grazie anacreontiche, o la immensità di quel Gre- 
co Principe de’ Lirici ( il cüi eloquio giustamente 
somigliava Orazio a torrente che scende ïmpetuoso 
dal monte , e seco porta , e trascina tutto ciô in 1 
che si avviene) o si piacesse dello scherzevole e del 
faceto , o secondasse il solo suo animo , si acquistô 
sempre fama oltre ogni credere divulgata e sicura. 
£ ben valse a meritargliela più giusta lo sdegnarsi 
di lui per quanto non fosse perfetto , e per quel 
genere di scritture popolari cosperse di riboboli , e 
di motteggi , di che alcuni si facevano a que’ tem-J 
pi amatori , a seguaci. 

Pure valente assai fu ne lia prosa il Zampieri , e 
le moite lettere che di lui ne restano sono oltra 


(l) FaLroai ivî. 



SIO 

modo lodate perché non lasciano distingucre arte, d 
studio , e veggonsi composte a solo buon grado , e 
giovamento degli amici. £ già Italia molto , e da 
lango tempo desidera vedere raccolto e pubblicato 

S uanto poterono intorno a tal genere di scritti quei 
olognesi co’ quali crebbe e venne in onore il poe- 
ta. E quando principalmente avesse egli consentito 
a dare in luce le moite epistole a’ suoi colleghi ac- 
cademici di frequente indiritte ed a stranieri^, ne 
avrebbe ottenuta Iode di erudito e pel familiare ed 
istruttivo di cui sono informate, buon frutto ne 
coglierebbero i giovanetti e tutti in genere coloro 
coi piace essere nostrali , e non stranieri; la lingua 
ne avrebbe quel incremento che , giusta la sen- 
tenza dell’ Alighieri , è riserbato al processo delle e- 
tà ( i ) , la storia de’ tempi , e delle lettere onore e 
dovizia. Di lui si hanno similmente le vite dei Ve- 
scovi Imolesi che nulla perdono in confronto 'a 
quelle dei benemerito biografo Manzoni. Le quali 
cose scrisse in latino , e più altre in italiano col 
buono stile de’ Classici , comecchè da pochi allora 
letti ed imitati , da lui volentieri tenuti sempre ad 
esempio (a). 

Ma quel valoroso che già era in fama di dotto e 
di erudito doveva meritare nome e Iode eziandio di 
cristiano Poeta, La quale ben giustamente gli ven- 
ne ; imperocchè memore che , primi i santi profe- 
ti levarono la voce a cantare con lingua poetica la 
grandezza del vero Dio ne’ celesti ed alti loro In- 
ni , lasciati i profani argomenti volse 1’ animo e la 
mente a quel genere di lettere che avvicina gli uo- 
mini alla divinité, il sublime de’ libri ispirati ; e ra- 

(O Dante Conyivio pag. 18. cdizione Pasquali. 

(a) Fabroni ivi. 


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2,7 

gionô corne troppo dalla origine di quell’ arte cele- 
ste si dilunga chi la rende serva e ministra di o- 
zio e di lascive mollezze : essere i santi libri fonte 
incontaminata del vero , e germe eletto del bello : 
doversi amare quella sapienza che ne ammaestra 
alla costanza nelle sventure , al moderamento nel 
felice vivere , alla integrità ne’ giudizj , anzicchè 
1’ altra delle cose mortali e caduche : acquistarsi col 
magistero di questa sapienza la possa di ingagliar- 
dire la poetica con maestà d’ imagini , e di oppor- 
re con robustezza di eloqnio al torto pensare ed al 
corrotto vivere la persuadente semplicità del vero 
supemamente dettato. 

E poichè senti egli quai forza concedevagli 1’ e- 
levato spirito, e quai ptofitto ne verrebbe ad altrui, 
seguace dei Maggi dei Cotta, de’ patrj esempj che 
non mancavangli ne’ Flaminj, scelse fra santi libri 
quello di Giobbe , e 1’ altro del vecchio educatore 
Tobia ; e voltando nel dolcissimo idioma nostro que’ 
sublimi dettati , ne compose due diversi Poemi (dei 
quali alcune cose discorreremo ) ed ove è spiegato 
corne , e quanto possa 1’ uomo alzarsi sopra la na- 
tura comune a lodare , e persuadere le virtù date 
a norma del retto vivere , da chi regge il creato e 
la mortale famiglia. 

E ragionando primamente del Giobbe , non ba- 
sterè io ad esprimere quanto risalto diano al Poema 
le gravi sentenze, le evidenti similitudini, lo splen- 
dore e purità delje voci di che vedesi cosperso ; nè 
egli quivi si fa stérile interprète delle parole , ma 
si traduttore poeta, che nulla vuole tolto o |scema- 
to ail’ altrui , nulla aggiunto che non discenda dal- 
la mente dell’ autore ; che si appaga di vestire con 
italici ornamenti ogni pensiero onde anche la no- 
strale poetica leggiadria ne soccorra a commoverci 



»i.8 

délia divin! tà del soggetto ; che guidarne vuole in- 
fine allô scopo cui mira egli stesso di meravigliare 
cioè con quale virtii d’ uomo costante gostenesse 
quello specchio di pazienza tante e tanto estreme 
aventure , e corne venerasse nel perduto regio po- 
tere, nello squallore delle infermità, in ogni manie- 
ra d’ acerbi infortunj quella mano divina da cui 
venne quindi alla prima , anzi a più lieta fortuna 
innalzato. 

Dal quale santo esemplare voglionsi i buoni ren- 
dere animosi a patire contenti le traversie dell’ u- 
rnano vivere e dare consiglio a traviati di ritorna- 
re sul diritto sentiero (i). 

Nè gin qui si è detto ciô che rende più degno di 
Iode intorno a quest’ opéra lo scrittore di gante co- 
se : che ne’ poeiui con tanta facile hrevità ordinati 
ad ogni canto , quando bellamente gparge parole di 
affetto verso la sposa amatissima la cui virtù , e 
carità conjugale prestaudo alla proie, non che le cu- 
re di Madré , le paterne eziandio , lui sollevava da 
ogni briga domestica , e davagli tranquillo e beato 
ozio d’ intendere a tutt’ uomo , ail’ altissimo canto 
( 2 ). E quando plaude alla bramata elezione del Car- 
dinale Rezzonico al sommo Pontificato (3), quando 
célébra con splendor di parole il valore di un Laudon 
(4) , o il ritorno del Re Carlo Borbone nelle Spa- 
gne (5) , o con mestizia lamenta délia sanguinosa , 
e lunga guerra che disastrù la Germania (6) ; délia 
sconfhta che pati la Flotta Francege allorchè tene- 

(1) Fabroni Ivi. 

(а) Canto i** 47* » 

(3) Canto i. , Ô 4 . , 58. 

(4) Canto 10 . , 4* 

(5) Conto 9 . , 4 a. 

(б) Canoo 4. , 63. , 64 * cap. ii. 


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Vasî salva nel porto (i): dell’ terremoto onde fu de- 
solata Lisbona (2). Le quali cose di ogni maniera va- 
rie e disparate si acconciamente nel poema introdu- 
ce , che sembrano od offerirsi spontanée , 0 scaturi- 
re dal soggetto , od aversi a tenere a quello neces- 
sariamente connesse. Cosi a cbi legga nel Canto IX 
e nel XV specialmente si farà chiaro quanto pure 
fosse valente imitatore. E gia dà egli termine al poe- 
ma mostrando corne speri procacciarsi con quell’ o- 
pera premio più glorioso , e durabile di ogni cadu- 
co monumento “ monumentum aere perennius “ (3). 

Nè questa commendata poetica testura avrebbe 
mandata fuori 1’ Imolese se non ne vineevano gli a- 
mici la ripugnanza ; la quale in lui più crebbe allor- 
quando Francesco Rezzano pubblicô una parafrasi 
del libro stesso meritamente lodata ; nel che non è 
poco ammirabile la modestia , ed il niun conto in 
cui teneva le cose proprie il Zampieri (4). 

Il quale ben meritù délia morale , e civile edu- 
cazione coll’ altro Poema che di lui abbiamo, il To- 
bia , scritto non col métro del Giobbe, ma in versi 
non obbligati da legge di rima : e quivi similrnen- 
te non fu egli servile traduttore , ma sapiente Pa- 
rafraste, imperocchè adoperô a maniera che ne sorges- 
sero dal proposto esempio bei precetti ail’ educazio- 
ne de’ figliuoli ed a persuadere ad un tempo quan- 
to si fosse dal buon sentiero dilungato Gian Giaco- 
mo Rousseau il quale ail’ inverso co’ prestigj di una 
insinuante eloquenza sembrô intento a consigliare 
corne meglio tornasse seguire i moti lusinghevoli dél- 
ia natura , anzichè le santé leggi di ben vivere da 

i l) Canto 8 . , 36. 
ai Canto io. , 48 . 

3) Hor. Od. i3. Lik 3. 

4 ) FaJjroni ivi. 


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aao 

Dio date agli uomini, ed a noi venu te in retaggid 
dalle ctà più corrette. E poichè nell’ Emilio fece e- 
gli uso non pure délia lingua de’ carmi , che del fi- 
losofico raziocinio ; rogionatore e poeta entré il Zam- 
pieri in arena a combatterne gli argomenti ; e se- 
gnando con candido, e robusto sermone in vera for- 
ma di Poema a’ genitori, ed a’ figli i rispettivi do- 
veri, providde con accorto senno alla pietà , ed a 
quel domestico rcggimento che lo istesso Tullio pu- 
re teneva essere bene prezioso. 

Perché ebbe nell’ animo e giudizio de’ saggj e 
nel pubblico voto il trionfo délia vittoria: la quale 
più compiuta , e gloriosa gli venue pe’ termini on- 
de il Sommo Pontefice Pio VI. dichiarù 1’ autore 
del Tobia degno del nome di Cristiano Poeta. E que- 
sta opéra bencmevita ben trovù spéciale ed amore- 
vole accoglienza altresi nel chiaro, ed illustre Bolo- 
gnese Senatore Ercolani cui venne offerta; imperoc- 
chè nulla lascio quel niagnanimo estimatore dell’ ot- 
timo desiderare di liberalità e di riconoscenza al 
Poeta , che anzi a lui si congiunse in onorevole e 
soave amicizia (i). 

Laonde ben a buon diritto fu il Zampieri dall’ in- 
gegnoso Roberti paragonato ail’ illustre concittadino 
Marc’ Antonio Flaminio per la cognizione splendi- 
dissima de’ santi libri di che mostrô ognuno di loro 
tanta dovizia , e perché animati entrambi dalle i- 
stesse grazie poetiche , negli endecasillabi cioè , co- 
spersi di soavità ed eleganza; negli epigrammi viril- 
mente sentenziosi ; nelle elegie ripiene di tenerezza, 
e di affetto: se non che nel Flaminio è sovente per 
la viva e naturale espressione de’ moti dell’ animo’, 
effigiato Tibullo, nel Zampieri Catullo; per quel fe- 

(i) Falwroni ivi. 


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2.2, J 

Jicissimo intreccio di digression! che sempre tornano 
acconce al soggetto per quegli episodj co' quali ral- 
legra a quando a quando nella grave materia il leg- 
gitore. Ebbe poi anche di piii Zampieri il vanto di 
trattare si la latina , e si la italiana poetîca, e nel- 
la italiana non solo la lirica , ma la eroica ancora, 
e la epica, pregio non tanto facilmente dato ad al- 
trui (i), 

Ne sebbene di età già grave, e da molesta infer- 
mità travagliato, desiderô egli riposo; che verde an- 
cora di mente , con tntto buon grado , condiscese a 
Francesco Carboni Retore e Poeta di chiaro nome , 
e di lui collega nell’ Ateneo di Cagliari , cui pia- 
cque sollecitarlo a pubblicare gli altri suoi versi. 
Fattane pertanto accuratissima scelta mandô al Car- 
boni emendati quelli che il proprio voto, e la rigi— 
da censura degli amici ( che sempre ad esempio] di 
Tullio , e di Plinio consultava) ( 2 ) consentirono do- 
•versi porre in luce dandone aile flamme molti altri 
per evitare , corn’ egli pure ragionava , che la cupi- 
digia degli Editori procaciasse ad eseguirne la ristam- 
pa con poco decoro délia sua fama. Cos't non ebb’ e- 
gli a richiamare contro sè quella taccia, che 1’ ami- 
co di Mecenate dava al coro degli antichi Poeti (3). 
E fa ragione , che con parole di onore si enuncino 
i termini ond’ è sparsa la lettera dal Carboni indi- 
rizzata al nobilissimo D. Giovanni {Amat Marchese 
di S. Filippo, e Visconte di Fonte Hermosa nell’ in- 
titolargli la edizione medesima (4). Eccovi, dice egli, 

(1) Rohcrti. Lcttcra sulle Rondini, cbo accecarono Tobia. Bologna 
* 797 * P er Lelio Délia Volpe T. 7. Ri val ta Saggio di prose> e Rime. 
Pesaro 1784. pag. i 35 * al 139. 

(a) Cicer. Ad Attico, e Plinio ad Ariano S Hune Librum rogo 
ex consuetudine tua legas, et entendes, 

/ 3 ) Horat. Sed turpem putat in Scriptis metuitque lituram 
( 4 ) Toccô poscia in sorte alla città d* Imola di essere governata dal- 
la Emm cflaa dcl Cardinale Luigi Amat ( degno bglio doi nomuto Yi- 



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222 

quel vostro Poeta ragguardevole per età senile ma più 
ancora perché questa età non è affiacchata da languo- 
re o adombrata da rughe, o diminuita in quella forza 
di aentire ond’ egli era prima ancora del nostro nasce- 
re ih grido di valente letterato ; che anzi vi appar- 
rà ognora più ornato per la bella unione del latino 
dire , e del toscano , e perché con tanta dignità di 
sentenze si bene ammaestra la età crescente, quan- 
to non potè mai il ragionare de’ filosofi. Su di che 
esulta il Carboni per aver dato fuori un libro fio- 
rente e ricco dell’ aurea eleganza del migliore se- 
colo, ed atto a fare obbliare quegli scritti ridondan- 
ti di lusso insolente i quali steinperatamente abu- 
sando délia poetica (nata solo a celebrare la divi- 
nité , o le cose a quella più prossime ) di null’ al- 
tro sentono che d’ insulse amorose cantilene (i). E 
questo encomio è dovuto aile opéré si latine , e si 
italiane del Zampieri ; imperocchè quelle giustifica- 
rono pur bene com’ egli fosse veramente letterato , 
ed amico , e nelle altre giudiziosamente si valse di 
quelle voci che alla nostra lingua non mancano so- 
miglianti e vicine agli oggetti gignificati ; sicchè col 
solo magistero délia natura le cose aspre in duro 
siiono le piacevoli in suono dolcissimo esprimiamo , 
ed onde armonizzando con naturali inflessioni il di- 
scorso bastiamo a comporre elocuzioni di nuova com- 
messura con bella pieghevolezza suonanti e confor- 
mate alla qualité del soggetto (2). 

Fin qui si discorse del letterato ; diremo ora del 
cittadino ; che molto in questa parte puô dirsi del 
Zampieri. Il quale assai valse , ed operù nel gover- 

aconte Giovanni ) che dal 1837. tiene con al ta atima cd ajnore pub- 
blico la carica di Legato délia Ravignana Prorincia. 

S Fabroni loc. cit. ,e vedi la ediaione fattaai in Cagliari nel X785. 
Le Opéré del Zampieri fuvono quanto aile latine imprease in 
Piacenza il 1771. per Tedeichi; e quanto aile italiane, e latine insie- 
nje iyi il 1765. pal Salvoni. 



aa3 

nare gli afFari délia città sebbene a quelli non in- 
tendesse che in età già matura. Laddove que’ divi- 
samenti che con prudente accortezza proponeva e- 
rano dal voto unanime accolti ed a .lui stesso pel 
loro affetto confidati. Nel che gli fu assai utile 1’ au- 
torità , e la grazia che erasi presso ognuno acqui- 
stata. E bene i concittadini ripetutamente il chia- 
marono a jjretiedere Gonfaloniere al pubblico Magî- 
strato , e fii in tutta Emilia , siccome nella Patria , 
xiverito e tenuto in osservanza , nè v’ ebbe alcuno 
del flore de’ saggi, o de’ letterati Italiani di que’ tem- 
pi che non godesse averne 1’ amicizia (i). 

Cosl i più illustri Cardinali che ressero corne Le- 
gati del Papa il Governo dell’ Emilia lo tennero in 
grande pregio , e gli accordarono onorevole familia- 
rità; ed in Roma meritô la stima e la dilezione non 
che dello Elefantuzzi piima Uditore délia Rota, poi 
Cardinale , dello stesso immortale Benedetto XIV , 
che gli fu prodigo di benefici onde in ispecie prove- 
dere ail’ educazione de’ flgliuoli , e {del cui ,favore 
u$5 sovente ancora ad altrui giovamento. Parlando 
ora delle domestiche virtù di che era si ricco , non 
meglio che nel Tobia si fa manifesto quai Padre 
foss’ Egli alla numerosa proie, quai marito alla don- 
na sceltissima che ebbe consorte ( 2 ). E chi délia 
dolce di lui consnetudine si piacque , ne fa tutta- 
via ( vivendone alcuno ) testimonio , quanto soave , 
modesto ed istruttivo fosse il conversare col Zam- 
pieri ; quale soda integrità di costumi ne informas- 
se il vivace spirito che già palesavasi nella aperta 
fronte , e nella vivace guardatura ; corne fosse non 
orgoglioso filosofo, ma saldo ragionatore sino a quei 



Jimiti che circoscrivono 1’ umano sapere. E fa pure 
generoso di ospitale benevolenza agli aniici che il 
visitavano ; e nella città, ov’ era la casa di lui de- 
gno santuario delle muse ed ove lo stesso piacevole 
scherzo dilettando istruiva, e nella deliziosa sua vil- 
la che meritava essere riguardata del numéro delle 
diciasette di Tullio : padre agi’ infelici : integro del 
costume: zelante professore délia Religione Augusta: 
uomo di lungo castigato vivere mostro quanto sia 
glorioso lasciare nome di dotto non solo, ma di pio 
cittadino : perciè ne’ momenti estremi di |vita rac- 
comandô lo spirito a que’ celesti nel cui patrocinio 
maggiormente fxdava e lasciô alla femiglia , desola- 
ta délia partita di lui , il dolce conforto che egli 
sapesse con ogni maniera di virtù. procurarsi il ri- 
poso de’ giusti (i), 

Quindi la morte del benemerito cittadino lagri- 
marono con sermoni e carmi i pastori di Arcadia; 
e délia patria colonia detta Vatrenia ; la super- 
stite egregia consorte , e gli amorosi figliuoli in 
argomento di dolore , e di grato animo , gli innal- 
zarono nella Cliiesa di S. Nicol6 in Patria un mo- 
nuinento ove è egli effigiato ed appiedi |del quale 
si legge un epitaffio che tutiavia vivente erasi pre- 
parato ( 2 ) ; e più elogj furono alla di lui memoria 

« Mon Xi 11. Gennaro 1784* 

Nella Chiesa di S. Nicolô in Imola leggesi sotto il Mausoleo 
innalzato al Zampieri il seguente EpitafHo. 

D. O. M. 

Hic tantum cxuviac jacent Camilli 
Non vero ipsc Camiilus ut caducae 
Garnis ncxibus exiit solutus 
JPemix spiritui impi grc volavit 
J II uc quo sua continenter ipsum 
Pcrduxere opéra. Is redibit omnes 
Clangens quwn tuba mortuos vocabit 
Suas que exuoias rcsumet oîim 
Fclix an miser, O Sacrata amant is 



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225 

tributati dagli uomini di lettere concittadini e »tra- 
nieri. (i). 

Se perà rese Roma uguali onori a condottieri di 
cserciti , a Senatori , a Legislatori , a Poeti ; e se 
Atene noveri» tra gli Eroi, cosi corne Omero e De- 
mostene , Temistocle e Fidia , mérité pur beDe il 
Zampieri gli ossequj , e le lodi délia Patria e de' 
sapienti perché fia. modello di carità cittadina , 
e domestica , valente , letterato , dotto , astinente , 
grave e religioso poeta. 


Christl’ vidnera tpes mea usque , et usque 
In eobis sita non recessit unquam. 

Kpitaphium quod proximus morti rogatus composuerat Fiditsima 
Conjuxj et Filii marmori incidi jusserunt. 

Vixit A. LXXXIII. m. VI. Ob. ter. id. J an. MDCCLXXXIV. 
(i) Vedi 1 * Antologia Romana 1784* I*’ Art. steso dal Carboni nel 
Diaionario istorico del Romandini nel 1796. Tom. aa. pag. 99, 1 * Elo- 
gio scritto dal Paciaudi in latino nel giomale del Gontini impreno a 
P arm a nel 1784* , el’ altro dal Zaccluroli in Italiano detto m Arca- 
dia ad onore di Alccta Eseno ( il Zampieri ) ; finalmcnte la Raccolta 
di componimenti degli Arcadi Imolesi impressa in Faenza per 1 * Ar- 
ehi 1764* «d il Ferri, e Fabroni sopracitati. 

Diamo un 8onetto in taie circostanza dettato dal loimno Poeta Vin- 
cenzo Monti, di che ne fece cortese dono il chiar. Monsig. Carlo E- 
masuele Muazarelli Uditore délia 8. Rota. 

80 NETTO 


Piangean le muse su 1 * aval, cke spento 
Del Vatreno racekiude il terzo Orfeo, 
Quando repente tremà il sasso, e feo 
Un grido uscirne doloroso e lento. 

Tregua, o dive, ai sospiri : altro lamento 
Suonar qui deve che del coro ascreo : 
Pianga la Patria che il miglior perdèo 
De* figli, e or tutta la sua gloria è vento. 
Dolce A fra il duolo delle Muse al Fato 
Geder la spoglia, ma più dolce ancora 
Morir del pianto cittadin bagnato- 
Tacque la voce ; s* arretraro allora 

Le Dee di Pindo, e délia tomba a lato 
Vanne a plorar 1 a Patria, e ancor vi plûra. 


i 5 



ELOGIO 


DI 

rnirn 'ftLmm&m 
mmmùM 




AL OHIARlSSlMO E ONORANDIS9IMO 


CONTE GIOVANNI AWOCATO 
CODRONCHI ARGELI 

CAVALIERE DEL S. O RDI NE GEROSO LISAIT AN 0 


TIBEEIO PAPOTTI. 


JLja Patria nostra ove ébbero vita un Rambaldi 
un Ghini un Valsaha per insegnamento di nuove 
dottrine nella sapiente Bologna chiarissimi, fu ma- 
dré eziandio a Luigi Valeriani Molinari, che a nuo- 
v o fregio di Lei, tonne primo la Cattedra di pub- 
blica economia in quel famoso Arckiginnasio. 

Avendo io pertanto composta, e letto nella so- 
lenne distrîbuzionc de’ premj agli Alunni del Co- 
munale G innas io un Elogio ail’ Illustre Concitta- 
dino, stimai doverlo rendere di pubblica ragione, e 
intitolarlo al vostro nome . 

JY el che intesi dar segno di pubblica riconoscen- 
za ail’ illustre mancato che i buoni studj con ge- 
tieroso anima presso noi sovveniva, e voi présenta- 
re di cio che già pur era di vostro diritto. Imperoc- 



chè in tanta stima ed amore dal Valeriani tenuto, 
che fin nelV atto di estrema volontà si piacque rac- 
cordar voi corne taie che accresce lustro al natio 
locoj ricco di dottrina nelle scienze e nelle amene 
lettere, sagace e solertissimo riccoglitore de ' patrj 
monumenti, de’ quali avete molta e hella dovizia ; 
tutto che al Valeriani si appartiene, tutto che toc- 
ca le glorie cittadine a voi degnamente si addice. 

Abbiate pertanto a grado quest o testimonio di sin- 
cera osservanza, e amatemi corne solete. 


Da Imola li 7 Agosto 1837 . 


— #iijiieed by Gow- Â 



Richiamare a pubblica ricordanza quel beneficio, di 
che a prô de’ buoni studj verso la Patria fu gene- 
roso Luigi Valeriani Molinari (i) potrà giustamente 
parère umcio , il quale pib che a letizia commova 
ad amarissimo contristamento ; imperocchè mentre 
ogni gentile , e tenero di patrio amore rende grazie 
al hiagnanimo Concittadino, 1’ universale a ragione 
ai turba per la irreparabile jattura che , al cessare 
la vita di lui , patl la scienza gravissima delle leg- 
gi commercial! , e délia pubblica economia : ove e- 
gli emulatore de’ Rambaldi , de’ Ghini , de’ Valsal- 
va per insegnamento di nuove dottrine immortali , 
e figli pur essi délia città di Santerno , primo inse- 
gnatore di quella sedeva in Bologna; domicilio anzi 
culla gloriosa delle scienze e delle arti. Ma non ci 

(l) P«r atto di tiltima Tolontà consegnato in forma sagreta il 3 . 
Setteuibre i8a8 negli atti del Notaxo Bolognese Paolo Dos&ani e pub. 
li *7. d. Mese il Professore Luigi Valeriani legô al Comune d* Irno- 
la un* oncia délia sua Eredità , e cioè »c. 1000 per la istituzione di 
una Gattedra di Axiünetica, Geotaetn») ed Algebra Elementace. 


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2 $% 

staremo per questo di tributare giusto elogio e sincerjt 
gratitudine ail’ illustre mancato dalle cui opéré hai- 
no i volenterosi bella guida e sicura a farsi tesoio 
délia scienza medesima. La quale poichè il butn 
seme di ogni scienza nutrisce , ed ella a tutte , e 
tutte a lei appartengono, riverenza ed onore co*ci- 
lia a coloro che le lorze dell’ ingegno spesero afar- 
sene cnltori , e che per le dorate fatiche poterono 
divenirne maestri. 

E ben è degno di tutte lodi il Valeriani, quando 
animoso intese a procacciarsene il conquisto, nè sep- 
pe ristarsi , finchè non conobbe poterne uscire con 
ricca suppellettile di sapienza , ed alzare quindi tra 
noi primo il lembo del velame sotto cui lunga sta- 
gione se ne celarono le dottrine. 

Nel che il aovvenne per certo 1’ ingegno che eb- 
be presto , non a sceglier solo , ma ad abbracciare 
ogni maniera di studj , cui secondavano animo bra- 
moso di apprendere, e spiriti capaci a fare in se 
cumulo di quanto anche partitamente saputo, avreb- 
he altrui reso cospicuo. 

Di Domenico délia antica famiglia Imolese dei 
Valeriani ( il quale mérité avéré , e tenne con Iode 
ben undici anni la Segreteria del Comune ) (i) na- 
eque egli, e di Francesca Antonia Molinari unica su- 
perstite di taie Casato in Bagnacavallo, da cui fat- 
to erede al proprio aggiunse il matemo cognome. 

Orbato negli anni più teneri de’ giovamenti amo- 
revoli del Padre, la Génitrice tenerissima di questo 
unico figlio , dal loco natale del Conjuge , ove sino 
alla morte di lui aveva dimorato , seco il men6 , e 
fermé stanza in Bagnacavallo , che quivi i maggio- 

(i) Luigi Matteo Valeiiani nacque in Imola il 1758 di Doinco Va- 
iariani Imolese, che ri tenne la Segreteria del Comune dal 1758 al 
1770, e di Franceaca Antonia Molinari di Bagnacavallo. 




a3$ 

il le avevano lasciata abbondevole domestica fortu- 
na. Ed in quella Città la quale cbbe sempre onore 
di sapienti in ogni più elevata dottrina , e che egli 
stesso il Valeriani nomava sua Semipatria ( 1 ) pel 
ferace ingegno che in lui avanzava 1’ età non ancora 
bilustre appard di buon ora i rudimenti délia lin- 
gua latina e con eguale alacrità la Rettorica , pri- 
ma nel Collegio de’ Nobili in Ravenna , ove a cu- 
ra délia madré fu poato ; poscia nel Seminario Fa- 
entino , nel quale sedeva Retore quel valentissimo 
Contoli , che le fonti del bello a due lumi princi- 
palissimi d’ Italia e délia colta Romagna , Vincen- 
zo Monti e Dionigi Strocchi , dischiuse. 

Composto 1’ animo per la soavità degli umani stu- 
dj a gentilezza , e nudrito a quella docilità , onde 
anzi che a sdegno toma a grado la censura di altrui 
fu pure sovvenuto di bei precetti nella lingua nati- 
va ( délia quale siccome degna parte di affettto cit- 
tadino si mostrô poi passionato cultore) e nelle lin- 
gue antiche eziandio : fra le quali délia Greca , e 
délia Ebraica tanto seppe , che ne fu riputato dot- 
titsimo. Perché già valente traduttore di greche o- 
pere , avendo quasi a soave ricreamento impreio 
a recare dall’ originale ebraico nell’ idioma nostro 
alcuni salmi , giunse a far chiaro corne siano essi 
pure tessuti di versi simili a nostri ritmici ; potersi 
anzi pareggiare a quelli di altre nazioni non che anti- 
che antichissime ; distinguervisi il verso politico greco 
1’ Alessandrino Francese , ed Inglese , e il Martel- 
liano Italiano ; e questo pur meglio di qualsiasi mi- 
nore endecasillabo novenario ottonario settenario , i 

(i) Nel nomato »no Testamento il Valeriani appella Ba^nacarallo di 
lui Semipatria, e quella Città ebbe, ed ha onore di molli sapienti, il 
cui copioso novero è a vedersi nelle Istorie, e specialmente nel Gior* 
nale Arcadico Vol. i3y. pa£ ai5. e Vol (38- pag. 338. 



quali servono per lo pi à di epodici allô SteSSo Vèt‘ 

so maggiore. 

Data indi opéra allô studio délia Lingua Inglese, 
e délia Francese , 1’ una gli giovh a conoscere nel 
testo le opéré degli Economisti , di che quella Na- 
zione si onora , 1’ altra a recare in Italiano con ve- 
neranda forma di scrittura i discorsi degli Oratori 
al Consiglio di Stato di Francia sul Codice di Cou»' 
mercio ( 1 ). 

Dotto nella scienza delle lingue , ( la quale dice- 
si presentare a’ futuri la Storia, anzi quasi 1’ effigie 
de’ popoli ) e da non fallibile scorta guidato , potè 
pel magistero délia filosofia , e delle Matematiche 
bel la mente ordinare , e con lucentezza esporre qnei 
pensieri che la ferace mente in copia nudriva , ed 
a’ quali prestava alimento 1* assiduo meditare i li- 
bri délia Istoria prima maestra dell’ umano costume. 
E negli scritti da felice immaginare , e da diritto 
giudizio infornsati per severo ordine connessi, e per 
maschia eloquenza aggranditi , ben fece manifesto 
corne con le armi del letterato filosofo sapesse ot- 
tenere que’ trionfi de’ quali furono gloriosi e Socra- 
te , e Galileo. 

Aile più gravi scienze délia ragione civile inteso 
poscia in fiologna n’ ebbe Laurea in quella Univer- 
sité sapientissima ; e ben appresa in taie facoltà la 
teorica trasse a Roma vera sede délia Giurispruden- 
za , onde conoscere corne ai fatti si applicassero le 
Leggi, e le dottrine del diritto civile. Cosi la scien- 
za archeologica di che pur seppe arricchirsi gli pre- 
sto facile ajuto a gustare la sovrana eccellenza che 
vedi ne' stupendi eseuipi onde da Grecia di ogni 

i 

(i) Durorai degli Oratori >1 Comigiio di Stato aul Cod. di Gora- 
tnnrcia tradoui — in 8. flologna 1810. 


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*33 

tell* arte maeslra Venue cota tanta dovida. E vi 
trovù tosto grazia cosl presso un Gaetano Marini , 
corne appo quanti chiarissimi in opéré di scienze 
allora a Roma soggiornavano, un Lamberti, un Men- 
ti , e lo Strocchi , e quello che ad onore d’ Italia 
basta nominar goto : Ennio Quirino Visconti. Se non 
che da tanto diletti studj, e da si dolci consuetndi- 
ni venue a distoglierlo una potente cagione , la 
voce delta Madré, cbe con pressure caldissime af- 
frettava il ritorno di Lui alla Patria; perché senten- 
do approssimarsi il suo fine teneva si morrebbe con- 
tenta, se da quest’ uno figliuolo cresciuto al bene, 
ed alla fama per le studiose sue cure fosse nell’ ora 
estrema di amorosi sovvenimenti confortata, e se 
con gli averi di che lasciavagli retagio, co’ ricordi 
che nell’ animo già gli aveva stampad 1’ ultimo so- 
spiro pur ne accogliesse, e alla spoglia mortale di 
lei desse riposo fra quelle de’ suoi cari. La quale 
voce nel cuore del Valeriani vivamente pénétré seb- 
bene per opposti effetti di conforto e di dolore; im- 
perocchè mentre egli ebbe prova di materna carità 
dallo invito, videsi tra poco desolato dalla ahi sem- 
pre troppo affrettata morte di quella pietosa. E poi 
chè gli piacque posera dar opéra perché prospérasse 
la istruzione de’ giovani in quel liorente ginnasio , 
di cui era stato con provvido consiglio eletto prési- 
dente ; negli esami che quivi a quando a quando 
tenevansi , con parole di padre , e con esempi di 
maestro quelle crescenti speranze délia Patria con- 
fortava a durare nell’ amore a buoni studj , sic- 
chè a meta di profitto e di onore non fallissero ; avi- 
di andassero in traccia del vero non disanimati dagli 
ostacoli, che le più gravi scienze presentano ; il cam- 
mino délia gloria aniraosi delle proprie forze impren- 
dessero , intesi a quel riposato ponderare che in con- 



s 36 

fronto ad una ma] consigliata alacrità guida a miglio» 
ri risultainenti ; délia scienza delle parole soltanto 
non si appagassero , iifuggissero percio dall’ invilup- 

f »are le sentenze in voci corpulente, e dal dare falsa 
uce aile immagini , onde la forza délia ragione si 
oscura, ed anzicchè la vera dottrina , non più che una 
illusione ed un estasi di momentaneo diletto a’ in- 
genera in chi ti ascolta. 

E bene a tali ammonimenti era bells rugiada la 
pareneei d’ Iaoerate per lui pubblicata , ed anche 
non ha guari reimpressa (i) innanai alla quale co- 
mecchè per incidenza , con sano giudizio, poneva a 
migliore disciplina delle scuole elementari alcune re- 
gole, la cui bontà e bell' ordine furono grandemen- 
te commendati. Cos» in qucll’ opuscolo preziosissi- 
« 10 , ove il filosofo Cheroneo insegna a scernero dal- 
1’ adulatore il vero amico , che bëllamente voltato 
nell’ idioma Italiano pubblicô (a) , ed aile note in 
ispecie di cui seppe arricchirlo non mancarono am- 
plissirne lodi. Avvenuti indi, e poco stante i politi- 
ei mutainenti fu il Valeriani da nuovi Maestrati 
ohiamato a rappresentare nel corpo législative il 
Dipartimento del Lamone , cui il Cornunc di Ba- 
gnacavallo apparteneva. 

E poichè per attendere alje brighe civili Iasciè sùo 
mal grado quel metodo di vivere pel quale privato- 
si del secolo , a cari studi riposatamente inten- 
deva , in quell’ universale sovvertimento di opinio- 
ni , e di leggi , altra via tener non seppe , tranne 
quella délia vera virtù , nè di altro nudrire 1’ ani- 
mo , e far guida aile opéré , che dell’ amore citta- 
dino verso quella seconda Patria , délia quale era 

(i) Avvertimemti .1 Domenico <li hocrate in 8 Bologna x 8 o 4 - 
(a) Opus'.olo <ii Plutarco au) rero Amico m 8. Borna 1796. 


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1 By L» 00g le 





23 ? 

figlio amantissimo. Di che ben lnsciù monumenti i 
quali durano tuttavia , e durerarmo colà ' pur sem- 
pre nella raemoria dell’ universale a uieritata rico- 
nosccnza di quell’ illustre. E quando a niiglio- 
re reggimento furono da Napoleone ordinale in Ita- 
lia le cose, venne tosto per volere di lui (e fu gran 
senno ) destinato altro de’ reggenti la pubblica 1- 
struzione in Bologna , e quindi a tenere in quella 
Università la Cattedra di leggi Commerciali , e di 
pubblica economia. Di che ben allegravasi a ragio- 
ne la Patria, in veggendo, che corne da un Benvenu- 
to , da un un Luca Ghini, da un Valsalva udl Bo- 
logna le prime lezioni del Divino Poema, délia scien- 
za Botanica , e di anatomiche ostensioni , primo se- 
desse a dettarle in quella nuova e gravissima delle 
Leggi commerciali, e délia pubblica economia 1’ al- 
tro Imolese Luigi Valeriani (i). Il quale da valent’ 
uomini che ebbe ovunque compagni ed amici un 
Fontana , un Mascheroni, un Lamberti , un Paradi- 
si, (poichè ne conobbero 1’ alto intelletto , ed il 
bell’ animo ) udiva spesso ripetersi corne avendo e- 
gli tanta dovizia di sapere e cuor buono con felice 
innesto di purissimi principi e d* incorrotto costume 
dopo sè lascierebbe sicura lama di sapiente , e di 
benemerito ; nè falll quel grave , ed antiveggente 
giudizio. Imperocchè nella Consulta Italica ragunata 
in Lione , cui intervenue Deputato dalla stessa U- 
niversità; nel corpo législative la cui tribuna altro 
degli oratori sabva ; nel Collegio elettorale dei dot- 
ti , che P ebbe fra suoi Censori ; e sopra tutto nel- 
la nuova facoltà di che tenne ben sei lustri la cat- 
tedra , rese non che agli studii , alla Patria , ed al- 
lô Stato servigi di ogni maniera utilissimi. 

(i) Benretiuto Rambaldi dettii primo Lezioni sul Dante a Bologna , 
Luca Ghini ri ebbe primo la Cattedra di Bottanica, e £. M. Vaiial- 
va quella di oiteneioni Anatomiche. 

I 


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a38 

Nella lezione inaugurale poi di pubblica econo- 
mia (i) e in quel sublime trattato del prezzo delle 
cose tutte mercatabili, che egli compose (a) ail’ in- 
tento di dimostrare esaere il pregio specifico di quel- 
le regolatore del prezzo, sorte di morale equilibrio , 
ed uguagliare il quoto délia inchiesta universale per 
la offerts pure universale che se ne faccia , ben 
avverô corne al pubblico économiste sia necessario 
il magistero délia universale Filosofia , e délia Giu- 
risprudenza. Nell’ ultima delle quali opéré in bella 
luce poneva il rapporto del pregio col prezzo , e la 
ragionata differenza fra il reale e nominale valore 
delle cose, locchè non parve ottenersi dalle dottrine 
del rinomatissimo Inglese. 

Ne’ quali professati principj ( la cui giustezza ed 
utile col soccorso eziandio dell’ Algebra, e fissata la 
formola P S i/o in ragionata apologia sosteneva ) 
(3) sebbene avesse oppositore quel sole lucentissimo 
di Melchiorre Gioja , niuno di loro uscl vittorioso 
dalla pugna ; perloccbè lasciata entrambi nel cam- 
po bella prova di animoso valore e di dottrina , fu 
il giudizio délia contesa alla posterità riserbato. 

E se questo libro pur méritasse avéré la sola me- 
schina Iode di opéra non destituita di merito metafi- 
sico ( giusta che ne avvisa il Pecchio ) il quale tiene 
anche non potersi istituire confronta fra quella e le 
opéré del Gioja , che egli appella Piramidali , non 
per questo potrebbesi negare al Valeriani di avéré 
comecchè per diverse vie posto studio a condurre a 
perfezione la nuova scienza quando egli la giovà 
col robusto ingegno sorgente di nuovi e retti con- 

(i) Lez. inaugurale di Pub. Econom. in 8 . 1804. 

(a) Del prezzo delle cote tutte mercatabili in 8. 1806. 

(3) Apologia délia formola P. i o in 8. Bolog. 181t. 8. il Giomala 
Arcad. di (Ann. iSa6. Vol. 85 ed anche U Biblioteoa Ital. 



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cepimentl , e con an profondo e sottile spernlare ; 
1’ altro aperse una inesausta fonte di sapere agit uo- 
rnini. 

Non è intanto a tacersi di quai retto sentire fos- 
se il Valeriani intorno aile antiche opéré, delle qua- 
li ragionava , che se è pur vero non doversi dispu- 
tare agli antichi filosofi il vanto di avéré primi di- 
radata la oscura selva e foltissima, ove tiensi il ve- 
ro chiueo e nascosto , ed essere saggio consiglio se- 
guire le orme da loro quivi lasciate , non per ci 6 
avresti corne canoni infallibili gl' insegnamenti da 
essi propagati ; che sarebbe andare incontro al pp- 
ricolo di perpetuare gli errori. E per lo contrario 
facendo ragione alla vera sapienza intendeva a libe- 
rare alcuni de’ primi maestri dalla taccia ingiuriosa 
onde men che rette sentenze venivano loro attribui- 
te , e delle sane dottrine sorgeva con saldi ragiona- 
xnenti fortissimo propugnatore. 

E tal fu appunto quello che da lui uscl sulla 
giustizia distributiva, e commntativa (i) ove a tut- 
tuomo le errate interpretazioni dimentite, la giusti- 
zia particolare ( corne fu avviso di Aristotile ) sa- 
pientemente teneva doversi considerare suddivisa. 

E mercè di que’ lumi che nelle menti degli uomini 
vannosi coll’ audare delle età ad ogni ora dilatando, 
potè tra primi in Ifalia rischiarare con dotto com- 
mento il nuovo sistema de' pesi e misure ( 2 ). Poscia 
quasi disvelando i segreti délia natura sull' indole 
délia speranza e del timoré corne altri su quella dei 
piacere, e dell’ opposto senso, con taie sapienza ra- 
gionava (3) , che un chiaro spirito cui venne 1' opu- 

(0 R»ffionamento aulla giuitizia diitributira , « aulla eomutativa 
in 8. Firenze 1806. 

(a) Sulle misure di ogni sorta in 16. Bologna 1807. 

(3) Sull* indole délia speranza, e del timoré in 8. Bologna 1810. 



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scolo intitolato nel rendergli gracie délia offerts , eb- 
be a dirgli essere solo de’ ricchi il generoso animo 
ne’ doni, e 1’ aureo libro non potere perciô venir- 
gli che da lui in ogni maniera di sapere doviziosis- 
timo (i). 

Nè minor Iode mérité per quel trattato de’ 
cambi (a) per le dissertazioni sulle tnonete , a per 
quant’ altro col modestissimo titolo di operette di 
pubblica economia metteva in luoe (3) ; per quegli 
Erotemi (4) alla perfine , ne’ quab imitatore di So- 
crate , di Platone , e non che de’ Greci , de’ Latini 
maestri i suoi dettati per via di dialogo bellamente 
svolgendo mirava a rendere i giovani ( singolare de- 
lizia di Lui ) valenti pubblici amministratori, e non 
finanzieri e consiglieri ma legislatori e giudicanti, 
onde farli ricchi di dotnestiche e cittadine virtù , e 
renderli degni di salire ail’ altezza degli onori, ed al 
grado di pubblici Maestrati. 

E già nel volgarizzamento delle discussioni intorno 
al Codice di commercio fu con molta sapienza ragio- 
nato essere veramente prezioso quel lavoro , perché 
leggi di tal natura le quali voglionsi dire di ecce- 
zione, che sono destinate a reggere affari d' indole 
tutta propria , e che si fondano sul diritto comune 
hanno d’ uopo appunto di essere dalla filosofia , e 
dalle buone leggi sorrette e difese. Nè è a dirai co- 
rne la Santità di Pio VII di cara , e desiderata ri- 
cordanza lo avesse in pregio ; che non appena fa- 
ce va ritomo al reggimento dello Stato , Lui confer- 
mô nella Cattedra che già teneva in Bologna , e 


(i) Iicttera del Chiarii. Pomplio Poraetti. 

(a) Dei Cunbj trattato in 8. i8a3. 

(3) Operette concementi la Pub. Economia T. t. in 8 . i8l5. 

( 4 ) Saggio di Erotemi ut guella parte de) Gius delle gémi e pub- 
blico abc dieeit pub. Economia Part. I. a. 3, i8»5, iSa 6 , 18 a 7 . 


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I 


a4i 

voile altresl che al Consiglio de’ quarantotto desti- 
nato a reggere gli affari délia Città apparteuesse 
quest’ uomo chiarissimo, il quale a buon dritto mé- 
rité la stima, non che de' venerandi Colleghi , dél- 
ié tante illustri Accademie , e dell’ Italiano Istituto 
cui appartenue (i) specialmente per la modestia con 
che sentiva di sè la quale già non va mai scompa- 
gnata dalla vera sapienza. E quel decoro dell’ ordi- 
ne Episcopale , e délia Forpora ( la Eminensa del 
Sig. Cardinale Oppizzoni Arcivescovo di Bologna ) 
nel nuovo ordinamento degli studi per lui dato ail’ 
università Bolognese gli diè posto , anzi a primi o- 
nori il levé, nel collegio legale, e stimé utile con- 
.. sultarlo in materie gravissime. 

' Nè maraviglio se mentre negli scritti è pur cele- 
brato il valore degli Italiani ingegni in tntte scien- 
ze, le opéré di lui non si vedessero raccordate in que* 
giornali, ove è sovente meglio prodiga, che sincera 
la Iode : che il Valeriani non avido di mercarne gl’ 
incensi, e ripugnante di spargerle a larga copia nel 
pubblico, aile tnani di pochissimi , e non facilmente, 
ne lascié giungere i pochi esemplari, che a conto 
proprio ne erano impressi ; o forse non v’ ebbe chi 
in quelle opéré tratte dall’ altezza delle Matemati- 
che e délia Giurisprudenza tanto osasse addentrarsi 
fino a darne giudizio. 

E ben si pare che il valent’ uomo quasi cercando 
ristoro al serio e profondo meditare di filosofo, si 
avvisasse volger 1’ animo, e F intelletto alla divina 
poetica , onde cogli esempj far conto F una dovere 
dell’ altra scienza informarsi, e corne entrambe che 
sorelle pur nacquero , degne siano di starsi sempre 

(i) Giornale Arcudico Tom. 40 pag. 38o. Dicemb. l8a8. • T. 47- 
pag- 169 . Luglio i83c. 

l6 





— DiqitLzed 


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in bel sodulizio congiunte. Nel che sembrb imitare 
Omero ed Archiloo, a’ quali piacque arricchire il car- 
me di dottrine tratte non che dalla morale , dalla fi- 
sica eziandio, e dalla politica. 

Per le Cattedre poi di Matema^ica elementare eret- 
te nel Ginnasio nostro ed in quello di Bagnacavallo 
mercè del fondo di 1000. che a ciascuna legava, 
e nella splendidissima Felsina ( fatta erede universale 
di lui) giovate le arti mecaniche délia nuova scuola 
del disegno quivi istituita, e di più sontnosi archi 
decorata la via délia Certosa, avranno i posteri mo- 
nument! degni d’ immortale rimembranza. 

Perché fu giustamente riguardata corne grave aven- 
tura che non ancora tocco 1’ anno 70°, di età, un 
interno majore, da cui fù colto, il consumasse sebben 
lentamente per modo da rendere insuperabili quegli 
assalti acerbi, e vecmenti, onde al cessare délia vita 
fu martoriato : se non che avendo già molto prima 
degli averi per testamento deliberato, si giovè del 
teftipo dalla infermità concedutogli, onde disporsi al 
viaggio estremo, nel quale da’ celesti ajuti délia Au- 
guste Religione fu scorto. 

Nè la desiderata presenza, e il conforto di alcuno 
de’ suoi, più cari gli mancava : a quali corne gli ve- 
njvano presso il letto di morte, se délia fama che do- 
po sè lascierebbe gli movevano parole di conforto* 
con ingenuo çandore rispondeva ci6 che aperto mo- 
strava sentire vivente, tutto reputare egli vanità su 
questa terra di lagrime;- niuna prospérité aver ripo-r 
sta mai ne’ passaggieri affetti e nelle caduche glorie 
del mondo ; sarebbe soltauto pago se guardando aile 
azioni del viver suo i posteri gli dessero titolo di oue- 
sto e probo cittadino; non altra speranza restargli tran- 
ue quella di aver requie nella beata sede de’giusti (1), 

(1) Mort in Bologna li IJ. Settembre 1828. 



E Bologna ben pianse la morte di lui corne pub- 
blica sciagura; imperocchè a cura de’ Maestrati délia 
Città, rendutagli solenne pompa di esequie con epi- 
grafi inscritte sulla porta del Tempio di S. Giuseppe, 
ed Ignazio e sulla macchina funerale, invitava i fedeli 
a sufFragarne il benedetto spirito, e pe’ beneficj al 
Comune elargiti rimeritava l’ illustre defonto ; sov- 
venuti i poveri di generose largizioni; la memoria di 
lui a posteri tramandata nel busto sculto in marmo e 
locato alla Certosa nel centro del Panthéon ove han- 
no posto coloro soltanto che non pure illustri per 
sapere, ma benemeriti eziandio si resero délia pub- 
blica gratitudine: Lui il di anniversario délia morte 
lodava in Bagnacavallo con prose, e con eletti carmi 
il fior degl’ ingegni délia Città (i), a Lui voile il veg- 
gente nostro Municipio, che con Epigrafe dottamente 
scritta e quindi seul ta in lapide e locata nell’ atrio del 
Palazzo del Comune fosse renduto pubblico e dura- 
bile onore per gli emulati magnanimi esempj pe’ buo- 
ni studj con geneioso animo sovvenuti per le virtù 
onde in tanta fama saliva (a): di Lui finalmente nel 

(i) Progamma del Gonfaloniere di Bagnacavallo delli ai. Settem- 
bre 1819. Elogio di Luigi Valeriani Molinari recitato in occasione da’ 
premj distribuai agli Alunni del Ginnasio di Bagnacavallo il 37 set- 
tembre 1829. anniversario délia morte di Lui dal ch. Doraenico Yacco- 
lini Professore di Filosofia e Matematica. 

(a) E tjuesta 1 * Epigrafe che leggesi nell* atrio del Palazzo délia Cit- 
tà. 

Aloisus Valerianus 
Domo Forocornelio 

Doctor Colle giatus Iuris Sac ris et Ciçilis 
Doctor Decurialis 

Disciplinae Promercii Tributorumq. Rcgundor. 

Jn Lyceo Magno Bononiensi 
Sodalis Insitutl Italici 
Vir ingenii laude et operum excellentia 
In aevum memorandus 
Qui 

Rambaldium Ghinium Valscdvam 


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busto condotto in marmo dal valente seul tore Con 7 
cittadino presentaya a posteri la effigie a monumento 
di onorevole memoria, e di perenne pubblica grati- 
tudine (1). 

E piacque poscia alla Eccellenza Reverendissima di 
Monsignor Arcivescovo Vescovo, Présidé vigilantissirpo 
del Coraunale Ginnasio, ed ai zelantisimi patrii Mae- 
strati che nella solennité di questo giorno io qui venis- 
si elogista del Valeriani (2) onde non solo da premj, 
e da pubbliche lodi ma per luce di magnanimi esem- 
pj incoraggiati, o giovani solertissimi, di amore ognor 
più caldo i petti yostri si accendessero per le scienze, 
e per le umane discipline, aile quali intendete: a voi 
pertanto saranno rivolte le mie estreme parole. 

Vedete corne io effigiandovi il carattere e le virtii 
dell’ illustre Concittadino v’ abbia proposto un esem- 
pio degno d’ jmitazione , p corne nella yita di Lui 
siano ben disegnate le orme da seguirsi per giungere 
alla meta. Ectrate animosi nella palestra delle scien- 


Municipes suos 

N oqo Doctri narum Magisterio immortelles 
Aemulatus 

In idem Scientiarum et Artiwn domic ilium 
Disriplinam s nam primus omnium invexit 
Patriae utilitati splendorique prospiciens 
Scholae 

Arithmetices Geometriae Algebrae 
Instituendae 

Hereditaiis partem testament o addixit A. MDCCCXXVIII 
Ordo Forocorneliensis 
Ciois optimi Claris simi prooidentiam 
Hoc etiam inscripto lapide 
Aequalibus et nepotibus testandam 
Decrevit ' 

(1) Nella Sala del Comu ne poi esiste un semihusto condotto in mar- 
mo dal chiaria. Cav. Cincinato Baruzzi Imolese Prof, di Scultura nella 
Accademia di belle Arti in Bologna. 

(a) Questo Elogio fu letto dall* Aatore nella solenne distribu zione 
de’ premj agli Alunni del pubb. Ginnasio il 5 . Novembre 1834. 



ze, e delle lettere, e saldi nella Religione de’ Padri 
nostri, tenete ferma la credenza, e la fede. Siate co- 
stanti nell’ onorare i vostri genitori , figli affet- 
tuosi , ed obbedienti , solertî discepoli, Cittadini 
degni di una patria gloriosa. Sovvengavi che la sem- 
plicità, ed il candore, la sommeasione e la riverenza 
a’ maggiori sono vita e degno ornamento al costume 
e al sapere : fuggite 1’ oado e l’ ignavià sorgenti di 
ogni vizio, e sia in voi continué lo studio, e 1 J eser- 
cizio délia memoria ; mostratevi negli scrittl nostrali 
e non stranieri ; tenete in buon conto le anticbe voci 

f er quanto il consente la età ed il buon uso , ab- 
andonando quelle che non possono essere a nuova 
vita richiamate, nè corrompete la buona lingua o con 
voci di plebe o con licenziosi neologismi ; accrescerete 
per tal guisa lo splendore che irradié la terra natale, 
provvederete alla dignità délia Istoria, sarete conforto 
domestico, onore délia Patria, felici e lodati emula- 
tori dell’ avita sapienza. 







ILOGI BIOGRAFICI 


DI ALTRI 



CHE VISSERO 


/ 


NEL SECOLO XVIII. 




ALLA 


tâcce/ZeniM de£ £/opnor ^onle 

CESARE CODRONCHI ARGELE 

CAVALIERE DELL’ ORDINE CEROSOLIMITANO 
CIAMBELLANO ATTUALE DI S. M. I. R. A. 


x ijtfERIO PAPOTTI. 


Jt * oichè non ab antico soltanto e sempre, ma nel 
passato secolo eziandio fu la patria nostra madré 
di valentissimi in ogni maniera di scienze di lette- 
re e di arti, divisai io raccogliere e pubblicare, qua- 
si corona agli Elogi di illustri imolesi che vannosi 
per me dando in luce le notizie raccolte intorno al- 
la vita ed aile opéra di alcuni altri concittadini 
che , a quella età vissuti , in altezza di fama sali- 
rono, dettandone altrettanti Elogi Biografici. E di 
tal colleeione volli presentar Voi egregio Signor Ca- 
valière , non solo a testimonio di ossequio , e di quell’ 
antica amicizia che a Voi mi stringe, quanto per- 
ché parvemi di Vostro diritto il sebbene meschino 
tributo, ove al mio ragionare diedero favorevole e 
degno argomento due chiarissimi uomini i quali alla 
città non meno che ail’ illustre Casato Vostro ac- 
crebbero onore, e decoro. 

Accogliete pertanto con bontà quanto vi offero 
ed abbiatemi nella benevola memoria Vostra alla 
quale con tutto l’ animo mi raccomando. 

Imola li 20 Dicembre i833. 



JACOPO CAINTI. 


Jacopo Canti nacque in Imola il i8 Settembre 
1678 di Pietro délia famiglia Canti lino ab antico 
noverata fra le patrizie dette altrimenti consolari di 

a uella città e di Giovanna Reparata Zappi Imolese, 
cui c&sato illustre per vetusta nobiltà di lignag- 
gio e per fama di sapere diede alla patria nel ge- 
nitore di lei Giovam-Battista e nel nipote Giovam- 
Battista Felice due chiarissimi letterati. Ebbe il Can- 
ti, adolescente, in Imola ogni elementare istruzione a 
cura de’ genitori , e con volenteroso animo applici» 
quivi agli studi delle amene lettere, e delle scien- 
ze più gravi : nelle quali siccome in quella del giu- 
re che conipi poscia in Ferrara ed in Rorna , già 
fatte per 1* ingegno ferace e pronto a ben apprende- 
re, quasi propria sostanza le ricevute dottrine^ eser- 
cita con Iode di espertissimo per ben due anni la 
pratica forense e fu . decorato [di laurea nella Uni- 
versità di Macerata 1 ’ anno 1703 che corrisponde al 
venticinquesimo dell’ età sua. Ascritto al patrio col- 
legio de’ Dottori ed Avvocati ed alla letteraria ac- 
cademia degli Industriosi , fiorente nel suolo natale 
di lui, fecondo sempre di famosi nelle scienze nelle 
lettere e nelle arti , vi tenne per un anno la catte- 
dra di civili istituzioni che dettô poscia anche al- 
trove. Venuto cosî in fama per dottrina di valente 
giurista e per dirittura ed integrità di giudizi , si 
commossero a bella gara più ragguardevoli città on- 
de averlo giudice , ed a tacexe di moite sedè Pode- 





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â5a 

Btà in Camerino , vice-governatore di Ancona, Udi- 
tore nella Rota di Lucca, e nelle Legazioni di Ur- 
bino e Pesaro, e di Fcrrara. E corne gli erano Sta- 
te prodighe de’ loro fayori le Muse nella celeste 
Poetica , cercé da questa ricreamento aile gravi cu- 
re del foro e ne uscl sapiente giureconsulto e soave 
poeta: nel che, ed in Italia e nella patria eziandio, 
non gli xnancaroiio esempi di tali che a’ severi stu- 
di délia pubblica ragione civile accoppiarono 1’ arte 
divina de’ carmi ; imperocchè Modestino discepolo 
di Ulpiano , e il Cino , e 1’ Alciato ( del quale An- 
tonio Vacchi chiarissimo legista Imolese fu discepo- 
lo e segui le orme gloriose) ne’ tempi a noi più vi- 
cini il Gravina , ed il Devico , e quel Poeta delle 
grazie Giovam-Battista Felice Zappi al Canti con- 
cittadino e congiunto fecero ben conto corne la 
scienza delle leggi sia volentieri di ogni bella, e no- 
bil arte compagna. Per 6 dopo il sudato travaglio di 
oltre 3o anni nella delicata e difficile carriera délia 
giudicatura, desiderè tornare aile dolcezze di un ri* 
posato e tranquillo vivere domestico, e, per la inte- 
rezza di costume e pel sapere di che fu ricco gui- 
derdonato di onori e ai lodi, venne in Imola ove con- 
sumé il resto de’ suoi giorni tenendovi sovente il 
Governo délia città e la carica di Giudice quando 
mancavano le persone a questi uffici destinate. Pub- 
blicô il Canti le sue rime in Firenze per gli eredi 
Paperini il 1 756 indiritte alla eccellenza del sig. Don 
Alessandro Adorno marchese di Silvano , ed altre 
ne furono impresse nella notissima raccolta degli 
Arcadi alla cui Accademia appartenue egli con nome 
Alisco Tortunnio ; altre , e non poche non furono , 
corne ne erano degne, con le stampe promulgate. In 
queste rime è un canzoniere di sonetti di vario gé- 
néré molti de’ quali sono certamente degni di aver 
posto fra gli ottimi ; che quivi il poeta ai divers» 



a53 

argomenti dà risalto , quando con la gagliardia dei 
modi onde Angelo di Costanzo in qnesta specie di 
carmi ( figli più dell’ ingegno che dell’ estro ) sep- 
pe destare quella meraviglia e quel diletto che pa- 
re solo riserbato ai parti d’ immaginosa fantasia ; e 
quando , penetTato di quella sentenza essere stolta 
la gloria che viene dalle lettere se 1 ’ utile pubhlico 
non la sorregga , con nobili ed alti concetti o loda 
gli altrui pregi o di saggi ammonimenti sovviene il 
costume; quando alla perfine fa mostra corne sapes- 
se insaporare il carme , erotico in ispecie , di quel- 
le dolcezze che resero immortale il nome di Tor- 
quato , e di che fu a Torquato maestro il cantore 
di Laura. E alla già estinta consorte fidissima che 
ebbe , Barbara Salvolini , con tenerezza commoven- 
te di parole ragiona dell’ amarissimo affanno che il 
eruccia perché la figlia di lei ( unico pegno lascia- 
togli) stesse dal natio loco lontana. Del quale valo- 
re poetico ebbe fama e Iode presso que’ chiari uo- 
mini che allora erano in fama di primi letterati , e 
non solo fu illeso dalla sferza dell’ insaziabile cen- 
sore Baretti ma ne mérité l’amicizia e la stima. 

Nelle materie lcgali nulla usc'i in luce comecchè 
molti siano e per certo preziosi i manoscritti che di 
lui restano in questo genere di componlmenti ; di 
lui è onorevole menzione nella storia patria , nelle 
memorie biografiche di illustri Imolesi dettate dal 
chiarissimo cavalière Luigi Angeli , ed in altro vo- 
lume intitolato saggio di prose e rime dato in luce 
dal canonico Giuseppe Maria Rivalta Imolese uomo 
dotto nelle sagre discipline , ed in ogni maniera di 
amené lettere eruditissimo. Nella età di anni 78 il 
24 giugno 1756 cessé di vivere il Canti lasciando 
bello esempio d’ incorrotto costume , nome di sa- 
piente nella legale facoltà , e di ingenuo sensibile 
dolcissituo poeta. 


», 


i-. 


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254 

ANTONIO ZAMPIERI. 


Degno di bel seggio nella repubblica delle lettere 
dee giustamente riputarsi Antonio Zampieri, uomo 
per altezza di mente e per profondo sapcre chiaris- 
aimo. 

Nacque egli in Imola di Giuseppe Maria Zam- 
pieri Filosofo e Medico assai distinto , e di Fran- 
cesca Gommi , patrizii entrambi di quella città il 
di undici Dicembre dell’ anno 1664. Donato da 
natura di un indole composta a grave senno, ed a 
non meno gravi costumi rispose facilmeute aile cu- 
re de’ genitori tenendosi con buon volere ed a tutt’ 
uomo applicato aile scienze ed aile lettere ; cosl , 
e per via di studio indefesso ne’ classici scrittori di 
ogrii sapienza maestri, acquistô in breve faina di va- 
lente nell’ Italiana Poetica in ispecie : e fu taie Poeta 
che ad alti pensieri , ed a giusto sentenziare dava 
nel carme risalto, ed ornamento con nobili immagi- 
ni , e con la esquisita eleganza de’ modi : di che 
ben fece mostra luminosa assai, ed applaudita in 
Ronm quando 1 ’ Arcadia cui appartenne col nome 
di Dareno Minteo, sebbene nascente, era già adulta 
per fama. Fermata per qualche tempo stanza in 
quella capitale mérité la stima di loro che n’ erano 
prima luce in opéré di scienze e di lettere ; un Leo- 
nio, un Crescimbeni , e dello Zappi concittadino di 
lui, e di lin Guidi, e del Paolucci e de’ Principi 
Pamphilj, co’ quali, e col Cardinale di questo no- 
me, estimatore grandissimo de’ letterati, era in fa- 


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255 

migliare consuetudine. Le Accademie poi de’ Gelati 
in Bologna, e de’ Riformati in Cesena già ne ono- 
ravano il nome, ed il sapere, dacchè la prima lo 
ebbe socio fino dal 1687. e 1’ altra nel’ 1717. ; la- 
sciando «tare quella degl’ Industriosi in patria délia 
quale fu omamento e dècoro. 

Dalle domestiche cure obbligato poscia a restituir- 
si al loco natio vi fece egli ritorno nel 170g. E co- 
rne Giuseppe Maria avea in causa di mal ferma sa- 
inte dimesso 1’ ufficio di Consigliere délia Città, fu 
Antonio in quello a lui surrogato : quindi nel 1734. 
venne nornato altro de’ Gonfalonieri di Giustizia, 
( carica riserbata a dodici delle famiglie più distinte 
per lustro di antico patriziato ) di cne sebbene non 
mancasse quella de’ Zampieri, poichè ella fu sin dal 
i5o8. noverata fra le Senatorie Imolesi, e da lei usci- 
rono Teologi Filosofi Oratori e Poeti di molta ri- 
nomanza (1), pure fù primo Antonio di tal dignità 
rivestito. 

E bene nell’ esercizio di essa, e nel privato vivere a 
belle prove mostrar seppe corne fosse del domestico 
affetto e del pubblico ossequio degnissimo ; impe- 
rocchè nel governare le cose del Comune spiegb 


(1) Valeriano Seniors, Carlo Tommaso, e Carlo di Giuseppe ebbo- 
ro fama di Teologi, e Filosofi, assai valenti. L* uno fu Abbate Late- 
ranense detto il Maestro de’ Maestri in Teologia positiva, e scolastica. 
L’ altro Agostiniano lettore di Filosofia, e Teologia in Cremona, ia 
Bologna, in Modena, e Priore délia Misericordia in Homa. Il terzo 
délia Compagnia di Gesù lettore di Filosofia, e Teologia in Mantova, 
Kettore in Parma, e poscia in Santa Lucia di Bologna, e primo Consul-* 
tore di questa Provincia. Valeriano diede in luce diverse opéré, 1 * una 
De clericali Bireto in antiquam formant a Canonicis Kegularibus 
retinendo 1 * altra contenente Cinque Libri délia Somma di tutti i 
Concilj Générait accomodata a Titoli de ’ Décrétait Pontifie j; e otto 
Libri întitolati „ Octocordon Concordantiœ SS. Quatuor Doctorum 
Ecclesiœ Latince cum quatuor SS. Doctorihus Ecclesiœ Grecce ,, Dal 
l^iceo Lateraneuse Lib. 18. pag. 349. ad 3 6 a. 


* 

a56 

amore cittadino e saggezza di senno e di comiglio. 
Che se alla Patria, ed al casato crebbe onore Camillo 
nipote di Lai, molto si debbe a quegli insegnamen- 
ti de’ quali egH il sovvenne ; e già dal prontto che 
ne colse ben si fa chiaro quai non fallibile scuola lo 
avesse nudrito. 

Fa Antonio Autore di opéré, comecchè non moi- 
te, le quali non avevano ottenuto il meritato onore 
délia stampa, e che tuttavia si giacerebbero scono- 
sciute, se a benevola cura de’ superstiti non fosse- 
to ora poste in luce. 

Fra le quali vuolsi con sommo onore ri corda ta 
quella appunto che và innanzi a tutte, la Sifilide 
dj Girolamo Fracastoro da lui voltata in ottava ri- 
ma, ove risplende bella chiarezza nel dettato, e quel 
fêlice legame nel verso di che non possono aver van- 
to quant’ altri dieder opéra a quel volgarizzamento. 
E molto più stimabile è quel lavoro per questo, 
che se pubblicandosi ora tal corne usci dalla penna 
del traduttore parve di gran pregio di molto mag- 
gior sarebbe riputato se egli vi avesse, corne si pro- 
poneva, portata una più severa, e diligente corre- 
zione. 

Ne’ sonetti poi di vario genere, e ne’ pastorali in 
ispecie, lo spontaneo semplice e felicissimo muovere 
del carme, le grazie onde sapea abbellarlo contenu- 
te da severa morale, gli epiteti pe’ quali dava al 
subbjetto vita e colore, le giudiziose similitudini con 
che persuadeva la verità e giustezza del pensiero , e 
in quelli di sagro argomento il grandeggiare delle 
immagini e dell’ intero eloquio gli meritarono ad 
una voce il plauso degli eruditi : a quali parve per 
avventura che in quel sonetto il quale comincia 
„ Titiro un dl purpurea rosa e bella, „ 
la maestria dell’ artiïicio che vi è riposto vinca di 


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assai il pensiero dal Poeta immaginato. Fù pereiù 
che nèlle raccolte più celebri di Koma, di Boïogna, 
di Lucca e di altre iliustri città meritassero di essore 
nnnoverati corn’ è a vedersi in quelle notissimc del 
Gobbi, e del Ceva. Il quale ultime ricoglitore con 
sano criterio discorre il merito de’ componimenti 
dello Zampieri, e nota primamente come cdificbi 
quella severa morale da cui sono i pensamenti del 
Poeta nutriti ; come egli sia nella dizione poetica 
giudiziosamente conciso, e diletti sovente la sospen- 
sione in che lascia il leggitore sull’ idea concepita ; 
come tornino a gradita sorpresa le nuove immagini 
che molti de’ sonetti presentano nella chiusa ; con 
quale ingegnoso artificio veggasi fatta allegoria ora a 
Santi Padri ed ora a Latini e a Greci esemplari ; tanto 
che fù sentenza essere i suoi lavori di Greco conio. 

Ed il Cardella nella sua opéra inlitolata Compen- 
dio délia storia délia Letteratura esce a riguardo di 
Lui in espressioni di ogni maniera onorevoli ; iinpe- 
roccliè gli dà posto fra gli uomini i più distinti in 
lettere, ed in ispecie nella volgare poesia, e vanto 
di gravita severa nelle sentenze, di eleganza e lcg- 
giadria nello stile, di incantevole armonia nelle rime. 

Abbiamo altresi del Zampieri scritta in ottimo 
stile la vita di Carlo Cartari che fu pubblicata con 
quelle degl’ Arcadi iliustri, e che cgli voile indirit- 
ta al Cardinale Gualtieri allora Vescovo d’ lmola. 

Il Cardinale Accoramboni poi Vescovo esso pure 
délia stessa città, al quale era ben conta la attitu- 
dine e la interezza di lui , il nominù Procuratore 
délia sua Curia per P adempimento de’ Pii Legati. 
Nel 1734. ebbe titolo di Conte Palatino, c di Cava- 
lière dello Speron d’ Oro da Papa Clémente XII. 
Ed i Cardinali Gozzadini, c Bentivoglio che in quel 
tempo tenevano il reggimento, qucgli délia Chies» 
*7 


a58 

Imolese, 1 ’ altro Legato a latere délia Provincia 
Bavignana, uomini entrambi, 1* uno per dottrina e 
per generoso anime, ( di che diede co’ fatti prove 
che pur tuttavia vivono nella pubblica gratitudine 
degli Imolesi ) 1 ’ altro per altezza d' ingegno, e di 
sapere chiarissimo, in sommo onore il tenevano. 

Nella età di anni 71. e mentre reggeva Gonfalo- 
niere la Città 1 ’ anno 1735. cessé la vita di questo 
illustre cittadino per ogni maniera di virtu degna- 
mente celebrato, perché fu d’ intera religione di an- 
tica probité di pieté singolare di ansterissima vita. 

Divoto ail’ Ordine Serafico voile che nella Chie- 
sa de’ Cappuccini in Patria fossero locate le morta- 
li sue spoglie ; e Camillo nella latina Epigrafe che 
diamo qui appresso, e che vi fù sculta in marmo 
ricorda i nieriti dell’ illustre mancato, la pieté de’ 
congiunti, 1 ’ ossequio di quel piissimo verso la Re- 
ligione Serafica, e nel rendutogli dovere di sepolcro 
il compimento del voto che moriente esternava. 

Di Lui onorevolmente parlano la storia Patria édi- 
ta in Imola il 1810. pel Pilippini, il Rivalta nel 
saggio di Prose, e Rime Pesaro per 1 ’ Amatina il 
1784. il Cardella nell’ opéra testé citata, e lo stes- 
so Autore di questo Elogio nel Volume intitolato 
Memorie intorno alla vita, ed aile Opéré di lllustri 1 
Imolesi che vissero nel secolo decimo ottavo ; e final- 
mente nella inedita Storia Imolese il Canonico Fran- 
cesco Maria Mancurti ; ma pià ancora parlano e 
parleranno sempre a’ fututi 1’ esempio, ed il desi- 
derio che egli lasciô di Uomo giusto, e sapiente. 

D. O. 8. 

ANTONIO • ZAMPIERIO • FOROCORNEL. 

JTJ8TITIAE • SIGNIFERO ■ EGREGIO - POETAE 
CAMILLUS • FR. F. ET • JOSEPHA • MAZZIA 
CONJOGE8 • B. M. PP. 

VIX. ANN. LXXI. OB. V. KAL. MAR. MDCCXXXV. 

FRANGI8CI CÜLTOR P08TREMA VOCE ROGAVIT 
HIC PARVUM GELIDI8 OSSIBUS H08PITIUM. 


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FRANCESCO MARIA MANCIJRTI 


F iore d’ ingegno, ecclesiastico dotto ed esemplare, let- 
terato di chiaro nome, cittadino benemerito délia sua 
patria fu il canonico Francesco Maria Mancurti na- 
to in Itnola li n settembre 1689 di Domenico Ga- 
spare sapiente giureconsulto e di Romualda Del 
Carretto patrizi entrambi di quegta città. Assunto al 
rninistero di sacerdote, presté ad altnii con gl’ inse- 
gnamenti e con le opéré bel giovamento ed esempio : 
teneja ( corne a belle prove fu anche il genitore di 
lui ) délia gloria e dell’ utile délia patria , illustré 
le istorie délia cbiesa e délia città e le vite di mol- 
ti de’ famosi che quel suolo ognora fecondarono, e 
di altri ancora che nati altrove , accrebbero onore 
ad Italia. 

Compiuti in ben ordinato corso e metodo gli stu- 
di delle scienze e delle lettere in Bologna, passé a 
Roma ed entré quivi nella Congregazione de’ Preti 
dell’ Oratorio, e ne’ dieci e più anni che in quella 
città ebbe dimora oltre le sacre scienze intese ad e- 
rudirsi nell’ amena letteratura nella archeologia e 
nelle istorie principalmente délia sua patria. 

Primi saggi del valore di lui furono la vita di 
Giovan Battista Felice Zappi suo concittadino, e de- 
lizia delle muse italiane , e di Mario Crescimbeni 
letterato di chiaro nome, scritte ed impresse a Ro» 
ma il 1 739 pel De Rossi, nelle quali si mostra dé- 
ganté erudito e veridico biografo. Quindi molta, e 
njolto maggiore fama gli accrebbe la prova magna» 



a6o 

nima di carità del loco natio che il mosse a pubblh 
care le opéré tutte di quell’ onore délia patria Mar- 
c’ Antonio Flaminio, in bella e nitida edizione co- 
miniana 1’ anno 1727 col ^itratto in fronte del can- 
dido e tenero poeta, indifitte al Cardinale Gozzadi- 
ni Vescovo d’ Imola. Va innanzi alla edizione la vi- 
t a del Flaminio latinamente scritta da esso lui con 
vera squisitezza di stile e di giudizio , e che com- 
prende i carmi tutti, sei epistole italianc e moite 
altre latine dello stesso autore, non che le testimo- 
nianze de* più illustri intorno a quel poetico prezio- 
sissimo lavoro. Ma v’ è di più ; che trovando il Man- 
curti tante azioni degne di Iode ne’ trapassati citta- 
dini , ed in quell’ onoranda famiglia de’ Flaminj in 
ispecie , e tenendo proprio il pubblico dcbito di o- 
norarne la memoria e i concepimenti dcll’ ingegno , 
altra edizione delle opéré di Marc’ Antonio pubbli- 
cù con gli stessi torchi cominiani il 1743 dedicata 
al ch. G. C. Ercole Francesco Dandini professore 
di pandette in Padova, aggiuntivi i carmi più scelti 
di Gio. Antonio e di Gabriello, padre quegli , que- 
sti nipote del nomato Marc’ Antonio ; e di Gabriel- 
lo pure scrisse in latino sermone e pubblicô la vita 
che précédé i carmi di lui e che onora non meno 
l’ illustre poeta che lo scrittore biografo. Altra vita 
compose dello specchiatissimo sacerdote Cardinali 
arciprete e parroco di s. Lorenzo in patria , che fu 
pubblicata in Faenza il 1 73a per 1 * Archi , ed ante- 
riormente a questa, il 1 729 cioè, use! pei torchi del 
De Rossi in Roma una latina epistola gratnlatoria 
da lui scritta allorchè venne alla Sedia Vescovile d’ 
Imola il Cardinale Accoramboni, il quale poi ito al 
conclave per la elezione di Papa Clemepte XII. in 
Roma conferi di colà al Mancürti la dignità di Ca- 
nonico délia cattedrale nella sua patria. Nè quest’ 


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26 1 

homo clie tenendosi sulle orme degli avi aveva mo- 
Strato tanto amore aile cittadine dovizie e che sep- 
pe eternare la memoria di molti illustri , si ristette 
dalla santa impresa di presentare a’ futuri la fe- 
d ele storia délia città délia chiesa e délia lette- 
ratura Imolese e ne lasciù preziosissimi manoseritti 
da’ quali traggonsi ad ognora notizie importantissi- 
me, e d’ onde hanno campo i viventi di conoscere 
quali furono, e quanto in ogni bella e sapiente di- 
sciplina poterono i maggiori. In quegli scritti pur 
sono la vita del santo dottore Pier Grisologo spec- 
chio di santità e di sapienza , e concittadino del 
Mancurti, non che di altri santi comprotettori délia 
città, e di più illustri uomini del contado imolese. 

Ma queste operose e sudate fatiche che egli so- 
stenne ad onore délia patria e de’ concittadini non 
inenomarono punto lo zelo ardentissimo con che 
Seppe ad un tempo servire alla chiesa e farsi mo- 
dello di sapienza e di evangelica carità a’ sacri mi- 
nistri'; perché nelle visite de’ Vescovi alla Diocesi, 
aile quali per volere loro concorreva nel ministerio 
di esaminatore sinodale ed in quant’ altro fu dagli 
stessi Vescovi, che in altissimo conto il tenevano, a- 
doperato, mostrô corne fosse ricco di dottrina e di 
senno , quai prudente accorgimento ne animasse i 
consigli, quai purità di animo ne guidasse le opéré ; 
e la cattedrale donô di belle e sacre suppellettili e 
di pitture eseguite per mano di valenti artisti imo- 
lesi, non che di un legato al santo fine che fosse 
costrutto in marmo un tumolo per collocarvi le sa- 
cre spoglie del comprottetore s. Donato , e 1’ archi- 
vio capitolare con esimia diligenza ordinô. Di che e 
delle opéré dalla penna di lui uscite ebbe Iode som- 
ma da molti per dignité e per sapere chiarissimi ; 
un Zaccaria un Trombelli e dal pesarese Olivieri e 



a 6 a 

da’ già nomati cardinali Cozzadini ed Accorambonl 
e dal cardinale Quirini vescovo di Brescia. E non 

{ >ago di quel parère che suglk scritti venivagli da 
oro a’ quali solea famé lettura, a molti di que’ sa- 
pienti ( corne ad Attico, Tullio ) volgevasi, ed al ri- 
posato loro meditare li sottoponeva onde averne più 
sicuro giudizio. Questa amabile docilità congiunta a 
morigeratezza di vivere a specchiati costumi ad ur- 
banità e modestia del tratto a bella eleganza nel di- 
scorso il fece degno dell’ amore pubblico e délia u- 
niversale riverenza. 

Visse fino al 1754 e di anni 65 mori in Imola con 
la riposata placidezza del giusto bagnato dal pubbli- 
co pianto e delle lagrime di quanti il conobbero ed 
apprezzarono. Egli fu onorevolmente ricordato nella 
istoria patria e nelle nienrorie biografiche d’ illustri 
imolesi, non elle in una latina epigrafe che 1 ’ affet- 
tuoso pronipote di lui fece non ha molto scolpire 
in marmo e che fu locata nella chiesa cattedrale ; 
e vivra ne’ posteri la cara memoria dell’ illustre i- 
molese finchè duri 1’ amore délia virtù e délia ver a 
sapienza. 



t- ■ 

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a63 


GIUSEPPE MARIA RIVALTA. 


Bello specchio di ogni virtù è nella vita di Giu- 
seppe Maria Rivalta nato in Imola 1 ’ anno 1712 di 
Luigi Rivalta e di Anna Tarlazzi ; che fu uomo di 
santo costume nelle scienze sacre dottissimo culto 
e valente letterato. La grainatica e la réttorica ap- 
par6 nel seminario di Faenza ; la filosofia dal Peggi 
in Bologna e quivi pure dal priore Cagnoli la dom- 
matica e scolastica teologia e il giure canonico ( stu- 
di a’ quali niaggiormente inclinava addetto corne fu 
alla ecclesiastica carriera ) e più compiutamente nel 
collegio de’ tiobili dal Guidotti ; istitntori tutti di 
profondo sapere e di assai chiara fama. Ricco di 
queste scienze gravissime non lasciô a un tempo di 
erudirsi nelle lingue antiche, nella eloquenza e nel- 
la poetica, e queste nobilï discipline ebbe comuni 
con molti illustri Bolognesi di que’ tempi ; i due 
Fabbri il Ghedini i tre Zanotti e col floridissimo 
Roberti e col famoso suo concittadino Canrillo Zam- 
pieri, a’ quali tutti per comunione di animo e di 
Studi fu poi sempre congiuntissimo ; e sempre al già- 
dizio di que’ sapienti modesto assoggettô gli scrif- 
ti proprii, e ne accolse cou docilità di saggio le 
desiderate senteuze. Nè dalla penna dello Zampie- 
ri uscirono que’ carini onde egli sali in tanta fa- 
ma se prima non ebbero la censura del Rivalta. Il 
quale rigido seguace del vero, poichè mai non sep- 
pe dell’ amicizia o di altra umana passione far vélo 



264 

al giudizio , si mostrava senipre verso tutti sincero 
anche a costo di riuscire spiacente. Si privà del se- 
colo ; ed anche in Roma, ove fu, quand’ altri anda- 
va in traccia di onori e di fortune, egli si stava in- 
tento a meditare i libri dell’ antica sapienza ; nè 
qucsto il rese per avventura od austero solitario od 
arrogante letterato : chè a nobile ricreamento con- 
veniva nella Arcadia alla quale appartenne col no- 
me di Panto, e cui diede saggio del molto suo va- 
lore poetico ; e nelle ragunate di dotti amici, ove re- 
cando e poesie e prose di questi procacciavasi il pa- 
rère e la critica che poi per le loro con essi avvi- 
eendava. Tanti pregi il resero caro ail’ universale 
délia città, e fu in istiina singolare de’ vescovi e de’ 
maestrati. Fatto censore delle stampe, lettore teolo- 
go e eanonico délia cattedrale , intese non solo ail’ 
esercizio del santo ministero di sacerdote, ma ad i- 
struire il clero da quella cattedra che tenne per ben 
3o anni nel patrio seminario, siechô poi dalla scuo- 
la di lui uscirono dotti ed esemplari ecclesiastici. Fu 
scrittore di esquisito gusto e le sue opéré spirano 
cleganza e forbitezza di cloquio, castigatezza severa, 
dottrina profonda ; di che vuolsi dargli Iode anche 
maggiore per questo che a quella età in cui la lin- 
gtia e la cloquenza tuttavia sfigurate e gu as te mo* 
stravansi per le brutture che una smodata licenza a- 
veva nella scrittura introdotte , nelle prose e ne’ 
versi italiani seppe fidarsi alla scorta de’ migliori. 
E tenero com’ era delle nostrali dovizie solea dire 
il Rivalta, le grazie del linguaggio la retta colloca- 
zione delle voci il métro dell’ cloquio essere insne- 
rabili a coloro che corne farfalla vagheggiano i fio- 
ri sceltissimi de’ classici scrittori italiani, uè poterse- 
ne far acquisto se non da chi , vera apc attica , sa 
libame le purissime dolcezze, e reputava iniquissimo 


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a6â 

inascherare con voci Straniere le natie gentili fattez- 
ze dell’ italico idioma, o lo stile di quelle barbare 
usanze di modi che ridondano di turgidezze , di ri- 
spondenze e di quello spesso sentenziare che 1’ ani- 
ma al dire d’ Alfieri ti dilania e ti schianta. E que- 
sto avverà pur bene nella lettera eruditissima indi- 
ritta al ch. Abb. Ferri che è in un volume intito- 
lato saggio di prose e rime impresso a Pesaro per 
P Amatina il 1783 ove pur leggonsi alcune orazioni 
di sacro argomento e diversi elogi di chiarissimi I- 
molesi letti da lui alla patria accademia degli Indu- 
striosi, le une trattate con magniloquenza e dottri- 
na di oratore, gli altri, scritti con quella semplicità 
che nè pecca di parsimonia, nè eccede nella orna- 
tezza ; narrati i fatti con candore di verità ; la Io- 
de autenticata dalle virtii pubbliche e dalle opéré ; 
i difetti senza oltraggio del vero coperti di quel ve- 
lame che li lascia solo travedere onde far accorto 
altrui a sfuggirli, non per menomare la fama dell’ 
encomiato. Nè altrimenti muovono le rime sorelle 
di questi oratorii sermoni, e la dotta ed elegante la-* 
tina orazione che va innanzi al sinodo del Cardinal 
Bandi Vescovo d' Imola. Che se il pregio de’ carmi 
di cui fu autore il Rivalta ( non essendo usciti in 
luce corne in quel volume enunciavasi ) non è per 
veto pubblico stabilito, ebbero perô gli scritti da’ 
valentissimi contemporanei di lui, concordi onorevo- 
li suffragi ; i quali quando venissero quelli resi pub- 
blici , non saranno certamente smentiti. E già pure 
ne fanno fede e la patria storia e le memorie bio- 
graficlie di illustri Imolesi, e più ancora le amplis- 
sime lodi che nella morte , amaramente lagrimata , 
di qnell’ illustre ne fnrono da’ più valent’ uomini ce- 
lebrate, e che sono in un volume impresso pel Gi- 
nestri a Facnza il 1786, 1’ anno susseguente cioè a 



a66 

quello in cni nell’ ctà di anni di qnesta vita pas- 
sé. Quivi si legge un breve ma giusto e forbito e- 
logio italiano del Rivalta scritto dal chiarissimo pre- 
citato biografo Girolamo Ferri , una latina epistola 
encomiastica del Domenicano Dalmata Velasti uo- 
mo versatissimo nelle greche e latine lettere, indi- 
ritta ail’ erudito Minor Conventuale Luigi Rossi Lu- 
ghese, ed altra lettera italiana dal Rossi intitolata 
ail’ ornatissimo conte Giulio Tomitano, che in bella 
latina epigrafe commendô pur esso questo flore di 
virtù e di sapienza : il quale benemerito illustratore 
altresi délia patria letteratura sarà sempre a’ suoi 
concittadini di cara e desiderata ricordanza. 





COSIMO MORELLI 


267 


INella città, che fa patria e diede nome ad Inno- 
cenzo pittore d’ immortale fama, nacque 1’ anno 1 782 
Cosimo di Domenico Morelli , oriundo di Toriicella 
nel cantone del Ticino, e di Vittoria Costa imolese. 
E bene il luogo natale di lui fu per avventura ca- 
gione che 1 ’ Oldelli ( nel dizionario degli illustri Ti- 
cinesi impresso in Lugano il 1807 ) erroneamente 
affermasse essere cola nato anche Cosimo. Ebbe Do- 
menico Iode di abile architettto ; ed in Imola ove 
da Torricella venne a stabilirsi fu autore di più fab- 
briche assai applaudite : ma le opéré architettoniche 
di Cosimo risposero ai vivaci spiriti ed al vasto im- 
niaginare ond’ era la mente di lui informata. Dallo 
studio délia geometria cui in età tuttavia giovane in- 
tese ( insegnatore il suo concittadino Padre Vincenzo 
Savini Cesuita uomo nelle matematiche scienze dot- 
tissimo ) ebbe bel giovamento ad ascendere a più ele- 
vati studi dell’ architettura : le cui teoriche regole 
ben apparate v potè alla pratica gl* insegnamenti ap- 
plicare, scorto da’ precetti del prozlo Domenico Tri- 
ibgli, il quale fermù pure stanza in Imola, e lasciù 
quivi monumenti di architettore reputatissimo. Nel- 
la età di non oltre 27 anni fu Cosimo inviato a Ro- 
ma da Gio. Carlo Bandi di chiara memoria allora 
vescovo délia città, poi cardinale di s. Chiesa , on- 
de sottoporre al giudizio dell’ illustre marchese Teo- 
doli il disegno da esso proposto per una riforma al- 
la fabbrica délia cattedrale ; e taie disegno meritù 



i68 

di essere, non che dal Teodoli, da al tri de’ più fa- 
mosi architetti di quella capitale grandemente com- 
mendato. Dopo breve dimora in Rorru ripatriô po- 
scia per dar mano alla riforma approvata : ma co- 
rne con più maturo consiglio stabili il prelato di e- 
rigere un nuovo Duomo, anzichè riformarlo ; limi- 
tandosi ail’ area , e sostenendo i mûri dell’ antico , 
commise a lui stesso di formare il disegno corrispon- 
dente alla risoluzione generosa. E 1’ edifizio dimostrô 
quanto a ragione si fidasse ne’ talenti del giovane 
artista , dirigente il quale, fu 1' opéra nello spazio di 
pochi anni compita. A Roma conobbe il prelato Gian 
Angelo Braschi nipote del nomato vescovo Bandi , 
e che fu di poi Tesoriere generale deUa Caméra, e 
quindi Cardinale, o Pontefice col nome di Pio Sesto. 
Nel quale il Morelli, amenissimo com’ era , lepido , 
arguto , piacevole nel conversare , animoso e felice 
imprenditore , trovè tosto grazia e dilezione. Potè 
perù in taie incontro ed in altri ( che molti furo- 
no ) ne’ quali visité quella sede avventurosa dei 
prodigi di ogni arte, conoscerne le riposte bellezze, 
e trar profitto da quegli esempi magnanimi, che ivi 
si ammirano délia greca e romana sapienza, Di che 
sono prova apertissima i templi i teatri i palagi, e 
quanti altri grandiosi edifizi disegnù e compi , non 
che in patria ed in più illustri città , nella stessa 
superba Roma. 

E chi non ignora corne le arti fantastiche fin ol- 
tre al mezzo del passato secolo si vedessero tanto 
dilungate da que’ principii da' quali ebbero si glo- 
riosa potenza, e corne principalmente 1’ architettura 
potesse allora dirsi a rovescio , non negherà al Mo- 
relli maggiore Iode per questo che dell’ arte propria 
invaghito osà animosamente ravvivare nella decora- 
zione de’ privati edifizi ( che è pur tanta parte del- 


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Ja bellezza e del lustro delle città) quel fino gusto 
e quella magnificenza , che per non breve volgere 
di tempo erano invano desiderati. Bello e comtnen- 
devole ardiniento ; quando, corne con molto senno 
lileva un valente architetto romagnuolo, che a cau- 
sa di onore nominiamo, il Signor Antonio Francesco 
Gasperoni ( nelle osservazioni ch' egli pubblicava in 
Roma il i8a8 intorno ad alcune romane fabbriche 
di recente innalzate ) le case cittadine debbono pur 
edificarsi non secondo nécessité soltanto ma con mae- 
gtà e delicatezza, onde si giunga a ritrarre più pre- 
sto 1’ arte a que’ oastigati e veri modi che tanto 
piacquero nel XVI. secolo, e che nelle età successi- 
ve dismessi, la nativa semplicità dell’ arte stessa a- 
vevano si guasta e corrotta. Vedi perciè corne nel 
grande palagio de’ duchi Braschi spiegasse il Morel- 
li magnificenza e buon gusto , facendosi in questo 
primo ed imitabile esempio. 

Salito nel Febbrajo 1775 al trono Pontificale Pio 
Sesto, un luminoso campo si aperse a Cosimo di o- 
nore e di fama : chè non appena ito innanzi al prin- 
cipe, questi di sua mano il decorb e gli diè breve 
di cavalière dello sperone d’ oro, e nomatolo archi- 
tetto di Cesena sua patria a lui commise il disegno 
délia cattedrale e di uua pubblica biblioteca in quel- 
la città, ove pure fu uno dei triumviri délia colo- 
nia Aborigène col nome accademico di Tofonio A- 
cheo. E finchè duré il regno ( che prima délia vi- 
ta malaugura tamen te fini ) di questo immortale Pon- 
tefice mecenate generoso di ogui bell’ arte, ebbe dal- 
la munificenza di lui quell’ incoraggiamento , e fu 
sovvenuto di quei favori , senza che nè hanno gli 
jngegni campo a far mostra di sè, nè vcngono in fa- 
111a gli artisti e le opéré. Chiamato iudi a Roma 
dal Papa il vescovo Bandi zio di lui a ricevere la 



270 

porpora cardinalizia , di che lo aveva insignito , ré- 
cusai cola di bel nuovo 1’ architetto Morelli, ed eb- 
be dal principe commissione di olïVire pur esso il 
euo disegno per una nuova sagrestia che doveva e- 
rigcrsi in 8. Pietro degna del maestoso Vaticano. Che 
sc la idea da lui esposta non diede norma a quest’ 
opéra non fu per questo al principe meno accetta , 
lié meno dall’ universale lodata ; che anzi il Papa 
procurà compensarlo concedendogli in enfiteusi al- 
cune terre nelle paludi poutine , delle quali poi lo 
stesso Cosimo progettù il prosperamento ; e 1’ ebbe 
già sempre si caro, che délia consuetudine di lui , 
rouie di cosa a sè giorondissima costaiitemeute si 
piacque. 

Sono opéré dell* architetto imolese la cattedrale 
délia sua patria, di che si è già fatta orrevole men- 
zione , la metropolitana di Ferino , e il duomo di 
Macerata co’ rispettivi ben ideati sotterranei, la chie- 
sa cattedrale di Fossombroue , e quivi pure quella 
de’ Conventuali, 1’ arcipretale di s. Petronio in Ca- 
stel bolognese, e 1’ altra di Barbiano ; e queste en- 
trambe a commissione di Papa Pio settimo, il qua- 
le fin da quando cardinale Chiaramonti teneva la 
sedia épiscopale d’ Imola gli fu sempre benefico e 
amorevole e che sovvente il visitô nclla villa di 
Sasso nomata Morelli, luogo ove avea egli del pro- 
prio costrutta e chiesa ed ampia casa padronale non 
solo, ma più abitazioni che le danno piacente a- 
spetto di borgata o di piccolo paese. Fu del pari e- 
seguita con disegno di lui la elegante chiesa delle 
monache di s. Chiara in Imola ed il bel tenipio de’ 
Conventuali di Lugo, da cui gli venne molta Iode, 
c 1’ altro quadrilatero di S. Maria in Regola in I- 
inola^ la cui facciata diresti veramente palladiana. 
Nclla chiesa metropolitana di Ravenna operô feli- 


i 



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2 11 

cemente ( com’ è a vedersi ) alcune essenziali ré- 
forme : quasi ad antica foggia edifici> in patria un 
bel teatro che fu poi fatalmente pochi anni poscia dal- 
le flamme consunto ; e per le stampe co’ tipi Casolet- 
ti in Roma rese pubblica il 1780 la illustrazione 
del suo disegno, non che il confronto di quello con 
più altri dei migliori teatri d’ Italia : pressocchè in 
eguale forma costrusse quello ( reso poi ora elegan- 
tissimo ) di Fermo ; corresse indi i teatri di Jesi, e 
di Osimo, e ail’ altro ( che vuolsi con onore ricor- 
dato ) diede opéra délia illustre Ferrara. Intomo al 
quale non mancano documenti apertissimi, anzi pu- 
re viventi testimoni, che fanno fede essersi quell’ e- 
ditirio innalzato con disegno del Morelli , anzicchè 
{ corne pretendesi nella biografia universale édita in 
Venezia presso il Missiaglia nella tipografia Alviso- 
poü il 1828 ) su quello del Foschini : ed è pur fat- 
to non impugnabile, nè tampoco disputato, corne a 
richiesta del cardinale Spinelli Legato di quel tem- 
po ricevesse 1’ arehitetto imolese ordine diretto dal- 
la Segreteria di Stato di eseguire quell’ opéra sul 
demolito edificio di altro teatro che erasi già im- 
preso per ordinamento del precessore Legato Cardi- 
le CarafTa, e per cui vennero a grave contesa gli ar- 
chitetti ferraresi Foschini e Campana. Senza che 
quest’ uomo il cui leale e franco carattere e il non 
rigoglioso sentire di sè era pure ben conto , non a- 
v rebbe patito, nè seppe perô comportare , che altri 
si usurpasse il inerito delle proprie fatiche : quindi 
in certa lettera da lui diretta ad un amico a Forli 
data da Imola il 6 Maggio 1809, e pubblicata con 
le stampe, vivamente si lagna essersi a lui attribui- 
ti gli enormi difetti che presentavano le riforme al- 
lora operate nel teatro medesimo. A dimostrare quel- 
la svergognata menzogna unisce alla lettera uua pian- 



a?a 

ta che mostra quai fosse il progetto da lui ideato 
j>er tali riforme, d’ onde si la chiaro, corne e quan- 
to diverso da quello si mostri il lavoro eseguito. E 
corne una vile usurpazione ne aveva eccitate le que- 
rele, di altra pure ( che pib forte il pungeva ) in- 
tende far soggetto di quello scritto, e quindi segui- 
tando la lettera, esce in queste sdegnose parole „ la 
„ inia lunga sperienza mi poneva in grado di po- 
„ tervi assicurare di un felice incontro nel lavoro 
„ proposto ( parla délia nomata riforma ) , e quasi 
„ direi di un successo più perfetto ancora di quel- 
„ lo che ebbe IL MIO TEATRO DI FERRARA , 
,, elle ha riscosso, e riscuote la universale amniira- 
,, zione, quantunque alcuni abbiano 1’ arditezza di 
„ attribuire tutta la Iode dell' opéra ail’ arclûtetto 
,, da me destiuato alla sopraintendenza délia esecu- 
„ zione ; ma csistono a questo proposito irrefraga- 
„ bili prove, che io non tarderb a pubblicare pel 
„ solo motivo, che un artista di onore non pub con 
„ calma tollerare le usurpazioni delle proprie fati- 
„ che. „ E cib che è ben pur notabile questi libe- 
ri sensi pubblicava il Morelli vivente tuttavia que- 
gli cui erano rivolte le sue doglianze. Il nomato pa- 
lazzo Braschi poi in Roma, quello dell’ Anguisela in 
Piacenza, e quivi lo scalone e 1’ ingresso al palaz- 
zo Scotti, e I’ ampio ed elegante palazzo Berio in 
Napoli, il palazzo Cappi in Bologna , 1’ arco trion- 
fale eretto alla memoria di Clemente XIV. in S. 
Arcangelo, la facciata del ridotto ove fu locata la 
statua di Pio Sesto in Cesena , la grandiosa fabbri- 
ca dello Spedale, la scala e facciata del pubblico 
palazzo, e il palazzo vescovile in patria grandiosa- 
mentc riformato, onorano 1’ ingegno del valente ar- 
chitettore , e mostrano com’ egli avesse mente pre- 
sta a trar partito da difficili località a giudiziosi ri- 
pieghi. 


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ay3 

Molli altri disegni applauditissimi lasciô, onde mi- 
gliorare 1’ ornato délia Città d’ Imola , e per altre 
opéré di alto grido fra le quali mérita di essere espres- 
samente ricordata quella del Ponte Adery in Irlan- 
da, e il meccanismo ideato per costruirlo in uno stret- 
to di mare per la lunghezza di palmi dugento ; i 
quali disegni elle videro in gran parte la pubblica 
luce, alla fama del Morelli nuovo decoro procaccia- 
Tono. E delle opéré eseguite, e di quelle che nol 
furono si dà catalogo in calce di questo elogio bio- 
grafico. Per quanto finalmente tocca il morale di 
questo chiarissimo artista fu egli speccliio di- genero- 
so animo nella prospéra sorte , siccome di saldo e 
costante nell’ av versa quando cioè soi finire délia 
vita, la ruota volubile délia fortuna il percosse di 
estrema ruina , togliendogli il frutto di quegli ono- 
rati acquisti, de’ quali erasi fatto ricco patrimonio. 
Fu esempio di ottimo costume ; nè per frutto di vile 
adulazione certo gli vennero i favori, ma per la leal- 
tà de’ modi, onde il vero confermava, e pel merito 
di cui era fornito. Fini di tormentosa paralisi in 
Imola il Febbraro delF anno i8ia, e la perdita di 
lui destô compianto nel pubblico, il quale eternô la 
ricordanza dell’ illustre concittadino con epigrafe 
sculta in marmo nella Chiesa Cattedrale ; mentre 
la patria storia, e la Biografia di illustri imolesi ne 
onorano la cara memoria, la quale vive e vivrà lun- 
gamente ne’ posteri, corne di taie clie formatosi su 1 • 
le orme de’ migliori al buon gusto dell’ arte, e con 
le opéré il natio geuio e il sapere confermato, ben 
mérita aver posto fra più lodati Architettori dell’ 
età sua. 


OPERE DEL CAV. COSIMO MORELL1. 


CHIESE 

Riforma délia Metropolitana di Ravenna. 
Duomo d’ Imola. 

Idem di Fermo. 

Idem di Macerata. 

Idem di Fossombrone. 

Chiesa di S. Maria in Regola ) 

Idem di S. Agostino ) in Imola. 

Idem di S. Stefano ) 

S. Agostino in Fossombrone. 

Parrocchiale di Monte Grimano. 

Monte Melone nella Provincia di Macerata. 

S. Giorgio in Macerata. 

Arcipretale di Castel Bolognese. 

Idem di Rarbiano Diocesi d’ Imola. 

Abbaziale di Zola nel Bolognese. 

B. V. fuori di Bagnara Diocesi d’ Imola. 
Chiesa alla Villa Rasponi. 

TEATRI 

D’ Imola Forli. 

Macerata Novara. 

Osimo Iesi. 

Fermo Ferrara. 

FABBRICHE DIVERSE 


Arco in S. Arcangelo. 
Seminario in Subiaco. 


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in Piacenza. 


a7j 

Ospitale d’ Imola. 

Facciata e Scalone del Pubblico Palazzo in Imola. 
Scalone e Sala del Vescovato in Imola. 

Facciata del Palazzo Berio in Napoli. 

Palazzo Anguisola ) 

Scalone del Palazzo Scotti ) 

Palazzo Braschi in Roma. 

Facciata del ridotto in Cesena. 

Idem Berti e Poggiolini in Imola. 

Idem del Palazzo Comunale e Torre pubblica in 
Massalomharda. 

Palazzo in Bagnacavallo. 


D1SEGNI NON ESEGUITI 


Cattedrale ) . 

Pubblica Biblioteca ) In esena ' 

Ponte di Fossombrone. 

Idem Adery in uno stretto di mare in Iilunda. 
Palazzo Vidoni in Piacenza. 

Villa Cambiaso presso Gavi. 

Chiesa nuova e Oratorio ) 

Facciata délia Cattedrale ) 

Teatro nel guasto Pighini ) in Imola. 

Porta Pia e ingrandimento délia Città ) 

Chiesa, e parte del Convento di S. ) 

Francesco. 

Ponte sul Savio, 

Ingrandimento del Teatro in Forli. 

Teatro délia Fenice in Veuezia. 

Chiesa dci Franeescani in Castel Bolognese. 

Talazzo Borromei in Milano. 

Compimento del Palazzo nell’ Isola Borromei. 
F’acciata délia Chiesa dei Rocchettini in Piacenza. 
Coro délia Metropolitana in Bologna. 

Teatro in Vercelli. 




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276 


ANTONIO CODRONCHI, 


In Imola città nobilissima di Romagna cbbe vita , 

1 ’ 8 Agogto 1748, Antonio da Innocenzo Codronchi 
d’ imolese fainiglia, nella quale il lustro di antico 
patriziato va del pari con lo splendore di antenati 
per dottrina ehiarissimi e di non meno illustri con- 
temporanei, e da Ciulia Stivivi nobil donna di Ri- 
mini. Negli studi delle lettere e delle scienze fu qui- 
vi da’ valenti precettori , e dallo stesso dottissimo 
genitore ammaestrato ; e il profitto çhe da loro det- 
tati ritrasse riusci luminoso ed onorevole quale do- 
veva attendersi dallo svegliatissimo ingegno , e dal 
buon volere dell’ auitno. 

Perché presentando anche pei costumi morigerati 
e soavi bella speranza di addivenire, quale poi fu , 
decoro dell’ ordine épiscopale e dello stato , venne 
in grande stima del cardinal vescovo Giovan Carlo 
Bandi ; il quale non si appagé d’ insignirlo ancora 
giovane délia dignité di canonico, ma al tnagnanimo 
Pio VI, nipote di lui con ampie loili e con caldis- 
simi uffici lo accomandô. E quel Principe di alti 
spiriti, ben sapendo corne fosse lo zio parco e seve- 
ro lodatore, ebbe in maggiore conto le parole a ri- 
guardo del Codronchi da esso lui adoperate e gli 
die’ posto nelT accademia ecclesiastica ove tennesi ap- 
plicato allô studio nel gius civile e canonico. 11 Papa 

Î uindi che teneva ognora volti gli sguardi al giovane 
odronchi, distinguendone la sagacité e la prudenza, 
lui nomô nel 1778 Internunzio alla Real corte di 




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Torino ; presso la quale venne in tanta grazia, che 
molto nell’ animo del Tegnante Vittorio Amadeo 
poterono 1’ opéra il consiglio e le insinuanti manié- 
ré di che seppe far uso a conservare la concordia 
tra quella, e la Romana corte ; moltissimo per tor- 
nare a pace le controversie accese allora fra il Re 
ed il gran maestro délia Religione di Malta : di che 
ebbe meritato premio dall’ ordine, che il décoré 
délia croce di cavalière Gerosolimitano. Reduce in 
quel torno da Vienna Pio VI divisé il Codronchi 
recarsi a fatgli riverenza nel suo passaggio per Imo- 
la, e voile il Re accompganarlo con lettere nelle qua- 
li grandeinente commendava la dottrina la prudènza 
e 1 ’ accortezza di lui al Pontefice. 11 quale si ben 
lo accolse ed ebbe in tanto pregio il testirrionio di 
quel Principe che die’ ail’ Internunzio il grado di 
Prelato domestico destinandolo a recare il cappello 
Cardinalizio al Prelato Mattéi promosso allora alla 
Sa gra porpora. Quindi al suo posto il rimandô con 
îiscontri al Monarca di molto onore per esso lui; 
nè lascié egli la Ministerial Nunziatura se non ail’ 
avviso di essere stato nondnato Arcivescovo dell’ in- 
signe Chiesa Ravignana ( locchè fù. nel concistoro 
1 4 febbraio 1785 ) ed ebbe alla sua dipartita da 
quella corte dimostrazioni non equivoche délia pub- 
blica stima, e dal Re magnanime prove di altissima 
soddisfazione e di affetto. Giunto alla sede Areive- 
scovile parlé al popolo, ed al clero con dotta ed élo- 
quente pastorale impressa in Roma pel Pagliarini, 
e nel 1790 tenne il sinodo diocesano : intorno al 
quale è ben da narrarsi corne il Pontefice cui fu 
dedicato, si apprezzassc quel codice di leggi «ccle- 
siastiche fino a proporlo altrui ad esempio. Nell’ 
anno 1 797, poichè le armi francesi ( condottiere di 
eserciti il generale Napoleone Bonaparte) invasero 



la Romag.ia, non fu tardo 1’ Arcivescovo a recars'i 
al cospeito di lui onde salvare il suo popolo da’ 
mali délia guerra ; e potè meritarne i particolari 
riguardi. Rioccupata da’ francesi nel 1800 1’ Italia 
il console Bonaparte intese ad ordinarne lo stato, e 
tenue a tal fine una consulta in Lione alla quale 
venne fra gli al tri eminenti ecclesiastici chiamato 
1’ Arcivescovo Codronchi. Ove non è a dirsi corne, 
e quanto dell’ Augusta Religione si rendesse bene- 
merito ; che agitatasi, con accanito e pericoloso con- 
trasto, la quistione se dovesse o no la Religione Cat- 
tolica Apostolica Romana dichiararsi dominante nel- 
lo stato, la eloquenza, e il pastorale zelo di questo 
esimio prelato persuasero il Console, e ne procaccia- 
rono il favorevole decreto : nè a questo e a tutt’ 
altro che tocca i particolari délia vita dell’ insigne 
Arcivescovo manca la non impugnabile fede del ve- 
ro per apertissimi documenti confermata. Da Lions 
tornè fatto membro del collcgio dei dotti nel nuo- 
vo stato d’ Italia, ed il Pontefice Pio VII lo aveva 
proposto nel i8o3 alla chiesa metropolitana di Bo- 
logna (eerto con animo di décorai lo délia Porpora 
Cardinalizia ) ; ma da questa traslazione voile esse- 
re dispensato, che troppo era tenero délia sua dilet- 
ta Ravenna. Napoleone assunta la corona d’ Italia il 
nomô Grande Ëlenrosiniere del Regno, Gran digni- 
tario del nuovo ordine délia Corona Ferrea, da lui 
instituito, Consigliere di Stato, Senatore e Conte del 
Regno, e Présidente del Collcgio elettorale dei dot- 
ti al quale corne si disse apparteneva. Nè queste 
eminenti dignité accettô 1’ Arcivescovo senza Y ora- 
colo del Pontefice, ma confortato anzi da lettera di 
sua mano vergata 1’ 8 giugno i8oô ove congratula- 
vasi ed a lui esternava la inaggiorr» soddisfazionc pet 
le ricevute onorificenzc : ed il cardinale Consalvi da 


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, 3 79 

bili gli venne la Jettera accompagnatà gli diede in 

ïiomc del Papa facultà di starsi assente dalla Dio- 
cesi per 1’ esercizio di quelle càriche. Nel quale, di 
tal maniera adoperô, chè 1’ ingegno il senno P ac- 
corgiinento, da esimia prudenza governato, gli man- 
tenne inalterabile la dilezione, e la stima del régnan- 
te e caro il rese e rispettatissimo alla persona del 
Vice-Re e délia Augusta consorte, alla Corte^ al 
Senato, al Consiglio, a' Ministri, e ail’ universale. 
Levé al sacro fonte la proie del Principe Vice-Re 
d’ Italia, ed avendo assistito al battesimo del flglio 
dell’ Imperatore Napoleone ne ebbe da lui nofl solo, 
ma dalla Maestà dell’ Imperatore d’ AuStria splen- 
didissimi doni. Nell’ anno stesso assisté, e fu altro 
de’ segretari del concilio ragunato in Parigi ; e ve- 
nute alla perfine al conquisto d’ Italia le armate de- 
gli alleati, e restituiti gli stati al Pontefice, tornô P 
arcivescovo Codronchi desider&to alla sua sedia Ar- 
civescovile ; né fuvvi ordine di persone che non fa- 
cesse eco alla gioia del popolo ; il quale con manifesti 
segni ne festeggié 1’ arrivo sospiratissimo. Equi purfu 
dove profuse Je beneficenze di pastore con magna- 
nima e larga mano di Principe ; che quando negli 
Anni i8i5. e 1817 una estrema penuria di viveri 
affliggeva gl’ indigenti, ben quattro mesi i poveri 
tutti délia città, del proprio alimenté e di generosi 
soccorsi a domicilio i bisognosi sovvenne Ed è ben 
conto, e fù con onore di Lui nianifesto' (1) come 
nel primo de’ due indicati anni volgesse à sussidio 
di que’ mendici ben mille e dugento staja di grano 
provvedendo con questo di pane due volte la set- 


( 1 ) Pietro Schedoni suite influence morali Tomo III. pag. 4 1 : Edi- 
tione 3. di Modems l8a3. Tipog. Camerale. 



a8o 

timana quelle famiglie che i Parrochi délia stessd 
Gittà noverassero fra le indigenti : di che dalle 
Autorità che allora tenevano per la Potenza Austria- 
ca il governo delle Legazioni fu solennemente ri- 
meritato. Quindi un ampio Spedale con ingenti di- 
spendii editico ; sci alunni nel seminario di continuo 
rnantenne ; a più zitelle povere abbondanti doti as- 
segnô ; ad orfani derelitti prestù asilo, e soccorso ; 
e ( ciù che è più ) per testamento dispose che allô 
Spedale ed a tutte maniéré di persone anche dopo 
la morte di lui durassero gli elargiti benefizi : la 
Chiesa Metropolitana di celebratissime pitture, e di 
suppellettili per ogni maniera doviziose arricchi ; più 
cappellanie con assegni convenienti quivi institul ; 
il Palazzo Arcivescovile ampliato splendidamente cor- 
redù ; 1’ uso di una preziosa e ricca biblioteca agli 
Arcivescovi suoi successori per legato concesse. Nè 
al maggior Tempio délia sua Patria lasciù mancare 
parte di quelle ricche suppelletili episcopali di che 
aveva somma dovizia. Nell’ anno i8a5 già grave 
di anni , e da molesta inferinità travagliato divisé 
ritirarsi in pacifica privata solitudine ; ma a taie 
notizia levossi universale querela, e Papa Leone 
duodecimo non consenti a’ desiderii di lui ; sicchè 
il debito di obbiedenza da un canto la tenerezza di 
pastore pel gregge dall’ altro il determinarono a re- 
atituirsi dalla sua villa presso la patria, ove erasi 
trasferito ail’ arcivescovile ministero. E qui non po- 
trebbesi facilmente esprimere a quale giubilo si com- 
movessero i Ravignani pel riacquisto del bene ama- 
to arcivescovo ; che deputazioni délia Città, e del 
Clero vennero ad ofRciarlo in pubblico nome : nè 
sebbene egli con animo di evitare ogni clamore en- 
trasse di notte in Ravenna potè contenere la gioia 
degli abitanti, i quali non si tosto ne sepper P ar- 


28 I 

rivo ehe al suo palazzo in folia recaronsi, ed in tali 
acclamazioni di contento proruppe il popolo, clie 
non cessarono se non allorchè di sua presenza il fe- 
ce lieto. E gli Ordini eletti délia Città volendo che 
si eternasse memoria dol desideratissimo ritorno di 
lui alla Sedia Episcopale disposera che avesse ad 
incidersene in lapide solenne Monumento (i). 

11 23 gennaio perô dell’ anno 1826 giunto presso 
1 ' anno 78 di età fini la vita delP Illustre Prelato 
il quale ne’ giorni estremi fece ben ehiaro quai se- 
rena calma fosse in morte al bene operare coinpa- 
gna, e con quale placido contentamento si distaccas- 
se dalle dovizie, elle non per se, ma per altrui be- 
neficio aveva in vita godute. E quel giorno fu di 
lutto e compianto pubblico , ed è tuttavia arnara- 
mente lagrimato. I solenni funerali di lui furono 
con magnificenza di pompa celebrati in Ravenna dal- 
1 ’ illustre suo erede il signor conte Pietro Desiderio 
Pasolini, ed in Imola eziandio da dup nobilissimi ca- 
valieri Giovanni , e Cesare Conti Codroncbi Argeli 
eugini e legatarj del defonto. Nelle prime esequie si 
lessero due elogi che insieme a più inscrizioni fn- 
rono pubblicati con le stampe : ma le epigrafi com- 
poste dal valoroso emiilatore del Morcelli , il Prof. 

( 1 ) ' Quûd 

Léo XII. Pontife x Maximus 
Susceptis omnium Ordinum ootis 
Antonium de Codronchiis Arehiepiscopum 
Pastorali Officio se sponte abdicantem 
Huic M etropolitanæ Sedi 
Prooidentissime conseroaoerit 
Hacermatenscs desideratissimi PraetulU 
Conspcctu lactabundi 
Patri optimo tanti muneris largitori 
Grati animi monument um 
P. P. 

Anno MDCCCXX V. 



zSz 

Canonico Filippo Schiassi che erano alla porta dël 
tempio di s. Maria in Rogola in questa città , e ai 
lati del grandioso catafalco eretto quivi in tal lut* 
tuosa circostanza, non essendo vennte in luce , vo- 
glionsi ora far palesi al pubblico, avvegnachè onori- 
no la niemoria del chiarissimo trapassato , e la ri- 
conoscenza di quei congiunti (i). Chi poi legga nel 

(i) Sulla porta del Tempio 

Paci Superwri'impctrandac 
Antonio Codronchio 
Domo Foro Cornelii 
Archiep. Racenatium 
Antist. omni postcritati memorando 
Codronchi Argeli Fratres Joannes et Caesar 
Patrueli de se suisq. dequc patria gloria optimc merito 
J us ta persoltunt. 

Ai lati del Catafalco. 

Religionc in Deum Catlitciq , unicer sa 
Sanctimonia citae 

Prudentia singulari vigilantia perpétua 
Temporibus difficillimis in exemplum eluxit. 

Ingrnio et Doctrina 

Pio VJ. P. M. Virisq. Principibus acceptissimus 
Dignitates amplissimas adeptus est 
Majores oblatas abnuit 

Valetudinario condito 
Domo puellar. orbitale laborantium 
Subsidiis aucta 
Caritate Annonae levata 

Egentib. Dioecesis Patriac ejfiisa lîberalitate récréât is 
Laudem omnem supergressus 

Tempio Maximo honoris sui 
Altaribus marmoreis immaginibus pictis 
Sarra suppclectile nobilissima ditato 
Bonis artibus ingenti pecunia provectir 
Principum munificentiam aemulatus 




testamento di lui impresso in Ravenria pci Roveri il 
1826 vedrà aperto corne mancasse in Antonio Codron- 
chi un dotto ed esemplare Arcivescovo alla Chiesa, 
alla Città di Ravenna un mngnanimo Principe , un 
gcnerosissimo parente ai congiunti, alla Patria ed 
allô Stato un cittadino chiarissimo. (i). 



(1) Sempra memori i Rarignani del benefîcio di che Ta generoso 
vor$o gli infermi indigenti il benemerito Arcivescovo, lui finire del 
1840. renne a puhblica cura fatlo scolpire in marmo, e locato il se- 
mibusto di lui all’ingresso di quello spedale, e nella sotfopostavi la- 
lina epignfe, dettata dal ch. Sig. Cav. Dionigi Strocchi, ne ebhe ono- 
revole e duraturo monumento di riconoscenza. 


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2*84 

NICOLA CODUOCIII 


G'ermano del nomato Antonio nacque in Imola il 
20 aprile 1751 e alla patria e al casato accrebbe 
Instro e decoro. Perché già rapidamente corsi gli stu- 
di delle amene lettere e délia eloquenza sotto la di- 
sciplina de’ Gesuiti e con pubblico saggio nelle ma- 
teria di Filosofia sperimentatosi non ancora compiuti 
gli anni j 6. potè dallo stesso genitore nelle mate- 
matiche, delle quali era egli peritissimo, essere am- 
maestrato. E col magistero di quella scienza sublime, 
allumando la mente già ordinata a’ diritti giudizi e 
scorto da’ precetti delibati dalla scuola non fallibile 
degli antichi esemplari, conformé la scrittura alla 
altczza del pensiero alla cultura dello spirito ed al 
candore dell’animo: né i gravi studi délia giurepru- 
denza cni tennesi in Roma applicato ( insegnatore 
' monsignor Giovannardi concittadino di lui, e flore 
de’ giurcconsulti ) gli toise di coltivare la poetica : 
alla quale scntivasi per tal guisa inclinato, che poco 
oltre il terzo lustro di età basté a dettare alcuni 
componimenti i quali resi pubblici con le stampe tro- 
varono grazia e Iode somma ne’ cultissimi di que’ 
tempi, e si pure in Arcadia alla cui accademia ap- 
partenne col nome pastorale di Cratino. E sono ne- 
gli scritti di lui altri saggi in tal genere di lettere 
che a’ migliori poeti onde la città di Santerno si onora 
il pareggiano : che se corne ne sono degni verranno 
presentati al pubblico giudizio ben si farà manifesto 
aver egli con arte maestra saputi attingere da ciascuno 
de’ più ralenti Imolesi que’ modi sceltissimi onde le 


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a 85 

loro opéré di bella luce risplendono nell’ Italiang 
Parnaso. Il Carme in fatti robusto e nervoso tal co- 
rne usciva dalla penna di Antonio Zampieri, e ca- 
stignto ad un tempo ed elegante, quale il vedi in Ca- 
millo, muove nel Codronchi con quella spontanea e 
nobjle semplicità che t’ invaghisce nel Canti, e si 
ahhella di quelle grazie ed eleganze di che lo Zappi 
infiurava le soavi e dolci sue rime. Tornato in Imola 
venue decorato délia croce di santo Stefano ; e nella 
Imolese accademia degli Industriosi di cui fu socio 
si mostrè erudito ed elegante oratore e poeta : d’ in- 
di a non molto passato per le Carovane a Pisa eb- 
be cola lezioni di pubblico diritto da quell’ alto spi- 
rito del Lampredi che il tenne in istima d’ ingegnoso 
e di colto e che lo ebbe sempre carissimo. Quindi 
il magnanimo Cran Duca Leopoldo, gli conferl la 
carica di Ispettpre delle Carovane e ad nn tempo 
la cattedra di Etica; intorno a che compose un trat- 
lato quasi corso di lezioni degno per fermo di essere 
fatto di pubblica ragione : ed a quel Principe in- 
titolb una éloquente e dotta orazione composta e let- 
ta, per incarico da lui avutone, al capitolo de’ ca- 
valieri circa P origine, le leggi, ed i fasti dell’ Ordine 
che fu pubblicata il 1779 pel Combiagi in Firenze, 
dai torçlii del qualc usci nel seguente anno 1783 
altro grave e prczioso libro col titolo di saggio sui 
contratti e giuochi d’ azzardo ove risplende la dot- 
trina di pubblico economista e di filosofo, ed ove la 
niateria gravissima, che diresti poter solo dimostrarsi 
col soccorso del calcolo , per la chiara sposizione , 
piana e facile si inostra alla intelligenza cornune. 

Corse intanto tal fama del sapere di lui alla corte 
di Ferdinamlo di Napoli che con Reale decreto del 
25 novembre 1787 il nomù meinbro del supremo 
consiglio di lînanza nel quale torno auzi nel tempo 



a86 

stesso, venne ad egual carica cliiamato quel somino 
ingegno di Gaetano Filangieri cui il Codronchi fu 
poi sempre stretto con vincoli di reciproca stima e di 
amicizia tenerissima. 

E ben di questo è prova il parère dal Filangieri 
proposto al Re intorno ail’ enfiteusi del cosi nomato 
Tavoliere di Puglia, che leggesi negli opuscoli di lui 
pubblicati pel Silvestri in Milano il 1818 ove egli 
maestramente discorre ciô che con grave senno e sa- 
pere aveva il suo collega consigliere Codronchi pro- 
posto quando a questo fine per sovrano volere ebbe 
a recarsi in quella provincia. Del quale importantis- 
simo servigio ebbe onore da’ maestrati quivi prepo- 
sti alla agroria economia, che con parole di Iode il 
provvedimento del Principe ed il nome del bene- 
merito Consigliere in latina epigrafe eternarono ; 
e n’ ebbe dal inonarca eziandio premio condegno 
imperocchè gli die’ grado di consigliere effettivo con 
voto e di sopraintendente aile Dogane ed aile Zecche 
del Regno ; nel che adoperù a maniera che sommo 
vantaggio n’ ebbe lo Stato per la retta amministrazio- 
ne di quegli uffici, ed a lui vennero per moite let- 
tere, di mano délia stessa Régnante Carolina, or- 
revolissime lodi. 

Segu'i il Codronchi la Real corte a Palermo quando 
dovè colà rifuggirsi nel 1798 e con essa lei tornô al 
suo impiego in Napoli nel seguente anno 1799- Sa- 
lito al trono il Re Giuseppe volse tosto gli sguardi a 
lui come a specchio di sapiente reggimento e di 
non comune integrità e gli confer'x la carica di con- 
sigliere di stato fregiandolo del titolo di Cavalière 
del nuovo ordine delle due Sicilie che egli institui- 
va : ma la mal ferma salute che gli viet6 continuare 
a quel Monarca i ben accolti servigi, e che il toise 
a quel Regno ove lasciù fama durabile del suo me- 
ïito, procacciô alla Patria il conforto di vederlo tor-i 


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jmre fra’ suoi concittadini de’ quali era desiderio e 
ilel i zi a : e ben 1* ebbero eglino zelantissimo délia pub- 
blica inorale, e civile istruzione de’ giovani a’ quali 
col [iiii potente dei precetti, 1’ esempio, era di bel- 
la guida e di stimolo; e per l’ importante buon ré- 
gime delle acque operoso, e di quant’ altro poteva 
interessare il pubblico vantaggio studiosissimo : nç_ 
mancarono ai mendici dalla rnano benefica di lui, ge- 
nerosi soccorsi i quali seppe provvidamente elargire, 
anzichè ad alimento dell’ ozio, a meritato sollievo 
délia vera indigenza. Illibato del costume, e per la 
csquisita erudizione délia quale era fornito, nella so- 
ciale consuetudine piacentissinio, con la serena calma 
del giusto vide giuugere 1’ ora estrema del vivere, che 
a’ suoi cari ed alla patria il r a pi nel giorno i 3 no- 
vembre 1818 in età di anni 67. Perche il superstite 
piissimo fratello , 1 ’ illustre Arcivescovo fece erige- 
re al Cimitero presso la Città un ben ideato Sarco- 
fago in marino sul quale dal lodatissimo scultore 
Iinolese Cavalière Cincinnato Baruzzi è sculta 1 ’ ef- 
figie dell’ egregio Cavalière, e sotto cui leggesi la 
seguente iscriziune dottamente scritta dal commen- 
dato Professore Can°. Schiassi (1). 

{ 1 ) Nicolao Innocenta f. Codronchio Com. 

Eq. Stephaniano 

Praesidi Tirocinii classis Pisanae ordinis sui 
A magno Duce Leopoldo Austriaco 
Inter administras negotiis pub. gerend. adscito 
A rege utriusq. Sicdiae Ferdinando II II. 

In sacrum consilium cooptât o 
Et rei vectigali praefecto 
Omnib. munerib. naoiter et in excmplum functo 
Viro rnultarurn lit ter arum 
Ab ipsa a/iolescntia pientiss . beneficentissimo 
Qui oixit annos LXXII. m. 6. d. a3. 

Probatus principibus carus universis . 

Lacrymis miscrorum hone status 
Decessit idib. JVovembr . anno M DCCCXVII 
Antonius Codronchius Archiep. Ravenat . 

Fratri concordissimo bencmcrcnti 



F : 


! 

l 

a88 

E délia acerba morte di lui amarainente si dolse 
1’ universale délia Città, desolato per la perdita ir- 
reparabile di quest’ uomo cbiarissimo nel quale si 
ammirarono congiunte a sapere profondo in ogni 
maniera di seienze e di lettere, integrità di vita e 
dovizioso corredo di ogni bella virtù. 





CARLO MAZZOLANI. 


Brevissima, a chi tiene degna di immortale vive- 
re la virtù negli uomini, par sempre la vita di lor® 
che per le opéré dell' ingegno e dell’ animo laseiando 
belli esempi di probità e di sapienza, crebbero onor® 
alla patria e salirouo in altezza di fama. 

E taie, sebbene attempasse oltre 1’ anno ottanta- 
quattresimo, parve pur quella del Barone Carlo Ma*-, 
zolani patrizio imolese, che per la somma perizia 
ond’ ebbe vanto nella scienza del dritto sembrô ri- 
serbato a continuare alla città di Santerno la glo- 
ria venutale ab antico da un Giovanni, e da un Ales- 
sandro, prime luci di civile giurisprudenza ; ed ail* 
età nostra medesima da quel sapientissimo giurccon- 
sulto Anton-Domenico Gamberini ; il quale mérita- 

L* Elogio fu intitolato al Barone Francesco degno fîglio ddl* anco- 
miato con la seguente inscrizione. 

AL BARONE 

FRANCESCO MAZZOLANI 

IMOLESE 

PER NOBILTA’ DI NATALI SPETTABILIS9IMO 
PER DOTTRINA NELLA MEDIGA SCIENZA 
REPUT ATI8SIMO 

DI POLITE E SCELTE LETTERE ORNATO 
PER FEDE DI AMICIZIA ONOR ANDISSIMO 
Q. ELOGIO BIOGUAFICO 
DELL’ ILLUSTRE DI LUI GENITORE 
TIBERIO PAPOTTI 
INTITOLA 
E RENDE PUBBLICA 

ONDE SIA MANIFESTO COME LE PATERNE VIRTU’ 
NEL DEGNO i’IGLIO RIVIVANO 

J 9 



mente già decorato délia Porpora Cardinalizia, tien» 
era la auprema dignità di Ministro Segretario per 
gli affari di stato inférai del Régnante Pontenc* 
Gregorio XVI ; e cui appartenne il Mazzolani per 
parentela eziandio ; conciosiachè ebbe consorte la 
gentil donna Maria nna Gamberini snrella dell’ Illu- 
rtre Porporafo. 

Nacque Carlo Mazzolani di Francesco legista, • 
délia nobil donna Gertrude Faella entranobi imolesi 
nell’ anno 175a; e nacque in Roma per queato, ch* 
il genitore di lui ebbe a recarsi e rimanere colà 
qualche tempo, per oggetti délia jjrofeasione cui at- 
tendeva, 

Donato da natnra di somma perspicacia e di in- 
dole riposata e docilissima mostrè nella puerizia sen- 
no e maturità d’ uomo adulto: nudrito di sani pre- 
cetti nella morale religiosa, e civile, e nella elemen- 
tare istiuzione (che reduce in patria il padre gli pro- 
curava ) 1 ’ ebbe quivi per le più elevate acienz* 
da alcuni di que’ Gesuiti i quali dalla Spagna, dal 
Portogallo e dalle Ameriçhe, corne in altre çittà dello 
atato papale cosl in Imola vennero a fermar stanza, 
e fece in ogni maniera di studi progresai rapidi e 
felicissimi; perché se nella dottrina potè uguagliare 
i migliori, nella giustezza di criterio, e nel retto giu- 
dizio di gran lunga seppe avanzarli . e di que’ be- 
nemeriti suoi istitutori serbô sempre si cara ricordan- 
za ( segno di animo nobile, e sensidvo ) che di loro 
ad ogni incontro parlava con tenerezza di afietto • 
di gratitudine. 

Nella legale facoltà udi un valente igtitutore, etl 
avutane laurea ben presto venne in fama di Avvoca- 
to riputatissimo : né questa fama già poteva man- 
cargli concorde e sicura, quando era pur conta la 
dottrina dalla quale più che altri mai potè per av- 



ȣ* 

ventura procurarsi ricco, e ad un tempo facile acqui- 
sto ; che al ratto comprendere sopperiva 1’ ingegno 
in lui feracissimo ; e nella ben disposta mente la 
idee, comechè per ogni guisa svariate offerentesi, 
a bello e lucido ordine prestamente si componevano ; 
sicchè poi gl’ insegnamenti delle scuole non ad altro 
forae gfi valsero che a dar opéra agli studi pib ef- 
ficace, e più assidua. Tenne quindi in patria il pie- 
toso ufficio di difensore de’ rei e. di Présidente dél- 
ia congregazione Magistrale preposta agli studi ; e 
nel 1880, il Magistrato délia città il destinava a rap- 
presentare il Comune per gli importanti oggetti d' 
acque. 

Fattosegli poscia incontro quel tempo in cui oc- 
corse novità di governi e di leggi in tntta Italia, 
anzi pure in Europa, fu gran ventura che veniss* 
egli chiamato a presiedere il nuovo municipio ; con- 
ciosiachè avendo saputo trovar grazia in coloro cha 
tenevano il supremo reggimento delle cose, ed essen- 
do concittadino amatissimo , potè in que’ momenti 
difficili ottenere senza odiose taccie la osservanza 
delle leggi innovate, e spesso alla città risparmiar* 
quegli infortuni a’ quali, pel contimio andare e ve- 
nire di armati, non era giorno in cui non fosse aw 
venturata. Tenuto perciè in conto di valentissimo 
nel governare i pubblici negozii lui designava il po- 
polare comizio altro degli amministratori délia pro- 
vincia o dipartimento del Santerno di cui era Imo- 
la capo luogo ; e poco poscia veniva eletto rappresen- 
tante del popolo nel consiglio de’ juniori résident* 
in Milano, per la repubblica nomata Cisalpina ; rap- 
prësentanza che perô non assunse ; da che le arma- 
te austro-russe avendo nel 1799. occupata quella 
parte d’ Italia settentrionale che comprende la Lora- 
bardia e le Legazioni fu cangiata la forma del gover- 



29a 

• Entrato il seeolo XIX e stabili tasi dopo la torna- 
ta de’ francesi in Italia, Bonaparte primo Console, 
la reppubblica italiana, venne il Mazzolani destina- 
to a presiedere 1’ amministrazione centrale del di- 
partimento del Reno, capo luogo Bologna, ed ebb« 
al tempo stesso autorità di Commissario del potere 
esecutivo, e giudiziario nel dipartimento medesimo. 
De’ quali riuniti poteri , per raro e quasi unico e- 
«sempio -rivestito, usb con sapere da taie prudenza 
e disapassionata interezza di animo governato , ch« 
in que’ tempi ne’quali le discordie civili trovava- 
no ne’ sovvertiti gpiriti facile alimento potè cam- 
pare agli odii di parte , ed ebbe anzi aperti se- 
gni di amore pubblico. E già bene era di sua 
ragione che se di questo amore è sempre degno T 
uomo giusto, egli che a giustizia seppe congiungere 
sapere e squisito giudizio, ne fosse reputato degnia- 
simo. Ed a meritarlo aggiunse più bella e onorevo- 
le cagione, allora che Bologna e queste contrade pa- 
tivano gravissima penuria délia pubblica annona. Era 
il popolo dalle angustie délia lame travagliato, ed 
aveva in quella potente stimolo a commoversi a 
turbamenti, ed a tumulto, e facile scusa al delitto : 
le grida de’ miseri chiedenti pane, anzi il lamenta- 
re affannoso e tiisto di più intere famiglie, cui nel 
rigore del verno erano tetto e ricovero i portici dél- 
ia città, laceravano il cuore de’ passaggeri ; e men- 
tre 1’ universale de’ cittadini soccorreva con amorosa 
pietà al pubblico bisogno, poclii nefandi uomini 
avidi di mercanteggiare sugli infortuni già volgevano 
in mente il progetto, e nudrivano 1’ animo délia spe- 
ranza, che questo stesso impoverimento loro preste- 
rebbe larga messe di arricrhire per via di scaltriti 
monopolii in mezzo alla comune miseria. Tutto ben 
previde il Barone Mazzolani e con la prudenza del 



eonsiglio, con la saggezza degli ordinamenti, eon la 
autorité del potere a tutto provvide. E già con de- 
siderio e gratitudine ricordano i bolognesi corne 
quell’ antiveggente Magistrato usasse allora délia in» 
fluenza che aveva sugli animi per trarre da’ facoltosi 
sovvenimenti quali erano dalla circostanza richiesti; 
per rendere operose le braccia de’ poveri e per cal* 
mare gli irrequieti; eludendo ad un tempo i rei di- 
sçgni de’ monopolisti, e con esempi di giusta severità 
e di rigore arrestandone gli effetti funestissimi. Nè 
miuor Iode gli venne per aver resa incolume la città 
dai danni gravissimi a’ quali and6 incontro allorchè 
la civica milizia, vedendosi tolti gradi ed onori, era 
in procinto di venire aile armi con la truppa fran- 
cese quivi stabilita a presidio. Imponente era il nu» 
mero degli armati dall’ un lato, e dall’ altro; la piaz- 
za maggiore campo alla pugna : il Barone Mazzolani 
s’ intese co’ Capi, e con accorte e penetranti maniéré 
potè stornare i Militi dall’ animoso disegno, rispar- 
miare tanto sangue cittadino, e far illesa Bologne 
dal soprastante disastro. 

Che se, fiorente la romana repubblica, colui che 
in battaglia campasse da morte un solo cittadino 
reputavasi degno délia civica corona, chi non avreb- 
be stimato meritevole 1’ Uomo Chiarissimo, da cul 
tanti ne furono sottratti ail’ eccidio, di quell’ illustre 
fregio che altri ottenne ob Cives servatos ? 

Ricomposte a quiete ed ordine le cose tenne il 
Mazzolani la carica di Commissario del Governo pres- 
so il Dipartimento medesimo; poi 1’ tfltra di Giudice 
nel suprenio Tribunale di Revisione sedente in Bolo- 
gna ; finchè 1’ Imperatore Napoleone il noroinava 
Présidente délia Corte di appello alla cui prima pre- 
sidenza, mancato di vita il celeberrimo Giureconsul- 
to Avvocato Magnani, era indi promosso con realo 
decreto del io, Marzo i8io} mentre quel Stmano 



régnante già gli avéra per diplôme del 7. Febbrajo 
precedente conferito, a nuova onoranza, titolo di 
Barone del Regno con facoltà di trasmetterlo alla 
propria discendenza legittima, e naturale, o adottiva 
di maschio in maschio per ordine di primogenitura. 

E bene tornano a molto onore di lui quelle pa- 
role con le quali il Cran Ciudice Ministro délia 
Giustizia in lettera aa Marzo successivo accompa- 
gnava il mentovato decreto di promozione, „ esse- 
t , re cioè questa una onorevole ricompensa de’ ze- 
>, lanti travagli che nella percorsa carriera aveva 
„ consagrati a vantaggio del reale, e pubblico ser- 
» vigio „ . 

E corne nel 1814» pel trattato concluso con la Po- 
tenza Austriaca ed Inglese, il Re Giovacchino spin- 
ta di là dal Taro 1 ’ armata Italo-Franca stendeva le 
•ue truppe fino a queste Province tenendovi in os- 
servanza le leggi del Regno d’ Italia, era il Barone 
Mazzolani da esso lui decorato dell' ordine di Ca- 
valiere delle due Sicilie ; nel conferirgli, il quale à 
nome del Re, usciva il Ministro in queste onorifiche 
espressioni “ nn si luminoso tratto di benevolenza 
„ del Principe fargli abbastanza comprendere qtian- 
„ to grande fosse il di lui merito „ . 

Al concentrarsi poscia 1 ’ armata napoletana nella 
Marche, e dopo che la Santità di Papa Pio VII già 
era risalita sul Trono Pontificale, 1 ’ Austria assume- 
ra il provvisorio Reggimento delle Legazioni, duran- 
te il quale essendosi pure conserva te le leggi, e là 
forma del governo italico mérité il Barone Mazzola- 
ni da diversi Governanti segni apertissimi di fiducie, 
e di stima singolare ; imperocchè fu ricbiesto sempre 
di consiglio, e adoperato sempre in negozii gravissi- 
«ni ; al che rispose per modo che n’ ebbe testimo- 
nian/e oltre ogni dire onorevoli. Ricuperatosi alla 
perfine dal lodato Pontefice 1 ’ intero stato délia Chia- 


- 


««Gfci 



sa nel Luglio l8l5, e non aveado ucl provvisotia 
ord inamen to del iiuovo Governo avuto posto no’ 
Tribunali, imprese egli 1’ esercizio dell’ Avvucatura e 
il sostenne per oltre un anno con quel decoro e con 
quella fama che il suo nome già gli aveva assicura- 
ta ; ma il SS, Principe al quale furono ricordate le 
virtu, ed i meriti del valentuomo, nel Dicembre del 
successivo anno i8i6.il nominô Giudice nel Tribu- 
nale d’ appelle, alla cui Presidenza, vacata per la 
morte del reputatissimo Avvocato Patuzzi, il promos- 
ae poscia nel successivo anno 1824. Papa Leone XII. 

11 quale avendo portata ne’ diversi ordini e nel 
giudiziario eziandio una riforma alla Legge organica 
dal precessore sancita, nominava il Mazzolani Preto- 
re per la città di Bologna ; e nel successivo anno 
1837, poichè mancô di vita il conte Aldini, lui de- 
stinava a coprirne il posto nel Collegio legale di 
quel famoso archiginnasio. Quindi la illustre Bolo- 
gna non tanto pel sovrano Pontificio decreto 26 Set- 
tenibre 1820 cne autorizzava la inscrizione al Libro 
d’ Oro de’ titolati dal cessato governo italico, quan- 
to pei personali suoi meriti gli diede luogo nell’ or- 
dine patrizio ; e alla perfine abolita nel i 832 per le 
nuove leggi del régnante Pontefice Gregorio XVI la 
carica di Pretore, venne esso restituito alla Presiden- 
za dell’ appello, 1’ esercizio délia quale sostenne fin- 
chè gli bastè la vita, e malgrado la età grave e il 
conseguente menomaisi delle umane forze, con assi- 
duità indefessa e con quasi giovanile energia. 

Visse fino al di 27. Aprile i836 dopo avéré eon 
virtuosa pazienza sostenuta la lunga penosa infer- 
mità dalla quale fu negli ultimi anni del vivere tor- 
mentato, mostrando in morte quel placido e sereno 
animo che è proprio d' uomo di soda rebgione • di 
intemerati costumi. 



io6 

Maestrato integerrimo ; Giudice dotto e teevero dà 
amore di parte, ebbe pur vanto di tutte civili vir- 
tù ; che conserte e padre amorevolissimo alla edu- 
cnzione de’ figliuoli provvide non risparmiando cure, 
e dispendi. Amico di salda e schietta fede, si distin- 
»e eziandio per quella sensitiva riconoscenza che tan- 
to è rara fra gli uomini ; ed aile umane si frequen- 
tl ingratitudini, anzichè risentirsi, rispose con nuovi 
generosi benefici. Si mostrô, oltre le forze, verso i 
miseri caritativo sovvenendoli di molti e molli an- 
che giornalieri ajuti, e per alcuni sostenendo talvolta 
le gravi spese onde nelle prolungate infermità non 
tanto per durare la vita, che per la cura délia salute 
avevano maggior uopo. Delle quali pïegevolissime 
doti sebbene faccia fede la pubblica fama , dire- 
mo, corne dell’ incorrotto animo di questo Nestore 
de’ Magistrati sia pure aperta prova non aver egli 
menomamente accresciuti que’ limitati averi che gli 
vennero dagli avi, tenendosi contento ad un modesto 
decoro nella vita dornestica; che se la fortuna gli fos- 
se stata più avara nel paterno rctaggio, egli il quale 
visse giusto corne Aristide non altro dopo se lasciato 
avrebbe che il nome onde ebbe in tutta Grecia im- 
mortale fama quell’ illustre atenicse. E quanto al 
sapere egli fu in grande stima per questo, che giu- 
reconsulto filosofo tenne sempre in meritato spregio 
coloro i quali con cavillose disputazioni vestono il 
torto rli divise non sue ; e perché tosto addentran- 
dosi nel vero soggetto delle dispute, e sceverandole 
da tutte verbose inutilité ( delle quali era oltre ogni 
credere intollerante ) sapeva ridurle a que’ brevi, e 
chiari termini che a sé, e ad altrui fossero scorta ad 
un retto giudizio. La quale filosofica facoltà si gli 
valse a dichiarare il vero spirito delle leggi, e ad 
applicarle a fatti, sui quali cadeva disputa, che in 
questo vinsc ogni prova. 



Nè verso altrui fu avaro di însegnamentî, e di 
fconsiglio ; che buon conoscitoie degli ingegni seppe 
con amore, ed impegno giovarne coloro i quali con 
ben disposto volere facevansi a richiedernelo. Di che 
pur serba, e sempre spiega con grato animo, cara 
ricordanza un Pietro Pagani concittadino di lui, che 
a belle prove mostrando aver saputo far si ricco 
tesoro delle attinte dottrine , tiene il magistero 
di Avvocato in patria con fama assai distinta, ed 
anche altrove, a meritato onor suo, divulgata. 

Perché i superstiti figli lagrimarono e lagrimano a- 
maramente, e con desiderio rimembrano la perdita 
di un Genitore beneficentissimo. E tra questi ben 
diede aperto segno di figliale tenerissimo alfetto que- 
gli che da lui non è degnere, il Barone Francesco 
quando ne fece dal valente artista concittadino Cin- 
cinnato Baruzzi scolpire in marmo il semibusto, ed 
alla Certosa il locô con sottoposto sepolcrale monu- 
mento ove in latina epigrafe (i) sono con proprie* 

(■) A • n 

Karolo Mazzolanio 
Domo Foro JZorncli Patrie . H obi lit. 

Adlecto inter primores Italici regni. Eq . Sicil. 

Ex Collegio J urisconsultorum 
Viro graoissimo ropiosissimo 

Quem Napoleo aug. multis Praefecturis e Repubbîica gestis 
Judicem supremum ad caussas rerum Judicat. dirimendas dixit . 
Pius VII. Pont. Max. Cognitorem Judicior. renuntiavit . 

Léo XII. Praetorem jussit. 

Eoque munere ex decreto sublato 
Gregorius X VI. Tertio Jud icibus recognoscend. praefecit. 
Boni omnes honoribus et muneribuf sancte perfunrtum testati sunt. 

Vixit A. LXXXIIII. rem pubblicam egit A. LX. 

Pater familias in exemplum 
Consilio sapientia laboribus domi forisque clarus 
Dec. II II. Kal. Majas Anno M DCCC. XXXVI. 
Franciscus Mazzolanius Doct. Med. adlect. inter primores I. R. 
Heic apud cineres uxoris ejus Mariannes Ant.Gamberini Card.sorori» 

Patri indulgentiss. b. m. amoris pignus et moeroris solamcn pos. 



tà ed eleganza di parole ricordati i menti del chia- 
rissimo Giureconsulto, il bel guiderdone onde ne fu- 
rono rimunerati i luminosi aervigi nelle cospicue ca- 
riche sostenute, e la pietà e il dolore del riconoscen- 
te figliuolo. Nè meno piansero la dipartita di lui i 
poveri ai quali fu di soccorso larghissimo, e pur ne 
pianse Bologna che T ebbe degno di onoranza e di 
atima : sicchè la Tomba di lui bagnata di pianto 
cittadino, e domestico présenta ai posteri onorata, 
• durabile memoria delP illustre Imolese. 



4, SB SI 


/ 


INDICE. 


<€» 

ElOGIO di S. Pier Grisologo . . . • 

. rj*. t: 

■ di Benvenuto Rambaldi 


di Alessandro Tartagni 


di Taddeo délia Volpe ...... 


■ di Giovanni Sassatelli ■ 

î: 

CO 

Çn 

di Innocenzo Francucci 


di Marc ’ Antonio Flaminio . . . . 


* di Lodovico Barbiéri 


di Anton Maria Valsalva . ... . 

. . « 167 . 

■ ■ — di Giambattista Felice Zappi . . . 


di Camillo Zampieri 


di Luigi Valeriani 








— — di Francesco Maria Mancurti . . 

• . « a5g. 

di Giuseppe Maria Rivalta . . • 

. . . „ a63. 

- ■— di Cosimo Morelli ; . . 


— — di Antonio Codronchi 


di Nicola Codronchi 


— — di Carlo Mazzolani 



4 AP 57 



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Imolœ ao. Novemlris i84a 
REIMPRIMATUR 

Pro Adm. R. P. Lect. T. Camerani 0. P. Vie. S. Ot. 
Sac. Calistus Giorgi Revuor Deputatui. 


IMPRIMATUR 
Æneas Sbarretti Vie. Gen. 






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